11/07/04: Documento contenente le linee guida delle proposte del Nuovo PSI, indirizzato ai membri della coalizione.
Dinanzi al Paese si pone oggi una sfida importante: agganciare la ripresa internazionale e riavviare la crescita, ridare fiducia ai cittadini e alle imprese, per affermare il nostro ruolo a livello internazionale.
Il peso del debito pubblico rende impossibile sforare il disavanzo per il prossimo biennio. Il Governo non ha scelta se non quella di accompagnare le manovre one-off con una vera riforma di sistema che si concentri sulla riduzione del disavanzo, una graduale riduzione di debito pubblico ed un rilancio dello sviluppo attraverso la riforma fiscale, la realizzazione delle infrastrutture (tecnologiche e fisiche), il rilancio del sistema produttivo e il migliore utilizzo dei fondi di coesione. In questo contesto, il Sud deve rappresentare una ricchezza su cui investire per accrescere il nostro potenziale di crescita e non più un elemento di debolezza, non una liability del sistema Italia, ma un asset, un punto di forza del Paese.
L’Italia, nonostante una situazione di ciclo economico non favorevole, rimane un Paese ricco. Il problema fondamentale è che tale patrimonio è male gestito, non genera redditi appropriati e non viene privatizzato in maniera adeguata. Occorre dunque utilizzare questa leva finanziaria per attuare politiche di sviluppo e sostegno all’economia e per rientrare gradualmente dalla esposizione finanziaria attuale. Si deve rendere operativa una sequenza di questo tipo: utilizzazione del
patrimonio- rilancio dello sviluppo – equilibri macroeconomici.
Un “crash program” per rilanciare lo sviluppo
Occorre determinare una inversione di tendenza, una diversa politica economica, un “crash program”, con interventi tali da anticipare gli effetti della prossima Legge Finanziaria che, altrimenti, inciderà sulla realtà economica e produttiva nazionale solo a partire dal 2005. Il Paese ha bisogno di più investimenti pubblici e di nuove regole pubbliche ed occorre coinvolgere in questo sforzo tutte le aziende che gestiscono utilities (Telecom, Enel, Autostrade, Snam, Acea e così via), stipulando con un loro un “contratto per lo sviluppo” (aumento delle tariffe, secondo un meccanismo di price-cap, a fronte di un raddoppio entro i prossimi due anni degli investimenti).
Il programma deve articolarsi su 5 piani:
1. una riforma patrimoniale immediata per aumentare i proventi derivanti dalla gestione per le Amministrazioni pubbliche e per assicurare una leva finanziaria per gli investimenti pubblici urgenti mediante,
trasferimento di attività patrimoniali agli enti locali e amministrazioni;
incremento del reddito derivante dalle concessioni;
disintermediazione dei passaggi amministrativi;
2. una graduale riduzione strutturale della spesa pubblica dal 2005 in poi e operazioni di finanza straordinaria per la riduzione del disavanzo e per la promozione dello sviluppo tramite,
recupero residui attivi (p.es., crediti non riscossi)
valorizzazione partecipazioni mobiliari (tra i 20 e i 30mld di euro);
vendite immobiliari dirette o attraverso fondi appositi
3. azioni combinate per una politica di crescita:
a) riforma fiscale, graduata su 2 anni e compatibilmente alla riduzione del debito e del disavanzo, con priorità alla riduzione dell’Irap e, nell’ambito della rimodulazione dell’Irpef, all’estensione della no-tax area nonche della eliminazione del fiscal drag.
b) riduzione del costo del lavoro, mediante un alleggerimento del cuneo contributivo;
c) sostegno all’apparato produttivo, mediante misure adeguate di carattere finanziario e di aiuto alla ripresa della competitività, con particolare attenzione ai settori dell’auto, della chimica, dell’energia, della siderurgia e alle piccole e medie aziende;
d) accelerazione delle infrastrutture (tecnologiche e fisiche), anche con misure amministrative di carattere straordinario, promuovendo efficacemente il project financing;
e) razionalizzazione e modernizzazione dei servizi, sviluppando una forte azione sulla logistica quale fattore di competitività e sviluppo;
f) incentivazione della ricerca e dell’innovazione, con adeguate forme di agevolazione fiscale e contributiva.
Nota: Per i punti a-b-c-d-e-f, devono essere destinate da subito risorse per un ammontare di almeno mezzo punto del PIL.
4. un progetto integrato per il Sud (“Italia per il Mediterraneo”), con interventi infrastrutturali, energetici, turistici, ambientali e sul capitale umano. In particolare, deve essere promosso un progetto logistico-informatico per rendere competitiva la produzione e distribuzione di beni e servizi nonché per attrarre nuovi investimenti;
5. una rimodulazione del Patto di stabilità interno, per affrontare il tema della spesa sanitaria e delle aziende di trasporto locale nonché per definire una diversa politica tariffaria e il rapporto tra sistema bancario e gestione della finanza locale.
Il rapporto con le parti sociali
La politica di sviluppo è un obiettivo che va perseguito mettendo in campo strategie chiare ed efficaci, condivise e sostenute da pratiche e comportamenti coerenti delle parti sociali.
In un rinnovato contesto di politica dei redditi l’attivo coinvolgimento delle parti sociali è auspicabile, per adottare un complesso di misure che affrontino il deficit di competitività e di produttività che affligge il Paese. Occorre che anche il modello contrattuale, affidato all’autonomia delle parti, e la politica salariale si adeguino alle mutate condizioni. La riduzione del costo del lavoro può facilitare questi sviluppi.
da www.socialistiuniti.com




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