Fidanza: “Il ruolo di Azione Giovani… anche con posizioni diverse da AN”
Alice intervista il Vice Presidente Nazionale di Azione Giovani Carlo Fidanza: “Noi siamo per uno stato per i palestinesi. La “finanza creativa” non basta più e la “balena bianca” non tornerà! Grande rispetto per i DS”.


Ha ancora senso negli anni duemila un movimento giovanile di partito?

Sì, certamente. I giovani da sempre incarnano l'avanguardia culturale e la politica fatta con disinteresse e passione; penso che il loro contributo sia fondamentale per la crescita e per la dialettica interna dei partiti.


Tre motivazioni per le quali un giovane dovrebbe impegnarsi in Azione Giovani?

Per difendere e valorizzare la nostra identità nazionale ed europea, l'identità di un popolo che sappia aprirsi senza perdersi nel mare magnum della globalizzazione. Per battersi con coraggio contro la cultura dell'omologazione e dello sballo, per la cultura della vita contro droga, aborto e aberrazioni delle biotecnologie. Per affermare finalmente il pluralismo nella scuola e nella cultura, rompendo l'egemonia progressista che, con le sue mistificazioni, per decenni ha impedito la formazione di una coscienza comune degli italiani.


A chi vi accusa di "scimmiottare" in piccolo i grandi e di "giocare" a fare i politici cosa risponde?

Che Azione Giovani non gioca a fare politica ma fa politica. Solo per citare gli ultimi esempi: da due nostre battaglie nascono l'istituzione della “giornata del ricordo” del 10 febbraio per i martiri delle foibe e gli esuli giuliano-dalmati e la “Giornata della libertà” del 9 novembre, ricorrenza della caduta del muro di Berlino. AG è fatta di decine di migliaia di ragazzi che si dedicano alla militanza in modo totalmente disinteressato e gratuito, facendone spesso una ragione di vita. Direi anche che lo facciamo in onore e per rispetto dei nostri ragazzi caduti negli anni di piombo che hanno sognato un'Italia più forte e più libera...noi, in un contesto storico totalmente diverso, stiamo cercando di realizzare i loro sogni.



Quali i vostri rapporti con il vostro partito di riferimento, Alleanza Nazionale?

I rapporti con il Partito sono da sempre contrassegnati da luci ed ombre. Azione Giovani è gelosa custode della propria autonomia politica e organizzativa che si traduce poi nella nostra capacità di dire cose scomode, di spingerci un pò più in là rispetto a dove il Partito può arrivare. Oggi tanti di noi sono anche classe dirigente di Alleanza Nazionale, ricoprendo ruoli in amministrazioni locali, e questo a volte causa delle fisiologiche "crisi di crescenza" col Partito. Ma al di là delle questioni interne, ci riconosciamo con convinzione nel progetto politico di Alleanza Nazionale e lavoriamo per rafforzarlo.


Tradizionalmente i giovani della Destra si sono spesso differenziati dalle posizioni ufficiali del Partito...

Su molti temi, proprio a partire dalla politica estera, gran parte dei nostri militanti mantengono sensibilità diverse. Non sono mancate per esempio molte manifestazioni di contrarietà alla guerra in Iraq, così come tutt'oggi buona parte di Ag mantiene una posizione di contrarietà alla costruzione del muro da parte di Israele e chiede uno Stato per i palestinesi. E' giusto e forse fisiologico che sia così, la dialettica è il sale della politica.


I progetti futuri del movimento?

Abbiamo l'ambizione di incidere in questi ultimi due anni di legislatura su alcune scelte di governo. Vogliamo l'abolizione del libro di testo obbligatorio, come garanzia di pluralismo editoriale e culturale. Chiediamo al governo di mantenere una posizione di contrarietà agli Ogm, che riteniamo nocivi per il nostro sistema agroalimentare improntato sulla qualità. Infine vogliamo un nuovo slancio in politica estera: un'Italia protagonista in un'Europa non più succube dell'unilateralismo americano, un'Italia che sappia riappropriarsi del suo storico ruolo nel Mediterraneo come ponte tra culture e civiltà.



Da giovane, cosa pensi dello stato di fibrillazione che sta vivendo da mesi la Casa della Libertà?

La CdL pare aver perso un po' di smalto. Da un lato Berlusconi non è riuscito a tenere a freno gli alleati più riottosi come Bossi, dall'altro è mancata la consapevolezza di uno scenario politico-economico profondamente mutato rispetto al 13 maggio 2001. Oggi il Governo deve far fronte all'emergenza del caro-vita, ad una rinnovata politica per la casa e la famiglia, alla tutela del risparmio, alla necessità di un nuovo Patto con le parti sociali: la “finanza creativa” non bastava più a rispondere ai bisogni dell'economia reale. Quando la Destra chiede più collegialità e nuovo slancio chiede soprattutto attenzione per questi temi che toccano da vicino la quotidianità del nostro popolo.


Credi sia in atto un progetto di ricostituzione del Centro, come indurrebbero a pensare le numerose e trasversali richieste di ritorno al proporzionale?

Spero di no, la tendenza bipolare è un fattore positivo e ormai profondamente radicato nelle coscienze degli italiani. Nel contempo è giusto preservare e valorizzare le identità dei singoli partiti. Credo che un sistema elettorale come quello adottato nelle elezioni regionali garantisca entrambe le esigenze... ma la “balena bianca” non tornerà!


Quali i vostri rapporti con i DS?

Con i Ds c'è un rapporto di rispetto, credo ricambiato, dovuto al reciproco riconoscimento di percorsi politici significativi per la storia nazionale. Noi e loro rappresentiamo l'affermazione la politica contro l'antipolitica e la politica spettacolo. Dopodiché questo non cancella le contrapposizioni nette sui modelli culturali e socio-economici.


Stefano Delendati



P.S.
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Saluti