il servizio che le "Iene" ha trasmesso l'altra sera su Italia Uno, rete Mediaset, apre ancora una volta, il Vaso di Pandora nel quale scopriamo, ma già molti media tra cui quello da Lei diretto ne avevano dato contezza prima d'ora, quelle che devono essere considerate le vere metastasi del nostro Paese e come tali andrebbero subito trattate in modo radicale affinché non incancreniscano l'intero sistema, già gravemente compromesso anche da chi "non poteva non sapere" e pur avendone il potere nulla ha fatto per cambiare la situazione.
E si che sarebbe bastato convocare un normale collegio dei deputati Questori e approvare una semplice delibera che accolga l'ordine del giorno già presentato da alcuni deputati, forse più attenti di altri alle esigenze di chi lavora per loro. Infatti l'Associazione dei Collaboratori Parlamentari ACP in una nota diffusa alle Agenzie di Stampa sostiene che "la soluzione definitiva ce l'ha l'Ufficio di presidenza della Camera nel cassetto" e precisa che l'ordine del giorno depositato alla Camera chiede la regolarizzazione dei collaboratori da parte dell'Amministrazione così come avviene per i collaboratori dei deputati dell'Ufficio di presidenza e dei Presidenti di commissione.
Si tratta infatti di un contratto da dipendente a tempo determinato limitato alla durata dell'incarico del parlamentare al quale il collaboratore fa riferimento e gli importi relativi vanno trattenuti da ciò che percepiscono i deputati ogni mese (4.190 euro netti) per pagare collaboratori e le altre spese di collegio che, fa notare puntigliosa l'ACP "non c'è più", e quindi mi chiedo io, ma da oggi se lo chiederanno tutti gli Italiani, a che titolo sono dati questi soldi ai Parlamentari?
A questo punto il fatto evidenziato dalle Iene, ci obbliga a fare delle amare, ma doverose per ogni uomo giusto e retto, riflessioni sulla credibilità ed efficacia delle norme (e delle relative sanzioni) che il nostro Parlamento Repubblicano produce, con costi tutt'altro che risibili, e a cui tutti i cittadini - nessuno escluso - sono chiamati a conformarsi, rispettare e far rispettare, per il bene della Repubblica.
Come prima riflessione, per assurdo, penso che ciò che occorrerebbe oggi, alla luce dei fatti citati sempre se veri, sarebbe il "commissariamento" del Parlamento piuttosto che di quelle Aziende di Stato in crisi conclamata che tanto, in un modo o nell'altro, continueranno a "volare" e costare ai contribuenti, ma mi rendo conto che tale azione, se mai prevista costituzionalmente, potrà essere esercitata solo dal Capo dello Stato e nel rispetto dell'art. 88 della Costituzione che prevede lo scioglimento le Camere, sentiti i Presidenti delle stesse.
Ma come interpreterà oggi il Capo dello Stato, e con lui i Presidenti dei due rami del Parlamento, il fatto inconfutabile e dichiarato dagli stessi deputati che solo 54 collaboratori dei 630 Deputati della Repubblica (mi aspetto che le Iene indaghino sul Senato) sono regolarmente contrattualizzati e, dunque, i datori di lavoro in regola con norme vigenti da cui dipendono sono presumibilmente solo 54 deputati? E gli altri 576 deputati?
Come interpreterà il Capo dello Stato, e con lui i Presidenti dei due rami del Parlamento, il fatto che al giorno d'oggi, benché il volontariato sia un'attività florida in Italia, Paese nel quale la vocazione di donare ai più deboli parte del proprio tempo e del proprio lavoro non è mai venuta meno, vi siano ben 629 volontari della politica che "donano" ai deputati anche 9-10 ore di lavoro al giorno tutti i giorni? O sono 629 santi uomini e sante donne, dunque la Chiesa sia grata alla politica per questa ondata di vocazioni alla santità, o sono 629 lavoratori in nero, e dunque il Magistrato del lavoro compia la sua parte, o, per assurdo, sono 629 "ricchi sfondati" che lavorano gratis anche da 10 anni e sui quali il Ministro dell'Economia e Finanze farebbe bene ad indagare per verificare se abbiano altre rendite su cui pagano regolarmente le tasse o se, ma questo sarebbe veramente ai limiti dell'umana comprensione, sono 629 "fantasmi" che mangiano aria e si abbeverano alla fonte della "gratitudine" che sgorga da chi magnanimamente gli "permette" di lavorare in un ambiente altamente qualificato e qualificante come il Parlamento Nazionale.
Come sarà possibile per il Capo dello Stato continuare a considerare rappresentativo degli interessi del Paese, dei Cittadini e dei lavoratori, un Parlamento che, sempre se i fatti denunciati si riveleranno veri, sarà gravemente compromesso nella sua onorabilità e dunque ridotto a quei soli 54 membri che hanno regolarizzato la posizione dei loro fortunati collaboratori? E non mi si venga a raccontare che le eventuali violazioni del diritto del lavoro, se commesse, in tale sede sarebbero insindacabili e dunque ricadano nell'esercizio di cui all'art. 68 della Costituzione, perché altrimenti sarebbe un fatto di una gravità inaudita, persino peggiore dei reati ascrivibili a chi sfrutta in nero il lavoro altrui. Si tratterebbe di entrare nel ginepraio e scoperchiare la pentola del rapporto deviato tra potere politico ed etica del fare, riconducendo a colpi di sentenze del lavoro tale rapporto nell'alveo di un comune sentire dove il fine non può, e non deve, giustificare i mezzi.
Mi auguro quindi, ma penso di non essere il solo in Italia ad esprimere tale desiderio, che siano immediatamente avviate le opportune indagini, volte a fare chiarezza su questa vicenda, dai Presidenti di Camera e Senato e non solo da questi, che peraltro sono stati eccellenti sindacalisti e dunque ben conoscono, avendo contribuito a stenderle e ad approvarle, le leggi che regolano il mondo del lavoro e che si presuppone siano valide anche per il Parlamento, posto che non mi sembra tale istituzione abbia sede in un territorio fuori dai confini nazionali, il che renderebbe le norme inapplicabili aprendo quindi l'altra e ben più gravosa questione sopra citata.
Se da tali auspicate indagini, dovesse dunque venire la conferma dei fatti denunciati dalle Iene, ciò rappresenterà l'esistenza di un gravissimo caso di negazione dei diritti umani e del lavoratore proprio in Parlamento, sancta sanctorum della legalità, posizionandolo invece al primo posto per illegalità, lavoro nero, precariato e sfruttamento delle professionalità di ben 629 cittadini italiani che dovrebbero, come da Costituzione Repubblicana, avere invece gli stessi diritti e doveri degli altri.
Tutto ciò inoltre inciderà pesantemente sulla moralità del Parlamento del nostro Paese e sulla credibilità della classe politica italiana, anche sul piano internazionale avvalorando, ma sarebbe il male minore, la tesi di chi malevolmente ci indica come il Paese di Pulcinella o peggio, il Paese "pizza-mafia e mandolini".
Mi spiace per tutti quei collaboratori; di quei 629 alcuni ne conosco personalmente e non li posso biasimare perché so le loro condizioni personali, alcune di vera necessità, e dunque comprendo come sia stato difficile per loro il dover rinunciare alla propria dignità professionale e lavorativa accettando condizioni, anche di sfruttamento come nel caso denunciato dai due intervistati dalle Iene, in cambio di quel minimo che, se pur in nero, gli permette di sopravvivere oggi sperando nell'arrivo di tempi migliori.
Occorre dunque uno scatto d'orgoglio di tutti gli Italiani per uscire dalla crisi stagnante in cui versa il nostro Paese nonostante i proclami governativi di ripresa, soprattutto innanzi a tali segnali di malcostume e prevaricazione dei più basilari diritti.
Il Paese ha il dovere di pretendere la legalità, anche a partire dal luogo che rappresenta la sua unità nazionale, il Parlamento della Repubblica, lo dobbiamo a quei 629 "fantasmi" che operano e lavorano perché il Parlamento funzioni e questo Paese resti un Paese democratico.
Tali riflessioni sono non per sentito dire o per puro esercizio stilistico o di retorica, ma per vissuto personale, già che ho lavorato per lungo tempo per un partito politico - che qui non nomino non essendo questa la sede idonea - assolvendo un compito non facile e non di tipo politico, ma professionale a tutti gli effetti e che aveva come interlocutori i soggetti della comunicazione.
Dunque il mio l'inquadramento sarebbe dovuto essere necessariamente regolato dal contratto nazionale a cui fa riferimento la mia professionalità, secondo quelle che sono le regole e le tariffe comunemente applicate. Così non è mai stato. Ciò nonostante ora svolgo lo stesso identico tipo di lavoro per altri soggetti, con piena soddisfazione reciproca.
Se la politica sarà in grado di risolvere tali situazioni, espellendo senza se e senza ma quegli elementi che hanno determinato questa situazione d'immoralità e illegalità, ci avrà guadagnato l'Italia e ci avranno guadagnato coloro che operano nella legalità e nel rispetto delle regole Repubblicane, da tutti fortemente volute, convinti che ognuno debba fare la propria parte per restituire dignità a questo nostro grande e amato Paese.




Rispondi Citando
soprattutto se poi fanno risultare che non sei mai esistito ! 