era un pezzo che volevo postare Annalisa, ora l'ho fatto perchè è ora di cose nuove e non ammuffite
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(Tratto da AREA) - Siamo in un vicolo cieco: il passato ci perseguita, ci costringe a rispondere. È venuto il momento che questa destra si metta a studiare seriamente cos’è stato il fascismo, per metabolizzarlo e rivendicare poi fortemente in diritto di tornare a confrontarsi col presente. O magari addirittura col futuro… La pedofilia mi preoccupa più dell’antisemitismo. Devo restituire la tessera di An? È un cruccio legittimo. E anch’io ho fatto la battuta di Maurizio Gasparri: e che, adesso si mandano le ruspe a Latina, creatura del male assoluto? Diciamo che forse Gasparri non manderebbe le ruspe perché Vincenzo Zaccheo è di "Destra protagonista". Io non le manderei per altri motivi. Siamo in un vicolo cieco: il passato ci perseguita, ci costringe a rispondere. Non può essere il solo Gianfranco Fini a portare l’onere della revisione e dello strappo. Chi lo sa, magari è venuto il momento che questo partito si metta a studiare seriamente cos’è stato il fascismo, al di là dei busti del Duce e dei saluti romani custoditi in stile carbonaro nei sotterranei delle sezioni missine. Ha scritto Antonio Pennacchi, nel suo Viaggio per le città del Duce: "Ciampi ha detto, studiate quello che vi pare, ma guai al revisionismo. Roba che uno dice: ma allora il fascismo ci sta adesso. E che madonna: prima ancora che comincio a cercare, tu già mi dici quello che posso o non posso trovare? Se trovo questo va bene, se trovo quell’altro lo rificco sotto? E quei quattro scemi, pur di stare al governo, gli hanno detto Sissignore, che stiamo a scherzare? Il più grande statista era De Gasperi. De Gasperi? Una testa d’alce che non è riuscito a governare nemmeno cinque anni filati". Studiando si storicizza, storicizzando si consegnano gli odi al passato, si prende coscienza di quello che si è e di quello che non si può essere. Ecco: è un percorso che viene da sé, che non può essere dettato dall’esterno. Altrimenti succede come a scuola: all’allievo sempre sotto tiro gli viene la tentazione di fare come Lucignolo, di essere indisciplinato, di tirare le sedie per aria, di farsi iscrivere nella lista dei cattivi. La demonizzazione porta a questo, autoiscriversi nelle legioni del male assoluto porta a questo. Dicono che le ragioni del cuore non possono sopravanzare le ragioni della logica politica. Vero: finiamola con i sentimentalismi. Però ci sono pure le ragioni dei padri. Il mio amico Mario Landolfi litiga con suo padre per la frase sulla Rsi infame. Tutti abbiamo litigato idealmente con i nostri padri. Anche io, anche Fini. Peccato: perché le generazioni si devono riconciliare, non devono ferirsi. Bisogna onorare il padre, non infangarlo. L’uomo di destra sta dentro una catena di memorie e radici da tramandare, non è l’individuo assoluto della sinistra, che fa quello che cavolo gli pare. In quella catena di memorie ci stanno anche, per esempio, i funerali dei fratelli Mattei, di Sergio Ramelli, di Francesco Cecchin, ammazzati da chi riteneva che il fascismo fosse come il demonio. Forse anche peggio del demonio. E per questo, ci mettevano sul rogo… Certo, la maggioranza degli italiani non possiede questo bagaglio di ricordi crepuscolari. Per intenderci non gliene frega niente che noi siamo nati in un cupo tramonto e via discorrendo. Giusto, se si ragiona in termini di percentuali, ha ragione chi dice che è meglio buttare a mare la zavorra nostalgica e rivolgersi alle energie fresche, deideologizzate, che possono portare acqua al mulino della nuova destra moderata e antifascista. Il punto è che, senza la zavorra nostalgica, il Msi non ci sarebbe stato e senza il Movimento sociale non ci sarebbe stata An e Fini è stato il segretario del Msi. La matematica non è un’opinione. E anche del Msi bisogna un po’ parlare con serenità, con onestà, con verità. Nel Msi il percorso di fuoriuscita dal tunnel del fascismo (espressione di Marco Tarchi) fu fatto dai giovani del Fronte della gioventù che si richiamavano alla corrente di Pino Rauti, i quali non leggevano solo Julius Evola, che è stato un grande pensatore della crisi, ma anche tutti gli autori della rivoluzione conservatrice e si sforzavano di contrapporre all’egemonia culturale della sinistra le poderose idee di pensatori maledetti e censurati, organizzavano i campi Hobbit, componevano canzoni, predicavano la fine dell’estremismo violento, cercavano il dialogo generazionale e non più lo scontro fisico con gli avversari. Gli altri, nel Msi, organizzavano le gite a Predappio, non leggevano nemmeno Topolino, e si spartivano il voto nostalgico raccontando in giro che i rautiani erano castristi e di sinistra. Adesso, permetterete, subire il ricatto della trincea nostalgica per chi non è mai stato antisemita, non ha mai comprato medaglioni col profilo del Duce, non ha mai partecipato ai riti esteriori, un po’ cialtroneschi, nei quali sopravviveva l’aspetto macchiettistico di un regime finito, è faccenda che fa girare le scatole. Non a caso, quella carica trasgressiva vissuta dalla destra giovanile sul finire degli anni di piombo, è tacitamente rimossa nelle attuali file di Azione giovani. I miti fondanti dei ventenni di An sono gli stessi dei giovani degli anni Cinquanta: le foibe, Trieste italiana, il Tricolore, l’anticomunismo, via Togliatti da cancellare. È come se si dicesse: ci avete demonizzato per mezzo secolo, adesso che abbiamo abiurato e siamo più democratici di voi, vi facciamo ballare noi, brutti comunisti che non siete altro… Un percorso gretto, limitato, fuorviante. Con tutto il rispetto per i caduti delle foibe e per i moti del ’53, si capisce. Ma non passa di lì la rianimazione dell’identità di destra. Ci vuole coraggio, ci vuole la volontà di infrangere la cappa del politicamente corretto. Questo Paese è di sinistra fin nelle viscere. Per scuoterlo, bisogna provocarlo. Creare scandalo. Annalisa Terranova




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