Corriere Magazine, 15 luglio 2004
CAVALLI DI RAZZA
DI GIAN ANTONIO STELLA
Giorgio La Malfa, mazziniano incoerente
Rigidissimo contro i Savoia di oggi e di ieri, non lo è altrettanto nei confronti della Monarchia Arcoriana.
In cui individua la nuova stella polare
«L'interim lungo? Mi sembra un'ottima idea». Giorgio La Malfa, guardiano del sacrario mazziniano così rigido ma così rigido da aver impugnato la durlindana non solo contro il ritorno dei Savoia chiffon di oggi ma anche quello dei Savoia defunti di ieri, non poteva sceglier momento migliore per ribadire la sua coerenza. Neanche il tempo che il Cavaliere si impossessasse (per un po') del ministero dell'Economia, forzando il ripristino della Monarchia Arcoriana che era appena stata dichiarata decaduta da Follini e Fini, e già esultava: «Così viene risolto il problema alla radice». Perché accontentarsi di Re Sole se questi può repubblicanamente fare anche il Colbert? Certo, qualche imbarazzo il rampollo ingrigito di Ugo, che Cossiga bollò crudelmente come «figlio impudente e imprudente di un galantuomo», è probabile che l'avverta. Anni fa, per esempio, quando i repubblicani erano considerati i cani da guardia delle casse pubbliche (con Craxi che li irrideva: «Noi ai cani diciamo: a cuccia!») avrebbe probabilmente usato parole diverse. Basti ricordare una delle sue sentenze: «I ministri del Tesoro simpatici lasciano debiti».
Non parlava, ovvio, di Berlusconi, che allora raccontava già le barzellette ma per i clienti di Milano2. Proprio al Cavaliere, però, si riferiva qualche anno dopo. Quando, bastonato dagli elettori dopo la campagna giustizialista («Voglio unire l'Italia degli onesti e farla vincere») contraddetta dalla bustarella presa da Sama, sentenziava: «Il problema non è l'influenza che può esercitare la Fininvest sul presidente del Consiglio ma l'influenza che il governo può esercitare sugli interessi di Fininvest». Ammoniva: «Questo interesse inevitabile del presidente del Consiglio nei suoi atti d'ufficio non si sana con il blind trust ma solo con la vendita delle sue aziende». Anzi: la soluzione «cieca» all'americana, in un caso così grave, gli appariva «del tutto irrilevante». Acqua passata. Diceva allora: «L'esperimento politico di Berlusconi è destinato a chiudersi come è cominciato, rapidamente e senza rimpianti». Poi ha cambiato idea. Individuando finalmente, direbbe Follini, la stella polare: la monarchia repubblicana.




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