Un ministro balneare
Un ministro balneare, per una soluzione balneare. Un’altra volta, dopo quattordici mesi di crisi politica e dopo il nulla di fatto di gennaio, Berlusconi deve rinviare la chiusura della verifica, chiuderla senza chiuderla, metterci una pezza e fingere di andare avanti. Che è il modo migliore di non andare da nessuna parte, se non al mare a prendersi un po’ di vacanze. Con la certezza che a settembre si ricomincia, e che in autunno neanche lontanamente una coalizione in queste condizioni, e un ministro che vale un ottavo di quello che c’era prima, possano far digerire al paese una finanziaria da 25-30 miliardi. Si calcola che il deficit tendenziale del 2005, in assenza di interventi correttivi, raggiungerà il 4,7%, e se dovrà sostenere anche la riforma fiscale nella sua forma più aggressiva potrebbe arrivare al 6%. Siccome tutto ciò è palesemente impossibile, ci aspettano lacrime e sangue. Le quali dovranno essere somministrate da un tecnico, Domenico Siniscalco, sulle cui qualità personali non ci sono dubbi, ma che ha partecipato fino all’ultimo dettaglio e da protagonista all’esperienza di Tremonti, ne è stato l’alter ego, dunque ne ha condiviso le responsabilità. Solo l’impossibilità di far alcunché può dare un senso a questa soluzione: tremontismo senza Tremonti, che almeno aveva dietro una filosofia, un blocco sociale, la Lega e una certa bravura nella finanza creativa, e alla fine dell’anno dava una spazzolata ai conti.
Sarà difficile spiegare al paese la logica di questa follia: mandano via il ministro perché ritenuto responsabile di una linea di politica economica sbagliata, e punita alle elezioni, e ci mettono il tecnico che l’ha confezionata. Ma c’è una logica: e la logica è che la maggioranza non è più tale, almeno non fino al punto di decidere seriamente come ripartire, redistribuire pesi e responsabilità, rifare la squadra di governo. E’ come un castello di carte, che se ne tocchi una cadono tutte le altre. E un giorno è An (che ora si accontenta di Siniscalco, purché sia «collegiale»), e un giorno è l’Udc, e un’ora dopo è la Lega. L’impossibilità di fare un rimpasto, mancato colpevolmente quando si era ancora in tempo, quando era possibile e benefico, è la prova dell’impotenza: non si può fare altro che tirare a campare. E’ stato evidente ieri: quando tutto era ormai pronto per un Berlusconi bis, seppure modesto e di basso profilo, è stata la Lega ad annunciare che non avrebbe più partecipato ad alcun vertice.
Intanto il governo, che si è visto bocciare una legge fondamentale come quella sull’immigrazione, ieri si è visto bocciare anche le correzioni a quella legge da parte dei ministri leghisti. Col risultato di una paralisi legislativa su un tema di alta pericolosità sociale. E tutti sanno che la decisione dell’Udc di tenere fermi i suoi dieci emendamenti sul federalismo è una bomba ad orologeria, che la Lega non manderà giù. Cari italiani, buone vacanze: in autunno si ricomincia, e forse si finisce pure. In queste condizioni il governo Berlusconi non arriva alla fine della legislatura.
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!non può scrivere quelle cose!
