Lo scenario: la città. L’arma utilizzata: insetticida, diserbante o stricnina. Sia per ammazzarne uno solo che per fare una strage. E ben in 3 casi su 10 è il padrone ad uccidere il suo migliore amico. Cane o gatto che sia. Lo denuncia l’Enpa. La crudeltà di quelli che sono definiti «animal killer» è contenuta nel rapporto dei maltrattamenti presentato dall’Ente nazionale per la protezione degli animali che fotografa la situazione prima della nuova legge approvata, quando bastava per cavarsela una multa.
I dati. In sei mesi 41.667 animali sono stati maltrattati, tra cui 2.267 cani e 249 gatti; 30.179 uccisi (201 cani e 181 gatti). I casi accertati: solo 373 (280 denunciati). Nel 46% dei casi, l’autore è sconosciuto, nel 30% è il proprietario. Le città, con 163 casi, sono lo scenario preferito dagli «animal killer». Luoghi a rischio pure campagne e boschi (104 casi) o aree domestiche (106).
Le denunce. Sono state presentate dall’Enpa (31% dei casi), forze dell’ordine (29%), testimoni (24%), proprietari di animali (16%). In 179 casi in seguito al maltrattamento, l’animale è morto. Forte l’escalation degli avvelenamenti: 56 i casi accertati.
Nord al top. Guida il nord la triste top ten delle regioni dove si è verificato il maggior numero di casi accertati con Emilia (19%) e Lombardia (11%), la Campania è al nono posto. Il dato più basso, spiega l’Enpa, non significa meno casi, ma è legato forse a una minore indagine statistica. La seconda parte del rapporto è, infatti, dedicata ai casi pubblicati sui giornali.
L’animal killer. Per ucciderne uno o compiere una strage di animali, sono usati in modo massiccio i veleni (medicine ad uso umano, insetticidi, diserbanti, stricnina). Perché facili da procurare secondo Massimo Tardio, criminologo, membro del consiglio nazionale Enpa. L’animal killer, dice, rappresenta un particolare allarme sociale e criminale vista la violenza eccessiva e ingiustificata sugli animali da parte dell’uomo che ha l’animale in custodia per amore presunto o per reddito (allevamento o lavoro)». Nella categoria maltrattamenti «rientrano comportamenti - spiega - psicopatologici con componenti sadiche o a sfondo sessuale».Tra gli autori dei maltrattamenti e dell’uccisione dell’animale, oltre i proprietari ci sono anche «Quanti dovrebbero averne cura (fantini, allevatori, detentori, guardie venatorie, carabinieri, veterinari, dipendenti Asl, agenti Polstrada, vigili)» scrive il criminolo nel rapporto. La violenza, spiega, è consumata facilmente dall’amico degli animali in ambiente domestico o nei luoghi dove domina l’uomo.
Daniela Limoncelli
Fonte:Il Mattino
15.07.04




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