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Discussione: Freda e il maoismo

  1. #1
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    Predefinito Freda e il maoismo

    "...una visione del mondo quasi "spartana"; un senso della vita sobrio, duro, militare; uno stile "ascetico" di esistenza; un ritmo organico di fedeltà che vincola al Capo tutta la comunità nazionale [......]. Nel "comunismo" cinese io ho visto sopra tutto il trionfo della responsabile differenziazione dei compiti sull'atomismo egualitario; della disciplina sul lassismo borghese; dell'ordine totalitario sull'incompostezza dell'individualismo; ho scorto la vittoria dei ranghi del soldato politico (povero, ma potente) sulle oligrachie mercantili e burocratiche dell'Occidente (Russia compresa). Ho riconosciuto la scomparsa dell'antitesi borghesia/proletariato ( o dell'equivalente: burocrazia/sudditi) e l'affiorare lento di una aristocrazia politica [......] responsabilmente e, oserei dire, "feudalmente" legata al popolo...".

    Freda, Due lettere controcorrente, Edizioni di Ar.

    Giampaolo Cufino

  2. #2
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    Arieccolo...

    Giampaolo Cufino

  3. #3
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    freda è un personaggio di indubbia inteligenza...la disintegrazione del sistema andrebbe fatta leggere nelle scuole a parer mio...ma resta il fatto che molti a partire da thiriart in un certo periodo ebbero una sorta di infatuazione maoista... non so quanto questa fosse realmente spontanea..visto che purtroppo freda dai tempi del fronte nazionale è stato tutto e il contrario di tutto...non sono un vinciguerriano tout court...ma il fatto che ad esempio ultimamente sia uscito un libro con suoi articoli per la ar con la prefazione del ex confidente della cia giuliano ferrara...beh un po di dubbi me li fa sorgere...
    LEGIO PATRIA NOSTRA

  4. #4
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    In origine postato da legioner
    freda è un personaggio di indubbia inteligenza...la disintegrazione del sistema andrebbe fatta leggere nelle scuole a parer mio...ma resta il fatto che molti a partire da thiriart in un certo periodo ebbero una sorta di infatuazione maoista... non so quanto questa fosse realmente spontanea..visto che purtroppo freda dai tempi del fronte nazionale è stato tutto e il contrario di tutto...non sono un vinciguerriano tout court...ma il fatto che ad esempio ultimamente sia uscito un libro con suoi articoli per la ar con la prefazione del ex confidente della cia giuliano ferrara...beh un po di dubbi me li fa sorgere...
    Un libro di Freda con prefazione di Ferrara???
    Davvero???

    Titolo ed editore, per piacere.

  5. #5
    Paul Atreides
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    Il testo è il seguente: Pietrangelo Buttafuoco, ''Fogli consanguinei'', Edizioni di Ar, 2002.

    Freda è l'editore, non l'autore.

    Il testo raccoglie diversi articoli e interviste curati da Buttafuoco e usciti precedentemente sul ''Foglio''. Tra le interviste ce n'è una a Freda. Confermo che la prefazione è di Giuliano Ferrara, preceduta da una ''Avvertenza'' di Freda.

  6. #6
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    ....le malsane abitudini sono dure a morire, eh?
    prima Giannettini e Ventura, oggi Ferrara...

    d'altronde a quei tempo Rauti scriveva sempre con l'immancabile uomo dei servizi Giannettini "Le mani rosse sulle forze armate", mentre l'infaticabile Pisanò tra un libro el'altro, denunciava i propri ragazzi consegnandoli alla polizia...bei tempi quelli, eh!

  7. #7
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    10 ottobre 1963
    Una nota del Sifar, rivela l’uscita di Giorgio Freda dal Msi, a Padova.


    8 agosto 1964
    Guido Giannettini annota nella sua agenda il nome Giorgio Freda.


    16 ottobre 1965
    A Bagnoli di Sopra (Padova), Giorgio Freda ed altri estremisti di destra intervengono contro i sindacalisti che volevano uno sciopero degli agricoltori contro gli aderenti all’Unione agricoltori.


    25 ottobre 1965
    A Padova Giorgio Coen Giordana, presidente dell’Unione agricoltori, invia una lettera di ringraziamento a Giorgio Freda per il ruolo svolto a Bagnoli di Sopra contro i sindacalisti che volevano imporre uno sciopero agli agricoltori. Nella lettera scrive: "Desideriamo ringraziarla per la sua collaborazione durante lo sciopero agricolo. L’aiuto che Lei ha dato ha permesso agli agricoltori di Padova di resistere in maniera efficace ad eccessive pretese, che non dai lavoratori venivano avanzate ma dai sindacalisti decisi con tutti i mezzi ad esasperare la situazione per rompere ogni ordinato equilibrio di rapporti nelle campagne. Lei sa – per averlo verificato direttamente – che questi mezzi furono – in maniera dominante – l’impiego della violenza da parte di attivisti della Cgil e della Cisl. Gli agricoltori padovani sono insorti opponendosi a questo ‘sindacalismo’ di nuovo genere, che gli ‘attivisti’ mettono in pratica nell’intento di sovvertire ogni libertà per instaurare la loro dittatura. Lei sa pure, per averlo verificato direttamente, che se durante i 16 giorni di sciopero vi è stato un tentativo di riportarsi ad una esigenza di normalità, di autentico ordine e di rispetto del diritto alla libertà di lavoro, ciò lo si deve anche a Lei e ai suoi amici. Per questo, per tale dimostrazione di coraggio, di civismo e di responsabilità, gli agricoltori padovani le sono grati. Poiché vorremmo conoscerla personalmente, ci farà cosa gradita se vorrà passare durante i prossimi giorni negli uffici dell’Unione agricoltori di Padova. Voglia gradire i nostri migliori saluti".


    4 agosto 1966
    A Padova, una nota del Sid indica Giorgio Freda come responsabile locale del centro Ordine nuovo; Gastone Romani, come responsabile di quello di Venezia, e Giampiero Carlet come responsabile della palestra di judo, sita in via Verdi a Mestre, nella disponibilità del gruppo ordinovista.


    30 agosto 1966
    In una nota del Centro Css di Padova, avente per oggetto il movimento ‘Ordine nuovo’, diretta al reparto D del Sid, il nome di Freda viene modificato da ‘Franco’ in ‘Riccardo’.


    30 settembre 1967
    A Trento, il brigadiere di Ps Filippo Foti e l’agente Edoardo Martini prelevano, su segnalazione di una passeggera, una valigia lasciata sul treno Alpen Express, diretto da Monaco di Baviera a Roma, che esplode uccidendoli, quando cercano di aprirla. Per questo attentato sarà successivamente indiziato di reato, sulla base della descrizione fisica del giovane che avrebbe lasciato la valigia, Giorgio Freda che, poi, verrà comunque prosciolto per mancanza di indizi.


    18 aprile 1969
    A Padova, si svolge una riunione operativa in vista dei prossimi attentati da compiere a cura dei gruppi coinvolti nella ‘strategia della tensione’. Vengono indicati come partecipanti alla riunione, Franco Freda, Marco Pozzan, Marco Balzarini, Ivano Toniolo e Angelo Ventura.


    19 aprile 1969
    Secondo le dichiarazioni rese da Ruggero Pan al giudice istruttore di Treviso Giancarlo Stiz, nel pomeriggio di quel giorno "il Freda gli parlò nel suo studio di una serie di attentati che egli stava conducendo, in particolare di quello da lui commesso il 15 aprile nello studio del rettore dell’Università di Padova, e di avere in mente un ampio programma di attentati per la cui esecuzione gli occorreva l’apporto di altre persone, estremisti sia di destra che di sinistra; che non era il caso di prendersi cura della massa né di proporsi subito il problema della qualificazione politica del nuovo regime…".


    25 aprile 1969
    A Milano, scoppiano bombe incendiarie alla Fiera campionaria e all’ufficio cambi della stazione ferroviaria, che provocano il primo 21 feriti, dei quali 2 gravi, e solo fortuitamente nessun morto; il secondo, danni e alcuni feriti lievi. Della mancata strage sono additati i colpevoli ancor prima dello svolgimento di indagini: gli anarchici. Saranno successivamente condannati Freda e Ventura per i quali, però, sarà ritenuta preminente l’azione di ‘associazione sovversiva’, in modo da contenere la pena nei limiti dei 15 anni mascherandone l’attività stragista.


    27 aprile 1969
    A Padova, Guido Giannettini consegna a Giovanni Ventura e Freda rapporti ‘informativi’ costruiti ad arte per facilitare la loro opera di infiltrazione nei gruppi della sinistra extraparlamentare. Giannettini alloggia nella notte all’hotel Monaco di Padova.


    4 maggio 1969
    Nel rapporto inviato al Sid a questa data, il giornalista missino Guido Giannettini scrive: "In base a nuovi elementi raccolti nella zona operativa ‘c’, T ritiene che gli ambienti industriali del nord Italia disposti a finanziare attentati siano costituiti principalmente dal gruppo Monti, Z è d’accordo sulle conclusioni cui è pervenuto T". Chiarirà, poi, al giudice D’Ambrosio che "Z ero io e T era Freda"; aggiungendo che "in effetti le notizie sul finanziamento di Monti ai gruppi estremisti di destra mi furono passate da Freda. Freda mi disse che non so chi aveva captato, durante un pranzo a cui partecipavano o Monti o i suoi collaboratori, che Monti avrebbe finanziato gruppi di destra per azioni provocatorie, non escluse azioni terroristiche".


    12 luglio 1969
    Giunge a Padova un ispettore del ministero degli Interni, incaricato di svolgere un’indagine sul conto del commissario di Ps Pasquale Juliano, responsabile di avere indagato sul conto del gruppo Freda-Ventura.


    6 agosto 1969
    Ad Alba Adriatica, Freda alloggia all’hotel Lilian, dove si trova in vacanza Ivan Biondo. La località dista 200 chilometri da Riccione e 50 da Pescara.


    17 agosto 1969
    Franco Freda partecipa ad un convegno a Regensburg, nella Germania federale, presentando le tesi che poi saranno pubblicate ne "La disintegrazione del sistema", durante i lavori del Fronte europeo rivoluzionario.


    23 agosto 1969
    A Padova, presso il locale carcere il pregiudicato Livio Juculano dichiara al magistrato Anna Maria Di Oreste, da lui chiamata per lo scopo: "Sono venuto a conoscenza di altri particolari in merito ai recenti episodi di attentati con esplosivi a mezzo di un detenuto delle carceri giudiziarie di Padova, tale Pezzato Nicolò…Il mandante degli attentati a Roma è il già menzionato avvocato Fredda di Padova". "In merito poi a quell’arsenale di armi che dovrebbe trovarsi fra Treviso e Vittorio Veneto, il Pezzato mi ha aggiunto che un libraio di Treviso, amico di Freda…detiene nello scantinato della libreria numerose armi".


    6 settembre 1969
    Da Ruvo di Puglia dove si è trasferito, il commissario di Ps Pasquale Juliano invia al giudice padovano, Ruberto, un puntiglioso memoriale difensivo nel quale riferisce di essere stato informato dal confidente Francesco Tomasoni che esisteva una organizzazione, responsabile di attentati, che faceva capo a "certo avvocato Freda da Padova", e a un bidello del ‘Configliachi’ di Padova che va identificato in Marco Pozzan, responsabile dei volontari nazionali del Msi di Padova.


    13 settembre 1969
    A Padova muore, precipitando inspiegabilmente nella tromba delle scale, Alberto Muraro, portiere dello stabile di piazza Insurrezione, dove abita Massimiliano Fachini, e testimone chiave dell’inchiesta condotta dal commissario di Ps Pasquale Juliano contro il gruppo Fachini-Freda. Avrebbe dovuto testimoniare due giorni dopo.


    13 settembre 1969
    A Padova, dalla sua utenza telefonica controllata dall’ufficio politico della Questura, Freda chiede a Tullio Fabris spiegazioni dettagliate sul modo di montare un congegno ad incandescenza.


    15 settembre 1969
    A Padova, dalla sua utenza telefonica, Freda incarica Tullio Fabris di ritirare presso la ditta Elettrocontrolli di Bologna 50 interruttori a deviazione (timer) in precedenza ordinati.


    18 settembre 1969
    A Padova, Freda telefona alla ditta Elettrocontrolli di Bologna per verificare l’arrivo di 50 ‘commutatori’ da 60 minuti ‘in deviazione’.


    22 settembre 1969
    Franco Freda acquista i 50 timer ordinati alla ditta Elettrocontrolli di Bologna.


    31 ottobre 1969
    Freda acquista dalla ditta Elettrocontrolli di Bologna altri 50 commutatori da 120 minuti ‘in deviazione’.


    30 novembre 1969
    Come risulta dall’agenda di Franco Freda, si svolge in questa data alle ore 10.30, una riunione in via Mestrina, a Mestre, degli elementi di Ordine nuovo del Veneto.


    11 dicembre 1969
    A Milano, fra le vetture contravvenzionate dai vigili urbani di Milano l’11-12 dicembre nei pressi della Banca dell’agricoltura, in piazza Diaz a circa 400 metri dalla banca, vi è la autovettura Fiat 1500 targata PD 121532 di Dario Zagolin, padovano, esponente del Msi e informatore dei servizi di sicurezza. Lo Zagolin "aveva fornito le notizie dell’incontro a Padova tra il Freda e il Delle Chiaie" (atti della 4° istruttoria sulla strage del 12 dicembre).


    12 dicembre 1969
    Il commissario Luigi Calabresi dell’ufficio politico della Questura di Milano dichiara subito dopo la strage a un cronista de "La Stampa" "E’ in questo settore che noi dobbiamo puntare: estremismo, ma estremismo di sinistra… dissidenti di sinistra: anarchici, cinesi, operaisti". In serata giunge in città, inviato dal capo della polizia Angelo Vicari, il vice questore Silvano Russomanno, in forza all’ufficio Affari riservati che indirizza immediatamente le indagini verso gli anarchici, nei cui confronti scatta una massiccia operazione di polizia in tutto il Paese. Le perquisizioni colpiscono peraltro anche altre associazioni di estrema sinistra, in misura minore di estrema destra; fra l’altro vengono perquisite dai carabinieri milanesi le sezioni della ‘Costituente nazionale rivoluzionaria’ e dell’Associazione Italia- Cina, ubicate nello stesso stabile in corso Buenos Aires n.2. Fra le perquisizioni decise dalla Questura in altre località vi sono quelle a Padova, nelle abitazioni di Franco Freda e Gustavo Bocchini.


    13 dicembre 1969
    All’alba, alla presenza del dirigente dell’ufficio politico della Questura, Saverio Molino, agenti di Ps perquisiscono l’abitazione e l’ufficio di Franco Freda. Viene anche perquisita l’abitazione di Massimiliano Fachini.


    6 gennaio 1970
    A Treviso, Giovanni Ventura incontra Guido Lorenzon e gli riferisce che Giorgio Freda "è andato in bestia" dopo aver saputo delle sue dichiarazioni alla magistratura.


    gennaio 1970
    Gianni Swich, commissario federale del Msi a Padova, invita Giorgio Freda a tenere un ciclo di conferenze ai giovani iscritti, poi bloccato da un intervento personale di Giorgio Almirante.


    9 febbraio 1970
    Gastone Romani scrive a Paolo Ventura, militante di Ordine nuovo di Padova, una lettera per recriminare sull’esclusione di Giorgio Freda da un ciclo di conferenze da fare nell’ambito del Msi.


    8 marzo 1970
    Si svolge a Venezia una riunione dei quadri di Ordine nuovo delle Tre Venezie per valutare la situazione a 4 mesi dal rientro nel Msi. All’incontro, organizzato da Gastone Romani, partecipano: Martino Siciliano e Giancarlo Vianello, per Venezia; Manlio Portolan e Gabriele Forziati, per Trieste; Teodoro Bonadio, per Bolzano; Nicola Troccoli e Gioenzo Renzi, per Trento; Vincenzo Vinciguerra, Cesare Turco e Carlo Cicuttini, per Udine; Elio Massagrande, Pasquale Troccoli e Roberto Besutti per Verona; Paolo Ventura, Edoardo Alesi, Massimiliano Fachini e Franco Freda per Padova.


    5 aprile 1970
    Giorgio Freda fa da padrino di battesimo, nella chiesa di S. Pietro a Favaro Veneto (Mestre) a Nicola Massimiliano Biondo, figlio di Giovanni Biondo detto Ivan.


    maggio 1970
    Giorgio Freda elegge il suo domicilio a Regensburg, presso Adolf von Thadden, capo del Partito nazionaldemocratico (Npd).


    6 giugno 1970
    Adriano Romualdi, figlio dell’esponente missino Pino Romualdi, scrive su carta intestata della ‘Casa editrice edizioni del Solstizio’ a Giovanni Ventura: "Caro Ventura, ti sarei grato se passando da Roma, mi telefonassi perché ho alcune cosette da proporti. Ciarrapico non ha ancora spedito i plichi: aspettava la fine delle elezioni! Comunque mi hanno promesso le bozze del secondo libro per la settimana entrante, e credo che ci si possa fare affidamento. Cari saluti a te e a Freda".


    10 marzo 1971
    Su "Riscossa", periodico bresciano, Giorgio Freda scrive: "Lo ‘scudo’ americano è solo un ricordo degli anni ’50 e ’60. Appare sempre più chiaro non solo che dobbiamo unirci, ma anche che dobbiamo difenderci. E quindi ristrutturare su basi autonomamente europee i nostri apparati militari".


    13 aprile 1971
    Il giudice istruttore di Treviso, Giancarlo Stiz, emette mandato di cattura contro Freda, Ventura e Trinco, in relazione ai fatti del 25 aprile 1969 nonché per associazione sovversiva e procacciamento di armi. Il 29 marzo erano stati arrestati altri fascisti fra i quali Massagrande, Besuzzi, Bizzarri, Ronchini. Tuttavia, alla richiesta della difesa Valpreda di acquisizione degli atti relativi al processo per la strage del 12 dicembre, il giudice Cudillo non risponderà.


    24 maggio 1971
    Si procede alla trascrizione dei nastri relativi ai colloqui Lorenzon-Freda-Ventura del 18-20 gennaio 1970.


    30 giugno 1971
    Viene spiccato un secondo mandato di cattura contro Freda e Ventura.


    1 luglio 1971
    Viene scarcerato Aldo Trinco, componente del gruppo padovano capeggiato da Franco Giorgio Freda.


    12 luglio 1971
    Sono stati già scarcerati, per ordine del giudice, Freda e Ventura che erano stati arrestati il 13 aprile, in relazione ai fatti del 25 aprile 1969.


    27 agosto 1971
    La Procura della repubblica di Treviso dichiara la propria incompetenza a procedere nei confronti del gruppo Freda-Ventura e trasmette gli atti alla Procura della repubblica di Padova.


    12 novembre 1971
    Giorgio Freda e Massimiliano Fachini si recano ad Ascoli Piceno da Ruggero Pan, e gli consigliano di attenersi alle istruzioni dategli dai fratelli Ventura l’8 novembre precedente.


    4 dicembre 1971
    La Procura della repubblica di Padova dichiara la propria incompetenza a procedere nei confronti del gruppo padovano di Freda e Ventura e rimanda gli atti a Treviso.


    22 dicembre 1971
    Vengono arrestati Giorgio Freda, Giovanni Ventura, Angelo Ventura, Franco Comacchio, Gianfranco Marchesin e Ruggero Pan, nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di piazza Fontana.


    8 marzo 1972
    A Ferrara, vengono lanciati volantini, da un’auto targata ‘Reggio Calabria’, firmati Oas, di protesta contro l’arresto di Pino Rauti: "La montatura nei confronti di Freda, imposta dal potere politico ai galoppini togati, continua e si accresce: l’incredibile arresto di Pino Rauti dimostra che è caduto anche l’ultimo ritegno e che siamo giunti ormai alla fase conclusiva dello scontro. A noi va bene così: tremino di conseguenza tutti i borghesi, magistrati, politici, questurini, semplici benpensanti che siano: c’è sempre una pallottola pronta per loro. Tremi in particolare il giudice Stiz, tremi perché sarà da lui che cominceremo". Per l’episodio, saranno fermati i calabresi Salvatore De Masi e Antonio Cotrupi.


    22 marzo 1972
    I giudici Stiz e Calogero indiziano di reato, in relazione alla strage di piazza Fontana, Freda e Ventura.


    23 marzo 1972
    A Torino, un gruppo di operai di Fiat Mirafiori che stavano affiggendo un manifesto murale sulla incriminazione di Freda e Ventura, vengono aggrediti da una squadra neofascista. In relazione al fatto vengono fermati Stefano Serchinio e Vincenzo Solimando.


    31 marzo 1972
    Da Roma viene inviato un fonogramma al centro Cs di Milano: "Centro Milano est pregato seguire da vicino andamento istruttoria in corso at carico Freda et Ventura et giornalista romano Rauti riferendone sollecitamente sviluppi e aspetti".


    marzo 1972
    L’agenzia di stampa socialdemocratica, "Nuova stampa", vicina al gruppo di Mauro Ferri, domanda: "come mai il giudice Stiz è riuscito a trovare nel giro di una sola settimana quelle prove circa la colpevolezza di Rauti, Freda e Ventura per la strage di piazza Fontana che non aveva mai trovato?". E conclude: "Non è affatto illegittimo e campato in aria il sospetto che qualcuno abbia artificiosamente voluto ristabilire l’equilibrio togliendo d’impaccio gli imbarazzatissimi comunisti, socialisti e compagnia bella".


    4 aprile 1972
    Viene interrogato per la prima volta dai giudici di Milano Franco Freda, che nega ogni responsabilità sulla strage di piazza Fontana.


    24 aprile 1972
    Dopo la ritrattazione delle accuse di Marco Pozzan, viene rimesso in libertà Pino Rauti. Pozzan, successivamente, affermerà che l’ordine di ‘incastrare’ Rauti gli era stato impartito da Giorgio Freda.


    18 maggio 1972
    Guido Giannettini invia al Sid un rapporto intitolato: "Considerazioni intorno alle manovre del giudice Stiz e all’affare Feltrinelli" nel quale, fra l’altro, afferma: "Il giorno stesso in cui il giudice Stiz decideva di passare a Milano l’affare Rauti/ Freda/ Ventura, la magistratura di Trieste aveva deciso di avocare a sé il caso, avendo tutti gli elementi per giustificare la propria competenza territoriale. E’ anzi praticamente certo che il giudice Stiz abbia passato tutto a Milano per battere sul tempo l’iniziativa di Trieste, e ci riusciva per qualche ora. E’ altrettanto certo che qualcuno informava Stiz (e soprattutto chi sta dietro a costui) sulle intenzioni della magistratura di Trieste, appena in tempo perché Stiz potesse agire. E’ certo che il giudice di Trieste avrebbe immediatamente scagionato Rauti, Freda e Ventura per l’accusa ( o l’inizio) sugli attentati del 1969, e forse avrebbe perseguito per calunnia i loro accusatori, a cominciare da Lorenzon". E sulla morte di Feltrinelli: "…In molti ambienti, anche di destra, è radicata l’opinione che qualcuno abbia ‘aiutato’ Feltrinelli a saltare in aria. Le opinioni più aggiornate e meno stravaganti si riferiscono ai servizi israeliani".


    maggio 1972
    Il mensile "Resistenza democratica", in merito alle indagini sulla strage di piazza Fontana, scrive:"…senza entrare nel merito della colpevolezza di Valpreda, di Freda o di Ventura non si può non allibire di fronte al connubio di questi gruppi apparentemente in antitesi ideologica ma accomunati da un fine comune".


    3 luglio 1972
    Giovanni Ventura informa Gerardo D’Ambrosio che Freda gli aveva detto che a Udine c’erano dei "giovani disposti a tutto" e che potrebbero essere stati loro a compiere l’attentato di Peteano.


    11 luglio 1972
    La magistratura milanese incrimina Giorgio Freda, Massimiliano Fachini ed altri per omicidio volontario nei confronti di Alberto Muraro.


    11 luglio 1972
    Il questore di Milano trasmette direttamente al capo della polizia Angelo Vicari, su sua richiesta, informazioni sulle indagini relative a Pio D’Auria e ad Attilio Monti nell’ambito dell’inchiesta su piazza Fontana: " Recentemente il giudice istruttore del Tribunale di Milano, dott. Gerardo D’Ambrosio, ha fatto pervenire avviso di procedimento al noto Pio D’Auria di Roma dovendo verificare, nei confronti del medesimo, la fondatezza di alcune voci secondo le quali egli potrebbe non essere estraneo agli attentati del 12 dicembre 1969. Com’è noto, il D’Auria frequentava il circolo XXII Marzo di Roma e pertanto l’inchiesta non si discosta eccessivamente da quella a suo tempo svolta dalla magistratura nella capitale. L’avviso di procedimento in parola è stato comunque fatto in vista di indagini ed eventuale interrogatorio del D’Auria, perché così impongono le nuove norme di procedura penale: esso non significa quindi che il predetto sia imputato o, quanto meno, indiziato di reato. Avviso di procedimento è stato pure fatto per il cavaliere del lavoro Attilio Monti ed il genero Riffeser. L’iniziativa è da porsi in relazione a due lettere dirette da Lando Dell’Amico al Monti, nelle quali si parla di versamento da parte di quest’ultimo di somme di denaro, sequestrato poi nel corso di indagini a vasto raggio svolte dal giudice istruttore in merito all’affare ‘Freda-Ventura-Rauti’. Poiché il Monti ed il Riffeser negano di aver ricevuto o visto tali lettere, il giudice intende svolgere indagini onde stabilire se nel loro comportamento siano o meno ravvisabili gli estremi del reato di falsa testimonianza. L’avviso di procedimento di cui sopra, perciò, nulla ha a che vedere con l’omicidio di una donna verificatosi a Roma negli anni scorsi. Tuttavia è vero che, nel corso delle indagini svolte dal giudice istruttore, qualcuno riferì notizie sulla morte della ragazza, nella quale sarebbe coinvolto un parente del Monti. E’ probabile che il giudice istruttore o i sostituti procuratori Alessandrini e Fiasconaro comunichino le notizie raccolte alla magistratura di Roma, per le indagini che questa decidesse di disporre".


    17 luglio 1972
    Dalla Questura di Milano viene inviata una nota informativa, relativa a dati biografici, di Pio D’Auria, di cui viene data copia al capo della polizia. Fra l’altro si comunica: "Iscrittosi giovanissimo nel movimento giovanile del Msi, si è messo ben presto in evidenza come attivo militante; nel 1964 è poi passato all’Avanguardia nazionale, il noto movimento di estrema destra capeggiato da Stefano Delle Chiaie. Dal 1 giugno 1966 al 6 agosto 1967, ha prestato servizio militare di leva presso l’89° Reggimento fanteria di Imperia; rientrato a Roma e dedicatosi al lavoro di rappresentante, non ha più svolto apparentemente attività politica…Il suo nome è riapparso sulla stampa, nel marzo 1970, durante le indagini per la strage di piazza Fontana a Milano; il D’Auria è stato indicato come ‘sosia di Valpreda’, ‘arruolatore di fascisti’ amico di Mario Merlino, frequentatore del circolo ’22 marzo’ e presente a Milano il venerdi della strage; le indagini condotte a suo tempo dal giudice istruttore accertarono la sua estraneità ai fatti. Nel marzo 1972 il giudice istruttore di Treviso che procedeva contro Giovanni Ventura, Franco Freda, tuttora detenuti, ed altri per una serie di attentati compiuti nel 1969 –Fiera campionaria e Ufficio cambi di Milano, Ufficio stazione di Milano, treni delle Ff.Ss.- ha emesso, contro i suddetti, avviso di reato, ritenendoli implicati anche nella strage di piazza Fontana e, dichiarando la sua incompetenza, ha rimesso gli atti al giudice istruttore di quella città. Nel quadro di tali indagini il giudice ha poi emesso, nei primi giorni del corrente mese di luglio, avviso di procedimento penale a carico del D’Auria per il reato di strage. A carico del D’Auria figurano inoltre i seguenti pregiudizi…".


    28 agosto 1972
    A Bagnoli (Napoli), si svolgono 4 ore di sciopero all’Italsider dove sono morti, due giorni prima, gli operai Gennaro JufFreda e Giuseppe Varriale ed è rimasto ferito Domenico Pianese.


    28 agosto 1972
    Giovanni Ventura e Giorgio Freda vengono formalmente incriminati per concorso nella strage di piazza Fontana.


    8 settembre 1972
    A Roma, i tradizionalisti cattolici di ‘Civiltà cristiana’, guidati da Duilio Marchesini provocano incidenti con militanti di sinistra. A Padova, elementi neofascisti incendiano il portone d’ingresso della Sinagoga dopo aver tracciato sui muri scritte inneggianti a Freda.


    14 settembre 1972
    Si procede al confronto fra la commessa della valigeria ‘Al Duomo’ di Padova, dove erano state vendute le borse usate per gli attentati del 12 dicembre 1969, e Giorgio Freda che non viene riconosciuto.


    settembre 1972
    Il giudice di Treviso Stiz, che ha condotto l’inchiesta su Freda, Ventura e gli altri neofascisti veneti è stato trasferito al Tribunale civile. Analogo trasferimento per il dottor Aldo Vittozzi che ha indagato sulla morte di Calzolari.


    dicembre 1972
    A Brescia, il mensile "L’Assalto", diretto da Franco Frutti, riporta l’elenco dei movimenti che hanno preso parte al convegno di Planegg (Monaco di Baviera) il 16 settembre 1972: Avanguardia nazionale e Ordine nuovo, per l’Italia; Europe réelle e Ordre nouveau, per la Francia; Movimento 4 agosto, per la Grecia; Cedade, per la Spagna; Movimento ustascia, per la Jugoslavia; e "varie rappresentanze di profughi rumeni, bulgari, cechi, polacchi, ungheresi". Secondo il mensile i partecipanti "hanno intrapreso un’intensa e multiforme attività mirante a smascherare le forze politiche di potere che hanno promosso la montatura ai danni del camerata Franco Freda".


    29 gennaio 1973
    Inizia il processo, a Trieste, a carico di Giorgio Freda, Francesco Neami e Manlio Portolan per ‘estorsione’ a danno di Gabriele Forziati, già reggente di Ordine nuovo, dal quale avevano preteso del denaro.


    17 marzo 1973
    Viene arrestato, a Ferrara, Claudio Orsi, legato al gruppo Freda-Ventura.


    25 aprile 1973
    Un confidente del Sid, indicato come "fonte umana in esperimento", invia un rapporto sulla riunione del 1 aprile 1973, svoltasi a Padova nella sede del Fronte monarchico, indicando in Lamberto Lamberti, di Pisa, dirigente di Ordine nuovo e del Comitato antiebraico, Mirabella Gualtieri di Pisa, di On, Tomei di Lucca e Rovai di Lucca ulteriori aderenti al comitato pro-Freda. Riferisce che Leone e Miele hanno proposto per future azioni che elementi del sud agiscano al nord e viceversa.


    16 maggio 1973
    Il procuratore della repubblica di Padova, Aldo Fais, ordina la perquisizione della libreria ‘Ezzelino’ di Franco Freda e il sequestro di tutte le schede contenenti i nominativi dei clienti.


    13 giugno 1973
    A Bologna, l’avvocato Marcantonio Bezicheri invia una lettera al periodico "Ordine nuovo azione" nella quale protesta per il suo arresto e conclude: "mi è di conforto la solidarietà di amici, colleghi, clienti ed imputati assistiti da me in processi a sfondo politico, primo fra tutti il dottor Franco Freda".


    ottobre 1973
    Giovanni Biondo, componente del gruppo di ‘Ar’ di Padova, amico di Giorgio Freda, si presenta alla sezione comunista di Favaro Veneto ‘Palmiro Togliatti’, chiedendo di potersi iscrivere al Pci.


    16 novembre 1973
    Il procuratore della repubblica di Padova, Aldo Fais, invia al vice questore Saverio Molino un avviso di reato per ‘omissione di atti di ufficio e falso ideologico’ per avergli costui comunicato che nelle intercettazioni telefoniche sull’utenza di Giorgio Freda, disposte nell’autunno del 1969, non vi era contenuto nulla di importante e significativo. Pochi giorni dopo, Molino viene destituito.


    2 marzo 1974
    Giorgio Freda presenta istanza di ricusazione nei confronti del giudice istruttore Gerardo D’Ambrosio.


    6 marzo 1974
    Il procuratore generale di Milano Paulesu esprime parere favorevole all’istanza di ricusazione presentata da Giorgio Freda nei confronti del giudice Gerardo D’Ambrosio.


    11 marzo 1974
    La Corte di appello di Milano respinge l’istanza di ricusazione presentata da Giorgio Freda nei confronti di Gerardo D’Ambrosio.


    18 marzo 1974
    Il giudice istruttore milanese Gerardo D’Ambrosio deposita l’ordinanza di rinvio a giudizio a carico di Giorgio Freda e Giovanni Ventura per la strage di piazza Fontana. Sul conto però dei funzionari di polizia che agirono per garantire impunità ai responsabili della strage, organizzatori o mandanti, il magistrato rileva a carico del vice capo della polizia, già direttore dell'ufficio Affari riservati Elvio Catenacci, e dei responsabili degli uffici politici delle Questure di Roma e Milano, Bonaventura Provenza ed Antonino Allegra che è "pacifico che i pubblici ufficiali commisero i fatti loro addebitati nei capi di imputazione"; ma "ritenuto che le omissioni, da una parte non furono rilevanti, e dall’altra non avvennero con la piena coscienza della illiceità del fatto, stima questo giudice istruttore non doversi procedere". Per quanto riguarda in particolare Antonino Allegra, il magistrato riconosce che ha agito "con imperizia e negligenza" ma, in questo caso, soccorre per il proscioglimento "un’intervenuta amnistia".


    18 aprile 1974
    La Corte di cassazione trasmette gli atti dei giudici milanesi sulla strage di piazza Fontana al Tribunale di Catanzaro per la riunificazione dei due procedimenti in corso a carico, rispettivamente, di Pietro Valpreda e Giorgio Freda.


    10 maggio 1974
    Viene arrestato Claudio Mutti perché trovato in possesso di un biglietto indirizzato da Giorgio Freda (detenuto nel carcere di Brindisi) a Guido Giannettini, latitante.


    4 giugno 1974
    Il militante di destra Claudio Mutti viene interrogato dal giudice istruttore di Milano Gerardo D’Ambrosio in relazione ai bigliettini di Freda e Ventura sequestratigli, occultati sulla persona e destinati a Guido Giannettini.


    25 luglio 1974
    Viene trasmessa al generale Gianadelio Maletti una nota su "quanto potuto apprendere in via confidenziale dal noto D’Intino Alessandro poco dopo il conflitto a fuoco". Secondo D’Intino, Esposti manteneva strettissimi contatti con Giorgio Freda, Bruno Stefano e Gianni Nardi; e, fino a qualche anno prima, aveva lavorato per la Pide e aveva anche preso parte all’omicidio di un generale portoghese.


    6 dicembre 1974
    Il capitano Antonio Labruna, responsabile del nucleo operativo diretto del Sid, consegna al giudice istruttore di Milano Gerardo D’Ambrosio i nastri con le registrazioni dei colloqui avuti con Guido Giannettini sui rapporti intrattenuti con Freda e Ventura.


    24 dicembre 1974
    Perviene all’ "Ansa" un messaggio di ‘Ordine nero’ che afferma di non dimenticare "i camerati assassinati dalla reazione, Giancarlo Esposti, Giuseppe Mazzola, Graziano Giralucci, Carlo Falvella, David De Simone, Valerio Borghese, ed i camerati che marciscono nelle galere da anni tra cui il dottor Franco Freda". Circa quest’ultimo, Ordine nero chiede entro il 3 gennaio la sua liberazione ed estradizione in Cile, e 500 milioni, sotto la minaccia di un morto ogni 9 giorni. Il comunicato conclude "Faremo dell’Italia la nostra Palestina".


    dicembre 1974
    La Corte d’appello di Trieste assolve con formula dubitativa Freda, Neami, Portolan dall’accusa di tentata estorsione nei confronti di Gabriele Forziati. Viene invece condannato a 5 anni di reclusione e a 3 di manicomio criminale Antonio Severi che aveva accusato Francesco Neami, Claudio Bressan e Ferraro di essere gli autori della mancata strage alla scuola slovena del 4 ottobre 1969.


    22 gennaio 1975
    Mario Tuti, Luciano Franci, Giovanni Gallastroni, Marino Morelli e Augusto Cauchi s’incontrano a Foce di Castiglione fiorentino per parlare del progetto di un dirottamento aereo per liberare Giorgio Freda e di un attentato alla Camera di commercio di Arezzo, effettivamente compiuto nella notte.


    23 aprile 1976
    Sul quotidiano "Il Giorno" di Milano appare una intervista a Stefano Delle Chiaie, che racconta: "Labruna venne a Barcellona nel novembre 1972. Scese all’hotel Palace con un passaporto intestato a Tonino D’Alessandro. Il primo incontro avvenne alla Casa Juan, un ristorante sulle Ramblas. Mangiammo e poi andammo al suo albergo. Il giorno dopo, al mattino, ci vedemmo invece in casa di un mio amico spagnolo. Mi chiese se ero in grado di accogliere Freda e Ventura che lui avrebbe fatto scappare dal carcere per poi dirottarli in un Paese extraeuropeo a mia scelta. Mi disse inoltre che di Marco Pozzan non c’era più da preoccuparsi perché era al sicuro". Delle Chiaie affronta, poi, il tema relativo a Marco Pisetta ed al suo rapporto con Labruna: "Provi a smentire - dice - di aver affittato per Pisetta, montando la vicenda delle Brigate rosse, una casa vicina al confine in località Pochi di Salorno e nome di Giancarlo Scannavini, fratello di un funzionario della Squadra politica della Questura di Bolzano. Neghi le 45 mila d’affitto, i pattugliamenti del maresciallo Gandolfo di Salorno e il telefono segreto e il ritorno di Pisetta dall’Austria, per scrivere con tutta calma il famoso memoriale sotto la dettatura di un compiacente e non meno compromesso colonnello. Consegnato il memoriale a Labruna e lasciato il 2 ottobre 1972 la casa di Pochi, Pisetta viene portato a Barcellona il 5 dicembre 1972".


    17 giugno 1976
    Il giudice istruttore di Trento, Antonino Crea proscioglie Giorgio Freda dall’accusa di partecipazione all’attentato del 30 settembre 1967 contro l’Alpen Express, scrivendo che dalla "complessa e contraddittoria messe di elementi, si evidenziano inquietanti spunti accusatori a carico del Freda che però non si cristallizzano in concreti elementi di colpevolezza che giustifichino la formale imputazione".


    28 agosto 1976
    Vengono rimessi in libertà per decorrenza dei termini di custodia preventiva (calcolati a partire dalla data del 28 agosto 1972, giorno il cui il giudice istruttore milanese Gerardo D’Ambrosio contestò loro il reato di strage) Franco Freda e Giovanni Ventura ai quali viene, però, imposto il confino nell’isola del Giglio. Per protesta contro la scarcerazione, manifestanti circondano il carcere di Brindisi dove era ristretto il Freda, a Bari l’automobile di Ventura, mentre all’isola del Giglio e a Grosseto viene indetto uno sciopero generale, con l’intento di impedire ai due di raggiungere l’isola. A Padova, un attentato dinamitardo con finalità dimostrative colpisce la libreria ‘Ezzelino’ di proprietà di Freda.


    31 agosto 1976
    All’isola del Giglio, è ancora bloccato il porto per ostacolare l’arrivo di Freda e Ventura.


    7 settembre 1976
    Franco Freda e Giovanni Ventura giungono nell’isola del Giglio fra le proteste degli abitanti.


    18 dicembre 1976
    Giovanni Ventura invia a Marco Pozzan una lettera nella quale scrive: "Fosti tu a dichiarare il rapporto tra Freda e Delle Chiaie, che a me era stato dato a Padova quando tu vi incontrasti Rauti".


    14 febbraio 1977
    Sono prosciolti dall’accusa di concorso nell’omicidio di Alberto Muraro, Massimiliano Fachini e Giorgio Freda.


    2 novembre 1977
    A Venezia, viene lanciata una bottiglia incendiaria contro l’abitazione di Maria De Portada, amica di Giorgio Freda e testimone al processo di piazza Fontana. A Milano, un gruppo di giovani di sinistra lancia bottiglie molotov contro la sede della federazione missina in via Mancini.


    dicembre 1977
    Il periodico "Noi Europa" pubblica un elenco di detenuti ai quali sono state inviate somme di denaro, tra costoro Massimo Batani, Pierluigi Concutelli, Giorgio Freda, Marco Pozzan, Gianfranco Ferro ed Amos Spiazzi.


    27 gennaio 1978
    Interrogato dal sostituto procuratore della repubblica Emilio Alessandrini, il generale Gianadelio Maletti conferma di aver comunicato, nel corso di una riunione a Palazzo Baracchini il 30 giugno 1973, i particolari a sua conoscenza sui rapporti fra Giannettini e Freda.


    13 febbraio 1978
    A Catanzaro, Pietro Valpreda querela per diffamazione Indro Montanelli e Pietro Radius in relazione ad un articolo a firma di quest’ultimo dal titolo "Il Sid coprì Valpreda", nel quale si legge: "tre note informative risalenti al novembre 1972 indicano che ai servizi segreti risultava che la strage di piazza Fontana era stata organizzata da Freda e Ventura i quali ne avevano affidato l’esecuzione al gruppo dell’anarchico".


    26 febbraio 1978
    A Roma, viene inviato all’Unione delle comunità israelitiche italiane un volantino ciclostilato a cura del ‘Comitato di solidarietà a Freda’, contenente frasi antisemite nonché una lista di libri pubblicati dalle edizioni di Ar.


    30 settembre 1978
    A Catanzaro, fugge dal soggiorno obbligato Giorgio Freda.


    5 ottobre 1978
    A Catanzaro, la Questura segnala la scomparsa di Giorgio Freda.


    6 ottobre 1978
    Viene spiccato un mandato di cattura per evasione a carico di Giorgio Freda.


    20 novembre 1978
    A Catanzaro, al processo per la strage di piazza Fontana, il pm Lombardi conclude la sua lunga requisitoria chiedendo l’ergastolo per Freda, Ventura e Giannettini per il reato di strage, l’assoluzione degli anarchici incriminati dalla predetta imputazione per insufficienza di prove ma, sotto il profilo della ‘associazione per delinquere’, 6 anni per Valpreda, 3 per Bagnoli, 2 per Gargamelli e Di Cola. Circa i mandanti della strage, Lombardi ammette i limiti del processo che sta per concludersi.


    30 novembre 1978
    E’ inoltrata ala Procura generale di Trieste una denuncia a firma di ‘Vittorio Talamone’ con riferimento all’attentato di Peteano, alle responsabilità di Freda e Ventura nella strage di piazza Fontana e ad altri fatti conoscibili solo da persone appartenenti ad apparati dello Stato.


    23 febbraio 1979
    A Catanzaro, la Corte di assise condanna, a conclusione del processo per la strage di piazza Fontana, Giorgio Freda, Giovanni Ventura e Guido Giannettini all’ergastolo; Pietro Valpreda e Mario Merlino a 4 anni e 6 mesi per ‘associazione a delinquere’; Gianadelio Maletti a 4 anni per ‘falso ideologico’, e Antonio Labruna a 2 anni per concorso nello stesso reato. Sono assolti Marco Pozzan, Antonio Massari, Claudio Mutti, Massimiliano Fachini, Giovanni Biondo, Stefano Delle Chiaie.


    7 maggio 1979
    A Padova, si apre il processo contro il commissario di Ps Pasquale Juliano, che era stato posto sotto accusa per le indagini condotte a carico di Massimiliano Fachini e Giorgio Freda.


    20 agosto 1979
    A San Josè di Costarica, è arrestato Giorgio Freda, condannato all’ergastolo per la strage di piazza Fontana.


    24 agosto 1979
    Il Costarica decreta l’espulsione di Giorgio Freda che può così essere arrestato, senza ulteriori formalità, dalla polizia italiana e tradotto in Italia.


    9 gennaio 1981
    A Roma, all’aeroporto di Fiumicino, poco prima di imbarcarsi per recarsi a Parigi per un incontro con il responsabile dello Sdece Alexander De Marenches, il direttore del Sismi, generale Giuseppe Santovito, Francesco Pazienza e l’americano Mike Leeden consegnano al generale Pasquale Notarnicola, responsabile della I divisione del Sismi (Sicurezza interna), un appunto relativo agli attentati ai treni che avrebbero dovuto compiere, entro pochi giorni, gruppi legati a Freda, Ventura e Delle Chiaie in concorso con i francesi del Fane e con gruppi tedeschi.


    20 marzo 1981
    A Catanzaro, si conclude il processo d’appello per la strage di piazza Fontana con la condanna a 15 anni di reclusione per ‘associazione sovversiva’ di Freda e Ventura ad 1 anno di Maletti e Labruna per ‘favoreggiamento aggravato’ nei confronti di Marco Pozzan. Dopo la sentenza, in diverse città protestano gruppi di giovani della nuova sinistra scandendo slogan (‘Catanzaro ce l’ha insegnato, il terrorismo è quello dello Stato’).


    23 marzo 1981
    A Genova, i neofascisti festeggiano l’assoluzione per insufficienza di prove di Giorgio Freda, Giovanni Ventura e Guido Giannettini, issando uno striscione sul quale è scritto "Strage di Stato, giustizia ha trionfato".


    23 maggio 1981
    A Verona, il colonnello Amos Spiazzi invia tre note informative al Sisde relative rispettivamente a "notizie sulla formazione di una nuova associazione eversiva dell’ultradestra, denominata ‘Movimento rivoluzionario popolare’, sorta sulle cenere delle ‘Comunità organiche di popolo’ e diretta da Franco Antico, già capo dell’organizzazione di estrema destra Europa Civiltà"; sulla "costituzione, a Verona, del Circolo culturale ‘Il Labirinto’ presso la libreria ‘Colonna’ di proprietà di Giacomo Zurlino, ritenuto attestato sulle posizioni del noto Franco Freda"; e una inerente alla "trasmissione di copia del periodico di estrema destra ‘Sentinella d’Italia’, e notizie su tale organo di stampa".


    8 maggio 1982
    Salvatore Francia, già reggente di Ordine nuovo di Torino, conferma in sede giudiziaria le accuse rivolte a Stefano Delle Chiaie per la detenzione dei timers acquistati da Freda nel settembre del 1969, accuse già mosse, in via confidenziale, con funzionari del Sisde.


    11 giugno 1982
    A Roma, la prima sezione penale, presieduta da Gennaro Fasani, della Cassazione stabilisce che debba essere rifatto il processo di appello per la strage di piazza Fontana a carico di Giorgio Freda, Giovanni Ventura mentre cassa la sentenza assolutoria a favore di Guido Giannettini. La nuova sede processuale sarà Bari.


    31 agosto 1982
    La Corte di cassazione rende definitiva la condanna ad un anno di reclusione inflitta a Giorgio Freda per la sua fuga in Costarica.


    29 giugno 1983
    Dario Zagolin, interrogato a Parigi dal giudice istruttore di Catanzaro, conferma di "aver raccolto negli anni ’70 informazioni di vario genere sia su elementi di destra sia su elementi di sinistra e di averle trasmesse ad esponenti di ‘Servizi di Informazione’ fra cui un ufficiale del Sid di cui non indicava il nome" e conferma, inoltre, "le importantissime notizie sui rapporti intercorsi nel 1969 tra Freda e Ventura da un lato e Merlino e Delle Chiaie dall’altro" trasmesse a Giovanni Zilio.


    6 maggio 1985
    Il pentito Sergio Calore afferma nell’aula della Corte di assise di appello di Bari, che "Freda sapeva del ruolo di Giannettini nei servizi segreti e me ne parlò riferendomi il giudizio positivo che nell’ambito dei servizi si nutriva per Signorelli, il quale nel ‘74-’75 per loro conto aveva svolto una funzione informativa su ufficiali del settore Nord- Est…Freda censurò allora l’operato dei servizi perché si erano serviti di Signorelli che egli poco stimava". Ribadisce, inoltre, che "Freda mi disse che gli ordigni alla ‘Bna’ e alla ‘Comit’ li preparò e portò Fachini". Indica, infine, nel maggiore dei carabinieri Vecchioni, nel capitano Marzacchera e nel tenente Spagnoli gli ufficiali dei carabinieri ai quali, su ordine di Paolo Signorelli, passavano informazioni sulla sinistra.


    1 agosto 1985
    La Corte di assise di appello di Bari assolve Giorgio Freda, Mario Merlino, Pietro Valpreda e Giovanni Ventura per insufficienza di prove dall’accusa di partecipazione alla strage di piazza Fontana; il maresciallo Gaetano Tanzilli dall’accusa di falsa testimonianza; riduce le pene a Maletti e Labruna.


    8 marzo 1986
    Giorgio Freda ottiene dal Tribunale di sorveglianza di Lecce il beneficio della semilibertà, concessagli perché "parzialmente ravveduto", da scontare a Brindisi.


    14 aprile 1986
    A Bari, nel ricorso presentato contro la sentenza di assoluzione per insufficienza di prove di Franco Freda e Giovanni Ventura, il procuratore generale rileva come le indagini abbiano sempre incontrato ostacoli ""caratterizzate da un segno comune: quello di occultare o disperdere gli elementi di prova che avrebbero potuto essere utilizzati a carico dei componenti la cellula eversiva veneta".


    22 dicembre 1986
    Giorgio Freda viene definitivamente scarcerato, sulla base delle istanze presentate dai suoi legali che hanno ottenuto un’ulteriore riduzione di pena.


    27 gennaio 1987
    La Corte di cassazione conferma la sentenza assolutoria nei confronti di Giorgio Freda e Giovanni Ventura per la strage di piazza Fontana che diviene così irrevocabile.


    13 gennaio 1992
    A Milano, al giudice istruttore Guido Salvini, Vincenzo Vinciguerra, in relazione agli attentati stragisti del 12 dicembre 1969 a Milano e a Roma, dichiara: "…Faccio presente che da Stefano Delle Chiaie direttamente appresi, in Spagna, che l’arresto di Pino Rauti come partecipante alla riunione del 18 aprile 1969 era stato determinato da dichiarazioni di Marco Pozzan rese su ordine di Franco Freda, che aveva necessità di coinvolgere il Msi nella sua difesa. La dichiarazione di Pozzan sulla presenza di Rauti a quella riunione, per quanto mi risulti, non era rispondente a verità. Per quanto mi risulta, l’azione di Freda rispondeva ad una logica intimidatoria nei confronti dei vertici di allora del Msi che conosceva, perché compartecipe sul piano politico, il senso dell’operazione che doveva concludersi con la proclamazione dello stato di emergenza".


    11 novembre 1992
    Il pentito calabrese Filippo Barreca dichiara ai magistrati che, nel periodo in cui ospitò Franco Freda nella sua abitazione, "vennero a trovarlo l’avvocato Giorgio De Stefano e l’avvocato Paolo Romeo".


    27 febbraio 1993
    A Milano, il maresciallo dei carabinieri Fulvio Felli, già in forza al Ccs di Padova, conferma al giudice milanese Guido Salvini che Paolo Romanin e Aldo Trinco, componenti del gruppo diretto da Giorgio Freda, si erano iscritti all’Unione dei giovani m-l.


    18 maggio 1993
    A Reggio Calabria, il pentito Filippo Barreca dichiara ai magistrati: "Ad accompagnare Freda a Reggio Calabria furono il dottor Zamboni di Modena, medico a Roma ed un generale, direttore dell’artiglieria del museo di Gerusalemme in Roma. Questo generale era parente dei fratelli Dante ed Eugenio Saccà".


    21 giugno 1993
    Il procuratore della repubblica di Reggio Calabria, Vincenzo Macrì, inoltra la richiesta di autorizzazione a procedere contro Paolo Romeo per associazione mafiosa. Nella richiesta si rileva anche il sostegno fornito, insieme a Giorgio De Stefano, boss mafioso, a Giorgio Freda dopo la sua fuga dal soggiorno obbligato.


    4 novembre 1993
    Giorgio Freda, imputato per violazione della legge Scelba e incitamento all’odio razziale, ottiene gli arresti domiciliari.


    26 novembre 1993
    Salvatore Francia dichiara che, secondo quanto gli ha riferito Marco Pozzan, i timers acquistati da Freda nel settembre 1969 sono stati murati in una casa di De Eccher.


    2 luglio 1997
    A Milano, per ordine del gip Clementina Forleo è arrestato l’estremista di destra Nico Azzi per ‘false dichiarazioni al pubblico ministero’. Azzi aveva risposto genericamente alle domande del Pm che voleva conferma di quanto da lui stesso più volte affermato sui rapporti fra esponenti di Ordine nuovo e servizi segreti di cui gli aveva parlato, in carcere, Giorgio Freda.


    23 gennaio 2000
    A Milano, è stato interrogato nell’aula della Corte di assise dove è in corso il processo per la strage di via Fatebenefratelli del 17 maggio 1973, il colonnello Amos Spiazzi. L’imputato ha respinto ogni addebito. La difesa ha citato come teste anche Giorgio Freda.


    7 febbraio 2000
    A Milano, è reso noto che la 5° Corte di assise si trasferirà domani a Roma per interrogare Paolo Emilio Taviani nell’ambito del processo per la strage del 17 maggio 1973. Franco Freda, citato come teste dalla difesa, per la terza volta non si è presentato in aula.


    7 febbraio 2000
    Ad Avellino, Mario Freda e Giulio Castellano muoiono per il crollo di un capannone che avrebbe dovuto ospitare un opificio nel cantiere di Pianodardine, mentre effettuavano i necessari rilievi per l’avvio dei lavori. Altri 4 operai sono rimasti feriti.


    1 marzo 2000
    Su ordine del Tribunale di Venezia, è stato arrestato Franco Freda che deve scontare un residuo pena di 7 mesi di reclusione sulla condanna inflittagli per incitamento alla violenza e all’odio razziale, quale responsabile del ‘Fronte nazionale’. Freda è stato rinchiuso nel carcere di Brindisi.


    14 aprile 2000
    A Milano, nel corso del processo di piazza Fontana, l’ordinovista veronese Giampaolo Stimamiglio ha accusato Pino Rauti di essere coinvolto "negli attentati preparatori del gruppo Freda", e di essere rientrato nel Msi per occultare detto coinvolgimento.


    11 maggio 2000
    A Milano, nel corso dell’udienza al processo di piazza Fontana, il ‘pentito’ Paolo Aleandri ha confermato che, secondo quanto a lui riferito, la strage del 12 dicembre 1969 fu voluta da Massimiliano Fachini che predispose i timer. Maria Angela Ventura e Guido Lorenzon hanno confermato le loro dichiarazioni rispettivamente, sulla responsabilità del Sid nel tentativo di fuga di Giovanni Ventura dal carcere di Monza e su quella del gruppo Freda-Ventura nella strage.


    25 maggio 2000
    A Milano, al processo di piazza Fontana ha testimoniato Guido Giannettini che ha ammesso di aver avuto informazioni da Franco Freda da trasmettere al Sid e di aver conosciuto Delfo Zorzi, presentatogli proprio da Freda. Ha, poi affermato, che un suo dossier sull’origine dei servizi segreti israeliani, risalente al 1968, è ancora coperto dal segreto. Ha, infine, ammesso che "al Sid interessava solo evitare una svolta a sinistra. Tutte le gerarchie militari – ha aggiunto – allora, erano di destra".


    26 maggio 2000
    A Milano, al processo per la strage di piazza Fontana, Franco Freda nega i suoi rapporti con il gruppo veneziano di Ordine nuovo ma, poi, è obbligato a riconoscere il collegamento nel tempo con Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi.


    2 novembre 2000
    A Brindisi, il maresciallo dei carabinieri Vincenzo Alesi, il vicebrigadiere Andrea Armenise, i carabinieri Cosimo Fiore e Nicola MonFreda sono stati arrestati in un’operazione anti - contrabbando. Secondo l’accusa informavano i contrabbandieri, in cambio di denaro, delle operazioni predisposte dalle forze di polizia.


    21 novembre 2000
    Il governo, con decreto del ministro dell’Interno immediatamente esecutivo, scioglie il ‘Fronte nazionale’, movimento politico fondato da Franco Freda, a seguito di una sentenza della Cassazione del 1999 che ha condannato Freda per violazione della legge Mancino e ha definito il suo movimento "un’organizzazione avente tra gli scopi l’incitamento all’odio razziale".


    7 gennaio 2001
    A Roma, secondo notizie stampa, nei giorni scorsi l’Ucigos ha depositato presso la Procura della repubblica un rapporto su Forza nuova, che delinea per l’organizzazione una struttura a due livelli, uno ufficiale, l’altro (in relazione al quale viene usata la definizione di "gruppi paramilitari non armati") occulto. Il rapporto evidenzia anche l’aiuto finanziario fornito da Forza nuova a detenuti, tra i quali Franco Freda cui sarebbero state versate 3.000 sterline come contributo per spese processuali.


    19 gennaio 2002
    A Milano, sono rese note le motivazioni della sentenza che ha condannato all’ergastolo per la strage di piazza Fontana Maggi, Zorzi e Rognoni. Secondo i giudici le prove sono solide ed i pentiti credibili, cosi come provata è la corresponsabilità di Freda e Ventura, non più condannabili perché assolti in precedenza per insufficienza di prove.

  8. #8
    Paul Atreides
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    Scusa Cornelio, ma perché manca la fonte? Potresti fornirmela? Grazie.

  9. #9
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    In origine postato da Paul Atreides
    Scusa Cornelio, ma perché manca la fonte? Potresti fornirmela? Grazie.
    scusa cornelio, un lungo elenco ma nessun commento..

  10. #10
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    In origine postato da Paul Atreides
    Scusa Cornelio, ma perché manca la fonte? Potresti fornirmela? Grazie.
    Scusami Paul, la fonte è:www.fondazionecipriani.it

    Giampaolo Cufino

 

 
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