C'è qualcuno che l'ha letto?


C'è qualcuno che l'ha letto?


Proprio nessuno?


No, esimio ci dica di più....


nemmeno lei dato che si definisce analfabeta...Originally posted by Goyassel La Zucca
Proprio nessuno?![]()


E’ la storia di una grande amicizia: l’amicizia di due adolescenti, compagni di banco in una prima classe di ragioneria con una schiacciante maggioranza di femmine. Da una parte il timidissimo Attilio detto Attila, io narrante del romanzo, quattordicenne ingenuo e sognatore, figlio di un padre “Napuli” e di una mamma bigotta; dall’altra Franz, Franz Zazzi, un fascista - anzi nazista (come dichiara orgogliosamente) – molto particolare, individualista e nemico dell’ordine, insofferente a ogni costrizione sociale, ribelle, rivoluzionario, gran fumatore di canne, e per certi aspetti quasi di sinistra.
Sullo sfondo, un’Italia del 1977 – l’Italia del terrorismo, di Giorgiana Masi, del punk e dei pantaloni a zampa d’elefante – popolata da grottesche macchiette, volutamente stereotipate, ma tutte riuscitissime: la Cavalla, l’insegnante “che, al contrario di voi, ha fatto il Sessantotto”, prof. di italiano ottusa, conformista, saccente, e soprattutto molto impreparata; poi la Mastrullo, compagna di classe ciellina di Attilio e Franz, che, quanto a ottusità, è la copia cattolica della Cavalla: diversa parrocchia, stesso integralismo; il prof. di religione Don Bob, inquietante nelle sue granitiche certezze; Mollo, il terzo maschio della classe, ossessionato dal calcio, dalle classifiche e dalle formazioni della Juventus; e poi i genitori di Attilio: un padre siciliano trapiantato in Piemonte, inetto e irresponsabile, che, nelle situazioni difficili, preferisce ritirarsi in garage dai suoi canarini, e una madre bigotta che se la intende col prete Don Curio, gretta, ipocrita, invidiosa, sempre in competizione con le sorelle più ricche di lei…
Assai interessante la lingua utilizzata dall’io-narrante: un misto di gergo giovanile con vuoti intercalari, vuote esclamazioni, parolacce e bestemmie, di burocratese – qua e là inframezzato da brani di linguaggio giornalistico e telegiornalistico – e talvolta di dialetto.
E’ stato definito “politicamente scorretto”, e non a torto, quest’ultimo romanzo di Giuseppe Culicchia, uscito ad aprile per i tipi della Garzanti; non è facile trovare un romanzo dove uno come il turbolento ragazzino nazi-fascista Franz, con BOIA CHI MOLLA scritto sulla maglietta, possa essere presentato – e non in maniera banale – quasi come un piccolo eroe. Un romanzo anti-clericale, visceralmente anti-clericale, anti-comunista e anti-sessantotto. Un romanzo, infine, misogino e, soprattutto, visceralmente anti-mamma: alla fine del libro, non c’è donna che si salvi, e se addirittura c’è una persona che Attilio, il protagonista, odia con tutto se stesso e che addirittura vorrebbe vedere morta è proprio sua madre e, attraverso sua madre, un certo modo di “essere mamma”, di essere donna e di vivere i rapporti umani.
Gioioso e amaro allo stesso tempo (del traumatico finale preferisco non dire nulla), è un romanzo sull’Italia degli anni Settanta, sull’ipocrisia, sull’amicizia e, soprattutto, sull’adolescenza.


Giuseppe Culicchia, Il paese delle meraviglie, Milano, Garzanti, 2004.