...di "dama"

Mossa. Massimo D’Alema inaugura la campagna anti-Margherita, sparando a zero contro la legge sulla fecondazione artificiale che gli alleati dei democratici di sinistra hanno votato. I ds, che pure erano molto freddi sul referendum promosso dai radicali, tanto da sbarrare le porte, nelle feste dell’Unità, alla raccolta di firme del partito di Pannella, ora aprono al quesito referendario. Arturo Parisi che, notoriamente è più in sintonia con il presidente della Quercia che con il suo partito, ufficialmente tace. Non difende la scelta della Margherita ma ufficiosamente fa sapere: io, al contrario di Rutelli, non ho fatto di questa materia terreno di una battaglia campale, dunque l’offensiva non è diretta contro di me.

Contromossa. Francesco Rutelli restituisce la cortesia mettendo becco nella concertazione. E criticando implicitamente l’atteggiamento di Guglielmo Epifani, segretario della Cgil, che dopo un primo incontro, ha abbandonato il tavolo della trattativa con la Confindustria.

Contro-contromossa. Piero Fassino capisce dove Rutelli vuole andare a parare. Cioè a dimostrare che i democratici di sinistra non potranno mai essere né costituire un soggetto veramente riformista, perché hanno la palla al piede della Cgil, e che per questa ragione è bene che la Margherita occupi quello spazio e quel ruolo. Perciò il segretario della Quercia si mette in moto per convincere Epifani a tornare sui suoi passi e a mitigare le pretese.
Mossa. Pare che l’obiettivo ultimo di Massimo D’Alema sia quello di provocare una scissione nella Margherita. Insomma, il progetto del presidente dei democratici di sinistra sarebbe in sostanza quello di costruire il cosiddetto Triciclo con la Quercia e con un pezzo del partito di Francesco Rutelli. Cioè con i prodiani.

Contromossa. Francesco Rutelli e Franco Marini vengono a sapere di questo progettino di D’Alema (in politica, si sa, niente resta inosservato) e decidono di reagire. Come? Facendo filtrare anzitempo la notizia che il presidente dei Ds punta a una scissione della Margherita. La cosa mette nei guai Arturo Parisi e i suoi. Gli avversari interni di Rutelli ora vengono visti nella Margherita come possibili traditori.

Mossa. qualche esponente di spicco del Triciclo che non vuole soverchio bene a Romano Prodi fa filtrare la notizia che la popolarità del presidente della commissione europea è decisamente in calo, che non solo Walter Veltroni lo supera (questo era già successo altre volte) ma che ora pure Francesco Rutelli ha più appeal di Prodi.

Contromossa. Massimo D’Alema lascia trapelare l’indiscrezione secondo cui è giunto il momento di un cambio generazionale nei partiti. La cosa, ovviamente, non riguarda né lui né Prodi, ma Piero Fassino e Francesco Rutelli, cioè i due politici che potrebbero sbarrare il passo ai suoi progetti. Il cambio generazionale, quindi, finirebbe per prevedere l’elezione di Pierluigi Bersani a presidente della Quercia (D’Alema ha sempre detto che non ha bisogno di una carica onorifica), con il ritorno così della diarchia che ha caratterizzato gli ultimi dieci anni di vita della Quercia (Occhetto e D’Alema, Veltroni e D’Alema). E, al tempo stesso, l’elezione di Enrico Letta a segretario della Margherita.

Mosse e contromosse. Dunque, nel centrosinistra c’è un gran fermento. Chi diceva che l’opposizione aveva l’elettroencefalogramma piatto si sbagliava di grosso.
C’è vita e movimento in quella compagine.
Solo un piccolo, trascurabile, particolare: mosse e contromosse, come chiunque può facilmente notare, riguardano solo il fronte interno. Nei confronti del centrodestra, per carità, meglio non fare nulla, che lì come si fa si sbaglia.

E di elaborare un programma comune da presentare agli elettori non se ne parla nemmeno, manco bisbigliando.
E' un campo minato

saluti