Domani a Liegi il cronoprologo della Grande Boucle. Il texano all'assalto del sesto successo: prima di lui hanno fallito Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain.
MILANO, 2 luglio 2004 - Sono cinque anni che Lance Armstrong non prende impegni per il mese di luglio. Ne ha uno troppo importante: pedalare per le strade di Francia e dintorni. Sono tanti i chilometri che si è messo dietro le spalle: 17.469,5, a leggere i sacri testi. Ma non sono pochi neanche quelli che ha ancora davanti a sé per non bucare l'appuntamento col Mito: 3.391,1, la lunghezza della 91ª Boucle (domani il via con un cronoprologo di 6,1 km a Liegi) quella che lui vorrebbe trasformare nella sua sesta, come nessuno mai.
Ora il texano è ad altezza Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain. Una compagnia nobile. Ma per lui la solitudine sarebbe addirittura splendida. Gira le spalle e scorge una processione di tentativi frustrati. Guarda l'orizzonte, immagina i Campi Elisi e trova una motivazione in più: rendere fertile, con un'impresa mai vista in 100 anni, una terra bruciata da fallimenti illustri. E fare anche la figura dell'esorcista: ce n'è stato abbastanza per alimentare il sospetto di una maledizione.
Nessuno ci pensava quando fallì Anquetil, 38 anni fa. Lo limitò una bronchite, e cambiò le vesti di scene per indossare i panni del gregario: ci fu del suo nella vittoria del compagno di squadra Lucien Aimar. Qualche dubbio cominciò a venire con Merckx, che tentò l'assalto nel 1975: aveva vinto Sanremo, Fiandre e Liegi, c'era da aver paura a scommetterci contro. E così fu fino alla 14ª tappa, quando sul Puy de Dome venne colpito al petto da uno spettatore. Ne approfittò il francese Thevenet, che l'indomani, sulle Alpi, guadagnò ancora terreno. E due giorni dopo, diede al belga il colpo di grazia sull'Izoard.
Ventuno anni dopo, 1986, fu un compagno di squadra, l'americano LeMond, a mettersi sulla strada di Bernard Hinault. Il giorno della resa fu quello dell'Alpe d'Huez: il francese vinse, ma LeMond, secondo, fu sicuro della vittoria finale. Come sicuro sembrava il successo di Indurain alla vigilia del Tour '96: lo spagnolo veniva da cinque successi di fila, primo nella storia a riuscire nell'impresa (Armstrong lo ha eguagliato lo scorso anno). Lo tradirono gli amati Pirenei, mentre brillò la stella Riis, danese che a quei livelli ha ballato una sola estate.
Quell'anno Indurain aprì la sua stagione al Giro dell'Algarve; proprio come l'Armstrong 2004, che in Portogallo, a febbraio, ha ottenuto anche la prima vittoria stagionale. Il texano non è superstizioso. Ma chissà se ha dato un occhio alle date di inizio fine del Tour '99, il primo Tour de Lance: 3-25 luglio. Uguali uguali a quelle della Boucle 2004: ci sono 22 giorni per capire se è un segno del destino.




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