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Discussione: I fantasmi

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    Predefinito I fantasmi

    Apparizioni e fantasmi

    di Brunilde Cassoli


    Molto spesso, nella letteratura che si interessa del paranormale, queste due parole -"apparizioni" e "fantasmi"- si presentano appaiate. Ma sono sinonimi o esprimono due fenomenologie differenti?

    Una premessa è indispensabile. Da un punto di vista storico e aneddotico il fenomeno affonda le radici nella più remota antichità. E giudichiamo che ciò rappresenti un punto a favore della sua realtà. Ma da un punto di vista scientifico e sperimentale siamo a quota zero. Non esistono prove documentabili, ma solo il supporto delle testimonianze, anche se a volte straordinariamente convincenti.

    Fare quindi una distinzioni fra "apparizioni" e "fantasmi" è solo dialettica.

    Detto questo e accettando come possibile questa conturbante fenomenologia, secondo il nostro parere si può definire un "fantasma" come la manifestazione di "entità disincarnate", di "spiriti di defunti", mentre "apparizione" si può riferire a personaggi defunti conosciuti (o a personaggi sconosciuti di cui si può presumere che siano defunti), ma anche a manifestazioni di personaggi che sono indiscutibilmente viventi al momento dell'apparizione. A ciò bisogna aggiungere le apparizioni di personaggi religiosi, in particolare della Madonna e di Gesù Cristo. Mai si direbbe: "Ha visto il fantasma della Madonna", ma solo e sempre "Ha avuto l'apparizione della Madonna".

    Il prof. H.H. Price, che fu Presidente della Società Inglese per la Ricerca Psichica (S.P.R.) alla fine del XIX secolo, ebbe occasione di scrivere: "La domanda 'da salotto': Credete nei fantasmi? è una delle più ambigue che possono essere fatte, ma se la si interpreta nel senso: Credete che la gente possa avere delle apparizioni? la risposta è che le apparizioni vengono certamente spesso sperimentate. Chi esamina le prove non può giungere ad altra conclusione. Invece di discutere i fatti, dobbiamo solo tentare di spiegarli (…) tenendo però sempre presente che qualsiasi spiegazione abbiamo, ci troviamo sempre in mare aperto".

    Alla fine dell' 800 un piccolo gruppo di amici di Cambridge venne alla conclusione che né la religione né il materialismo avevano dato sufficienti risposte alle domande che li turbavano. Furono tra i membri fondatori, nel 1882, della Society for the Psychical Research (S.P.R.): Frederic Myers, Henry Sidgwick, Edmund Gurney, William Barrett. Nel ricco programma sperimentale che si propose la Società era inserita, fra l'altro, una "Indagine accurata di qualsiasi narrazione, fondata su salde testimonianze, di apparizioni al momento della morte o altro momento, e di avvenimenti in case che si dicono infestate da spiriti". Questa indagine portò alla pubblicazione dell'opera certamente più importante dei primi vent'anni di vita della Società: "Rapporto sul Censimento delle Allucinazioni" (1894, Proceedings) in cui furono interpellate 17.000 persone con risposte affermative del 10%. Un'altra opera importante fu dedicata al grande pubblico: "Phantasm of the Living " (Fantasmi dei viventi - Gurney, Myers, Podmore, 1886) di 1400 pagine che riporta 701 casi, scelti fra più di 2000.

    "Le apparizioni - scrisse un illustre giurista, W.H. Salter - sono tra le più antiche esperienze umane. Abbellite dalla tradizione popolare e dall'artificio letterario, esse offrono la base alle familiari storie di fantasmi, universalmente accettate per secoli dal mondo occidentale (…)".

    Lo studio delle apparizioni ha fatto pochi progressi dalle indagini che la S.P.R. condusse più di un secolo fa, e certamente senza il lavoro dei primi ricercatori questo argomento sarebbe ancora più scarso. Negli ultimi vent'anni illustri studiosi americani hanno dedicato molta attenzione al problema: dalla dr.ssa Louisa Rhine, ai dottori Donald West e Susan Blackmore e in particolare al dr. Karlis Osis, che sempre hanno fatto riferimento alle indagini compiute dai primi studiosi della Società inglese.

    La possibilità di compiere un'incursione in alcuni campi della ricerca psichica con l'uso di moderna strumentazione non deve essere sottovalutato. Un esempio ci viene offerto dal medico Morton Schatzman, uno psichiatra americano, nel suo libro "La Storia di Ruth" (Feltrinelli, 1980). Ruth era una giovane paziente. Non era folle, non soffriva di disturbi organici, ma era perseguitata dall' apparizione di una persona vivente, e spesso percepiva figure di persone che non erano sul luogo. Le apparizioni, reali come persone vive, le percepiva a volontà e in un certo senso poteva dirigere il loro comportamento; esse parlavano come persone viventi e il suono delle loro voci ostacolava la sua percezione di suoni reali. Erano inoltre tanto concrete da produrre l'ombra e di impedirle di vedere gli oggetti che si trovavano dietro di loro. Interessanti esperimenti elettroencefalografici condotti dal dr. Schatzman con la collaborazione del neurofisiologo P.Fenwick, confermarono la realtà delle affermazioni di Ruth.

    La serie di esami era mirata a controllare e a registrare quelli che sono chiamati i Potenziali Visivi Evocati , espressione dell’attività elettrica della corteccia occipitale in risposta alla stimolazione luminosa degli occhi. Se una persona normale guarda, per esempio, uno schermo televisivo che mostra una scacchiera in cui luminosi quadrati bianchi e neri si scambiano velocemente, vengono evocati determinati potenziali elettrici nella corteccia cerebrale in risposta a tali stimoli luminosi. Queste risposte sono appunto i Potenziali Visivi Evocati. Fu chiesto a Ruth di produrre un fantasma tra i suoi occhi e la scacchiera cangiante. Ruth, che mostrava normali Potenziali Evocati, nel momento tesso in cui allucinò la figura della sorellina seduta sulle sue ginocchia, in modo che le impedisse di vedere lo schermo televisivo, mostrò una repentina caduta a zero dei Potenziali Evocati. Ma le sue apparizioni non impressionarono mai né la macchina fotografica né la telecamera.

    La bibliografia riporta una ricchissima casistica di apparizioni e di fantasmi, ma sempre su basi testimoniali. Citeremo, in chiusura di questo capitolo, due casi che sono stati giudicati fra i più documentati, considerati con rispetto anche da parapsicologi noti per il loro atteggiamento sempre fortemente critico.

    Chiameremo il primo "Le infestazioni di Cheltenham" e il secondo "I fantasmi di Versailles".


    Le infestazioni di Cheltenham

    Le infestazioni di Cheltenham hanno inizio nel giugno del 1882. Non sarà facile, in un riassunto obbligatoriamente breve, riuscire a rendere ed esprimere la serietà e la vastità della documentazione. Il resoconto di questo caso fu pubblicato sui Proceedings della S.P.R. nel 1892 con il titolo "Rapporto di una casa infestata". L'autrice fu la dr.ssa Rosina Despard, la prima della famiglia che vide l'apparizione. Rosina Despard aveva allora 19 anni, era studentessa di medicina e tenne un diario (sotto forma di lettere ad una amica) molto circostanziato e sempre aggiornato. Alcuni anni dopo si laureò in medicina e divenne una professionista seria e rispettata. Fu membro della S.P.R. e i suoi interessi per la ricerca psichica continuarono per molti anni.

    L'infestazione durò continuativamente per 7 anni e l'apparizione fu vista da 17 persone. La casa era ampia, circondata da giardino e frutteto. La famiglia Despard la prese in affitto e andò ad abitarvi nell'Aprile 1882. Rosina vide per la prima volta l 'apparizione nel giugno seguente. Era salita in camera quando sentì qualcuno alla porta. Pensando che fosse sua madre, aprì la porta ma non c'era nessuno. Fece pochi passi nel corridoio e vide una figura di una signora alta, vestita di morbida lana nera, dal passo leggero e con il volto nascosto da un fazzoletto che teneva con la mano destra. Rosina, incuriosita, la seguì giù per le scale, ma dopo poco la sua candela si spense e dovette tornare in camera sua.


    "Dama Bianca"
    Immagine dal sito http://www.bibleprobe.com/

    Nel corso dei due anni che seguirono la vide altre 6 volte. Fu vista in anticamera dalla sorella maggiore di Rosina, poi in salotto dal fratellino presso la finestra. In questo salotto fu vista spesso; da lì usciva in giardino dove regolarmente scompariva. Non risulta che i componenti della famiglia fossero particolarmente spaventati da questa apparizione. Fra il personale di servizio ci fu invece qualcuno che preferì lasciare la casa.

    Rosina ne fece - come già detto - una indagine personale. La seguiva, le parlava, senza però avere mai risposta, se non, forse, qualche sospiro. Una sera la "signora" si soffermò in salotto, dove era riunita tutta la famiglia , e si trattenne più di mezz'ora, diritta dietro un divano. Fu vista anche da un vicino di casa nel frutteto, dove pareva piangesse. Anche in questa occasione fu scambiata per una persona reale.

    Come abbiamo detto più sopra, l'apparizione fu vista per 7 anni. All'inizio (fino al 1886) era così consistente e viva che veniva scambiata per una persona vera. Poi divenne gradualmente meno distinta "ma sempre - testimonia Rosina Despard - intercettò la luce". Un ricco e dettagliato elenco di "prove di immaterialità" completa il rapporto che venne poi pubblicato.

    Dal 1892 l'apparizione non fu più vista. La famiglia Despard fece delle ricerche sull'origine della casa e dei suoi primi abitanti, e ne esiste una relazione dettagliata. La casa era stata costruita nel 1860 e acquistata dall'avvocato H. Swinhoe che vi abitò per circa 16 anni con i cinque figli e la moglie Elizabeth, che adorava. Elizabeth morì. Dopo qualche anno l'avv. Swinhoe si risposò, ma fu un matrimonio infelice, amareggiato da continue liti e scenate, sembra per il non buon trattamento che la seconda moglie aveva per i figli di Elizabeth , e per il possesso dei suoi gioielli. Si separarono dopo qualche anno, e poco dopo morirono entrambi. La casa fu venduta e acquistata da una anziana coppia di sposi che vi visse solo un mese (Perché?). Rimase vuota finché venne affittata dai Despard. Nel periodo di intervallo sembra che la figura della "signora" sia tata vista qualche volta in giardino, ma non fu possibile trovare le fonti di questi racconti. Rosina trovò diversi testimoni che in base alla descrizione che ne veniva fatta, collegavano l'apparizione alla seconda moglie dell'avv. Swinhoe.

    La famiglia Despard lasciò la casa nel 1893. E' significativo che nello spazio di circa 80 anni la casa abbia cambiato spessissimo di proprietà e sia cambiato anche il tipo di utilizzo dell'edificio. Infatti si alternarono tre diversi collegi, una congregazione di suore, una casa diocesana. E non è da sottovalutare nemmeno il fatto che l'edificio sia rimasto vuoto per complessivi nove anni. La casa è attualmente divisa in appartamenti, ristrutturata e modernizzata, ha un aspetto signorile. Giardino e frutteto sono scomparsi per dare spazio ad una moderna urbanizzazione. Ora, forse, la "signora in nero" non si troverebbe più in un ambiente a lei congeniale.


    I fantasmi di Versailles

    Una delle più famose e quasi certamente più controverse storie di fantasmi del secolo scorso, fu quella che ebbe come scenario il Piccolo Trianon a Versailles, nel 1901.

    Protagoniste dell' 'avventura' furono due amiche, due insegnanti inglesi, miss Annie Moberly e miss Eleanor Jourdan, in visita a Parigi. Il caso fu aspramente criticato dalla Società Inglese, la S.P.R., e non lo riferiremmo se nel corso degli anni che seguirono non fossero giunte nuove relazioni di visitatori del parco che confermarono e avvalorarono il resoconto delle due amiche.

    Era il 10 Agosto del 1901 e le due signorine in visita a Versailles imboccarono un vasto viale per giungere fino al Petit Trianon, se non che, non conoscendo la strada, presero un sentiero laterale pensando di abbreviare il tragitto. Giunsero a un punto da cui partivano tre sentieri, in uno di essi "…vi erano tre guardiani molto dignitosi, con lunghe casacche di un verde spento e piccoli cappelli a tricorno". Chiesero loro quale fosse la strada e loro risposero di proseguire.

    Fu a questo punto che furono prese da uno stato di profonda depressione, una sensazione di malessere e di inquietudine. Lungo il sentiero trovarono dei fabbricati rustici, degli arnesi agricoli sparsi per terra, un vecchio aratro, e poi incontrarono altri due guardiani, nella stessa uniforme dei precedenti, che le invitarono di nuovo a proseguire. Davanti a una casa isolata c'erano due donne in abbigliamento inconsueto. Attraversarono un bosco nel quale videro un chiosco chiaro presso il quale era seduto un uomo avvolto in un mantello con un largo cappello a falde, brutto e rozzo. Poi improvvisamente comparve - e altrettanto improvvisamente disparve- un uomo dai lunghi capelli ricciuti, avvolto anche lui in un ampio mantello, che le consigliò di "… ne pas passer par là, mais par ici cherchez la maison " . Le due amiche seguirono la direzione consigliata e giunsero infine al Giardino Inglese di fronte al Petit Trianon. Seduta sull'erba miss Moberly vide una signora con un foglio fra le mani (forse un disegno), un grande cappello bianco e una lunga ampia veste. Il silenzio e l'immobilità del luogo erano opprimenti. Un giovane dall'aspetto di un lacché, le avvertì che per entrare nell'edificio dovevano voltare verso il Giardino Francese. All'ingresso principale incontrarono finalmente una allegra comitiva, si unirono al gruppo e disparve il senso di oppressione.

    Solo qualche giorno dopo le due amiche riparlarono della faccenda, ed ammisero che nell'insieme forse vi era stato qualcosa di strano. Alla fine dello stesso anno Miss Jourdan tornò a Versailles e tentò di rifare il percorso fatto in Agosto con l'amica, ma non ritrovò né il "chiaro chiosco" né corrispondeva il piccolo Temple de l'Amour, né altre zone del giardino. Miss Jourdan ritornò a Versailles anche nel 1903, e nel 1904 rifece l'itinerario insieme a Miss Moberly, ma tutto era cambiato.

    Nel 1911 pubblicarono un libro "An adventure" in cui narrarono le loro vicende, suggerendo l'ipotesi di avere "vissuto in un tempo precedente", all'epoca di Maria Antonietta. Il libro ebbe un grande successo. Dal 1911 al 1955 furono pubblicate cinque edizioni e numerose ristampe, fino a che una erede, proprietaria dei diritti d'autore, non permise che nuove edizioni fossero pubblicate in inglese, essendo giunta alla conclusione che vi erano delle spiegazioni naturali alle apparizioni delle due amiche.

    Ma altri episodi sono accaduti al Petit Trianon nel corso degli anni. Nel 1928 altre due signore, la professoressa Clare Burrow e la sua ex-allieva Ann Lambert, percorrendo per caso la prima parte dell'itinerario seguito dalla Moberly e dalla Jourdain, provarono lo stesso senso di depressione e a un certo punto incontrarono un guardiano in lunga casacca verde e cappello a tricorno che alle loro domande rispose in un dialetto incomprensibile e subito scomparve. Non avevano mai letto il libro "An Adventure".

    Un altro caso fu riferito da un avvocato londinese e sua moglie. Era il 21 Maggio 1955. II cielo era nuvoloso e la moglie dell'avvocato si sentiva inesplicabilmente depressa. Non avevano più visto nessuno da quando avevano lasciato il Grande Trianon. Ad un tratto incrociarono una donna fra due uomini. Li colpì il colore giallo brillante dell'abito della donna che era ampio e lungo fino a terra. Gli uomini erano vestiti con lunghe giacche nere le cui falde, dietro, arrivavano quasi alle ginocchia. Avevano scarpe nere con fibbia, e cappelli neri. Poi, con loro sorpresa, non li videro più.

    Altri casi sono stati riferiti, nel 1938, nel 1949, entrambi abbastanza ben documentati.

    Il caso del Piccolo Trianon mantiene a tutt'oggi tutto il suo mistero. Le spiegazioni fondate sulla suggestione e l'allucinazione sono tutto sommato abbastanza superficiali e anche se l'esperienza ci insegna di diffidare delle ambiguità e del valore delle testimonianze, non possiamo nemmeno impedirci di pensare a come persone diverse in epoche diverse abbiano potuto ricostruire i medesimi luoghi irreali con tutta l'apparenza della realtà.

    Il caso di Versailles, per quanto la cosa possa sembrare discutibile, ha interessato e ancora interessa gli studiosi di un intero secolo, che hanno compiuto indagini storiche e testimoniali che si riferiscono anche ad episodi che sembra siano accaduti già alla fine dell' '800.

    Una interpretazione presa poco in considerazione e che ci sembra opportuno citare, è quella di un fenomeno conosciuto con il nome di Psicoscopia (o Psicometria d'ambiente) . Secondo una teoria ipotizzata da due studiosi (Buchanan e Denton), ogni avvenimento lascerebbe una traccia nell'ambiente circostante. Questo fenomeno sembra già stato notato nell'antichità. Pausania racconta che, ancora 400 anni dopo la battaglia di Maratona, si udivano in quella pianura nitriti di cavalli e frastuoni di guerra,. Il famoso psicoanalista Gustav Jung riferisce, in un suo libro di memorie, che una notte del 1924, mentre dormiva nella Torre di Bellingen, in Svizzera, si svegliò per il rumore di risa, suoni di fisarmonica e grida di folla, sebbene i dintorni della località fossero assolutamente deserti e silenziosi. Seppe poi che lì appresso, nel medioevo, si radunavano i montanari che andavano ad arruolarsi in Italia.

    Suggestione, allucinazione, manifestazioni di entità disincarnate, apparizioni di defunti o di viventi, tracce e brandelli di avvenimenti lasciati come trine o tele di ragno nel luogo in cui il fatto è accaduto….Esperienze tra le più antiche dell'Umanità, fonti di favole e leggende, ancora rimangono un mistero.

    http://digilander.libero.it/cspbolog...pparizioni.htm
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-05-15 alle 02:28
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

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    Massimo Centini

    IL RITORNO DELLE OMBRE


    Anello di congiunzione tra due mondi, lo spettro ha visto comunque variare, anche notevolmente, la propria primitiva immagine, fino a perdere quell'aura sacrale dell'origine, scivolando così nel gorgo della citazione, anche grottesca, della letteratura romantica, affermandosi nella tradizione popolare con caratteristiche differenti nelle singole culture. Al di là delle tante prerogative attribuite al fantasma, la sua figura è in fondo una sorta di maschera dell'immortalità, una presenza quasi necessaria per dare una certezza laica a quelle istanze che sorgono spontanee quando l'uomo cerca di connotare con toni antropocentrici il regno dell'ombra.
    I temi del doppio, del ritornato, dell'antenato, si amalgamano nella figura dello spettro, dando così una fisionomia molteplice a quell'essere, ora benevolo ora terribile, che dal mondo dei morti riesce a penetrare in quello dei vivi, trascinando il proprio bagaglio di inquietudini e di misteri. Dalla religione, gli spiriti dei defunti si sono infiltrati nel dedalo simbolico dello spazio naturale, precipitando poi nel magmatico universo del folclore, in cui sono diventati protagonisti di leggende e tradizioni, di fiabe e di credenze destinate a sopportare, con parvenza sacrale, le infrastrutture del nostro immaginario.

    La morte è un passaggio inevitabile nella vita dell'uomo: la sepoltura, accanto a tutta una serie di pratiche rituali e di credenze, risulta un segno tangibile del nostro atteggiamento davanti a un mistero ancora oggi alla ricerca di spiegazioni razionali, ma che di fatto ci lascia sempre avvolti da una notevole dose di angoscia. Dalle antiche popolazioni irlandesi, ai più remoti gruppi del sud del pacifico, dai nativi d'America al magnifico universo etnico dell'Africa, il mistero della morte è al centro di pratiche molto complesse ed articolate, destinate, nella loro forte struttura simbolica, "dare un senso" alla fine della vita. Tutte le culture hanno cercato di "spiegare" la morte, di afferrarne il significato: un significato raggiunto con l'ausilio della religione, che ha cercato di indicarlo anche come effetto di un errore umano del principio dei tempi, destinato a confermare l'imperfezione dell'essere fatto a immagine del proprio dio.

    La ricerca di quel prolungamento della vita per un periodo indefinito ma non necessariamente eterno, a ben guardare è uno dei motivi dominanti dell'atteggiamento umano nei confronti dei morti. L'apparente paradosso tra quanto "è" e quanto "non è più", in effetti sembrerebbe voler abbattere un naturale equilibrio biologico, che automaticamente sposta le nostre istanze da un piano antropologico a uno cosmico, imponderabile per il comune mortale. Di fatti quindi, pur nella specificità dei singoli rapporti tra i vivi e i morti e nel variegato complesso simbolico che cerca di definire una configurazione semantica dei diversi ruoli e dei tanti riti, domina la volontà di attestare la nullità della morte, connettendola a uno stadio comunque non definito. Tutto pare strutturato in modo tale da confermare la sopravvivenza che conduce a forme diverse destinate a diventare emblema di esseri in grado di "ritornare", di "vivere" oltre i vincoli dell'umano, confermando, in un certo senso, le priorità della presunzione di superiorità insita nella nostra specie.



    John Dee ed Edward Kelley evocano uno spirito


    Il fantasma, pur nella complessità dei suoi ruoli, così diversi dai dogmatismi dei Padri della Chiesa, assolve una funzione sociale importante, proponendo continui interrogativi sul ruolo della metafisica nell'umana esperienza. Infatti il dramma personale della morte, che strappa un soggetto a un gruppo comunque ristretto, attraverso l'apparizione dello spettro, viene trasferito su un piano collettivo, rendendo tutti partecipi di un'esperienza destinata ad appianare le differenze. Ma il fantasma si sottrae alla razionalità, sfugge ad ogni sistema di misura rifugiandosi nel mito attraverso il propollente fornitogli dal nostro immaginario.
    Se osserviamo la grande quantità di materiali raccolti dagli etnografi e dagli storici, ci rendiamo conto che un'analisi antropologica dello spettro deve trarre le proprie prerogative dialettiche da un patrimonio costituito nella prevalenza dei casi da leggende, superstizioni, schemi mitologici ricorrenti in cui il fantasma può essere tutto o niente. Nella costante ricerca di una collocazione, questa figura risulta in sospensione tra la benevolenza tipica dell'antenato e la malvagia volontà distruttiva del demonio, in cui di fatto si riflettono memorie collettive e angosce personali.

    L'idea che dopo la morte lo spirito di un defunto possa ritornare tra i vivi sotto forma di fantasma, è affermata sia nelle culture "primitive" che in quelle civilizzate e industriali. Nelle prime questa misteriosa figura può assumere aspetti molto diversi, anche mostruosi e grotteschi, amalgamandosi con il ricco pantheon delle religioni animistiche; nelle seconde rientra in una dimensione metafisica molto precisa, il suo aspetto risulta prevalentemente antropomorfo e le sue apparizioni sono sempre qualcosa di straordinario. In continuo contrasto tra le reviviscenze spiritiche e il positivismo più razionale, il tema del fantasma non ha perduto la propria solidità anche nella cultura occidentale, assumendosi l'atavico compito di creare un possibile dialogo con l'aldilà. Il fantasma è in qualche modo un surrogato di immortalità e, con la propria apparizione, aiuta l'uomo a non perdere di vista la caducità delle cose terrene, imponendogli continuamente di riflettere sul proprio essere e sui fini dell'esistenza terrena.

    Nelle culture etrnologiche, in cui la natura emozionale del fenomeno religioso è più forte, il rapporto con gli spettri rientra in un ambito di maggiore "normalità", appartiene in qualche modo al quotidiano, senza eccessivi orpelli soprannaturali: inoltre, i cosidetti popoli primitivi hanno spesso una visione escatologica individuale, in contrasto con quella collettiva dei gruppi civilizzati. Lo spettro è l'espressione della periferia, l'abitante del luogo "altro", temibile per la sua geografia maledetta dove, di conseguenza, si può solo formare il territorio favorevole alla proliferazione della malvagità. Nel vasto complesso simbolico del folclore, il mito antico del ritorno dei morti sotto forma di fantasmi con diverse specificità è molto diffuso, e se da un certo punto di vista si afferma trovando il proprio fertile territorio nell'atavica paura della vendetta dei defunti, dall'altro è originato dall'insita necessità di credere in una possibile esistenza oltre la vita. Osservando in generale i vari atteggiamenti nei confronti del ritorno dei morti, constatiamo che le culture hanno elaborato dei sistemi di incontro/scontro con i fantasmi, destinati a esorcizzare il concetto brutto di morte e fornendo sempre delle ipotesi di convivenza.

    Lo spettro fa paura, ma non ci si può sottrarre alla sua presenza; questo essere appare indispensabile, di lui si avvertono gli umori e le istanze e se ne subisce il potere, da cui scaturisce la nostra sudditanza, creata dall'angoscia generata dal ritorno dei morti, che De Martino considerava "come rappresentazione ossessiva o come immagine allucinatoria".
    Osservando in panoramica le tradizioni sull'apparizione dei fantasmi, possiamo constatare che spesso, come detto, prevale un profondo senso di sudditanza da parte dei vivi che, nel bene e nel male, devono subire la volontà del fantasma difendendosi, da un punto di vista laico, con pochi ed effimeri esorcismi. Invece, l'evocazione degli spettri è legata, nel nostro mondo, a figure considerate anomale per la società dei vivi: la negromanzia è una di queste anomalie e risulta dominio delle streghe o di quanti sono posti oltre i limiti della moralità generalmente acquisita.

    Massimo Centini, da Il Vampirismo (Xenia edizioni, pag. 9 e seguenti)
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 02-02-10 alle 01:55

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    Predefinito Rif: I fantasmi

    ROMAGNA DEGLI SPIRITI

    Ci sono paesi, in Romagna, dove i morti ritornano. E, qualche volta, uccidono... A tutt'oggi, rievocando alcuni episodi, i contadini romagnoli sentono accapponarsi la pelle e ci sono luoghi ove è meglio non passare di notte.

    In primavera campi verdi a perdita d'occhio e, a chiazze, nuvole rosa di peschi in fiore. Paesini ridenti dalla collina al mare sorgono accanto a rocche austere che nel loro silenzio evocano alla mente immagini di stragi e di sangue: Gradara, San Leo, Brisighella... ogni città ha il suo castello, con i muraglioni medievali, con la fossa, con la rocca, e spesso con le rovine dei pozzi rasoi, buche profonde irte di lame dove venivano gettati i traditori. Ma oggi le fosse che circondano i castelli sono coltivate a prato, i bambini ci giocano al pallone e nei giorni di festa ci si va a ballare il liscio, a bere albana e a mangiare cappelletti e piadina col prosciutto. La Romagna sanguinaria dei Borgia e del Passatore sembra scomparsa ormai sotto il placido manto del benessere e del turismo, o sommersa sotto le grazie opulente della tabaccaia di Amarcord di felliniana memoria.


    G. Boccaccio - Immagine dal sito http://upload.wikimedia.org/


    Ma è solo un'apparenza. Gli spiriti sono sempre presenti, e questa presenza è una delle componenti principali del carattere romagnolo. Se ne era accorto il Pascoli, che percepiva l'angoscia sottile dei silenzi camprestri, la minaccia oscura di "gridi piccoli e selvaggi" (Nella nebbia), l'orrore di un'ombra vellutata che uccide (La civetta), l'aleggiare della morte tra il profumo delle viole. E se ne accorse, prima di lui, il Boccaccio. Con tutti gli argomenti... boccacceschi che poteva offrirgli questa terra pagana e sensuale, quello che più lo ispirò fu la presenza dei morti-che-ritornano. Già nel Decameron la Romagna appare come la terra degli spiriti.

    "In Ravenna, antichissima città di Romagna..." è l'inizio della raccapricciante novella Nastagio degli Onesti. Come tutti ricorderanno, Nastagio amava una Traversari che non lo ricambiava, e aveva quasi deciso di suicidarsi. Un venerdì notte, immerso in cupi pensieri, si addentrò nella pineta di Classe, e qui gli apparve una fanciulla seminuda che gridando cercava di sfuggire a un cavaliere e alla sua muta di cani. Ma invano: cani e padrone la raggiungevano, lui la sventrava e gettava le interiora alle bestie, e infine, rivoltosi al povero Nastagio inorridito, spiegava di essere lo spirito di Guido degli Anastagi, suicida per amore di quella fanciulla che lo aveva disdegnato. Ma la giustizia divina aveva destinato a lei quel castigo e a lui quella soddisfazione...

    Gli spiriti in Romagna fanno parte della tradizione. Una tradizione tramandata da secoli alla quale tutti, vecchi e giovani, sono tenacemente attaccati. Di più: ci credono. E hanno le loro buone ragioni.


    Brisighella: la suora della morte

    L'appennino, con i suo calanchi, le sue cime brulle e rocciose, ha alimentato molte leggende.

    Ma quello che è accaduto non molti anni fa al parroco di Brisighella, uomo di grande cuore e di vasta cultura, sembra proprio realtà. Era stato chiamato al capezzale di un moribondo verso le due di notte, ed era subito partito per raggiungere la vecchia casa colonica in cima alla montagna.

    Per evitare due brutti tornanti aveva lasciato la macchina ai bordi della strada, in località Zattaglia, e aveva percorso a piedi i cento metri di terra arata che lo separavano dal cascinale. Arrivò appena in tempo per dare l'estrema unzione a un vecchio boscaiolo che gli morì tra le braccia. Ancora scosso uscì nella notte: una tiepida notte d'estate.

    E man mano che camminava si sentiva stranamente mancare le forze, mentre le gambe intirizzivano. Ed ecco che davanti a lui, a poche decine di metri, prese corpo una strana 'cosa' disarticolata che si muoveva a scatti, come un burattino, a mezzo metro da terra; il prete intuiva che quell'essere che gli veniva incontro gli stava succhiando le energie. Era ormai congelato e paralizzato quando se lo vide a un metro di distanza: sembrava una suora, e lo guardava fisso; i suoi occhi, raccontò poi il religioso, "parevano marci e fosforescenti". Gli passò vicino come una folata di ghiaccio diretta alla casa del morte, dove scomparve.

    E questo non fu l'unico episodio del genere capitato al sacerdote, che probabilmente ha affinato percezioni extrasensoriali particolari.


    La rocca di Brisighella

    Ancora a Brisighella, all'inizio del secolo, è avvenuto un altro episodio veramente agghiacciante.

    Aurelia aveva uno zio prete, vecchio e malato, che aveva servito devotamente e curato con abnegazione. E quando lui le chiedeva come poteva ricompensarla di tanti sacrifici lei gli ripeteva sempre la stessa cosa: "Quando sarete morto dovrete venire a dirmi come si sta di là".

    Lo zio morì e gli fu allestita la camera ardente al pian terreno. Quella notte Aurelia aspettava insonne nella stanza di sopra, dove dormiva con sua sorella Leonilde. E finalmente venne la chiamata. La sentirono entrambe le sorelle. Ma la voce era agghiacciante, e Aurelia non era più tanto sicura di voler sapere "come si stava di là".

    Ma qualche cosa la chiamava di sotto e, senza ascoltare le preghiere di sua sorella, Aurelia prese il lume e scese la scala. Poco dopo Leonilde sentì un grido terribile, e si precipitò: Aurelia lottava contro una forza invisibile che le attanagliava la mano e la trascinava giù. L'altra accorse in suo aiuto, e finalmente Aurelia riuscì a divincolarsi. Ma sulla sua mano per parecchi giorni rimasero le tracce livide di cinque dita.

    (continua)

    Tratto da Dimensione X, volume IX, Edipem 1983
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 09-05-15 alle 02:26
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #4
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    Predefinito Rif: I fantasmi

    Avete mai pensato che forse i fantasmi siamo noi...?
    Ultima modifica di Strapaesano; 02-02-10 alle 13:14
    "Non posso lasciarti né obliarti: / il mondo perderebbe i colori / ammutolirebbero per sempre nel buio della notte / le canzoni pazze, le favole pazze". (V. Solov'ev)

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    IL CASTELLO DI MONTEBELLO





    Il castello di Montebello, arroccato su un’altura nell'entroterra di Rimini, affascina non solo per la posizione panoramica, ma anche per i misteri – o presunti tali - che avvolgono le sue mura. Si dice che in due sale dell’ala rinascimentale, nonostante la forte illuminazione e l'ambiente "museale" e quasi asettico, si percepiscano strane presenze. Una delle due stanze era l'antica sala da pranzo dei Guidi, tuttora proprietari del castello, dove si trova ancora l'originale tavolo di legno, su cui talvolta si svolgono sedute medianiche e psicometriche, durante le quali pare che il tavolo, con tutti i suoi tre quintali e mezzo di peso, si sollevi ad altezza d’uomo e vaghi per la stanza (fatti documentati da registrazioni video tenute dall'università di Bologna).




    La seconda stanza dispone di un soppalco a ferro di cavallo. Le guide del castello raccontano di aver visto una figura femminile di consistenza… eterea camminare con i piedi contro il soppalco, a testa in giù, i capelli che sfioravano il pavimento. Si dice che sotto il soppalco fossero visibili le orme dei piedi nudi, e che poi si siano affievolite gradualmente nel corso degli anni.




    Ma il castello di Montebello è famoso soprattutto per la leggenda di Azzurrina, al secolo Guendalina Malatesta, figlia del conte Ugolinuccio. Guendalina aveva una particolarità: era albina, bianca come la neve, anomalia che a quel tempo era considerata espressione del demonio. Sua madre, per proteggerla, le aveva tinto i capelli con le erbe, ma presto il colore se ne era andato via, lasciando solo dei riflessi azzurri.

    Il 21 giugno 1375, mentre infuriava un temporale, Azzurrina stava giocando con una palla di pezza, guardata a vista da due soldati. La piccola faceva rotolare la palla, finché le sfuggì di mano e precipitò giù per le strette scale che portavano alla ghiacciaia. La bambina la inseguì, ma i due soldati non si preoccuparono e la lasciano andare: da lì non si poteva raggiungere nessun altro luogo del castello. Successe tutto in un attimo: una corsa, un grido e poi... più niente: né Azzurrina né la palla furono più ritrovate, anche dopo aver setacciato l'intero castello e il circostante borgo.

    Ogni anno che finisca per 0 o per 5, nella notte del solstizio di estate (data della scomparsa di Azzurrina), ancora oggi la si sente piangere tra le mura del castello. Dal 1989 sono state fatte le registrazioni dell'evento. La prima è avvenuta ad opera della RAI e si sente una voce di bambina piangere sommessamente tra i rumori di un temporale, le altre (1995 e 2000), fatte dall'Università di Bologna, evidenziano chiaramente un grido con lo stesso timbro di voce. Nella prima registrazione si sentono anche dodici rintocchi di campana, ma nella zona non ci sono campane che suonino con quel timbro. Le ricerche continuano e non c’è dubbio che, per la parapsicologia italiana, il castello di Montebello è in grado di fornire materiale piuttosto interessante.


    <><><><><>

    Tutto il resto magari no, ma la misteriosa scomparsa di Guendalina Malatesta è un fatto realmente avvenuto ed è narrato in una cronaca del'600, custodita nella biblioteca del castello.
    Ultima modifica di Silvia; 06-02-10 alle 18:25

  6. #6
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    Galles. Una donna misteriosa appare dietro una finestra di un castello abbandonato. E mezza Inghilterra grida al fantasma. La notizia, riportata da The Sun, ha fatto il giro del mondo. E, come accade raramente, molti sono convinti che non si tratti del solito fotomontaggio.


    Gwrych Castle

    *^*^*^*^*^*^*^*^*^



    IL FANTASMA APPARE IN FOTO


    Il fantasma di una donna alla finestra è apparso in una foto scattata ad un castello abbandonato ad Abergele, nel nord del Galles. Tra le varie ipotesi sull'identità della donna, spiega il giornale inglese The Sun, vi è quella che si tratti di Winifred, la contessa di Dundonald, che viveva, a cavallo del Novecento, nello stesso castello di Gwrych, conosciuto come uno dei posti più stregati del Regno Unito.
    Gwrych Castle, costruito nel 1819, è famoso per essere uno dei luoghi più misteriosi del Galles, e proprio qui è stato avvistato il fantasma di una donna affacciata alla finestra del primo piano dell'abitazione. A scoprire il tutto è stato Kevin Horkin, che scattò la foto qualche tempo fa, ma si accorse solo in un secondo momento dell'inquietante "particolare".


    "Ho avvertito una strana presenza in quel luogo. Era una fredda giornata, ma sembrava facesse caldo vicino all'edificio" ha detto l'uomo. Secondo gli esperti la donna della foto sarebbe Winifred, la contessa di Dundonald che ereditò il castello nel 1894 e visse lì fino alla sua morte, avvenuta trent'anni dopo.
    Altri, invece, sostengono si tratti di una domestica che morì cadendo da cavallo all'interno della proprietà. Il castello, ormai abbandonato dal 1985, non permette però, a causa del crollo del pavimento, una verifica nella zona dell'apparizione, avvolgendo ulteriormente nel mistero l'intera vicenda. La "North Wales Paranormal Research Group" sostiene che non sia il primo avvistamento riscontrato al castello di Gwrych, ma solo l'ultimo di una lunga serie, destinata a continuare nel tempo.


  7. #7
    .
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    Predefinito Rif: I fantasmi

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Avete mai pensato che forse i fantasmi siamo noi...?
    Ma anche no. :sofico:
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 18-02-10 alle 23:40
    Segni particolari: "macchina da espansione razziale euro-siberiana" (Giò91)

  8. #8
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    Predefinito Rif: I fantasmi

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Avete mai pensato che forse i fantasmi siamo noi...?
    Ecco perché, guardandomi allo specchio, ho preso paura...
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 18-02-10 alle 23:40
    Ada De Santis likes this.
    Non ti curar di lor, ma passa e sputa

  9. #9
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    Predefinito Rif: I fantasmi

    Citazione Originariamente Scritto da Dr. Caligari Visualizza Messaggio
    Avete mai pensato che forse i fantasmi siamo noi...?
    Certamente. La coscienza dell'uomo non nasce e non muore. Cambia solo forma.
    Xenia888 likes this.
    "L'ateismo è una religione che ha come culto la fede nell'impossibile... E le prove non sono chiacchiere."

  10. #10
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    Predefinito Rif: I fantasmi

    I mille paesi d'Italia abitati dai fantasmi

    Viaggio negli oltre mille villaggi abbandonati perché la popolazione li crede infestati da spettri. Un inventario raccolto in un documentario presentato alla Biennale del paesaggio.

    di Paolo Rumiz


    Il vecchio Tonino Guerra sapeva che vicino a casa sua, a Marecchia in Romagna, c'era un casolare dove sessant'anni prima era passato Ezra Pound. Lo scrittore ci andò, la trovò in rovina, ma provò a entrare lo stesso. L'idea di gettare la propria ombra su quei muri per farli rivivere lo attirava irresistibilmente. Il pavimento della prima stanza era sfondato, riuscì a passare rasente ai muri. La porta della seconda era aperta e dentro si vedeva chiaramente una sedia. Ebbene, su quella sedia, racconta Guerra, c'era un'ombra. Il vecchio Pound, il poeta, seduto di spalle. Inconfondibilmente lui. Le case abbandonate hanno spesso uno spettro che le abita. E poiché l'Italia ha più case abbandonate di qualsiasi altro paese del Mediterraneo - un migliaio di villaggi, più case sparse, che potrebbero contenere la popolazione di Roma e Milano insieme - è probabile che qui si registri anche la massima densità di spettri d'Europa. Bambini che gridano in fondo ai pozzi, ombre di donne abbandonate nel solaio, partigiani torturati, vittime di fatti di sangue. Storie vere, ma più spesso inventate, o trasfigurate, per motivare un abbandono recente, altrimenti inspiegabile.

    Che pensare se non storie lugubri davanti a una villa piena di ragnatele che contiene ancora armadi, posaterie, quadri, bicchieri, lettere d'amore? Che dire di un paese abitato da cani e pipistrelli dove la vita sembra essersi interrotta per un maleficio, in assenza di catastrofi come guerre, incendi o terremoti? Parla di questo il documentario
    "Case abbandonate" di Alessandro Scillitani, che stasera sarà proiettato in anteprima al cinema "Al Corso" di Reggio Emilia, nell'ambito della Biennale del paesaggio. Non un semplice inventario di rovine, ma una galleria di leggende, racconti noir e apparizioni spesso sinistre che abitano il paesaggio dell'italica incuria.
    A Paralup in Valle Stura, Piemonte, frazione che si tenta di far rivivere come luogo della memoria partigiana, non c'è solo l'ombra del comandante Duccio Galimberti, ma anche - racconta Antonella Tarpino - la voce di un cantore cieco come Omero che saliva lassù fino agli anni Sessanta, quelli della grande fuga in fabbrica. Esplorando poi la storia di Villa Destefanis nel Vercellese lo scrittore Danilo Arona ha trovato storie da "Poltergeist" (un cimitero di soldati austriaci massacrati dai contadini nelle fondamenta) narrate per motivare eventi terribili registrati dalle cronache, il custode della casa che stermina la propria famiglia e un suicidio dal balcone.

    A Casacca nel Parmigiano, territorio di messe nere e riti occulti, si parla di bare scoperchiate nel cimitero, e anche lì l'abbandono è messo in relazione a una tragedia, l'amore proibito di un prete e una suora dal quale sarebbe nato un bambino poi nascosto, sepolto o murato vivo. C'è anche un pozzo, in paese, dove affermano si possa sentire il canto di una bambina caduta lì dentro. Storie probabilmente false, ma utili a razionalizzare l'inspiegabile e talvolta l'indicibile: la fuga in massa delle persone, e poi la spoliazione delle cose per mano di vandali e antiquari.
    A Reneuzzi, paese fantasma da Dario Argento (vedi la "villa del bambino urlante" a Torino) sugli impervi monti liguri, l'abbandono è legato a un fatto reale: la storia di Davide che vede partire Mariuccia per la pianura, capisce di perderla per sempre e la uccide, poi si dà alla latitanza. L'ombra dell'omicida terrorizza i pochi rimasti, che fuggono a valle lasciando il villaggio deserto, e non importa se qualche settimana dopo il corpo di Davide suicida sarà trovato decomposto nel bosco. Di Villa Clara a Bologna si dice che la figliastra del padrone - nobile famiglia Alessandri - sarebbe stata murata dopo una tresca proibita con un sottoposto, mentre a Villa Pastore nell'Alessandrino un fantasma di donna suona il piano tutte le notti.

    In Romagna l'addensamento di visioni è impressionante, anche perché si tratta spesso di abbandoni di pianura, i più spettrali. Come villa Boccaccini dalle parti di Comacchio, dove Pupi Avati - in quella che definisce una "campagna malata, nebbiosa, inquietante" - ha girato "La casa delle finestre che ridono", la storia di un pittore maledetto, specializzato nel ritrarre agonie. Anche lì segnali del terzo tipo, una lampada che si accende a una finestra, la testa di un diavolo affrescata sotto l'immagine di un santo, e ovunque l'impressione di entrare in uno spazio a-temporale, quasi subacqueo, come se l'abbandono risalisse a mille anni fa, non quaranta.
    E poi l'Abruzzo, con gli spettri di Sperone e Frattura, dove senti ancora la voce di bambini estinti. "Luoghi dove - racconta Romano Camassi dell'Istituto geofisico di Bologna - il terremoto non è mai l'unica causa dell'abbandono". E la Calabria, con l'enigma dei "paesi doppi", come li chiama l'antropologo Vito Teti, quelli che si duplicano sulla costa dopo secoli di resistenza sui monti. Storie dove miseria, 'ndrangheta, emigrazione, frane, brigantaggio e latitanza di criminali si intrecciano a costruire storie poco tranquillizzanti. Come Roghudi, protetta da inestricabile boscaglia, dove tutti ti dicono che è meglio non andare. E dove la sera qualche luce fantasma si accende.

    I mille paesi d'Italia abitati dai fantasmi - Repubblica.it

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    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 08-12-10 alle 01:32
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 
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