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  1. #1
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    Predefinito "Un'alternativa al progetto riformista" La Sinistra Ds "apre" il congresso



    "Un'alternativa al progetto riformista" La Sinistra Ds "apre" il congresso
    a cura di: Ma. Ta.


    Si è aperta di fatto la campagna della sinistra Ds in vista del congresso. Cesare Salvi, esponente di Socialismo 2000, rilancia l’idea di un «grande partito socialista e di sinistra» per battere Berlusconi e governare l’Italia.

    «Il listone è stato bocciato». Il giudizio di Salvi è netto, non ha bisogno di essere decodificato. D’altronde i risultati delle europee stanno lì e parlano chiaro: il listone, vera e propria «palla al piede», «freno a mano tirato», non ha ottenuto il consenso che le segreterie della Quercia e degli altri partiti che hanno aderito al progetto si aspettavano. Questo dato, letto insieme al crollo di consensi di Berlusconi e di Forza Italia, impone alla sinistra di ripensarsi, di modellarsi. È questo il succo dell’intervento del senatore Cesare Salvi alla conferenza nazionale della sinistra Ds per il socialismo, in corso a Roma, presso l’ex hotel Bologna.

    Se è vero che alle europee centrodestra e centrosinistra hanno pareggiato, mentre in tutta Europa i governi che hanno appoggiato Bush sono stati severamente sanzionati dagli elettori, se è vero che i quattro milioni di voti persi da Forza Italia sono stati riassorbiti all’interno della stessa maggioranza di governo (Udc e socialisti di De Michelis i premiati), è logico dedurre che il triciclo non è riuscito nel suo intento. Invece i risultati delle amministrative, dove i Ds hanno corso da soli, «hanno riportato il partito ai livelli delle amministrative del 1996». Occorre un’altra politica, non solo nei confronti del tremontismo – sostiene Salvi – ma anche del «neocentrismo».

    Prima della direzione della Quercia, che si riunirà il 15 luglio, la sinistra del partito in disaccordo con la segreteria, deve farsi sentire, ribadire che il progetto listone deve essere abbandonato e che per mandare a casa Berlusconi serve una visione diversa. Non va bene appiattirsi sulle posizioni dei centristi e dei moderati. L’idea di Salvi è quella di costruire un’alternativa reale e un progetto di sostanza per poi presentare una mozione al prossimo congresso, da convocare in tempi stretti, perché non è positivo imporre decisioni dall'alto e farle accettare agli iscritti senza discussione, come se fossero un fatto compiuto. Bisognerà vedere se tutti saranno d’accordo. Salvi invita infatti il correntone ad uscire dall’ambiguità, a farla finita con i «tatticismi».

    No al partito riformista, dunque. No a tutte quelle alchimie che vengono proposte, accantonate e di nuovo proposte: federazione e modello sindacale sono solo soluzioni cervellotiche. La sinistra deve avere la forza di allargarsi. Non è che l’obiettivo sia «quella sinistra radicale e massimalista descritta – partendo chiaramente da visioni diverse – da D’Alema e Bertinotti». Salvi è per una sinistra socialista, una sinistra che riesca a scuotersi per evitare la sua estinzione, messa a repentaglio dalla rincorsa verso il centro. «Ognuno deve farsi portatore delle proprie identità». L’obiettivo dunque è allargarsi, avere un progetto programmatico comune che si estenda fino a Rifondazione. Un elenco snello di istanze inderogabili, da rispettare.

    Occorre, per esempio, «ripartire dal mondo del lavoro, da quelli che hanno votato al referendum sull’articolo 18». E a proposito di temi sociali, Salvi esprime la sua contrarietà nei confronti del progetto di Montezemolo, fatto di «sacrifici e concertazione». Il senatore Ds aveva espresso questo parere anche nel corso di un’intervista a Radio Radicale: «Considero del tutto improponibile un ritorno al passato. Questi sacrifici sono sempre a senso unico, a danno dei lavoratori. È improponibile un ritorno al 1977, al 1992 ed anche al 1993. Oggi noi abbiamo un problema di redistribuzione dei redditi a favore dei salariati e dei pensionati che in questi anni hanno perso fortemente nella ripartizione della ricchezza prodotta».

    Ripartire dalla pace, dalla centralità del mondo del lavoro, dalla laicità dello Stato, dalla battaglia contro il neoliberismo, dalla critica sempre viva nei confronti del mondo, senza aver timore di mettere in luce le imperfezioni del progetto riformista e gli errori del passato (Salvi porta l’esempio della riforma Berlinguer sull’istruzione). Sono questi i criteri necessari per riaggregare la sinistra e permetterle di sopravvivere in un sistema dove «oltre a quella di Berlusconi – sostiene Salvi – ci sono altre monarchie, altre oligarchie, altri sistemi feudali all’interno della politica italiana».

  2. #2
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    Manovre in corso nella Quercia che si appresta a riunirsi (il 15 la direzione nazionale) per stabilire il percorso e le regole che porteranno al congresso. Una discussione che s’intreccia con quella sul futuro della lista unitaria. La federazione è un utile passo avanti o rappresenta un elemento di confusione nel centrosinistra? E che valore assume dopo la brusca frenata giunta dall’assemblea nazionale della Margherita? L’intenzione di Fassino e della dirigenza diessina sarebbe di dare una risposta positiva alla discussione scaturita dalla proposta di Romano Prodi,

    Ma oggi è stato il giorno delle minoranze, riunitesi contemporaneamente a Roma. Per il coordinatore del correntone Fabio Mussi, «deve essere chiaro che la prospettiva del partito riformista è definitivamente chiusa. Tra l'altro i risultati elettorali hanno prodotto una situazione non prevista da chi credeva nel nuovo partito riformista: la Margherita reclama sempre più maggiore autonomia e ogni tanto, al partito di Rutelli, scappa il piede dalla frizione».

    La mozione “Per tornare a vincere”, tuttavia, non mira a mettere in discussione la leadership di Fassino. Né vuole un congresso basato su contrapposizioni frontali. «Lo statuto attuale – sottolinea Mussi - lascia poco scampo: o l'unanimismo o la contrapposizione, perchè c'è l'elezione diretta del segretario nelle sezioni attraverso il meccanismo del collegamento alle mozioni contrapposte». L’ipotesi avanzata dal correntone è di riportare l’elezione del segretario all’ultimo atto del congresso, lasciando spazio a una discussione «libera e forte» nelle fasi precedenti. Una discussione basata sul confronto programmatico fra diverse tesi. «Serve un congresso che stabilisca i valori ed il progetto dei Ds – spiega Mussi - Siamo scettici sull'ipotesi di cabine di regia riformista, mentre Siamo convinti della funzione di una forza della sinistra socialista collegata all'Europa».

    Più dure verso l’attuale dirigenza le posizioni della Sinistra Ds di Mele e Salvi, che Cesare Salvi rilancia l’idea di un «grande partito socialista e di sinistra» per battere Berlusconi e governare l’Italia.
    «Il listone è stato bocciato». Il giudizio di Salvi è netto, non ha bisogno di essere decodificato. D’altronde i risultati delle europee stanno lì e parlano chiaro: il listone, vera e propria «palla al piede», «freno a mano tirato», non ha ottenuto il consenso che le segreterie della Quercia e degli altri partiti che hanno aderito al progetto si aspettavano. Questo dato, letto insieme al crollo di consensi di Berlusconi e di Forza Italia, impone alla sinistra di ripensarsi, di modellarsi. È questo il succo dell’intervento del senatore Cesare Salvi alla conferenza nazionale della sinistra Ds per il socialismo, in corso a Roma, presso l’ex hotel Bologna.
    Se è vero che alle europee centrodestra e centrosinistra hanno pareggiato, mentre in tutta Europa i governi che hanno appoggiato Bush sono stati severamente sanzionati dagli elettori, se è vero che i quattro milioni di voti persi da Forza Italia sono stati riassorbiti all’interno della stessa maggioranza di governo (Udc e socialisti di De Michelis i premiati), è logico dedurre che il triciclo non è riuscito nel suo intento. Invece i risultati delle amministrative, dove i Ds hanno corso da soli, «hanno riportato il partito ai livelli delle amministrative del 1996». Occorre un’altra politica, non solo nei confronti del tremontismo – sostiene Salvi – ma anche del «neocentrismo».
    Prima della direzione della Quercia, che si riunirà il 15 luglio, la sinistra del partito in disaccordo con la segreteria, deve farsi sentire, ribadire che il progetto listone deve essere abbandonato e che per mandare a casa Berlusconi serve una visione diversa. Non va bene appiattirsi sulle posizioni dei centristi e dei moderati. L’idea di Salvi è quella di costruire un’alternativa reale e un progetto di sostanza per poi presentare una mozione al prossimo congresso, da convocare in tempi stretti, perché non è positivo imporre decisioni dall'alto e farle accettare agli iscritti senza discussione, come se fossero un fatto compiuto. Bisognerà vedere se tutti saranno d’accordo. Salvi invita infatti il correntone ad uscire dall’ambiguità, a farla finita con i «tatticismi».
    No al partito riformista, dunque. No a tutte quelle alchimie che vengono proposte, accantonate e di nuovo proposte: federazione e modello sindacale sono solo soluzioni cervellotiche. La sinistra deve avere la forza di allargarsi. Non è che l’obiettivo sia «quella sinistra radicale e massimalista descritta – partendo chiaramente da visioni diverse – da D’Alema e Bertinotti». Salvi è per una sinistra socialista, una sinistra che riesca a scuotersi per evitare la sua estinzione, messa a repentaglio dalla rincorsa verso il centro. «Ognuno deve farsi portatore delle proprie identità». L’obiettivo dunque è allargarsi, avere un progetto programmatico comune che si estenda fino a Rifondazione. Un elenco snello di istanze inderogabili, da rispettare.
    E sempre oggi si è riunita anche l’area laburista della Quercia con con Anna Carli, Giorgio Benvenuto, Bruno Trentin, Valdo Spini e Mauro Beschi della Cgil nazionale. La richiesta è che i Ds inseriscano nel loro nome e nel simbolo un riferimento al socialismo europeo. Siamo «di fronte alla risoluzione di un sistema a tre equazioni simultanee – spiegano - 1) nondisperdere quanto realizzato dalla lista Uniti nell'Ulivo che si è presentata alle elezioni europee rispondendo all'appello di Romano Prodi; 2) mantenere il legame con le forze costituenti dell'intero ulivo; 3) allargare la coalizione dell'ulivo a tutte le forze, come Rifondazione, suscettibili di poter concorrere un'alternativa di governo delle forze di centro sinistra e di sinistra».

  3. #3
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    Predefinito Re: "Un'alternativa al progetto riformista" La Sinistra Ds "apre" il congresso

    In origine postato da asti_sinistra
    Cesare Salvi, esponente di Socialismo 2000, rilancia l’idea di un «grande partito socialista e di sinistra» per battere Berlusconi e governare l’Italia.

    Speriamo si concretizzi. Del resto in Europa c'è la Sinistra Europea.........perchè non si può anche in Italia????

  4. #4
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    Predefinito Re: Re: "Un'alternativa al progetto riformista" La Sinistra Ds "apre" il congres

    In origine postato da krumiro
    Speriamo si concretizzi. Del resto in Europa c'è la Sinistra Europea.........perchè non si può anche in Italia????
    Perche' dopo 50 annni di democrazia crisitana e centrismo sono dieventati tutti beoti e essendo beoti e ottusi non riescono a capacitarsi che potrebbe esistere una cosa bella cosi'

  5. #5
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    In origine postato da antonio
    [B]e' altresi' evidente che un partito di sinistra non potra' mai battere SB...
    E' vero, ma attenzione a considerare gli Italiani un popolo di caproni (già ricordo chi la pensò così). C'è grande paura nei confronti della sinistra perchè si sa benissimo che dovesse mai riuscire la unione delle forze della sinistra (sarebbe davvero un evento storico), si arriverebbe subito a percentuali intorno al 15%.........ma soprattutto con un elettorato potenziale davvero molto grande!

  6. #6
    con decision la patria vencera
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    La paura dell'unione della sinistra, fa paura anche a certi personaggi dei DS che scomparirebbero

  7. #7
    con decision la patria vencera
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    giusto per fare due risate.....che però sanno di amara verità:


    Le ultime lettere
    del centrosinistra
    di MICHELE SERRA

    Caro direttore, ho letto la lettera aperta di Rutelli ai prodiani pubblicata ieri da Repubblica. Fa seguito alle epistole di Prodi ai rutelliani, purtroppo rimaste inedite.
    Nella convinzione che la sinistra italiana, stante la crescente difficoltà di parlarsi a viva voce, stia diventando un romanzo epistolare, mi permetto di anticiparti almeno alcune delle prossime lettere, che, in quanto direttore di un giornale da sempre attento ai problemi della sinistra, dovrai prepararti a ricevere e volentieri pubblicare.

    Caro direttore, essendo il Suo giornale da sempre attento ai problemi della sinistra, mi permetto di intervenire nel dibattito aperto da Francesco Rutelli, dal quale traspare chiaramente la volontà unitaria che gli ho sempre riconosciuto. Resta il fatto che la formula " Nuove Grandi Riforme" (rigo 15, pagina 1), polemicamente indicata da Rutelli come obiettivo confuso e paralizzante, non è certo all'ordine del giorno. Si è parlato, piuttosto, di Grandi Nuove Riforme. Allego documentazione, in quello spirito di chiarezza e collaborazione che tutti auspichiamo. Cordialità
    Piero Fassino


    Caro direttore,
    ho accolto con grande interesse le considerazioni di Piero Fassino sulla natura profondamente riformista della coalizione, riassunta nel progetto delle " Grandi Nuove Riforme". Avrei preferito, come da tempo è noto, la formula delle Riforme Grandi e Nuove, che offro alla discussione, approfittando dell'ospitalità di un giornale da sempre attento ai problemi della sinistra. Suo
    Giuliano Amato


    Caro direttore,
    mi stupisce molto che un giornale attento ai problemi della sinistra abbia, spero non volontariamente, accettato di confondere le carte sulle diverse nature del riformismo italiano. Nelle tre accezioni fin qui proposte (" Nuove Grandi Riforme", " Grandi Nuove Riforme" e " Riforme Grandi e Nuove"), nessuna contempla l'ipotesi che il nuovo e il grande siano dimensioni non necessariamente coincidenti. Suggerirei, molto meglio, la dizione " Nuove Piccole Riforme", passin passetto. Con amicizia
    Arturo Parisi


    Direttore!
    La sapevo persona attenta ai problemi della sinistra. Come è stato possibile, dunque, che il suo giornale abbia dato spazio alle oziose polemiche nominalistiche dei giorni scorsi? Il riformismo, solo possibile collante unitario delle diverse nature del centrosinistra, non è né piccolo né grande: è medio, come tutto ciò che serve a conquistare il centro moderato. In quanto tale, fa schifo. Grazie per l'ospitalità
    Gianni Vattimo


    Signor direttore,
    sospetto che le precedenti lettere sul riformismo pubblicate dal suo giornale, pur così attento ai problemi della sinistra, Le siano arrivate con affrancatura a carico del destinatario, tanto erano povere di idee e di contenuti. Povera sinistra e povera Italia!
    Michele Salvati


    Direttò,
    strozzerei con le mie mani quelli che le scrivono, profittando della sua attenzione ai problemi della sinistra, per far perdere tempo agli elettori con le loro ciance da politicanti. Dia retta a me, sono i problemi della gente il punto cruciale.
    Antonio Di Pietro


    Signor direttore,
    in quanto lettore affezionato del suo quotidiano, ho notato negli ultimi giorni una preoccupante escalation di lettere dedicate al dibattito interno alla sinistra. Le propongo, di qui in poi, di fare un giornale meno attento ai problemi della sinistra. Grazie
    lettera firmata


 

 

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