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  1. #1
    Ospite

    Thumbs up La lunga agonia di un "Megalomane"

    Leggete questo articolo di Pansa, un opinione che condivido, la realtà scomoda del cavagliere...



    Berlusconi durerà con i trucchi e le menzogne altri cinque mesi. Forse tenterà la carta delle elezioni anticipate. Ma la sua vicenda politica sembra chiusa

    L'agonia di un megalomane è da megalomane, sinceramente smodata, esageratamente sofferta. Berlusconi si è afferrato al ministero del Tesoro come un naufrago a una zattera, ha abbandonato Tremonti con la furia della sopravvivenza, mors tua vita mea, era felice a Bruxelles, felice di poter ancora far sorridere di stupore o di pena i burocrati europei. Si sentiva nel suo inglese scolastico il compiacimento dell'autodidatta: chi ha imparato l'inglese più in fretta di me? Chi se la cava meglio?Quanto durerà questa agonia da megalomane non è dato di prevedere. Speriamo poco, perché non c'è nulla di più penoso di un uomo che si credeva e si crede unico al mondo, "con una marcia in più", come dicevano i suoi cortigiani, che scopre che le marce le ha usate a vuoto. Questo tramonto berlusconiano ha qualcosa di Odissea nello spazio: non c'è stato un ultimo decisivo duello fra lui e gli altri, ma un abbandono progressivo, una divergenza spaziale: l'astronave del paese Italia da una parte, il piccolo Cesare dall'altra.

    Lui non si è ancora reso conto, non può rendersi conto, di non essere più il sole del suo sistema, il sistema della immaginazione al potere, della menzogna unica verità, dell'apparire più importante dell'essere, dell'immaginare più concreto del fare. Con il licenziamento del ministro Tremonti imposto dai compagni di strada si è trovato di fronte a una sfiducia totale: veniva bocciata la sua politica economica e il suo disegno di salvare gli italiani dal millenario peso delle tasse. E siccome questo suo disegno non aveva nulla di razionale, il suo fallimento non poteva essere ragionevolmente spiegato. Non gli restava che rilanciare sulle vaghe promesse.

    Così, è saltato sulla zattera del ministero del Tesoro e ha cantato alla luna la sua disperazione: "Ci proverò ancora, gli italiani mi hanno creduto e io non li deluderò, se gli altri non vogliono tagliarle, queste tasse le taglierò io". Il fatto di aver superato i controlli europei per il rotto della cuffia, di dover ripianare il deficit con una nuova stangata ai contribuenti, di non avere né le risorse né il potere che ebbero Reagan o la Thatcher per imporre la loro, del resto discutibilissima, svolta liberista, non lo distraggono dalle sue megalomani convinzioni: di essere invincibile e immortale, dunque autorizzato a insistere nei suoi errori oggi apparenti, ma destinati al successo finale.

    Una ripetizione nel grottesco del Napoleone di Marengo, che alle quattro del pomeriggio dice ai suoi generali: abbiamo perso una battaglia, andiamo a vincere la seconda e definitiva. Ma già si udivano gli zoccoli dei cavalli di Desaix che accorreva alla rivincita.

    Qui di Desaix non se ne vedono proprio. Qui, in questi anni di economia fantasiosa e creatrice, si sono venduti, 'cartolarizzati', i beni di famiglia, si è nascosto il deficit con i condoni e i trucchi contabili di Giulio Tremonti, il genio bizzarro e bizzoso definito da Cossiga "il più gran conoscitore di paradisi fiscali", si è cioè affidata la finanza pubblica a un esperto nei modi di privatizzarla, si è sperato in una ripresa del mercato mondiale, in una sorta di provvidenza e ci si è ritrovati con le casse vuote e le prospettive pessime.

    Un epilogo che il megalomane non può accettare: durerà con i trucchi e le menzogne altri cinque mesi, forse tenterà la carta delle elezioni anticipate, si spera che non abbia la forza per ricorrere a soluzioni autoritarie, ma nel suo insieme la sua vicenda politica e umana sembra chiusa.

    Ha cercato di vendere tappeti volanti e altre favole agli italiani e non c'è riuscito, potrà tentare altre avventure, ma non di governo. Per fare il dittatore ci vogliono doti che non ha e congiunture in cui sperava, ma che gli sono mancate. .

  2. #2
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    Vediamo i bananas alla prova con lo STESSO autore del TANTO lodato "Il sangue dei vinti".

    Comincio a tenere il conto...

  3. #3
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    B. durerà fino alla fine; ho qualche dubbio sulla durata del paese, invece.
    La famosa artista idolo delle folle :" si figuri che uno ha addirittura scritto che avrei dovuto investire i MIEI soldi comprando un bar! Io!!!! La barista!!!!"

  4. #4
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    In Origine Postato da MrBojangles
    Vediamo i bananas alla prova con lo STESSO autore del TANTO lodato "Il sangue dei vinti".

    Comincio a tenere il conto...
    quando Pansa diceva cose giustissime sui "gloriosi partigiani" era un traditore, un fascista, un venduto....
    adesso che spara c*****e su Berlusconi è di nuovo il compagno Pansa....

    certo che avete 'na faccia tosta....

  5. #5
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    In Origine Postato da ariel
    quando Pansa diceva cose giustissime sui "gloriosi partigiani" era un traditore, un fascista, un venduto....
    adesso che spara c*****e su Berlusconi è di nuovo il compagno Pansa....

    certo che avete 'na faccia tosta....
    Il problema è tuo/vostro; non l'ho incensato io per quel libro.

  6. #6
    Ospite

    Post "il sangue dei vinti"un racconto di realismo

    Il libro di Pansa in questione,( che ho avuto l'onore di leggere), è una sequenza degli eventi storici dall' 8 Settembre 43 in poi, descrive con molto realismo le testimonianze, gli orrori della guerra civile italiana.....cosa signigica fregiarsi essere di destra o sinistra quando sviluppi una realzione storica esatta, e descrivi i crimini di ambo le parti?

  7. #7
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    L'Italia in rovina aspettando Godot
    di EUGENIO SCALFARI

    UN GOVERNICCHIO balneare. I nodi veri si ripresenteranno a settembre, sotto l'incalzare non sopito della guerriglia ormai cronicizzata all'interno del Casino delle Libertà. Dunque - questo è il giudizio quasi unanime degli osservatori più equanimi - Berlusconi ha perduto su tutta la linea.

    Non sono interamente d'accordo con questo verdetto, formulato da chi guarda i fatti dal punto di vista degli interessi del Paese. Silvio Berlusconi se ne infischia platealmente degli interessi generali. Non sono pane per i suoi denti. Lui è formidabile nel realizzare i suoi interessi personali e, sulla scia, quelli del suo gruppo che costituisce la truppa scelta, la corte pretoria per attaccare i nemici e difendere l'incolumità e il potere del padrone. Se guardiamo le cose da questo punto di vista Berlusconi ha vinto anche questa battaglia. Certo non ha vinto la guerra, ma la guerra, quella del potere, non la vince mai nessuno nel senso che il potere è sempre a rischio.

    Non la vinse neppure Cesare quella battaglia, né Napoleone. E vi consolate sostenendo che non l'ha vinta neppure il Cavaliere della Fininvest? Gli osservatori hanno calcolato che la lotta dei suoi alleati contro di lui dura da 450 giorni, un anno e mezzo. E che cosa hanno ottenuto? Niente, assolutamente niente.
    (segue)

  8. #8
    Ospite

    Post ..Scusate!!!!!!!!!!!!!!!

    Mi scuso con la Community, ma per una sovrapposizione di E-mail, ho erroneamente attibuito a Pansa l'articolo da me segnalato, quando è invece di Giorgio Bocca.
    Per quanto riguarda Giampaolo Pansa, ha invece sempre nello stesso settimanale inviato una cartolina a Romano Prodi, che cosi' inizia: Caro professore, torni subito a combattere in Italia e a tallonare il cavalier Trepalle tutti i santi giorni......

  9. #9
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    Predefinito Re: ..Scusate!!!!!!!!!!!!!!!

    In Origine Postato da doppiavela
    Mi scuso con la Community, ma per una sovrapposizione di E-mail, ho erroneamente attibuito a Pansa l'articolo da me segnalato, quando è invece di Giorgio Bocca.
    Per quanto riguarda Giampaolo Pansa, ha invece sempre nello stesso settimanale inviato una cartolina a Romano Prodi, che cosi' inizia: Caro professore, torni subito a combattere in Italia e a tallonare il cavalier Trepalle tutti i santi giorni......
    Per i bananas cambia poco; c'ha già pensato il comunistofobo col nome da detersivo a definire "ca****e" le cose scritte nell'articolo.
    (ammesso che l'abbia letto)

  10. #10
    Tremendo
    Ospite

    Predefinito Re: ..Scusate!!!!!!!!!!!!!!!

    In Origine Postato da doppiavela
    Mi scuso con la Community, ma per una sovrapposizione di E-mail, ho erroneamente attibuito a Pansa l'articolo da me segnalato, quando è invece di Giorgio Bocca.
    Per quanto riguarda Giampaolo Pansa, ha invece sempre nello stesso settimanale inviato una cartolina a Romano Prodi, che cosi' inizia: Caro professore, torni subito a combattere in Italia e a tallonare il cavalier Trepalle tutti i santi giorni......
    Prodi? potevi almeno citare un nome pulito:

    Prodi e il processo Sme:


    1993, l'anno dei Boiardi & dei Complotti sul "Britannia"
    di Mauro Bottarelli





    Dieci anni fa Prodi & C. cominciarono la svendita. Passarono in mani straniere: Buitoni, Invernizzi, Locatelli, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini Perufine, Mira Lanza e molte altre aziende Ii 7 gennaio 2003 non era un giorno normale, ricorreva l'anniversario di quello che in molti - ma non moltissimi, in fondo l'Italia è fatta così - ricorderanno come l'anno dei complotti, ovvero il 1993. Già, esattamente 10 anni fa si diede il via alla svendita delle grandi aziende pubbliche ai gruppi stranieri, si tennero incontri tra i "Boiardi" di Stato e i magnati dell'alta finanza a bordo di un panfilo di Sua Maestà Britannica.
    Riguardo quell'annus horribilis della sovranità nazionale ed economica italiana, i giornalisti Fabio Andriola e Massimo Arcidiacono hanno scritto un libro, "L'anno dei complotti" pubblicato da Baldini & Castoldi. Accaddero tante cose, in quei 365 giorni in fondo così anonimi, e paradossalmente la riunione sul Britannia rappresentò nulla più che una ciliegina sulla torta.


    Ne parleremo, ma ora è interessante fare un breve excursus per conoscre i presupposti che resero possibile e determinante quella riunione del 2 giugno 1992 sul panfilo di Sua Maestà la regina Elisabetta d'Inghilterra.
    Nel 1992 accaddero alcuni fatti: la crisi della Prima Repubblica e il successivo ciclone Tangentopoli (Kohl lo pagò in ritardo, esattamente dopo il niet all'operazione in Kosovo nel 1999), le privatizzazioni, l'attacco alla lira da parte del pescecane dell'alta finanza - ora riciclatosi come icona no-global - George Soros. Nel settembre '92, soprattutto, l'agenzia di rating Moody's, la stessa che ha declassato la Fiat poche settimane fa, si accanì particolarmente contro l'Italia: un suo declassamento dei Bot italiani diede infatti il via a una spaventosa speculazione sulla nostra moneta che ci portò fuori dallo Sme.


    Ecco cosa disse l'allora presidente del Consiglio, Bettino Craxi, al riguardo: "Esiste un intreccio di forze e circostanze diverse". Parlò di "quantità di capitali speculativi provenienti sia da operatori finanziari che da gruppi economici", di "potenti interessi che pare si siano mossi allo scopo di spezzare le maglie dello Sme", di "avversari dell'Unione Europea". Craxi lo disse allora, ma oggi non può ripeterlo. Craxi non c'è più. Ci sono in compenso altri personaggi che entrano e che escono come caselle perfettamente inserite di un domino. C'è ad esempio Reginald Bartholomew, figlio naturale del caso del 1993 che nel mese di giugno diventerà ambasciatore americano a Roma. Un anno dopo, siamo nel giugno 1994, con la scorpacciata del Britannia bella e consumata, ecco cosa dirà Bartholomew: "Continueremo a sottolineare ai nostri interlocutori italiani la necessità di essere trasparenti nelle privatizzazioni, di proseguire in modo spedito e di rimuovere qualsiasi barriera per gli investimenti esteri".
    Et voilà, il caso Italia è chiuso.
    Bartholomew era amico di Leoluca Orlando, sindaco di Palermo: quest'ultimo si recò spesso negli Usa in nome della lotta alla mafia. Strano caso, come tutto è strano ciò che nacque e accadde nel 1993, cinque anni dopo Bartholmew diventerà presidente di Merryl Linch Italia. Il quadro è completo, nitido, cristallino. Successe di tutto in quell'anno, capace di trasformare in maniera indolore (fu un tracollo, un disastro senza precedenti ma non si videro carrarmati nelle strade né deportazioni) l'Italia in una sorta di repubblica centrafricana. Punta di diamante dell'intera operazione di svendita fu, quindi, il caso Britannia, riunione che si mostrò perfettamente congruente a quello che accade prima e dopo. Guarda caso, a differenza di Craxi, importanti protagonisti di quella operazione sono ancora in auge al giorno d'oggi. L'allora presidente del Consiglio Giuliano Amato, per esempio.
    L'allora ministro del Tesoro, già governatore di Bankitalia e futuro presidente del Consiglio e presidente della Repubblica,


    Carlo Azeglio Ciampi. Il presidente dell'Iri, futuro presidente del Consiglio e presidente della commissione Ue, Romano Prodi.
    Stando a quanto dichiarato dal giornalista Fabio Andriola, "in quel periodo vi fu una specie di colpo di stato interno alla massoneria italiana, con il Gran Maestro Di Bernardo preoccupato per l'offensiva scatenata dagli incappucciati del Grande Oriente d'Italia capitanati da Armando Corona. La magistratura si spaccò in due tronconi ben distinti ideologicamente. Ricominciarono ad esplodere bombe che solo anime belle possono credere piazzate per eliminare quel fuffarolo di Maurizio Costanzo. Esplode con tutta la sua virulenza Tangentopoli; e, dulcis in fundo, finisce in prima pagina quel singolare scandalo, con connotati pecorecci, che ebbe come protagonista Lady Golpe, al secolo Donatella Di Rosa (vero che l'avevate dimenticata?), che però andò a mettere nei guai, guarda caso, il comandante di uno dei pochissimi reparti operativi dell'esercito, il generale Monticone". Accuse precise, come preciso fu per l'ennesima volta il comportamento del direttore generale del Tesoro, Mario Draghi. Il quale, infatti, scese dal Britannia per evitare di partecipare a quella che sembrava diventare una svendita delle grandi aziende pubbliche italiane alle multinazionali americane e britanniche.


    Sì, in seguito fu lo stesso Draghi ad ammettere il suo imbarazzo. Guarda caso dopo la merenda sul Britannia le privatizzazioni vennero effettuate a ritmi serratissimi.
    Parlando solo del settore agroalimentare, ad esempio, un settore tradizionalmente importante per la nostra economia, furono numerose le ditte che vennero acquistate dagli stranieri: Locatelli, Invernizzi, Buitoni, Galbani, Negroni, Ferrarelle, Peroni, Moretti, Fini, Perugina, Mira Lanza e tante altre. Il meeting venne organizzato da un ben preciso gruppo di potere londinesi: sul Britannia si trasferì infatti in quell'occasione un pezzo della City di Londra. Nulla di strano né di pittoresco, quindi: tanto più che storicamente la Gran Bretagna ha sempre cercato di ostacolare il rafforzamento di qualsiasi Paese europeo. All'epoca i governanti italiani, specie quelli di sinistra, hanno cercato di accreditarsi nel mondo che conta recandosi in pellegrinaggio alla City di Londra come a Wall Street. Assicurando ovviamente la loro disponibilità per non disturbare troppo il manovratore.


    Il terminale dei politici italiani che dovevano garantirsi sul fronte internazionale è stato, fino a pochissimo tempo fa, proprio la City di Londra: D'Alema docet, Rutelli pure. In effetti, i britannici d'Oltremanica e quelli svezzati d'Oltreoceano non potevano che essere soddisfatti del comportamento tenuto dai loro amici italiani: l'operazione Britannia, infatti, garantì ai soli anglo-americani di accaparrarsi quasi il 50% (precisamente il 48%: 34 agli americani e 14 ai britannici) delle aziende italiane finite in mano straniera.
    Questo è stato il 1993, anno in cui l'Italia e la sua classe politica persero l'ultimo brandello di dignità.

 

 
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