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    SENATORE di POL
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    Predefinito Tirare a Campare o Iniziare a Riformare sul serio?

    da www.gironale.it

    " Maggioranza di governo per tutta la legislatura

    ''I partiti della Casa delle Liberta' governano e governeranno insieme fino alla fine della legislatura. Cosi' come insieme si presenteranno alle prossime elezioni''. Lo ha sottolineato Silvio Berlusconi parlando al Senato.
    Il presidente del Consiglio ha quindi definito ''un successo '' la decisione dell'Ecofin sull'Italia. ''Si e' trattato del riconoscimento - dice nel suo intervento al senato - che i conti pubblici sono sotto controllo . Mi auguro che ogni settore del Parlamento lo riconosca''.
    ''L'Ecofin - ha precisato - ha ben compreso la serieta' dei nostri propositi sulla finanza pubblica. L'Italia ha sempre rispettato i vincoli del patto di stabilita'''. ''Un giudizio fuori misura quello di Standard & Poor's sull'affidabilita' del debito italiano''. E' questo il giudizio del premier. Berlusconi ricordato il giudizio positivo di Moody's definita ''la societa' di rating piu' importante e affidabile''. Il premier ha anche sottolineato la necessita' della riduzione della pressione fiscale a favore dei cittadini e delle imprese. Il governo si impegnera' - ha spiegato - ''ad una riduzione fiscale pari ad un punto di pil'' ripartita fra la riduzione dell'Irpef e dell'Irap. L'impegno sara' assunto nel prossimo trimestre per avere attuazione entro la fine della legislatura. La riduzione fiscale sara' il primo impegno del governo, ha aggiunto Berlusconi.
    Nel 2006 - ha annunciato il premier - sara' nuovamente introdotto il cosiddetto 'drenaggio fiscale'. Il governo e' pronto ''ad un ampio confronto con le parti sociali''. Sul federalismo ha reso noto che la Camera dara' il via libera, in seconda lettura, alla riforma federalista entro settembre.
    Berlusconi ha anche ringraziato l'ex ministro dell'Economia, Giulio Tremonti durante il suo intervento in Senato. Le parole del premier vengono accolte con un applauso dell'Aula: ''Ringrazio Tremonti per il suo contributo per l'azione del governo. A lui e' toccato il compito di guidare il ministero dell'Economia in un contesto molto difficile e fare i conti con una pesante eredita' del passato''. ''E' stata - ha aggiunto - per senso di responsabilita' e buonsenso, per la necessita' di dare rapida approvazione agli impegni presi all'Ecofin che mi ha spinto a chiedere al presidente della Repubblica a conferirmi l'interim per l'Economia''.
    Nel suo intervento a Palazzo Madama Il presidente del Consiglio ha assicurato che il governo proseguira' nella sua agenda. Dunque ''entro settembre'' sara' approvato il ddl sulle riforme, compreso il federalismo. ''Se saranno opportuni miglioramenti -ha precisato il premier- lo faremo, ma resta fermo l'impianto della riforma che fa parte del nostro programma e che intendiamo portare a compimento come promesso agli elettori''.
    Rassicurata la Lega, si passa all'Udc. Premettendo che ''dal bipolarismo non si torna indietro'', Berlusconi ha ribadito la sua disponibilita' ad una riforma elettorale in senso proporzionale.

    ---------------------------

    - Riportiamo il testo integrale della comunicazione del Presidente del Consiglio

    Signor Presidente, onorevoli senatori,
    sabato 3 luglio l’onorevole Giulio Tremonti si è dimesso dal suo incarico di Ministro dell’economia e delle finanze.
    In quello stesso giorno, mi sono recato dal Capo dello Stato, che mi ha conferito l’incarico di reggere ad interim il Dicastero.
    Nella mia temporanea duplice veste di Presidente del Consiglio dei ministri e di Ministro dell’economia e delle finanze, lunedì 5 luglio ho rappresentato l’Italia al Consiglio dei ministri economico-finanziari dell’Unione Europea. In quella occasione, ho esposto il piano di contenimento della spesa pubblica per l’anno in corso, insieme al programma delle riforme strutturali che fanno parte dell’agenda del Governo e della sua maggioranza parlamentare.
    Il Consiglio dei ministri economico-finanziari dell’Unione ha ben compreso la serietà del nostro proposito e la ragionevolezza degli obiettivi e ha mantenuto nei confronti del nostro Paese il credito che l’Italia si è conquistata in questi anni nei quali si è dimostrata interprete credibile e rispettosa degli impegni assunti in sede europea.
    In questi tre anni, in cui ho avuto l’onore di guidare il Governo, infatti, il nostro Paese ha sempre rispettato i vincoli di finanza pubblica che l’Italia aveva sottoscritto con il Trattato di Maastricht. Lo ha fatto in un contesto difficile, in una situazione di stagnazione economica del Pianeta, seguita all’attentato alle torri gemelle di New York l’11 settembre del 2001 e dalla quale l’intero Continente europeo stenta a risollevarsi nonostante la ripresa dell’economia statunitense e quella dei Paesi asiatici. Venerdì 9 luglio il Consiglio dei ministri ha dato sostanza agli impegni assunti all’Ecofin approvando il decreto-legge che rispecchia le annunciate misure di razionalizzazione e di contenimento della spesa pubblica. Questo decreto-legge è già all’ordine del giorno del Parlamento che procederà alla conversione in legge; quella sarà la sede per la sua valutazione in dettaglio.

    Quello che importa oggi è prendere atto dell’apprezzamento giunto all’Italia da parte dell’Unione Europea per la rapida approvazione dei provvedimenti che avevo illustrato all’Ecofin. È stata proprio l’urgenza del confronto, già da tempo in calendario con i nostri partner dell’Unione Europea a spingermi nel proporre al Capo dello Stato di attribuire al Presidente del Consiglio l’incarico ad interim del Ministero dell’economia e delle finanze, una scelta che si è rivelata di buon senso, come dimostrano anche le dichiarazioni di fiducia nei confronti del nostro Paese espresse dal Presidente di turno dell’Ecofin, il collega olandese Gerrit Zalm, il quale ha sottolineato la credibilità degli impegni assunti dal nostro Governo proprio in virtù del fatto che a presentare quegli impegni fosse il Presidente del Consiglio italiano.
    Questa è la dichiarazione finale dell’Ecofin, che in quella occasione ha invece mandato innanzi le procedure di infrazione per sette altri Paesi europei. Dice l’Ecofin: "Alla luce degli impegni assunti dal Governo, il Consiglio considera che l’Italia ha risposto alle preoccupazioni espresse dalla raccomandazione della Commissione riguardo ai rischi di superare la soglia del 3 per cento del rapporto deficit-PIL. La raccomandazione è di non procedere al voto e dichiarare chiusa la procedura".
    Ritengo che questa decisione rappresenti un successo per il nostro Paese, un riconoscimento del fatto che malgrado le difficoltà della situazione economica i conti dello Stato sono sotto controllo e mi auguro che ogni settore del Parlamento sia lieto del risultato ottenuto che non rappresenta il successo di una parte politica, ma credo rappresenti il successo della Nazione nel suo insieme.
    È per senso di responsabilità nei confronti del Paese dunque che ho inteso proporre al Capo dello Stato l’assunzione da parte mia dell’incarico di Ministro dell’economia e delle finanze ad interim. Ho immediatamente precisato che avrei mantenuto l’incarico per il tempo necessario ad individuare una personalità in grado di rappresentare degnamente l’Italia nei consessi internazionali e innanzi ai mercati nonché di interpretare le linee di politica economica del Governo. Questo dissi al momento dell’assunzione dell’interim e questo oggi qui assolutamente ribadisco.

    Nel riferire al Parlamento sulle dimissioni del Ministro dell’economia e delle finanze, sento il dovere di manifestare il mio apprezzamento e la mia gratitudine all’onorevole Giulio Tremonti per il suo contributo all’impostazione e alla realizzazione del piano di Governo. A lui è toccato il compito di guidare il Ministero dell’economia e delle finanze in una congiuntura e in un contesto internazionale molto difficili. Egli ha dovuto fare i conti insieme a tutto il Governo con una pesante eredità del passato, il terzo debito pubblico del mondo accumulato da un Paese che è tra i primi sette più industrializzati ma che non esprime la terza capacità produttiva del mondo.
    Molto dobbiamo all’intelligenza, al rigore, all’integrità e alla tenacia dell’onorevole Tremonti se abbiamo potuto fronteggiare quella congiuntura, se il debito pubblico ha proseguito nella sua discesa al 106,2 per cento del PIL nello scorso anno, se nel corso di questi tre anni l’Italia a differenza di alcuni altri grandi Paesi europei ha sempre rispettato il vincolo del tre per cento nel rapporto deficit-PIL, se tutto questo è stato realizzato non incrementando le tasse anzi riducendole per alcuni milioni di nostri concittadini, se abbiamo proseguito lungo il cammino delle privatizzazioni valorizzando il patrimonio dello Stato, se alcune riforme sono state varate ed altre, fortemente volute dal ministro Tremonti - e mi riferisco alla legge sul risparmio - sono in via di approvazione.
    Il principio essenziale perseguito da Tremonti è stato quello di estrarre risorse dal bilancio patrimoniale pubblico, dal passato, per metterle a reddito e a disposizione del presente e del futuro. Esattamente il contrario di quanto facevano i Governi che ci hanno preceduto, che scaricavano il costo del presente sulle spalle delle nuove generazioni. E Tremonti lo ha fatto introducendo nella finanza pubblica princìpi innovativi che sono stati poi presi a modello da molti altri Paesi in Europa. Voglio ribadire che, proprio grazie a queste innovazioni, è stato possibile in momenti così difficili evitare di fare ricorso al facile rimedio che è sempre stato adottato in analoghe circostanze, e cioè l’aumento delle tasse.

    Per queste ragioni è stato doloroso per il Governo, soprattutto per me che lo presiedo, privarsi dell’apporto dell’onorevole Giulio Tremonti. Se ciò è divenuto inevitabile è stato per l’insorgere e il reiterarsi di incompatibilità e di contrasti che sono diventati insostenibili. Questi contrasti hanno riguardato essenzialmente ragioni di metodo. Nel periodo di crisi mondiale seguito all’11 settembre, abbiamo avuto una obbligata necessità di decisioni rapide, di strategie di emergenza, di una gestione molto accentrata dei conti dello Stato.
    Questa esigenza dettata dalla crisi ha talvolta messo in secondo piano il metodo collegiale di preparazione delle decisioni e ha determinato una richiesta di collegialità che in queste settimane è stata riproposta da alcuni tra gli alleati della coalizione di Governo. È questo l’unico, reale motivo che ha provocato una divaricazione, purtroppo insanabile, tra un Ministro e un partito dell’alleanza di Governo. Ma questo non toglie nulla né ai meriti del ministro Tremonti né alla gratitudine che io personalmente e con me tutto il Governo gli dobbiamo.

    Signor Presidente, onorevoli colleghi, con il loro voto gli italiani hanno chiesto un Governo stabile, un Governo di legislatura e questo noi vogliamo offrire agli italiani anche attraverso la fatica del negoziato politico e del confronto tra alleati. Dopo 56 Governi in cinquant’anni, l’Italia aveva e ha un disperato bisogno di stabilità. La stabilità non è assicurata di per sé né dal successo elettorale, né dai risultati di Governo, né dai sistemi elettorali. Solo l’esercizio della pazienza in dosi industriali, della responsabilità e della perseveranza consente di legare, intrecciandoli, tutti i fili, le tante ragioni di unità di un’alleanza. Anche la tormentata riflessione di questi giorni, su cui tanti hanno ironizzato, ha un solo fine: quello di assicurare all’Italia un Governo stabile e una rotta sicura.
    Questo Governo è il più longevo della storia repubblicana perché ha interpretato in modo corretto, direi nell’unico modo possibile, il modello bipolare cui la legge maggioritaria ha dato vita. Stabilità e bipolarismo camminano insieme, sono concetti gemelli. È difficile immaginare Governi stabili senza bipolarismo, è altrettanto difficile concepire un corretto bipolarismo senza Governi stabili.
    Questa è la grande conquista della democrazia dell’alternanza; da questa via non si torna indietro. Ciò non significa che non si possa discutere di una diversa legge elettorale che salvaguardi il bipolarismo, renda indissolubile il vincolo di coalizione su un programma e un candidato Presidente del Consiglio e, al contempo, garantisca a ciascun partito una rappresentanza proporzionale ai propri consensi elettorali.

    Di questo e di altro, prima fra tutti la riforma federale dello Stato, abbiamo discusso in queste settimane con i partiti che compongono la coalizione di Governo, nella convinzione che l’aggiornamento dell’agenda del Governo ed anche il rafforzamento della squadra si discutono insieme, collegialmente, perché insieme questa coalizione ha vinto, insieme ha governato e continuerà a governare sino al termine della legislatura, insieme si candiderà alle prossime elezioni politiche. A quelle elezioni ci presenteremo forti dei risultati ottenuti fin qui dal Governo e di quelli che otterremo grazie ad alcune fondamentali riforme che proporremo al Parlamento di approvare entro il termine della legislatura. Quello della nuova forma di Governo è peraltro un tema che il Senato ha già affrontato, licenziando un testo di legge per il voto della Camera, che - questo è un nostro preciso e inderogabile impegno - lo approverà entro settembre. In quel testo la modifica della forma di Governo si sposa con il nuovo assetto federale dello Stato. Se a quel testo sarà utile apportare miglioramenti, lo faremo, ma rimarrà fermo l’impianto di una riforma che faceva e fa parte del nostro programma e che intendiamo portare a compimento.
    Signor Presidente, onorevoli senatori, queste riforme sono il presupposto di un grande progetto per il rilancio della nostra economia, che costituirà il cuore del Documento di programmazione economico-finanziaria, che proporremo quanto prima al Parlamento e della cui presentazione in ritardo ci scusiamo. Credo che proprio questo piano di rilancio e di sviluppo della nostra economia, che rappresenta certamente un cambio di marcia, debba essere al centro di queste mie comunicazioni.
    L’economia italiana, al pari di quella europea, si trova oggi davanti a una duplice sfida: deve accelerare il suo ritmo di crescita per agganciare la ripresa dell’economia mondiale, ma allo stesso tempo deve preservare l’equilibrio finanziario. In un quadro positivo dell’economia mondiale, i tre grandi Paesi dell’Europa continentale (Francia, Germania e Italia) appaiono come un’area divergente, dove la svolta del ciclo economico si mostra più debole e più incerta.

    Il ritardo con cui si manifestano i segni della ripresa e le prospettive di sviluppo più contenuto rispetto alle altre aree del mondo dimostrano che non si tratta semplicemente di un problema di ciclo avverso. Che la seconda economia del mondo, l’area dell’euro, cresca alla metà del ritmo americano e ad un quarto di quello asiatico è un fenomeno patologico: infatti, quando nel resto del mondo tutto sembra andare bene, l’Europa cresce poco; quando il ciclo economico internazionale frena, come è accaduto dopo l’11 settembre e nel corso del biennio 2002-2003, l’Europa viene spinta verso la crescita zero.
    La ricerca è pertanto quella di un difficile mix tra politiche espansive e rigore finanziario, onde evitare, da un lato, il rischio di una spirale deflazionistica, che inciderebbe tanto sull’economia reale che sugli equilibri di finanza pubblica e, dall’altro, quello di una crescita dell’indebitamento, che renderebbe più problematica la gestione del debito pubblico.
    Per uscire dalle insidie della bassa crescita è necessaria una svolta decisa. Occorre attuare un triangolo di politica economica basato su meno spesa corrente, meno tasse, più investimenti in infrastrutture, in innovazione, in ricerca e formazione. In altri termini, occorre continuare a correggere in maniera strutturale, attraverso le riforme, la spesa corrente, perché non vada fuori controllo; occorre ridurre la pressione fiscale sulle famiglie e sulle imprese; occorre accrescere la competitività del sistema Paese.
    Occorre inoltre dare piena attuazione alla riforma del mercato del lavoro, perché la maggiore flessibilità non diventi precarietà. Occorre accelerare il processo di liberalizzazioni e privatizzazioni per creare più concorrenza e meno rendite di posizione, per ridurre il peso dello Stato nell’economia e, insieme, ridurre il debito pubblico.

    La recente pronuncia di Moody’s, la più importante agenzia internazionale di rating, che ha confermato l’affidabilità del nostro Paese, smentendo il giudizio probabilmente fuori misura di Standard & Poor’s, si fonda proprio sulla costante riduzione del nostro debito. I mercati ci hanno dato e ci danno ragione.
    Purtroppo, la situazione economica del Paese è ancora fortemente condizionata sul piano della competitività da una serie di fattori strutturali che abbiamo ereditato, fra i quali i più evidenti sono i deficit di infrastrutture fisiche e tecnologiche, l’alto costo dei servizi e dell’energia, il grave ritardo logistico che pesa fortemente sulla competitività e sui costi, in particolare del Mezzogiorno, la scarsa innovazione tecnologica.

    L’Italia appare come un Paese patrimonialmente ricco, che però non riesce a far fruttare sufficientemente il suo patrimonio, per cui il vincolo finanziario diventa sempre più pesante e in conflitto con la necessità di investimento che il rilancio economico impone.
    L’ampiezza degli interventi che si rendono necessari e le difficoltà strutturali dell’economia richiedono il pieno coinvolgimento di tutte le parti sociali e di tutti i protagonisti del sistema economico e finanziario. Il Governo è pronto a promuovere questo confronto.
    Sin dal suo insediamento, il Governo ha avviato un ampio programma di riforme economiche e sociali, al fine di accrescere la competitività del Paese ed in piena coerenza con gli obiettivi fissati dall’Unione Europea a Lisbona. Alcune di queste riforme sono già operative, come la riforma del mercato del lavoro, la riforma del diritto societario, la riforma della scuola, e stanno producendo i benefici che erano attesi.
    Altre riforme fondamentali sono all’esame del Parlamento, e la loro definitiva approvazione è prevista entro l’anno. Si tratta, in particolare, delle riforme relative: al sistema previdenziale; al sistema degli ammortizzatori sociali; alla tutela del risparmio; al settore energetico; al sistema ambientale; all’università e alla ricerca scientifica. Un terzo gruppo di riforme, infine, sarà rapidamente proposto al Parlamento per l’approvazione: la liberalizzazione e privatizzazione delle public utilities; la riforma delle professioni; la riforma della legge fallimentare.
    Il Governo ritiene che il necessario equilibrio tra politiche espansive e rigore finanziario possa essere trovato grazie ad un’azione riformatrice che sappia liberare le risorse necessarie per indurre una crescita significativa di consumi e di investimenti. A questo fine il Governo proporrà al Parlamento una serie di misure per la riduzione fiscale sul reddito delle persone e delle imprese, per un nuovo sistema di incentivi alle imprese, per lo sviluppo del Mezzogiorno, per il settore dell’energia e per favorire la ricerca e la formazione.
    Queste misure saranno contenute in diversi strumenti legislativi che presenteremo a breve, con l’obiettivo - voglio ribadirlo - di realizzare un’azione coerente e incisiva in direzione della crescita e dello sviluppo equilibrato del Paese.

    Al primo punto dei nostri impegni c’è la riforma fiscale, che riguarderà la tassazione dei redditi tanto delle persone e delle famiglie, quanto delle imprese. I provvedimenti riguarderanno sia l’IRPEF che l’IRAP, in misura tale da consentire un miglioramento sia della domanda che dell’offerta. La riduzione progettata sarà complessivamente pari ad un punto di PIL, ripartita tra le due imposte in un rapporto ottimale ai fini della crescita. Più in particolare, per l’IRPEF è prevista l’attuazione di un secondo modulo della riforma fiscale da varare entro il prossimo trimestre, in vista della definitiva attuazione entro la fine della legislatura. Gli obiettivi che il Governo intende così realizzare sono: l’incremento del reddito disponibile; l’incremento della domanda; la disincentivazione dell’elusione e della evasione fiscale.
    La riforma allo studio prevede la riduzione del numero delle aliquote, l’introduzione di criteri di equità che tengano conto del reddito familiare e dello stato di bisogno, la reintroduzione, a partire dal 1° gennaio 2006, del meccanismo correttivo del drenaggio fiscale e la conferma della cosiddetta clausola di salvaguardia, con facoltà del contribuente di avvalersi del precedente regime fiscale, se più favorevole. Saranno inoltre previste misure per un più efficace contrasto all’evasione e per la semplificazione degli adempimenti tributari.
    Per quanto riguarda l’IRAP, gli interventi si incentreranno principalmente a favore delle imprese più attive sul fronte dell’innovazione tecnologica, con l’esclusione dalla base di calcolo dei costi sostenuti per il personale addetto alla ricerca e allo sviluppo.
    Nuovi incentivi saranno previsti per favorire la crescita delle piccole e medie imprese con l’introduzione di sgravi a favore dei processi di concentrazione.

    Il Governo intende razionalizzare anche il sistema degli incentivi alle imprese.
    Sarà costituito un fondo rotativo per il sostegno degli investimenti delle imprese, disciplinato dai Ministeri competenti e finalizzato alla concessione di finanziamenti agevolati sotto forma di anticipazioni rimborsabili con piani pluriennali.
    La dimensione del fondo sarà tale da garantire un volume di investimenti pari almeno a quello degli anni precedenti, ma con un minore onere finanziario per la finanza pubblica, e le anticipazioni alle imprese saranno concesse ad un tasso di interesse agevolato.
    Si tratta di una innovazione importante, che avrà il pregio, da un lato, di premiare le imprese virtuose e i progetti credibili, e, dall’altro, di contrastare invece i comportamenti opportunistici, che generano un inaccettabile spreco di risorse pubbliche, quello spreco al quale, in anni passati, abbiamo purtroppo tante volte assistito.
    Per il sostegno del Sud, il Governo prevede di proseguire nella strategia già adottata di concentrazione delle maggiori risorse disponibili per la realizzazione di nuove infrastrutture di trasporto, di reti idriche, di aree industriali attrezzate, di opere di prevenzione dei rischi idrogeologici, di opere irrigue per l’agricoltura.
    Per il settore dell’energia, il Governo intende adottare, sulla base delle disposizioni previste dalla riforma in corso, una serie di misure al fine di perseguire gli obiettivi: della riduzione del costo dell’energia per le imprese e per le famiglie; della riduzione della nostra dipendenza dall’estero; della riduzione dei rischi di blackout.
    Le misure comprenderanno una serie di interventi per accrescere la concorrenza, la costruzione di nuove centrali e la diversificazione delle fonti con la termovalorizzazione dei rifiuti.

    Per favorire la ricerca e la formazione, il Governo intende introdurre un nuovo sistema di valutazione delle università.
    A favore dell’università e della ricerca è prevista una serie di incentivi fiscali, al fine di rendere possibile un maggior contributo da parte di privati, di favorire la realizzazione di nuovi brevetti, di abolire le tasse universitarie per gli studenti meritevoli e meno abbienti.(…)
    Presidente, onorevoli colleghi, questo è il nostro progetto.
    Un progetto fatto di interventi concreti, di azioni incisive, di misure puntuali ed efficaci in grado di perseguire obiettivi strategici di lunga durata: lo sviluppo dell’economia e del benessere dei cittadini, la riforma strutturale dello Stato in tutti i suoi comparti, il rigore finanziario nella gestione del pubblico danaro, nel pieno rispetto dei trattati europei.
    Questo è quanto gli italiani ci chiedono. Questo è quanto il Governo e la sua maggioranza intendono fare con una piena e collegiale assunzione di responsabilità.
    Certo è un progetto ambizioso, esige coraggio, determinazione e rigore. (…)
    Un progetto che potrà essere realizzato solo con la piena, rinnovata coesione della maggioranza, che, ne sono certo, saprà ritrovare il suo slancio ideale per onorare gli impegni assunti con gli italiani.
    Vi ringrazio.






    14 Lug 2004
    "


    Saluti liberali

    •   Alt 

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  2. #2
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    Predefinito

    da www.adnkronos.com

    " ''Le scelte siano plurime e non accentrate''
    Fini: ''Sono pronto ad assumermi responsabilita' dirette''
    Il vicepremier: ''Tutti i leader della Cdl nel governo, compreso Follini''



    Roma, 14 lug. (Adnkronos) - ''Sono pronto ad assumermi responsabilita' dirette. Ma ci vuole il massimo grado di coesione della maggioranza e responsabilizzazione dei leader''. Lo ha detto il vice presidente del Consiglio, Gianfranco Fini, al termine del dibattito a Montecitorio dopo l'informativa del premier Silvio Berlusconi. ''Quello di Follini -ha detto fra l'altro Fini- e' stato un intervento interlocutorio. Ha ribadito la posizione assunta nei giorni scorsi. Non poteva fare altro, visto che ha il Consiglio nazionale del partito entro 48 ore. Sarebbe far torto a quel partito pensare che il suo segretario avrebbe anticipato al Parlamento, anziche' al partito, le sue decisioni''.
    Fini oggi ha auspicato che nel governo restino tutti i leader della Casa delle Liberta', a partire da Marco Follini. In un articolo che apparira' domani su 'Il Secolo d'Italia', il presidente di An spiega: le dimissioni di Tremonti ''hanno chiuso una fase''. ''Ne dobbiamo aprire un'altra in cui le responsabilita' e le scelte siano plurime e non accentrate (il tremontismo senza Tremonti sarebbe ridicolo); una fase in cui i leader dei partiti di maggioranza siano tutti (a partire da Marco Follini) nel governo; una fase in cui tutti i partiti della coalizione siano chiamati ad operare in prima linea nella politica economica e sociale, perche' questo e' oggi il fronte in cui il centrodestra gioca la sua partita per poter vincere nel 2006''.
    "


    Saluti liberali

  3. #3
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    Predefinito Come fosse chiamato...

    ...Blair risponde

    Anche il premier inglese fa la sua grande manovra economica, per ampliare il consenso elettorale, che si è indebolito.
    La carta che gioca è quella del taglio della spesa cosiddetta per i “back office”, cioè per servizi non a contatto con il pubblico, per mobilitare risorse verso i servizi “front line”, rivolti direttamente ai cittadini.
    Il taglio riguarda oltre centomila funzionari, per 3, 5 miliardi di sterline (5 miliardi di euro),con un risparmio maggiore per costi indiretti, con una economia totale di 21,5 miliardi di sterline (30 miliardi di euro), destinati a sanità e istruzione.
    Il settore cruciale della riallocazione è la sanità, in connessione con l’invecchiamento della popolazione e il progresso tecnologico, che consente di migliorare le cure.
    Il ministro dello scacchiere Gordon Brown infatti, mantenendo l’attuale principio del servizio gratuito e migliorandolo, prevede una crescita della spesa sanitaria di 13 miliardi di sterline da 69 miliardi a 92, di qui al 2007-2008, pari al 7 per cento annuo.
    Per l’istruzione la crescita sarebbe di 14 miliardi di sterline, da 63 a 77, cioè del 22 per cento, pari al 5 per cento annuo.
    Per la difesa la crescita sarà di un magro 1,4 per cento, inferiore all’aumento annuo del Pil monetario, che potrebbe essere del 4-4,5 per cento.
    I miglioramenti nella sanità e nell’istruzione, oltreché con le economie sugli sprechi di bilanci che nel passato hanno avuto un grosso spazio, sarebbero compensati dalle diminuzioni nei back office di cui Blair va fiero.
    Una scommessa difficile, che gli oppositori denigrano, sostenendo che è un pretesto per accrescere le spese globali, tramite piani ottimistici compensati su improbabili riduzioni altrove.
    Una certa astuzia, per accattivarsi il favore degli insegnanti e di intellighenzie come quelle dei College di Cambridge ed Oxford, appare evidente.
    Tuttavia la strategia, in linea di principio, è saggia.
    Il settore pubblico deve saper accrescere la sua offerta dove occorre, tagliando dove c’è grasso inutile. Come si fa nelle aziende ben gestite.
    E al contempo mantenendo fermi quegli obiettivi alti di “vision”, di un’idea nuova di paese, senza di cui la politica si riduce ad amministrazione e lotta di partito.
    Avete presente l’Italia?

    da il Foglio del 14 luglio

    accidenti, ma Blair è o non è di sinistra?

    saluti

  4. #4
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    Predefinito Re: Come fosse chiamato...

    In origine postato da mustang
    ...Blair risponde

    Anche il premier inglese fa la sua grande manovra economica, per ampliare il consenso elettorale, che si è indebolito.
    La carta che gioca è quella del taglio della spesa cosiddetta per i “back office”, cioè per servizi non a contatto con il pubblico, per mobilitare risorse verso i servizi “front line”, rivolti direttamente ai cittadini.
    Il taglio riguarda oltre centomila funzionari, per 3, 5 miliardi di sterline (5 miliardi di euro),con un risparmio maggiore per costi indiretti, con una economia totale di 21,5 miliardi di sterline (30 miliardi di euro), destinati a sanità e istruzione.
    Il settore cruciale della riallocazione è la sanità, in connessione con l’invecchiamento della popolazione e il progresso tecnologico, che consente di migliorare le cure.
    Il ministro dello scacchiere Gordon Brown infatti, mantenendo l’attuale principio del servizio gratuito e migliorandolo, prevede una crescita della spesa sanitaria di 13 miliardi di sterline da 69 miliardi a 92, di qui al 2007-2008, pari al 7 per cento annuo.
    Per l’istruzione la crescita sarebbe di 14 miliardi di sterline, da 63 a 77, cioè del 22 per cento, pari al 5 per cento annuo.
    Per la difesa la crescita sarà di un magro 1,4 per cento, inferiore all’aumento annuo del Pil monetario, che potrebbe essere del 4-4,5 per cento.
    I miglioramenti nella sanità e nell’istruzione, oltreché con le economie sugli sprechi di bilanci che nel passato hanno avuto un grosso spazio, sarebbero compensati dalle diminuzioni nei back office di cui Blair va fiero.
    Una scommessa difficile, che gli oppositori denigrano, sostenendo che è un pretesto per accrescere le spese globali, tramite piani ottimistici compensati su improbabili riduzioni altrove.
    Una certa astuzia, per accattivarsi il favore degli insegnanti e di intellighenzie come quelle dei College di Cambridge ed Oxford, appare evidente.
    Tuttavia la strategia, in linea di principio, è saggia.
    Il settore pubblico deve saper accrescere la sua offerta dove occorre, tagliando dove c’è grasso inutile. Come si fa nelle aziende ben gestite.
    E al contempo mantenendo fermi quegli obiettivi alti di “vision”, di un’idea nuova di paese, senza di cui la politica si riduce ad amministrazione e lotta di partito.
    Avete presente l’Italia?

    da il Foglio del 14 luglio

    accidenti, ma Blair è o non è di sinistra?

    saluti
    Aumentare enormemente le spese per sanità e istruzione (5-7% ANNUI!) è la cosa più di sinistra che mi venga in mente.

  5. #5
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    dal quotidiano di Confindustria

    "
    Il Sole 24 ore del 15/07/2004


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    Lo sviluppo che dura chiede conti in ordine
    Guido Gentili
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    La giornata di ieri, dedicata alle comunicazioni in Parlamento del Presidente del Consiglio in seguito alle dimissioni del ministro dell'Economia, non è sfuggita allo scoppio della solita grana(ta) Rai e non è servita a chiudere del tutto il chiarimento interno alla maggioranza.
    Di tutto abbiamo bisogno, però, meno che di nuove incertezze. 1 dati di fondo sono quelli che sono. L'ultimo, relativo all'inflazione (+2,4% a giugno, in ascesa) indica che energia é servizi sono i settori che più necessitano di liberalizzazioni vere: non è un caso che famiglie e imprese paghino le bollette più salate d'Europa. Per non dire del fatto che il tasso di occupazione è fermo al 56% della popolazione in età lavorativa, terz'ultima posizione nella classifica Ocse. Quanto al Sud, sempre in vetta nelle graduatorie delle speciali promesse politiche di ogni colore, vale l'esempio che i tracciati ferroviari a binario unico (anche non elettrificati) sono ancora una realtà, pietre testimoniali di un ritardo storico.
    Per promuovere una svolta programmatica, nel mezzo di una verifica politica punteggiata da quei bizantinismi il cui esplicito rifiuto era stato nel 2001 una carta vincente, Berlusconi ha chiamato di nuovo a raccolta la sua riottosa maggioranza. Vedremo cosa ne uscirà e soprattutto se la nuova squadra di governo, a partire dal ministero dell'Economia, metterà in campo una politica economica dalla rotta certa.
    Il Governo non può né "tirare a campare" né infilarsi nel tunnel di una campagna elettorale continua. In entrambi i casi gli esiti sarebbero devastanti, non solo per le finanze pubbliche. E colpisce che nell'opposizione, più che un programma di governo credibile e condiviso, emerga - lo stantio cemento antiberlusconiano che non porta da nessuna parte.
    Bisogna al contrario entrare nel merito dei problemi, senza pregiudiziali. Il Governo ha fatto bene, in vista della messa a punto del Dpef, a chiedere di ascoltare le parti sociali. Il terreno di confronto, per restituire solide prospettive di sviluppo al Paese, è quello che già ieri ha visto inizialmente seduti allo stesso tavolo Confindustria, Cgil, Cisl e Uil.
    Il problema è che, quasi obbedendo a un riflesso condizionato, la Cgil di Guglielmo Epifani ha poi lasciato la sedia vuota dopo un aspro "faccia a faccia" con Cisl e Uil. Un segnale preoccupante, ancorché circoscritto ai modelli contrattuali e alle politiche salariali: non è con i veti o con la logica del conflitto permanente che si concorre a gettare le basi della ripresa che tutti invocano.
    Ma una solida prospettiva di sviluppo deve partire dalla situazione data, e qui occorre essere molto chiari. Il decretone da 7,5 miliardi fresco di approvazione è già da riscrivere nella parte relativa ai finanziamenti alla Difesa e sono tutt'altro che infondate le ipotesi di molti economisti che non giudicano strutturali i tagli impostati.
    Berlusconi ha confermato il suo programma, compreso il piano per abbassare le imposte di persone fisiche ed imprese. Il deficit tendenziale per il 2005 viaggerebbe però intorno al 4, 4,2% del Pil. Si parla dell'esigenza di una manovra di 25-30 miliardi e la Corte dei Conti ha aggiunto che anche per il primo modulo (2003) di riduzione della tassa c'è un problema di copertura finanziaria.

    Il prossimo Dpef sarà decisivo. Per capire se dopo i sacrifici partirà lo sviluppo. Quello veto, con la necessaria copertura.
    "

    Cordiali saluti

  6. #6
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    So' passati TRE anni (e "virgola"); che ne è del "programma"?

    Siamo stati su "Scherzi a parte"?

  7. #7
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    Avanti tutta con le riforme dunque...

    (ANSA) - MILANO, 15 LUG - 'L'unica via d'uscita e' che Berlusconi e Tremonti trovino un accordo'. Il suggerimento e' di Bossi, come testimonia Giancarlo Giorgetti. Il segretario della Lega Lombarda, da sempre vicino al suo leader in questi mesi, in un'intervista alla Padania, che domani titolera' 'Dal governo del nord al governicchio romano', annuncia anche che il Carroccio e' pronto 'a non votare la riforma delle pensioni, perche' parte integrante di un progetto che non c'e' piu''.
    2004-07-15 - 22:25:00

  8. #8
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    da il Foglio del 7 luglio

    " A: Casotto



    Al riformismo mancano una teoria della società attiva e l’adozione delle nuove tecnologie di riduzione dei costi

    Di Carlo Pelanda (7-7-2004)



    Circola l’idea che l’antiriformismo sia di scala tale da rendere impossibile il riformismo: esisterebbe un blocco sociale maggioritario in Francia, Germania ed Italia che non vuole rinunciare al protezionismo; la riduzione dei costi statali sarebbe una chimera. Ma per un numero crescente di studiosi ciò è una fesseria. Perché nei dati si vede che il blocco sociale maggioritario nei tre Paesi citati vive di mercato e non di Stato e vuole la riduzione delle tasse. Al riguardo dei costi, poi, c’è la certezza che lo spazio di efficienza conquistabile sia enorme. Quindi la nuova ipotesi è che il problema non stia nel dissenso, ma nel fatto che i riformisti sia di destra sia di sinistra usino teorie e strumenti troppo deboli. E che per questo la minoranza assistita sia in grado di dettare gli standard politici. Da qui sono emersi due nuovi obiettivi di ricerca: (a) quale teoria sarà forte abbastanza per dotare di consenso il riformismo; (b) come inserire più tecnologia nella pubblica amministrazione. La teoria, in questo caso, serve a definire un nuovo standard morale. E’ un errore pensare di modificare il contratto fiscale di una società senza cambiarne il modello etico, i valori. Quale il nuovo, confacente a minori tasse? Quello che rende buon cittadino solo chi provvede a se stesso e cattivo colui che non fa il massimo per essere autonomo. Dove il diritto alla protezione scatterebbe solo per casi eccezionali di impedimento o disagio. E chi lo chiede senza bisogno è un pigro. Il punto è che la riduzione fiscale dipende dal cambiamento dei riferimenti simbolici: affermare l’attivismo contro il passivismo, solidarietà solo ai veri bisognosi. Ma sarà più veloce ridurre i costi pubblici semplicemente includendo nel sistema la nuova tecnologia dell’informazione: per il controllo, ma anche per l’individuazione di vie più efficienti per fare le stesse cose. I riformisti non usano tali nuove tecnologie perché non le conoscono abbastanza. Questa rubrica raccomanda alle aziende del settore di pubblicizzare meglio come si fa, per esempio, a risparmiare tra il 15 ed il 20% della spesa sanitaria senza ridurne la qualità per gli utenti. Le prega, per l’Italia, di prendere appuntamento con il Primo ministro per mostrargli in dettaglio come risparmiare una ventina di miliardi di euro nel settore pubblico in poco tempo senza licenziare alcuno. Prega, in particolare, Eds, ATKearney ed Exact Cost di tradurre in italiano i modelli di efficienza che hanno già sperimentato con successo in Usa ed Uk. Implora il Primo ministro di ricevere queste ed altre mettendole in concorrenza per il progetto migliore.

    Carlo Pelanda
    "


    Saluti liberali

  9. #9
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    In origine postato da Pieffebi
    da il Foglio del 7 luglio

    A: Ca(ca)sotto

    Al riformismo mancano una teoria della società attiva e l’adozione delle nuove tecnologie di riduzione dei costi

    Di Carlo Pelanda
    (7-7-2004)

    Saluti liberali
    Ma, 'sto Carlo Pelanda che (ogni tanto tiri fuori) che fa il Catone a un tanto al kilo; saprebbe spiegare l'assunto su riportato (da lui stesso enunciato) in termini logici e, possibilmente, pratici?
    E, più che altro; che cippa sta dicendo?
    (E ancora: tu che lo posti, hai la minima idea di che piffero voglia dire?)

  10. #10
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    Che la riforma dello Stato Sociale è possibile solo attraverso una rivoluzione culturale (e morale ) liberal-liberista e l'aumento dell'efficienza della Pubblica Amministrazione con l'introduzione della tecnologia avanzata.
    Del resto è da mo' che si sa che un mucchio di "garantiti" dal cosiddetto "Stato Sociale" all'italiana (variante peggiorativa di quello europeo continentale) non sono affatto "bisognosi", nemmeno in senso "lato", mentre molti bisognosi in senso stretto non sono per nulla, neppure lontanamente, garantiti.

    Saluti liberali

 

 
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