La prassi comunista è ancora viva
di Stefano Doroni - 9 luglio 2004
I comunisti sono fatti così: siccome non accettano la norma democratica dell'alternanza di governo ma pretendono il potere come una sorta di «diritto acquisito», andando su tutte le furie quando i cittadini - con il voto - glielo tolgono di mano (è successo nel 2001), alla prima occasione pretestuosa che si presenta starnazzano che il governo a loro sgradito è giunto al capolinea e si deve tornare a votare.
Vediamo i fatti. C'è stata la rimozione di un Ministro - quello dell'Economia, Giulio Tremonti - e la sua sostituzione temporanea con il premier Silvio Berlusconi. Vicenda tecnica, quali che possano essere le valutazioni da fare sul merito della questione. E a sinistra che succede? Il finimondo, un vero e proprio fuoco di fila contro il Presidente del Consiglio e la maggioranza intera. Si invocano le dimissioni; che il premier si presenti in Parlamento per formalizzarle; che si ricorra al più presto alle urne perché la crisi di governo è cominciata.
Il povero Fassino, ormai in preda al delirium tremens fin dalla notte delle elezioni europee (vi ricordate quando sbraitava in diretta cercando di spacciare per veri i suoi risultati falsi che sancivano una vittoria ulivista che non c'è stata?), minaccia lo «sciopero» delle Camere: l'agitazione i comunisti ce l'hanno proprio nel sangue! Tutti si accodano, a cominciare da D'Alema, che vede la crisi di governo ormai inguaribile. Sono imperdibili anche le parole di Bertinotti che si conferma in pieno delirio metastorico, ripetendo i soliti slogan rituali e indigeribili del bolscevismo di primo pelo raccattati e fatti propri dai «movimenti» comunistoidi noglobal: «le dimissioni di Tremonti segnano la fine del berlusconismo e delle politiche neoliberiste».
Si sa che i leninisti vedono come il fumo negli occhi tutto ciò che sa di libertà personale e di intrapresa: e quindi scorgono «tramonti» definitivi di ogni sistema liberale e democratico che sopravvive alle loro utopie sbagliate. Comico. Che pensare di Pecoraro Scanio e delle sue fregnacce? Dice il leader dei Verdi che l'interim a Berlusconi è «uno schiaffo istituzionale» e che bisogna tornare subito alle urne. E dietro questi campioni di assurdità la sinistra intera, ormai legata - nemmeno troppo a malincuore - al nuovo padrone comunista dopo le elezioni europee, si schiera compatta, alzando il ditino moralista e dimostrando con questo la stessa credibilità della puttana che si spaccia per vergine. Evidentemente ringalluzziti dal risultato delle Europee, peraltro sopravvalutato; e trascinati dal delirio comunista che rafforza in queste settimane la demonizzazione del premier, si gettano all'arrembaggio della nave del governo, con l'intento piratesco di rubare il potere in un momento che giudicano di debolezza della Casa delle Libertà.
Ma dico: come fanno a non vergognarsi, dal momento che raccontano il falso e tacciono sulle loro malefatte? Il programma dell'esecutivo, la compattezza e la composizione della maggioranza non vengono intaccati dalla sostituzione del Ministro Tremonti. La stessa credibilità dell'Italia nel consesso europeo non subisce alcun contraccolpo da questo accadimento: lo dimostra il successo di Berlusconi ottenuto davanti all'Ecofin evitando all'Italia quell'early warning in materia di conti pubblici che forse a sinistra avrebbero preferito ci fosse, giusto per dare una spallata al governo.
Visto che le cose stanno così non c'è ragione di aprire alcuna crisi di governo. La compagine della maggioranza venne invece sconvolta dall'abbandono della maggioranza da parte di Bertinotti nel '98, gesto che fece cadere il governo Prodi spianando la strada al vero leader della sinistra, il comunista D'Alema; il quale, si ricorderà, aveva dichiarato che non avrebbe mai poggiato il deretano sullo scranno del Presidente del Consiglio senza legittimazione popolare (cioè senza elezioni). Parole al vento, promesse elettorali, slogan per gli imbecilli: in tutto questo le scuole di partito comuniste preparavano bene i loro rampolli. Il Massimo fu ben contento di prendersi il potere, e chi se ne frega della volontà degli elettori. Dopo di lui, sempre a seguito di indecorose manovre di Palazzo, toccò a Giuliano Amato prendersi il ruolo di premier. Dicevano che non c'era alternativa a quella maggioranza; ragion per cui le elezioni non sarebbero servite che a confermarla o - Dio ne scampi - a portare al governo il Mau Mau Berlusconi!
Vi ricordate come cambiavano i capi del PCUS in Unione Sovietica? Così, da un giorno all'altro: sparivano, venivano destituiti o morivano; e al loro posto ne spuntava uno nuovo, venuto fuori dai meandri del Cremino e subito esposto all'obbligatorio tripudio popolare. Non c'era alternativa a quella compagine di governo. Il sangue non è acqua: la vecchia prassi antidemocratica comunista è ancora quella dei nostri mal riciclati esponenti del centrosinistra. Con la complicità del cattocomunista Scalfaro (che si guardò bene dal fare il proprio dovere di sciogliere le Camere dopo la crisi causata dai bertinottiani) i nipotini di Stalin cambiarono infatti tre Presidenti del Consiglio in una legislatura, senza mai ricorrere allo strumento democratico del voto, quello strumento che ora invocano a gran voce. Due pesi e due misure, come al solito. La democrazia è vera solo quando sono loro a comandare; decidono loro cosa è giusto e quando è giusto. Vergogna.
Curioso come a sinistra non si accorgano che la sopravvivenza di questa maggioranza serve anche a loro, perché la loro coalizione si riconosce nel dogma dell'odio verso Berlusconi. È questo l'unico elemento rancoroso che unisce i bolscevichi di Bertinotti e Cossutta (con i loro sodali dei «movimenti» e con gli sproloquiatori girotondini), i nostalgici finti riformisti come D'Alema e Fassino con gli equilibristi del centro come Mastella. La sinistra esiste perché esiste Berlusconi: non sono d'accordo su niente, alla corte di Bertinotti; litigano ad ogni piè sospinto. Non c'è uno straccio di programma decente che la sinistra possa proporre al Paese; nella nullità e nell'impotenza che esprimono non resta che la demonizzazione del loro incubo, di colui che ha messo in luce le loro menzogne salvando l'Italia da una deriva catastrofica.
Cavaliere, vada avanti: col suo genio e con le sue umane debolezze. Continui a fare di questa sua umanità una risorsa per l'Italia. Non ci lasci nelle mani di Fassino e di D'Alema; questa non gliela perdonerebbero, tutti gli uomini di buona volontà. Porti a termine la legislatura, ché il suo governo è pienamente leggitimato. Poi si vedrà se gli italiani sono così stolti da credere alle suonate ingannevoli di un qualsiasi pifferaio magico o sanno guardare la realtà in faccia rifiutando le lusinghe dei cattivi maestri.
Stefano Doroni




Rispondi Citando
) ecc. ecc.
