Salve a tutti. Torno oggi dalla Toscana, ma in questi giorni ho letto i giornali e so delle dimissioni del Ministro dell'Economia. Certi forumisti del centrodestra che stimo tendono a minimizzare l'accaduto, fanno raffronti con l'abbandono di Scajola e persino con quello di Ruggiero. Credo che il parallelo non stia in piedi. Con il lascio di Tremonti perde tutta una linea politica, perde il centrodestra nella sua essenza, nelle basi con cui ha vinto le elezioni tre anni fa. Un programma sottoscritto da tutti gli alleati viene accantonato e gettato nel cestino. La riduzione delle tasse si doveva fare, e si poteva farla. Ma in questa maggioranza prevalgono tendenze conservatrici e timorose, e lo stesso Berlusconi, che ha il carisma e la statura per attrarre voti di milioni di persone (ancora, e comunque, nonostante quel che si dica) non ha la stessa forza e decisione nel portare avanti delle legittime rivendicazioni presso i propri alleati - o forse le forze che gli si oppongono sono più grandi di lui.
Fatto sta che quando è saltato Tremonti chi come me sostiene questo Governo non solo per le conseguenze immediate che si aspetta dagli interventi in politica economica, sociale, eccetera, ma soprattutto per gli effetti che spera esso possa imprimere sulla politica italiana degli anni a venire (e quanti ne ha portati il Cavaliere in questi dieci anni, costringendo la sinistra ad aprire a privatizzazioni, tagli alle pensioni, riforme sociali prima inimmaginabili!), si è sentito davvero in lutto. E c'è poco da fare buon viso a cattivo gioco, a rintuzzare i soldatini della Lista Prodi che per la prima volta ci vedono giusto, sostendendo che no, non cambia niente, che le cose sono come prima. Insomma, c'è poco da stare allegri.
Per cinquant'anni tondi ('45-'94) l'Italia è stata governata con il concorso di due ideologie: il marxismo e il cattolicesimo. Sul PCI, sconfitto dalla storia, non c'è nulla da aggiungere; la DC, piuttosto, è stata la vera rovina del nostro Paese. La DC che non aveva termini di raffronto con nessun altro partito di centrodestra nell'Occidente perchè non è mai stata un partito di centrodestra. Non parliamo di gollisti francesi e di conservatori inglesi, ma di un partito che le poteva assomigliare, almeno in via teorica - la CDU tedesca: per la DC consociativa e refrattaria al cambiamento quella che negli altri stati era una netta politica di alternativa alla sinistra, qui era l'affannosa ricerca di una mediazione continua con i comunisti e i socialisti, la sfibrante politica di difesa delle posizioni senza alcuna carica propositiva, la folle illusione che lasciando stampa e cultura al PCI e tenendo per sè le poltroncine essa avrebbe potuto garantirsi un futuro serio. Questo atteggiamento ha marchiato la politica economica con una cultura statalista che Craxi prima (condizionato però dalla propria maggioranza di governo) e Berlusconi e Bossi poi (con la goffaggine, il basso profilo culturale, il provincialismo e il verticismo che contraddistinguono la CDL) hanno tentato di infrangere. Una impronta liberale che all'Italia repubblicana manca da sempre e che va introdotta, pena la cronica arretratezza del nostro sistema in tutti i campi. E' un processo lungo e faticoso, i cui risultati si raccolgono nel lungo termine. Quello che non si vuole ancora capire è che gli Italiani non hanno votato Berlusconi solo in ragione dell'imbambolamento televisivo e pubblicitario, del tanto fumo che egli ha saputo creare attorno alle idee che proponeva. Un progetto morto, anche se ben reclamizzato e riverniciato a dovere, resta morto, e puzza di morto. Non decolla, annoia, fa sbadigliare. Berlusconi ha vinto perchè osava proporre ricette nuove. Che piacevano, e che la sinistra non ha potuto sconfessare, ma ha dovuto prendere in considerazione, rielaborare e, parzialmente, fare proprie. E l'emblema di tutto ciò era l'antipolitico Tremonti, colui che senza un sorriso - riflettere, su questo - nè uno spot nè un palcoscenico ha sempre goduto di una fiducia incondizionata da parte del popolo del centrodestra. Certo l'abbandono di questo ministro è una sconfitta pesante: più che sul piano della realizzazione del programma, direi, su qullo delle idee, delle idee liberali per una cultura di governo.




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