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    Predefinito Ecco gli emendamenti dell'Udc

    Ecco gli emendamenti dell'Udc

    LeG
    23/07/2004


    Questo il testo integrale della lettera inviata da Marco Follini al Presidente del Consiglio a proposito dell'azione del governo, il 10 luglio. In allegato Follini invia anche gli emendamenti al disegno di legge di riforma della Costituzione presentato dalla Cdl e già approvato in Senato. Sono le modifiche che il leader dell’Udc considera fondamentali.



    Caro Silvio,

    ti mando alcuni brevi appunti sulle priorità dell'Udc in merito all'agenda del Governo e della maggioranza. Credo che essi possano far parte di quella scossa positiva che in tanti riteniamo indispensabile dare alla situazione politica.



    Non entro nel merito del tema della struttura di Governo che, come tu ben sai, desta in noi emozioni assai moderate. Mi limito a ribadirti che la scelta indifferibile di un ministro dell'Economia di alto profilo e di forte indipendenza che dia un significativo valore aggiunto alla compagine ministeriale, fa parte a pieno titolo della ''scossa'' di cui sopra.



    L'Udc non ha mai fatto mancare alla coalizione il suo contributo di idee e di proposte. In più di un'occasione - ricorderai ad esempio le nostre iniziative sui progetti dell'immigrazione e sul bonus per i figli – siamo riusciti ad imprimere correzioni di rotta che hanno prodotto effetti positivi per tutta la maggioranza.



    Anche in queste ore, e a maggior ragione dopo i risultati elettorali delle europee e delle amministrative, il nostro partito intende far valere il proprio punto di vista nell'interesse del successo dell’intera coalizione.

    In particolare, le nostre proposte (che qui ti sintetizzo) riguardano le istituzioni, l'economia, il sistema delle garanzie.



    Istituzioni - Il gruppo Udc alla Camera ha presentato un insieme di proposte per la modifica al progetto di riforma della Costituzione. Tra queste, ti segnalo alcuni emendamenti che riteniamo fondamentali e che riguardano, in tema di federalismo, una significativa correzione della ''riforma'' del Titolo V realizzata nella scorsa legislatura, una più rigorosa distinzione delle competenze di Stato e Regioni e una più adeguata formulazione del principio di interesse nazionale e, in tema di forma di governo, una limatura dei poteri del premier tale, da un lato, da ribadire il carattere parlamentare della Repubblica e, dall'altro, da essere compatibile con una legge elettorale che salvaguardi insieme la rappresentanza proporzionale delle forze politiche, il loro vincolo di coalizione e dunque il carattere bipolare del confronto politico.



    La direzione nazionale del partito ha ribadito, tra le nostre priorità, l'approvazione di una legge elettorale in senso proporzionale e con vincolo di coalizione. Il ministro Buttiglione ha presentato ad inizio legislatura una proposta di legge (n. 378) che per noi è molto più di una semplice base

    di discussione.



    Economia - Rinviando alla stesura del Dpef la definizione di una proposta complessiva, mi limito a segnalarti la nostra posizione sugli argomenti che ci vengono prospettati con maggiore urgenza.



    Per quanto riguarda il progetto di riforma fiscale, in attesa di conoscere e approfondire il quadro di sostenibilità finanziaria, e fermo restando l''assoluta necessità per il nostro Paese di mantenere una linea rigorosa di risanamento dei conti pubblici, ti rinnovo le nostre priorità: introduzione del quoziente familiare, eliminazione dell''Irap per i ricercatori e destinazione di una parte dell'aliquota dei redditi più alti a favore delle attività del privato sociale. Per l'Udc si tratta, insomma, di definire un progetto che, salvaguardando il rigore dei conti pubblici, abbia un profilo di profonda equità sociale.

    Insisto inoltre su alcuni impegni legislativi. Considero una fondamentale priorità per il Paese la sollecita approvazione della riforma previdenziale e della legge a tutela dei risparmiatori. Ricordo che su quest'ultimo punto già il ministro Tremonti si era impegnato personalmente in questo senso proponendo l'inasprimento delle pene per il falso in bilancio (vedi all. 3). Fa parte altresì di questa stessa agenda il nuovo ordinamento delle professioni e la riforma del diritto fallimentare.



    Sistema delle garanzie - Siamo convinti che la rapida approvazione della legge sul conflitto d'interesse debba rientrare fra gli obiettivi di tutta la maggioranza. Si tratta peraltro di uno degli impegni dei 100 giorni, già approvato sulla base di un testo redatto dal ministro Frattini che ha ottenuto per 4 volte il voto favorevole in Parlamento da parte della maggioranza.

    Fa parte infine della nostra tradizione politica e culturale, ribadire che il servizio pubblico radiotelevisivo debba essere, per quanto possibile, espressione del Paese nella sua interezza. So bene che questo tema è controverso anche fra le forze della maggioranza ma credo che in questo caso ci siano logiche istituzionali che prevalgono sulle ragioni di parte. Almeno per noi. Tutti questi ragionamenti, lo sai bene, mirano a rendere la nostra alleanza e il Governo più forti e più capaci di affrontare un periodo difficile. Siamo una forza moderata alternativa alla sinistra e tenacemente legata al bipolarismo, e questa chiara identità dell'Udc segna il nostro percorso politico di oggi e di domani. Tutto questo è ovvio, ma ci tengo a ribadirlo una volta di più.



    Ti allego (1) gli emendamenti più significativi al disegno di legge di riforma costituzionale e (2) la proposta di legge elettorale presentata da Buttiglione.



    Spero e credo che tutto questo possa essere un contributo utile alla soluzione dei problemi che abbiamo di fronte.

    Marco Follini





    EMENDAMENTI AL DDL IN MATERIA DI MODIFICA DELLA PARTE II DELLA

    COSTITUZIONE

    ART. 13.

    Conseguentemente, all''articolo 34, dopo il comma 2, inserire il seguente:

    2-bis. All''articolo 117 della Costituzione, dopo il quarto comma, è inserito il seguente:

    Lo Stato ha la facoltà di esercitare nelle materie di competenza regionale la potestà legislativa nei casi in cui lo richieda la tutela dell''unità giuridica ed economica della Repubblica e la uniforme attuazione dei diritti fondamentali riconosciuti dalla Costituzione.

    13. 48. D''Alia, Di Giandomenico.

    ART. 23.

    Sostituirlo con il seguente:

    1. Il primo comma dell''articolo 88 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    Il Presidente della Repubblica scioglie la Camera dei Deputati su proposta del Primo Ministro.

    23. 13. D''Alia, Di Giandomenico.

    Sostituirlo con il seguente:

    Art. 23.

    1.L''articolo 88 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    Art. 88. - Il Presidente della Repubblica, su richiesta del Primo Ministro, che ne assume la esclusiva responsabilità, ovvero nei casi di cui agli articoli 92, quarto comma, e 94, decreta lo scioglimento della Camera dei deputati e indice le elezioni entro i successivi sessanta giorni.

    Il Presidente della Repubblica non emana il decreto di scioglimento richiesto dal Primo Ministro nel caso in cui, entro quindici giorni da tale richiesta, venga presentata alla Camera dei deputati una mozione sottoscritta da deputati appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni in numero non inferiore ai due terzi di tali deputati, nella quale si dichiari di voler continuare nella atuazione del programma e si indichi il nome di un nuovo Primo Ministro.

    Tale mozione deve essere approvata dalla Camera dei deputati nei successivi cinque giorni. Se la mozione è respinta il Presidente della Repubblica scioglie la Camera dei deputati».

    23. 11. D''Alia, Di Giandomenico.

    ART. 26.

    Sostituirlo con il seguente:

    Art. 26.

    1. L''articolo 92 della Costituzione è sostituito dal seguente: Il Governo della Repubblica è composto dal Primo Ministro e dai Ministri, che costituiscono insieme il Consiglio dei Ministri.

    La candidatura alla carica di Primo Ministro avviene mediante collegamento ad una o più liste di candidati alle elezioni della Camera dei Deputati, secondo modalità stabilite dalla legge.

    La legge disciplina la elezione dei Deputati in modo da favorire la formazione di una maggioranza, collegata al candidato alla carica di Primo Ministro. Il Presidente della Repubblica nomina, sulla base dei risultati delle elezioni della Camera dei Deputati, il Primo Ministro.

    In caso di morte, di impedimento permanente, accertato secondo modalità fissate dalla legge, ovvero dimissioni del Primo Ministro, il Presidente della Repubblica nomina un nuovo Primo Ministro sulla base del risultato delle elezioni alla Camera dei Deputati.

    26. 11.D''Alia, Di Giandomenico.

    ART. 28.

    Sostituirlo con il seguente:

    Art. 28.

    1.L''articolo 94 della Costituzione è sostituito dal seguente:

    Art. 94. Il Primo Ministro illustra alle Camere il programma e la composizione del Governo entro 15 giorni dalla nomina. Il programma si considera approvato salvo che una mozione, presentata, entro cinque giorni, da almeno un decimo dei componenti della Camera dei deputati non chieda la reiezione. La mozione è approvata a maggioranza dei componenti della Camera dei deputati. Ogni anno il Primo Ministro presenta alle Camere il rapporto sulla attuazione del programma e sullo stato della Nazione.

    Il Primo Ministro può chiedere la fiducia su una votazione riguardante un provvedimento legislativo o un atto di indirizzo all''esame della Camera dei deputati, ai sensi del suo regolamento.

    La Camera dei deputati può esprimere la sfiducia nei confronti del Primo Ministro mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

    Se la Camera dei deputati respinge il programma o nega la fiducia o approva la mozione di sfiducia al Governo, il Primo Ministro rassegna le dimissioni e può chiedere lo scioglimento della Camera dei deputati. In tali casi si applica il procedimento previsto dall''articolo 88.

    Il Primo Ministro che si è dimesso non può assumere alcun incarico di Governo prima dell''elezione della nuova Camera dei deputati.

    28. 13. D''Alia, Di Giandomenico.

    ART. 34.

    Sostituire il comma 1 con il seguente:

    1. All''articolo 117 della Costituzione il primo comma è sostituito dal seguente:

    La potestà legislativa è esercitata dallo Stato e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonché dei vincoli derivanti dall''ordinamento comunitario. Nell''esercizio delle proprie competenze lo Stato e le Regioni si conformano ai principi di leale collaborazione e di sussidiarietà.

    34. 46. D''Alia, Di Giandomenico.

    Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

    1-bis. All''articolo 117, secondo comma, della Costituzione, alla lettera m) dopo le parole «diritti civili e sociali» sono aggiunte le seguenti «e sanitari».

    1-ter. All''articolo 117, secondo comma, della Costituzione, dopo la lettera m), è aggiunta la

    seguente: m-bis) norme generali sulla tutela della salute;

    1-quater. All''articolo 117, terzo comma, della Costituzione sono soppresse le parole «tutela della salute».

    34. 48.D''Alia, Di Giandomenico.

    Dopo il comma 1, aggiungere i seguenti:

    1-bis. All''articolo 117 della Costituzione, al secondo comma, dopo la lettera s) sono inserite le seguenti:

    t) grandi reti di trasporto e di navigazione, porti e aeroporti civili di interesse nazionale;

    u) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell''energia;

    v) ordinamento della comunicazione;

    w) ordinamento delle professioni;

    x) armonizzazione dei bilanci pubblici e coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario.

    1-ter. All''articolo 117, terzo comma della Costituzione, sono soppresse le parole: «professioni», le parole da «grandi reti» fino a «energia», nonché le parole da «armonizzare» fino a «tributario».

    34. 49.D''Alia, Di Giandomenico.

    Al comma 2, aggiungere, infine, il seguente capoverso: La potestà legislativa esclusiva delle Regioni è esercitata nel rispetto della legislazione esclusiva dello Stato, di cui al secondo comma.

    34. 51.D''Alia, Di Giandomenico.

    ART. 38.

    Sostituirlo con il seguente:

    Art. 38 - 1. All''articolo 127, della Costituzione, dopo il primo comma è inserito il seguente:

    Il Governo, qualora ritenga che una legge regionale pregiudichi l''interesse nazionale della Repubblica, può sottoporre la questione alla Camera dei deputati, entro trenta giorni dalla pubblicazione della legge regionale. La Camera dei deputati, entro i successivi trenta giorni, decide sulla questione e può rinviare la legge alla regione, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, indicando le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi trenta giorni il consiglio regionale non rimuova la causa del pregiudizio, la Camera dei deputati, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, entro gli ulteriori trenta

    giorni, può annullare la legge o sue disposizioni.

    38. 7.D''Alia, Di Giandomenico.

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    Berlusconi: voglio la testa di Follini



    «Spero che tu sia stato nominato per le tue qualità e non per la generosità di Berlusconi». Non è affatto «lunga e cordiale» la telefonata di Marco Follini a Rocco Buttiglione. Il leader dell’Udc è deciso a portare fino in fondo la sfida all’ala governativa del suo partito, Buttiglione e Giovanardi in testa. Dimostrando a Berlusconi che ha fallito due volte: sia con l’accerchiamento che con le quinte colonne.

    Follini quindi - spiegano i suoi uomini - ha ribadito la linea: mantenere fermi gli emendamenti alla devolution anche se «non ci impicchiamo alla forma né a una data», e convocare il consiglio nazionale venerdì prossimo per chiedere il sostegno del partito. «Non voglio andare a una conta drammatica - ha detto - ma dopo quello che è successo è doveroso un chiarimento profondo». Con una tentazione non dichiarata ma neppure del tutto esclusa: sfiduciare il filosofo dalla carica di presidente dell’Udc. Ieri Follini e Casini si sono sentiti a lungo, e il presidente della Camera gli ha confermato il suo appoggio nella linea «autonomista».

    Buttiglione, dal canto suo, è altrettanto deciso a raccogliere il guanto. Primo, è vero che mentre l’ufficio politico vede la prevalenza dell’ala ministeriale, il più ampio consiglio nazionale potrebbe facilmente sostenere la linea del segretario. Ma è altrettanto vero, ragiona, che alla fine della settimana prossima i giochi saranno già fatti: in commissione Affari costituzionali l’intenzione del presidente Bruno (Fi) è finire martedì. Neanche lo preoccupa troppo la sostituzione avvenuta l’altroieri di uno dei tre componenti centristi in commissione, Giovanni Mongiello, con il casiniano Luca Volonté. Adesso, con Volonté e il capogruppo Giampiero D’Alia, la maggioranza dell’organismo è schierata con il segretario.

    Buttiglione è convinto che alla fine uscirà vincitore e non ha fretta: «Un consiglio nazionale? Non è il momento di far precipitare le cose. Sarebbe un errore accelerare le dimissioni di Marco. Diamogli un mese di tempo. Ci possono essere anche ritirate onorevoli. E comunque un segretario si trova sempre...». Del resto: «Silvio le risposte le ha date», il Dpef concertato, il conflitto di interessi, il siluramento di Monti. Insomma, il partito potrebbe non condividere l’ostinazione del leader. Un manipolo di ex Cdu è proiettato ancora più avanti: da soli alle elezioni regionali del 2005. Con il simbolo dello scudo crociato, naturalmente.

    Ma quello è il futuro. Il presente comincia domattina con l’ufficio politico che deciderà il comportamento in commissione quello stesso giorno. La proposta Giovanardi è di dare mandato ai delegati al tavolo tecnico che vuole Calderoli per condurre una trattativa punto per punto da chiudere a settembre. Superfluo dire che i buttiglioniani la condividono in pieno: una bella pausa estiva è quello che ci vuole per rasserenare gli animi e trovare la fatidica quadra.

    «La linea va decisa nell’ufficio politico - avverte Gianfranco Rotondi - Se l’Udc vota con il centrosinistra su una questione fondamentale del programma di coalizione, ci saranno conseguenze politiche». Ancora più chiaro: «Se smontiamo il giocattolo alla Lega si va alla crisi di governo». Rotondi si rivolge a Follini: «Sbagliato drammatizzare, serve un clima diverso sia nel partito che nella coalizione». Gli fa eco Maurizio Ronconi: «Il compito di Follini ora sarà ridurre a sintesi le diverse sensibilità del partito. Con la nomina di Buttiglione è obiettivamente difficile affermare un’ipotetica emarginazione politica nella CdL». Secco D’Onofrio, strapazzato da Follini per la sua visita a Berlusconi: «Mi auguro che lunedì anziché di finte dimissioni si discuta di problemi politici veri».

    Ieri però sono usciti allo scoperto tutti gli uomini che appoggiano il segretario. Una sfilza di dichiarazioni che ne condividono la «lucida» posizione. Un modo anche per ristabilire le proporzioni all’interno del partito: Erminia Mazzoni, il sottosegretario alla Giustiza Michele Vietti («Addebitare le difficoltà della coalizione a Follini è un’operazione miope»), il neo-eurodeputato Lorenzo Cesa di provata fede folliniana, Stefano Graziano («I ministri seguano la linea del partito»). Domenico Zinzi, Francesco Salzano, Francesco Bosi.

    Si vedrà domani allora se lo scontro fra Follini e Buttiglione è componibile, se magari proprio in quella frase «non ci impicchiamo alla forma o a una data» è nascosta la chiave che permetterà di accontentare la Lega e riparlarne a settembre, sì, ma con altri toni. O se invece la parola passerà ai trecento delegati del partito, chiamati a scegliere fra la linea del segretario e quella del presidente.

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    Un'Italia piccola piccola

    La sostituzione del professor Mario Monti con il ministro Rocco Buttiglione, nel posto che spetta all’Italia nella prossima Commissione europea, fa venire in mente la parola chiave (mai onorata) che il ministro Frattini ha ripetutamente usato durante la trattativa per il progetto di trattato costituzionale: «Non accetteremo compromessi al ribasso».

    Così amava dire il negoziatore e responsabile della politica estera. S’è visto com’è andata. Certo, il trattato è stato approvato. Meglio così. Però con una serie di modifiche, rispetto al testo originario, che sono andate ben al di là di un dignitoso compromesso. Ora, con tutto rispetto per la persona del ministro Buttiglione, peraltro responsabile per le Politiche comunitarie, il ben servito a Mario Monti, nel segno di un mercanteggiamento politico davvero sconcertante, dimostra che non si è toccato il ribasso ma si è giunti allo sprofondo. E ripeto, a scanso di sgradevoli equivoci: il giudizio sulla persona di Buttiglione non c’entra. Il problema va visto dal punto di vista della scelta politica e dell’ottica europea e internazionale in cui si colloca quello che a taluni piace definire il «sistema Italia».

    Perché, infatti, non confermare Mario Monti? Qualunque persona ragionevole e di buon senso non avrebbe avuto esitazione a lasciare tranquillo in Europa un esponente di assoluto prestigio e professionalità, dimostrati in dieci anni di lavoro in seno alla Commissione di Bruxelles. Una prima volta, nel 1994, indicato dal centro destra e la seconda, nel 1999, designato dal centro sinistra. Si trattò di una scelta all’insegna della continuità, accolta con grande favore e oltremodo apprezzata fuori dai nostri confini. E Monti, per due «legislature», ha dimostrato di adempiere al ruolo di commissario europeo rispettando in pieno il mandato così come regolato dai Trattati. Il commissario europeo è, dal momento della designazione concertata tra il presidente del collegio e lo Stato membro, un servitore dell’Unione. Deve essere, sin dall’atto dell’assunzione dell’incarico che avviene per giuramento a Lussemburgo, una personalità autonoma che dimentica l’appartenenza nazionale e non dà conto alla fonte di governo che l’ha proposto. Perché è proprio questo lo spirito della costruzione europea e, in particolare, la caratteristica istituzionale della Commissione, rispetto agli altri due organismi dell’Ue, il Consiglio dei ministri e il Parlamento, le autorità legislative.

    L’attività del professor Monti, prima come responsabile del Mercato Interno e, dopo, della Concorrenza, si è sviluppata all’insegna del vincolo, quasi sacrale, dell’autonomia. Attento, quasi con maniacale esercizio della prudenza (un giorno a Bruxelles, incalzato da domande sull’invito a far parte del governo di centro destra, rimase immobile e silenzioso per tre minuti filati in attesa dell’ascensore), a non lasciarsi tirare per la giacchetta.

    Vuoi per questioni di massima grandezza come l’abuso di potere dominante e della violazione delle regole di concorrenza, vuoi per piccole o grandi beghe nazionali legate alle deroghe sui cosiddetti «aiuti di Stato». Un uomo così avrebbe continuato a far bene a quest’Europa, più grande e complessa, e di riflesso, avrebbe giovato al suo Paese di provenienza. Il governo di centro destra ha preferito privarsene per le ragioni note.

    La scelta di Buttiglione ha, a mio avviso, due caratteristiche. La prima, come dimostrano i fatti, è strumentale: nel senso che è uno strumento per tentare di placare lo scontro in atto nella coalizione di governo. Il successo è tutto da vedere. Si usa la via di fuga dell’Europa per motivi non del tutto nobili. Un’altra caduta di stile con cui il governo di centro destra esercita il suo modo di stare nell’Unione. Non è una novità. La seconda caratteristica tocca un nodo importante della nuova fase dell’Unione a 25, dopo l’approvazione del progetto di Costituzione, che attende però l’insidia delle ratifiche.

    La scelta di Buttiglione, ministro organico del centro destra, si inserisce nel solco di un pericoloso tentativo di rinazionalizzazione della costruzione europea. Per onestà, da quello che si vede e da quanto sarà messo in campo il 23 agosto dal presidente designato, il portoghese Josè Manuel Barroso, le decisioni degli altri governi riflettono, anch’esse, questa tendenza. È vero che il processo di formazione della Commissione attribuisce ai governi il diritto di scelta, sottoposta però al gradimento del presidente designato che forma la sua squadra. Nulla di irregolare e scandaloso. Quel che importa è il dato politico che se ne ricava.
    La Commissione Barroso, anche per via delle modalità di designazione del suo presidente, rischia di avviarsi su una china intergovernativa, una trasformazione innaturale della sua funzione. Le pressioni dei governi (specie di Germania e Francia, ma non solo) per posti di responsabilità di tipo speciale sono lì a dimostrare che il processo d’integrazione e il metodo comunitario possono essere messi in forse. Che, al di là delle dichiarazioni di facciata di Barroso («Sono per una Commissione forte, non ci saranno commissari di serie A o B», ha detto, l’altro giorno, davanti al Parlamento di Strasburgo), sono grandi le incognite del nuovo corso. Il principio del far valere l’interesse nazionale, anche tramite i propri uomini piazzati dentro la Commissione che, come detto, dovrebbe essere il luogo neutro dove si esercita una forte ed alta iniziativa politica in nome dell’edificio dell’Unione, è un virus che può far saltare tutte le connessioni. Per questo motivo fanno bene ad inquietarsi tutti quelli che, e mi sembrano sempre meno numerosi, incitano per una ratifica rapida del progetto costituzionale.

    Quel testo, sebbene deficitario e non risolutore dei tanti nodi della costruzione europea, è forse l’unica possibilità per bloccare una deriva pericolosa. Quel progetto è ancora fortemente osteggiato. E in molti Stati dell’Unione si ricorrerà al referendum per la ratifica, tra il 2005 e il 2006. Adesso, sarebbe quantomeno doveroso che il commissario designato, Rocco Buttiglione, chiedesse ai suoi colleghi di governo della Lega: direte di sì alla Costituzione? E ancora: avete votato contro la nomina di Barroso, voterete anche contro di me quando il Parlamento europeo, ad ottobre, dovrà dare il gradimento all’intera Commissione europea?

 

 

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