Da Il Federalismo
Nel 1996, quando la Lega si è presentata da sola alle elezioni politiche, ha preso attorno a 4 milioni di voti. Cinque anni dopo due milioni e mezzo dei suoi elettori l’hanno abbandonata anche (e soprattutto) perché hanno trovato il suo simbolo in scabrosa compagnia. La gran parte di loro è andata a ingrossare il partito dell’astensione. Un mese fa una consistente fetta di costoro è tornata a votare Lega anche (e soprattutto) perché si è presentata in onesta solitudine. Alcuni di questi “figlioli prodighi” se ne sono però andati al mare al ballottaggio, quando si sono trovati di nuovo in compagnie che evidentemente ritengono poco commendevoli.
Se perde il proprio consenso, un movimento popolare rischia di diventare una via di mezzo fra uno stoccafisso e una ruspante agenzia di collocamento.
Ci sono oggi in Padania molti milioni di cittadini che sono: a) leghisti, b) leghisti disillusi, c) stanchi di questa politica e di questo modo di gestire il potere, d) arrabbiati, e) sfiduciati. La loro percentuale varia fra il 45 e il 60% del totale: sono il vero partito di maggioranza. È tutta gente che può (e magari vorrebbe anche) votare Lega.
La Lega è nata per rappresentare le giuste istanze di tutti quelli cui il sistema ha tolto la voce, di tutti quelli che subiscono ingiustizie, disservizi e rapine, di quelli che sono onesti e sono vessati da parassiti, di tutti quelli che hanno sempre di più l’impressione di essere stranieri e prigionieri in casa propria. La Lega potrebbe e dovrebbe rappresentare la larghissima maggioranza dei cittadini padani al di sopra di ogni differenza di censo, di attitudine culturale e anche di orientamento ideologico.
Per poterlo fare, la Lega deve oggi tornare ad affermare con forza taluni obiettivi essenziali.
1. La trasformazione dell’Italia in una repubblica federale, uno dei cui componenti deve essere necessariamente la macroregione padana, del tutto padrona della gestione delle sue risorse.
2. L’affermazione degli interessi padani anche di fronte alla Comunità europea rinegoziando le modalità di adesione.
3. La riduzione al minimo indispensabile di tutte le funzioni pubbliche con un generalizzato processo di liberalizzazione e di privatizzazione.
4. Eliminazione di ogni monopolio, scrupolosa difesa delle attività e delle proprietà private.
5. Eliminazione di ogni norma liberticida e razzista.
6. Ristrutturazione amministrativa interna della macroregione padana sulla base di esigenze di sussidiarietà e del rispetto delle identità storiche.
7. Eliminazione di ogni privilegio sociale, politico e sindacale, con la difesa puntigliosa dei diritti dei cittadini padani, con particolare attenzione ai “nostri” anziani, disabili e poveri.
8. Difesa e incremento delle culture identitarie locali.
Per perseguire questi obiettivi, il Movimento deve riprendere alcune regole di comportamento che non debbono subire modificazioni: non deve fare alcuna alleanza organica e di governo con altre forze politiche; deve chiedere l’adozione di una legge elettorale proporzionale con sbarramento di collegio; deve presentarsi solo alle elezioni politiche e amministrative con valenza politica; deve usare le grandi amministrazioni come strumento di lotta politica; deve impegnarsi a livello locale attraverso il sostegno a liste civiche; deve appoggiare altri partiti solo temporaneamente e su progetti specifici chiari e definiti; deve scegliere con grande scrupolo i propri rappresentanti vagliandone curriculum, fede, cultura e presentabilità; deve rendere pubblici tutti gli incarichi (e relativi emolumenti e contribuzioni) ottenuti per meriti o scelte politiche; deve contrastare l’immigrazione perché crea sovraffollamento, danneggia le fasce più deboli della nostra popolazione e attenta alle nostre identità; deve evitare di prendere posizione su temi che esulano dalla specifica lotta autonomista e che possono creare divisioni fra la nostra gente; deve privilegiare gli strumenti di informazione e controinformazione e, soprattutto, le istanze culturali nella lotta politica.
Non c’è in realtà nulla di nuovo in tutto questo, si tratta di ritornare a temi e comportamenti che hanno consentito a Bossi e a noi di fare nascere e crescere questo Movimento. La casa è solida ma ogni tanto va ridipinta. Quando nel gioco c’è qualcosa che non va e che sembra compromettere lavoro e impegno, si chiede una interruzione, un time out, un momento di riflessione. Si dice, alla padana, “arimortis”.
Diciamolo.
Gilberto Oneto




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