....la Confindustria Montezemolo
Nel corso della sua millequattrocentesima esternazione (in pochi giorni) da quando è diventato presidente di Confindustria e Fiat (in una ha anche detto che “non è il momento di parlare ma di lavorare”), Luca Cordero di Montezemolo ha chiesto “una vera politica di sviluppo”.
La Stampa di Torino, che dà molto risalto all’asserzione di LCdM, la corrobora poi con un’intervista a Innocenzo Cipolletta, ex direttore generale ai tempi della concertazione, che, per spiegare Montezemolo, mette in bocca a Keynes una teoria peronista:
“La spesa pubblica è più utile allo sviluppo perché va tutta a creare nuova domanda, mentre la maggiore spesa privata che risulta da un calo delle tasse per una quota finisce in risparmio”. Come se il sistema finanziario non trasformasse il risparmio in prestiti per gli investimenti.
Se è questa la “vera” politica di sviluppo, si riduce nella richiesta di sovvenzioni all’industria e in un incoraggiamento insensato alla crescita della spesa (e quindi delle tasse).
Forse però, e lo si può arguire da altre osservazioni di Montezemolo, la “vera” politica di sviluppo non è proprio questa. Può essere un’altra, purché sia “vera”.
Questo vezzo, quello cioè di coprire con il richiamo alla verità, in sé incerta per chiunque non sia dogmatico, la volontà di giudicare senza essere giudicati, non è solo di Montezemolo.
Tutti ricordano la “vera” svolta in Iraq chiesta dall’opposizione per approvare la missione militaria e umanitaria italiana.
La svolta c’è stata, all’Onu e a Baghdad, ma non è bastata, perché non è apparsa abbastanza “vera”.
La storia della Prima repubblica è stata tessuta sul confronto fra la richiesta comunista di “vere” riforme di struttura e l’azione di governi che, pur avendo accompagnato per mezzo secolo una trasformazione e una crescita straordinarie, venivano accusati di non aver promosso un “vero” sviluppo.
Alla democrazia “formale”, che è poi l’unica che esista, si è contrapposta la “vera” democrazia, e così via.
Se sviluppo ci sarà non è dato sapere, comunque a qualcuno non sembrerà mai “vero”.
Ferrara su il Foglio del 15 luglio
saluti




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