Blair, i democratici Usa
nell'Internazionale

di Davide Orecchio

Scossa da eterogeneità e dissensi interni, l’Internazionale socialista convoca a Parigi i "tre giorni" del suo XXI congresso (da lunedì otto a mercoledì dieci novembre). Un incontro che raccoglie i leader di circa 160 partiti socialisti, socialdemocratici, laburisti, post comunisti da tutto il mondo (e per l’occasione entreranno nell’organismo anche Al Fatah di Yasser Arafat e l'African National Congress di Nelson Mandela), e che sembra svolgersi sotto il segno della mediazione. Le due anime del socialismo internazionale, infatti, che si identificano nelle personalità di Blair e Jospin, capi di governo e di partito in Gran Bretagna e Francia, possono dialogare solo sulla base di un compromesso.
L’establishment socialista è ancora agitato dalle ansie di rinnovamento di Blair. Animatore della "terza via", di una nuova sinistra che si confronti con l’epoca della globalizzazione e della flessibilità, il leader britannico non smette di spostare in avanti il traguardo dello svecchiamento, incurante dei turbamenti che provoca nel mondo della sinistra. In prossimità del congresso di Parigi Blair ha proposto una trasformazione dell’Internazionale, un suo allargamento dall’originale alveo socialista al più ampio spettro delle forze di centrosinistra, con l’apertura al partito democratico americano. Secondo il settimanale The Observer la proposta, trasmessa direttamente alla presidenza dell'Internazionale, avrebbe compreso anche un cambio di nome. Nella replica si sono mescolati diniego e sconcerto: come ha ammesso anche il presidente dell’Internazionale Pierre Mauroy, il presidio socialista è rimasto sbalordito dai disegni di Blair, non riscontrando alcuna affinità tra la tradizione socialdemocratica e i democratici Usa.
Ma Blair non si è limitato a un dibattito interno. In un articolo affidato alla prima pagina del francese Journal du Dimanche, infatti, ha preso la strada del confronto pubblico. "I socialisti – scrive Blair - non possono essere i guardiani immobili del dogma di fronte al dato nuovo della globalizzazione. La vera sicurezza si garantisce dando ai nostri cittadini i mezzi per trovare un lavoro piuttosto che proteggendo gli impieghi esistenti. (…) La globalizzazione sta ridefinendo i contorni della destra e della sinistra. In queste circostanze quale sarà la missione della nuova sinistra progressista?". Blair conclude l’articolo identificando tale missione nella "fede nell'economia di mercato" seppure entro un "quadro di regole chiare".
L’intervento di Blair contiene anche delle aperture alle posizioni di Jospin, il suo antagonista principale nella lotta tutta interna alla sinistra. Mettendo in rilievo uno dei concetti più amati dal socialista francese ("Siamo per l'economia di mercato, ma non per una società di mercato"), e sottolineando gli aspetti di sinistra della propria azione politica nel Regno Unito, il leader laburista sembra accettare la via del dialogo. Proprio per questo i lavori del XXI congresso destano curiosità: si attende di ascoltare gli interventi di Jospin e Blair per sapere se l’intesa è scoppiata. Cosa dirà il primo sulla flessibilità? E il secondo porterà avanti il discorso sul rinnovamento o si fermerà? Nel frattempo, sotto il patrocinio del presidente uscente Mauroy (che dovrebbe lasciare il posto al portoghese Antonio Guterres), la mediazione è già iniziata: la "Dichiarazione di Parigi", testo d’apertura del congresso, ricuce gli strappi e smussa diplomaticamente le divergenze. L’ultima parola, adesso, spetta letteralmente ai due protagonisti del socialismo europeo, in un dibattito che registra il prudente silenzio del tedesco Schröder – che aderì in primavera al Manifesto di Blair e oggi, dopo una catena di sconfitte elettorali, ha preferito defilarsi. Dibattito che assume a sprazzi tratti più ideologici che concreti: stando agli osservatori, infatti, il pragmatismo politico di Jospin, esemplificato dalla linea seguita nella vicenda della legge sulle 35 ore di lavoro, non diverge poi tanto dall’orientamento del New Labour britannico.