Nel pantano afgano solo i polacchi mandano i rinforzi
| Esteri | Gianandrea Gaiani
Pubblicato il giorno: 24/10/09
Vertice Nato
In Afghanistan la Nato non assume ulteriori impegni, sostiene a parole la necessità di aumentare gli sforzi militari ma in pratica guarda a una graduale exit strategy.
Dal vertice dei ministri della Difesa dell’Alleanza Atlantica di Bratislava era difficile aspettarsi decise prese di posizione soprattutto a causa dell’incertezza di Washington sull’invio dei rinforzi richiesti dai comandi militari. Dubbi che resteranno tali ancora a lungo considerato che il segretario ala Difesa, Robert Gates, ha annunciato che entro «due o tre settimane saranno sottoposte al presidente indicazioni su rinforzi eventuali da inviare in Afghanistan». A Bratislava del resto tutti gli alleati hanno concordato di aspettare le decisioni di Obama e l'esito del secondo turno delle elezioni presidenziali afgane, il 7 novembre, prima di valutare l’invio di rinforzi. Solo la Polonia ha annunciato che la prossima primavera porterà da 2.000 a 2.600 le sue truppe schierate nella provincia orientale di Ghazni e anche se lo stesso Gates si è detto confortato dalla disponibilità «di un certo numero di alleati ad aumentare i loro contributi, militari o civili» i principali partners europei inclusa Germania e Francia hanno già fatto sapere di non voler inviare un solo soldato in più a Kabul. Londra ha reso nota giorni or sono la disponibilità a fornire altri 500 soldati, Olanda e Danimarca prendono tempo mentre il ministro della Difesa italiano, Ignazio La Russa (che nei giorni scorsi aveva convenuto sulla necessità di inviare rinforzi chiedendo però che fossero altri Paesi a farlo) ha confermato la disponibilità a raddoppiare il centinaio di carabinieri che curano l’addestramento della polizia afgana con l’avvio della Nato Training Mission a Kabul.
Benché nessuno intenda fornire gli almeno 40.000 militari in più richiesti dal generale Stanley McChrystal, ieri a Bratislava tutti gli alleati hanno espresso pieno sostegno alla sua nuova strategia, sottolineando la necessità di accelerare il passaggio graduale delle responsabilità della sicurezza alle forze afgane, la cosiddetta “fase 4” della missione Nato il cui inizio è stato anticipato al febbraio prossimo. «C'è un largo sostegno di tutti a questo approccio di contro-insurrezione» ha confermato il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen. In realtà questa fase sarà forse attuabile solo tra cinque anni, quando le forze afgane dovrebbero contare 400.000 soldati e poliziotti contro gli attuali 180.000. «Se tutto va come previsto entro il 2011 o il 2012 cominceremo a vedere miglioramenti rilevanti ed entro il 2014 le nostre truppe potrebbero diminuire mentre aumenterebbe il controllo degli afgani» sostiene il generale David Richards alla testa dell’esercito britannico.
Nei prossimi anni ci vorranno quindi più istruttori e più truppe sul terreno per addestrare e affiancare le forze locali in assenza dei quali sarà impossibile «consegnare progressivamente la responsabilità della sicurezza agli afgani», come ha detto Rasmussen. L’accelerazione del processo di transizione non pare credibile e guarda a un’improbabile exit strategy mentre McChrystal chiede più truppe per evitare la sconfitta. Un’ulteriore conferma che i tentennamenti di Obama hanno sfiduciato i militari statunitensi che non si sentono né ascoltati né tanto meno guidati dal commander in chief e di raffreddare i già cauti alleati europei sorpresi dalla prudenza della Casa Bianca in un conflitto largamente percepito come una “guerra americana”.
L’impressione che Washington cerchi il disimpegno dal conflitto afgano è così palpabile che lo stesso Gates ha dovuto assicurare i suoi colleghi affermando che «non ci stiamo ritirando e penso sia altamente improbabile una riduzione del nostro impegno». Ha detto improbabile, non potendo escludere che Obama respinga la richiesta di rinforzi di McChrystal e riduca addirittura le truppe in Afghanistan come vorrebbe il vice presidente Joe Biden.
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