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    Enclave MUSSOLINISTA
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    Predefinito IL MITO DELLE ORIGINI (di Umberto Bianchi)

    In mezzo a tanto cianciare di razzismo,la coscienza degli Occidentali è stata talmente anestetizzata da finire col dimenticare totalmente un elemento che,di un popolo dovrebbe rappresentare il fondamento esistenziale:le Origini,le radici,quel contesto lontano,aprioristico, alla base di qualsiasi modo di vivere,di pensare,di sognare.E siccome oggi ci si fa tanto belli parlando di Europa, in un senso esclusivamente economicistico,sarà il caso di ribadire la nostra totale opposizione a questa visione,ponendo alla base della nostra idea di Europa ciò che per la maggior parte, ha acquisito, invece, il valore di una disquisizione puramente accademica:le comuni Origini degli Europei.Di comuni origini degli europei si comincerà a parlare nel 18°secolo a seguito degli studi di glottologia comparata compiuti da Sir William Jones, un giudice dell’Alta Corte della East India Company, a cui faranno seguito nel 19°secolo gli studi di F.M.Muller, F.Bopp, A.Von Humboldt, J.Grimm,in base ai quali si stabilirà per la prima volta una correlazione tra i principali gruppi linguistici europei, prendendo ad esempio il greco , il latino ed il germanico e raffrontandoli con il sanscrito, arrivando ad includere in questo alveo, anche le lingue dell’area indo iranica come l’hindi, il parsi, l’urdu,il nepali, attualmente parlate, e comprendendo altresì lingue scomparse come l’illirico,il macedone,il veneto,l’ittita ed il tracio-frigio;grazie a questo lavoro di comparazione si arriverà così a coniare la definizione di lingue indoeuropee,andando in questo modo a marcare una precisa area di origine etno linguistica,che per la prima volta accomunerà popoli tanto differenti.L’evento che pone in risalto questa peculiarità,è la molteplice ondata migratoria che, a partire dal 2200AC sino al 1100AC, interesserà un’area geografica che andrà dall’Europa al Sub continente Indiano, e che vedrà come protagoniste quelle popolazioni che, sino ad allora, avevano popolato un’area localizzata probabilmente tra il Mar Caspio ed il Mar Nero e che,probabilmente una carestia od una serie di incursioni mongoliche, aveva portato ad affacciarsi sulla storia;la conseguenza di tutto questo sarà la sovrapposizione delle popolazioni indoeuropee alle civiltà preesistentiosì in India la progredita civiltà della valle dell’Indo,che ebbe nelle città di Harappa,Lothal e Mohenjo Daro le sue più auterevoli esponenti dovrà soccombere agli invasori con la pelle “dal colore delle messi del grano”;così i “Dasa”o”uomini dalla pelle scura”,verranno sottomessi dalle più primitive tribù indo arie che, in compenso apporteranno la novità del carro da combattimento,trainato da cavalli,e le asce di bronzo.Stessa sorte toccherà in Grecia alle civiltà minoica e cretese,che verranno spazzate via dall’ondata achea, seguita a ruota nel 1100 da quella dorica, che segnerà l’inizio della civiltà greca propriamenta detta.Vicende come quella indiana e quella greca non saranno solo caratterizzate dall’evento storico dell’invasione fine a se stesso, ma rappresenteranno l’incontro tra due visioni del mondo, che amalgamandosi daranno luogo ad altrettante originali civiltà.Gli Indoeuropei, nel loro sciamare in molteplici direzioni, saranno portatori di una peculiare visione del mondo, guerriera e patriarcale, caratteristiche queste di una società inizialmente pastorale, animata da un forte nomadismo;una concezione questa, che starà dunque alla base dell’intero sistema di vita indoeuropeo: il “genos” o comunità di sangue si identifica nella figura paterna il cui ascendente mitico viene fatto risalire addirittura al”deiwos-peter”o “Dio Padre”della primigenia tradizione;difatti il vocabolario indoeuropeo parla di padre, come di colui che con un atto simbolico “genera”,collocando il figlio in fasce sulle proprie ginocchia, simboleggiando così il parto e la diretta filiazione patriarcale che caratterizzerà questa società, e spiegando altresì la comune radice “gen”da cui deriveranno parole come “genos”,generare ,ginocchia, etc.Ma sarà sotto il profilo religioso che avverrà il cambiamento più decisivo :al loro arrivo, gli indoeuropei si troveranno innanzi culture per lo più dedite a venerare le proprie divinità guardando verso terra, perchè si riteneva che queste vivessero sotto la sua superficie, così come accadeva nella Grecia della civiltà minoica e cretese con il culto della “Grande Madre Terra”o nell’India delle civilizzazioni della Valle dell’Indo con i culti legati alla fecondità della Terra;gli invasori Ariani, invece saranno portatori di una concezione religiosa mirante a collocare i propri Dei ed il loro Padre in cielo, e quindi pregheranno con lo sguardo rivolto in quella direzione;questo farà sì che la religiosità indoeuropea venga molto spesso citata come portatrice di una “solarità”in cui è preminente l’elemento virile, in contrapposizione ad una presunta “telluricità”in cui preminente è l’elemento lunare e femminile, caratteristica questa predominante nelle religioni pre indoeuropee .L’incontro e la fusione di queste due visioni del mondo determineranno la nascita delle principali religioni dell’antichità, i cui Pantheon saranno sì caratterizzati dalla preminente presenza delle divinità per così dire “aeree”, ma anche da un rilevante stuolo di ninfe, divinità terricole e divinità sotterranee, retaggio delle precedenti religioni;a conferma di questa situazione, in Grecia, molte delle trame che offriranno lo spunto per la Tragedia propriamente detta altro non saranno se non la rappresentazione vivente delle contrastanti influenze di Dioniso(Dio dell’ebbrezza il cui culto risale a tempi precedenti l’arrivo degli indoeuropei) e di Apollo(Dio dell’arte e dell’armonia ,algida rappresentazione del concetto indoeuropeo di perfezione) che poi finiscono col compenetrarsi nelle trame di un disegno divino;queto per non parlare di Plutone(Dio dell’Ade,l’aldilà sotterraneo dei Greci,evidente reminiscenza dei precedenti culti pre legati alla Terra), di Cibele (direttamente proveniente da un contesto religioso più arcaico),e di una molteplicità di divinità minori la cui origine è direttamente riconducibile al contesto religioso pre indoeuropeo;stessa considerazione varrà per l’India, dove in uno dei tre elementi che costituiscono la Trimurti Indù si può ravvisare questa peculiarità:Civa è l’ordinatore dell’Universo il cui attributo virile o “lingam”è oggetto di adorazione, in quanto simbolo di tale ordine,contrapponendosi alla propria consorte Cakti, elemento femminile associato al Caos ed alla distruzione dell’Universo;la figura çivaica è già presente nella civiltà della Valle dell’Indo, precedente l’avvento della civilizzazione indoeuropea,come protagonista del culto della fecondità;esempi analoghi si potrebbero ravvisare nelle altre cultualità dell’alveo indoeuropeo.Questi compositi Pantheon saranno però completamente permeati di quello spirito fondato su quella visione guerriera e patriarcale, che, come precedentemente ricordato, starà alla base di tutte le civiltà indoeuropee;nel contesto indo iranico gli inni sacri di questi due popoli, il Rig Veda indù e gli Yasht iranici, presentano un elenco di divinità dallo stesso nome:avremo così Mitra,Aryaman,Vayu,Vata e Yama nei primi e Mithra,Airyaman, Vayu, Vata, Yima, nei secondi;queste divinità sono tutte rappresentazioni di elementi della natura dalla forte connotazione virile;ad Occidente in Grecia, avremo Zeus,padre degli Dei, e Dio della folgore a cui farà eco il corrispettivo latino Jupiter,mentre tra le popolazioni germaniche del Sud si parlerà di Wotan, tra quelle del Nord di Odino, tra i Celti si avrà Teutatès(lett. padre del popolo);medesimo discorso vale per la divinità guerriera per eccellenza, il Marte latino a cui corrisponderà Ares tra i Greci, Donner il dio guerriero dal martello tuonante presso i Germani del Sud o Thorr presso i loro fratelli del Nord, sino a giungere a Sucellus dio celtico armato di clava, a cui si accoderà infine il Perkunas, dio della folgore balto slavo.Si potrebbe continuare così all’infinito mostrando le parentele e le analogie che rimandano ad un comune patrimonio spirituale indoeuropeo, che, in definitiva, oltre alla più volte menzionata struttura patriarcale ed alla presenza di una religiosità rivolta a collocare le sue maggiori deità in cielo, risulta essere portatore di un culto del fuoco che è denotato dalla costante presenza di figure divine detentrici di questo elemento sotto forma di folgore.Questo culto avrà degli sviluppi particolari in Grecia,dove diverrà l’elemento attorno a cui ruoterà il mito prometeico, che altri non è che la rappresentazione tragica dell’uomo che cerca di superare i limiti impostigli dal fato, in un titanico tentativo di arrivare alla perfezione divina;questo aspetto della religiosità greca costituirà il punto di frattura tra l’Occidente e l’Oriente indoeuropeil primo sotto il segno di un’azione tragica caratterizzata dalla perenne ricerca della perfezione,arriverà ad interrogarsi sulla natura dell’Assoluto, ponendo così le basi per la nascita della Filosofia, il secondo impernierà la propria esistenza sotto il segno del Pensiero contemplativo, di riflesso ad una società ordinata secondo un rigido sistema di caste, cosa che, però non gli impedirà di codificare una forma di pensiero imperniata sul concetto di azione, distaccata dalle conseguenze che da questa possano derivare; è il principio dell’agire sotto il segno dell’imperturbabilità,atteggiamento questo possibile solo in chi ha raggiunto la virtù assoluta o “virya”, derivante dal seguire rigorosamente i principi della propria religione.Questo sarà uno dei principi cardine su cui si impernierà l’”Arya Dharma”, o “Pensiero Ariano”,cioè la summa del pensiero religioso nato nel sub continente indiano che ha nell’Induismo, nel Buddhismo e nel Jainismo le sue più concrete espressioni,e che finirà col permeare di sè tutta la religiosità dell’area estremo orientale.Quindi da una parte un pensiero dinamico, la cui più fulgida espressione sarà la civiltà greco romana, dall’altra un pensiero statico, che troverà dall’impero indo buddhista dei Gupta alla civiltà iranica tra le sue massime espressioni;se dunque l’Occidente e l’Oriente indoeuropei si divideranno presto, a causa di due differenti modi di concepire la realtà, un elemento però,tuttora presente nella struttura lessicale di tutte le lingue indoeuropee, resta a ricordo di una comune visione della vita:la radice fonetica”Ar”,da cui il nome di”Arya”(Ariano), l’appellativo con cui si identificava l’appartenente al gruppo etnico indoeuropeo, nerbo costituente della primigenia aristocrazia indù;e sempre in ambito Hindi abbiamo ”Arjuna”,(il migliore) eroe mitologico protagonista della “Baghavad Gita”,lo stesso nome di Iran sta per “spazio Ario”, mentre il greco antico ci parla di “arethè”o”virtù”da cui “areion”o”aristos”,ovvero “il virtuoso”ed “il migliore”; lo stesso nome Eire, con cui si designa l’attuale Irlanda del nord, ci rimanda alla medesima radice fonetica con cui si intende designare “lo spazio dei migliori”, sino all’odierno termine italiano di “aristocratico”. Quindi un concetto comune ha voluto essere rimarcato ad Est come ad Ovest degli antichi “Spazi Arii”, e cioè quello della “virtù” nell’agire come nel meditare, quello del saper essere migliori in qualsiasi espressione della nostra vita, avendo come primo obiettivo l’”agire bene”, conformemente a certi principi, costi quel che costi, obiettivo realizzabile solo da un nucleo ristretto che dovrà dare l’esempio a tutta la comunità, informandone integralmente l’esistenza;ed avremo la grecità classica, l’agire stoico dei Romani, la religione delle”buone azioni”zoroastriana”, l’agire distaccato degli Indù, le dottrine Zen della perfezione nell’azione, sino ad arrivare alla cavalleria medioevale, con i suoi precetti.Se l’Europa vuole davvero rinascere dalle ceneri della vergogna e della decadenza in cui s’è cacciata, è da questi valori che dovrà ripartire, da queste comuni radici indoeuropee, sotto il segno di una virtù che non deve esssere sterile esercizio di concetti demagogici, ma autentica rinascita sotto il segno di uno “spazio indoeuropeo”,inteso non solo come nozione geografica o antropologica, ma innanzitutto come “spazio di valori”, in totale opposizione alle abiezioni mercantiliste di Maastricht e del WTO.

  2. #2
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    totalmente d'accordo, naturalmente. Resta da vedere come riusciremo ad uscire da un pantano che ha tutta l'aria di una decadenza generale delle stirpi e della civiltà ario-europea....

 

 

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