Un lungo pomeriggio di protesta civile contro l’inciviltà, il razzismo del governo italiano che ha approvato nel pomeriggio di ieri il decreto sicurezza. Un decreto che condanna all’esclusione dalla società italiana molte persone provenienti da paesi stranieri, che nega a bambini nati sul territorio italiano il riconoscimento della cittadinanza, non essendo i loro genitori nati in Italia. Come ricordato durante la maratona oratoria, il 6 Luglio 1939 il Governo Fascista di Mussolini approvò una legge che negava a “immigrati” italiani (calabresi, veneti, siciliani) di richiedere la residenza a Roma in quanto venivano giudicati criminali o portatori di malattie. Questa legge del ‘39 ricorda molto nella sua impostazione e nei suoi obiettivi il decreto sicurezza approvato oggi e la richiesta di riservare posti per i milanesi nella metropolitana. Molti degli oratori intervenuti hanno giudicato questa legge fascista e razzista, e come ha sottolineato Moni Ovadia, non ci si può aspettare niente di diverso da chi durante una visita ad Auschwitz si rammarica per gli errori commessi in passato ma senza condannare il nazismo e le discriminazioni razziali perpetuate contro ebrei, rom, sinti. I membri di questo governo sono per di più quelli che alla domanda “Sei razzista?” rispondono “ Io non sono razzista, però non possiamo accettare tutti i poveracci che vengono in Italia”. Razzista è chi esclude dalla società con leggi disumane, come ben detto da Franco Giordano, minoranze di etnie diverse da quelle italiana. La maratona oratoria era sorvegliata da un numero esagerato di forze dell’ordine per una manifestazione pacifica, l’antropologo Marconi ha però evidenziato come questo decreto metta in seria difficoltà i nostri concittadini impegnati nella nostra tutela. L’applicazione del decreto richiede comportamenti infami ed ignobili ai militari italiani, che si vedono costretti a respingere e a rifiutare le richieste d’aiuto di donne, uomini e bambini che dopo interminabili viaggi verso le coste italiane devono essere rimandati nelle tremende carceri libiche, luoghi dove i diritti umani sono completamente dimenticati. Le condizioni delle carceri libiche sono state ben documentate nel film “Come un uomo sulla terra” realizzato con le testimonianze raccolte tra i migranti negli anni dagli autori del film, anche loro presenti oggi al presidio in maglietta bianca con la scritta “Essere Umano”, ovvero la risposta che Albert Einstein diede alle autorità statunitensi quando, all’entrata nel paese come immigrato, gli chiesero di che razza fosse.
In un pomeriggio afoso e soleggiato, un flusso continuo di curiosi s’è intrattenuto ad ascoltare gli interventi e a colloquiare con i rappresentanti delle associazioni che hanno partecipato all’iniziativa. Un particolare plauso deve essere fatto all’ARCI e a Monteverde AntiRazzista per l’impegno nell’organizzazione della giornata e per il loro impegno quotidiano nella lotta contro il razzismo e l’esclusione sociale creata da molte leggi di questo governo. Ognuno deve avere la possibilità di una vita migliore, come noi cercavamo speranza e futuro in America negli anni ’20 perché stanchi delle continue guerre europee e per l’avanzare dell’ideologia violenta del fascismo, è giusto oggi dare a chi sfugge dalle guerre in corso nel mondo la possibilità di una vita migliore.
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