...conflitto d'interessi
Se c'è un caso su cui quelli del centrosinistra dovrebbero tacere e fare autocritica, questo è il caso del "conflitto d'interessi".
Sono stati in maggioranza e hanno lungamente governato senza intervenire, senza (...) fare la legge "migliore" che ora reclamano, senza rimettere ordine nella situazione di pericolo democratico che la cosiddetta "anomalia" berlusconiana determinava.
Non hanno dunque le carte in regola nemmeno per aprir becco, figurarsi per strillare come oche spennate (come invece fanno) contro la legge sul conflitto d'interessi approvata ieri alla Camera. Dicono che è una normativa non buona, che non serve.
Ma seppure si trattasse d'una regolamentazione pessima, in qualche modo la responsabilità sarebbe di quelli che ora la criticano piuttosto che di quelli che l'hanno messa in legge. Perché è chiaro che le norme di ieri prendono il posto del nulla fatto dagli altri, e in politica non esistono leggi "migliori" se chi poteva approvarle ha pensato ad altro o, peggio , ha pensato che fosse più utile (ai partiti, non al paese) tenere tutto così com'era.
E anche in quanto all'efficacia c'è da intendersi.
L'ex giudice e attuale capogruppo postcomunista alla Camera, Luciano Violante, afferma che questa legge «non serve a niente». Possibile.
Ma il niente che han fatto loro a che cosa serviva?
Certamente non risolveva - ma lasciava intatta - la "anomalia" che pure indicavano come il più urgente problema da risolvere affinché l'Italia non rimanesse una "autocrazia sudamericana". Ciò che veramente costituiva e costituisce un problema per gli avversari di Berlusconi è il fatto che lui ha un potere che insidia il loro,ma la grande contraffazione (che ora pagano) è che ci fosse tra il loro potere e l'interesse del Paese una coincidenza ineluttabile.
Questa coincidenza però non c'era e non c'è, o almeno il Paese non sentiva e non sente nella diminuzione del potere degli avversari di Berlusconi una diminuzione delle libertà democratiche.
Anzi, nell'affermazione e nell'accreditamento di Berlusconi una buona parte del paese vedeva e in parte continua a vedere qualche segno sia pur confuso di accrescimento delle libertà.
A torto o a ragione, ma questo è un altro discorso.
Resta che anche il problema del conflitto d'interessi è stato trasformato in una specie di "non problema" non già da Berlusconi che se ne impipava, ma da chi lo agitava come il caso capitale della sussistenza democratica in Italia mentre però non faceva niente - pur quando poteva fare qualcosa - per mettere al riparo il Paese da quel presunto flagello.
Se anche la legge sul conflitto d'interessi è stata assunta in situazione di conflitto d'interessi (e può darsi),sta ora agli altri risponderne doppiamente: devono rispondere di non aver fatto quel che dovevano, e di aver lasciato fare a Berlusconi quel che ha voluto lui.
IURI MARIA PRADO su Libero del 14 luglio
saluti




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