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  1. #1
    ardimentoso
    Ospite

    Predefinito I Leoni Morti - l'orgoglio di Francia a Berlino

    ...Non vi è truppa al mondo che si sia battuta con maggior coraggio di questo pugno di Francesi in lotta, nel cuore stesso dell' Europa, per un chilometro quadrato di rovine.

    Non vi è soldato che non debba, da soldato, rendere loro omaggio.

    Non un solo uomo, che sappia difendere le sue idee con la propria pelle, dovrà mancare di salutarli...

    BERLINO 1945,
    I superstiti della Pomerania raggruppati a Neustelitz dal 24 marzo, entrarono a far parte della III Armata blindata comandata da Von Manteuffel. Ufficialmente ribattezzata Reggimento Chalemagne, questa unità rappresentava un piccolo battaglione con 800 uomini, stanchi e con il morale a pezzi. Krukenberg, dopo la sparizione di Paud, divenne il diretto responsabile dei volontari francesi. Approfittando di una parata nei pressi di Carpin, per la consegna delle decorazioni ai più meritevoli, Krukenberg invitò tutti coloro che non desideravano più battersi a lasciare l' unità. Egli sperava di riorganizzare l' unità e colmare i vuoti con il migliaio di francesi radunati a Wildflecken, che invece finirono in Baviera catturati dagli americani.

    E così circa 300 francesi con un solo ufficiale formarono un battaglione di lavoratori che andò ad accantonarsi nei dintorni di Derwin. I 500 che restarono furono divisi in tre mini-battaglioni: il 57° agli ordini del Capitano Fernay, che si posizionò a Furtensee; il 58° agli ordini del tedesco Jauss a Wokuhl e l' unità pesante di Boudegueux a Goldenbaum. La compagnia d' onore ricostituita e posta agli ordini del Tenente Weber si accompagnò a Georgenhof.

    I russi erano ormai a pochi chilometri da Berlino e Krukenberg ricevette l' ordine di assumere il comando dei resti della II^ divisione SS Nordland a Berlino, e fu autorizzato a portare con sè anche i francesi. Il 24 aprile il reggimento Charlemagne si avviò verso la capitale del Reich su otto autocarri, mentre l' artiglieria russa stava già colpendo da tre giorni la sua periferia, mentre i carri armati russi di Koniev erano già a Potsdam e quelli di Zukov a Oranienburg. A sud di Furstenburg due autocarri si persero. Quando ritrovarono la strada non avevano più abbastanza carburante e ritornarono a Carpin. Gli altri arrivarono a 20 Km. da Berlin, dovettero proseguire a piedi. Erano rimasti in 300 con un armamento adatto ai combattimenti per le strade: Panzerfaust e Sturmgewehr (il nuovo fucile da assalto tedesco). Raggiunsero i sobborghi della città durante la notte. All' alba del 25 aprile l' accerchiamento di Berlino era totale. I francesi, aggregati ai 1500 della Nordland, vennero inviati nel quartiere di Neukolnn, nel settore sud-est, dove maggiore era la pressione russa. Bisognava attraversare la capitale da ovest ad est, a bordo di camion. I volontari francesi avevano ancora la forza di cantare.

    Da molto tempo a Berlino non si erano visti dei soldati andare a combattere con tanto entusiasmo. L' attacco finale contro Berlino iniziò all' alba del 16 aprile. Lungo il fronte dell Oder (400 Chilometri) i russi avevano ammassato una gran quantità di uomini e mezzi: tre armate, 150 divisioni, due milioni e mezzo di soldati, 41.600 cannoni e lanciarrazzi, 6.300 carri armati e 8.400 aerei. Al nord c' era la II Armata bielorussa del generale Zukov e al sud la I Armata ucraina di Konev.

    L' offensiva sovietica aveva come obbiettivo immediato Kustrin, la cui conquista avrebbe aperto le porte verso Berlino. Il comando germanico e lo stesso Hitler furono colti di sorpresa, avendo pensato invece ad un' offensiva in direzione di Dresda e il Danubio; infatti erano state inviate truppe di rinforzo in Cecoslovacchia. Ristabilita la situazione, venne predisposto in extremis un piano per la difesa della Capitale, articolato su tre linee circolari concentriche: una prima linea di 180 Km, lungo il perimetro vero e proprio della città e l' ultima, comprendente la Zitadelle, ossia il quartiere governativo con i ministeri, il Reichstag e la Cancelleria.

    All' interno dell' area difensiva c' erano però ben poche truppe, male addesatrate e male equipaggiate. Il comandante militare della città (nominato il 24 aprile 1945), il Generale Helmut Weidling, poteva cotntare su degli improvvisati reggimenti della Marina e dell' Aereonautica, i vecchi del Wolkstrum, i giovani della HitlerJugend, qualche pompiere, i resti della 15^ divisione SS Lettone, della 32^ 30 Jaunar, i due reggimenti ridotti della Nordland ed i francesi.

    A difesa della Zitadelle c' era una brigata mista SS (denominata per l' occasione Adolf Hitler), circa 2.000 uomini agli ordini del generale Wilhelm Monhek, che includeva anche grupi di ragazze addestrate all' uso dei Panzerfaust. Il 24 aprile a Ketzin, 15 Km a nord di Potsdam, i reparti avanzati di Konev si collegarono con quelli di Zukov, stringendo la morsa intorno alla capitale: agli assediati restava una sola via di fuga verso nord-ovest.

    Hitler iniziò ad inviare ordini a tutti i comandanti delle forze armate tedesche disponibili sia ad est sia ad ovest, affinchè si portassero su Berlino: al generale Walter Wenck, che si trovava ad ovest, al generale Theodor Busse all' est e al generale SS Felix Steiner, che si trovava a nord-est della capitale. Wenck con la sua XII Armata si sarebbe dovuto sganciare dal fronte occidentale, puntare su Berlino e congiungersi a sud della capitale con la IX Armata di Busse che a sua volta si sarebbe dovuta sganciare dal fronte dell' Oder. La XII Armata di Wenck era però ridotta male, in uomini e mezzi: delle sue nove divisioni nell' organico ne esistevano appena tre con pochissimi carri a disposizione. la IX Armata non poteva sganciarsi dal fronte dell' Oder, perchè stava combattendo duramente contro i sovietici nei pressi di Furstenwalde, nel vano tentativo di contenere l ' avanzata.

    Infine il III corpo corazzato di Steiner, a corto di carri, di munizioni e di carburante, avrebbe dovuto contenere il nemico nei pressi di Oranieburg, con l' obiettivo di fermare Rokossovski.

    Il 25 aprile 1945, la 58^ divisione sovietica di fanteria della V Armata si congiunse sulla Mulde, un affluente dell' Elba, con il 69° reggimento di fanteria della I Armata Usa, tagliando così in due il territorio tedesco. Il 26 aprile le forze di Zukov da nord e quelle di Konev da sud mossero insieme contro il perimetro difensivo della città. Due giorni di combattimenti portarono le armate di Zukov sulle rive della Sprea nella zona di Moabit, mentre dal sud i russi di Konev erano avanzati fin quasi al Tiegarten: i due schieramenti minacciavano ormai di tagliare la città in due, dividendo il settore orientale da quello occidentale.

    Tra di essi si trovava il Reichstag ed il bunker nei giardini della Cancelleria: intorno i combattenti europei delle Waffen SS. il Generale Weidling, vista la difficile situazione, invitò il Fuhrer ad una sortita verso sud-ovest per raggiungere le forze di Wenck ed evitare così una lotta distruttiva all' interno della capitale: Hitler si rifiutò di abbandonare Berlino, continuando a sperare che almeno Steiner e il 49° Corpo d' assalto della IX Armata del generale Rudolf Holste venissero in suo aiuto.

    I volontari francesi riuscirono a ricongiungersi con i loro camerati scandinavi della Nordland, e protetti da un carro Tigre, attaccarono subito gli avamposti sovietici, con qualche risultato, ma con gravissime perdite. I russi erano avanzati a cinquanta metri dal palazzo municipale di Neukolln, dove si era insediato il comando della Charlemagne. Nella stazione sotterranea della metropolitana, il capitano Fernay organizzava le unità in piccoli gruppi di cacciatori di carri.

    All' alba di sabato 28 aprile, i russi iniziarono a bombardare con le artiglierie Potsdamer Platz e la Cancelleria. Quel che restava del battaglione Charlemagne si ritrovò a difendere la Piazza Belle-Alliance, per impedire ai russi l' accesso alla Cancelleria. Con un unico carro Tigre e sprovvisti di armi pesanti ad eccezzione di un mortaio, i francesi si difesero strenuamente riuscendo a distruggere diversi carri sovietici. Ma la valanga russa era ormai inarrestabile; arrivarono altri carri e la fanteria si mosse all' attacco mentre l' artiglieria iniziò a martellare incessantemente le posizioni dei francesi, che alla fine furono costretti ad appiccare un incendio per riuscire a disimpegnarsi dai combattimenti. Da quando erano giunti a Berlino, i volontari non avevano avuto nè il tempo nè la possibiltà di lavarsi. Avevano esaurito le scorte di viveri e non avevano nulla da bere, a parte qualche bottiglia di vino raccimolata dai camerati della Nordland.

    Sempre il 28 aprile, il comandante della V armata sovietica da assalto, Generale Bersarin, emanava la sua prima ordinanza in qualità di " Capo del presidio della città di Berlino ", all' interno della quale vi erano anche raccomandazioni rivolte alle sue truppe affinchè rispettassero la proprietà privata e la popolazione Berlinese. Gli stupri e le violenze dei soldati dell' Armata rossa contro le inermi popolazioni civili incominciavano ad infastidire gli stessi comandanti sovietici.

    Hitler dal suo bunker, ormai fuori dal tempo e dalla realtà, continuava ad interessarsi delle superstiti unità tedesche ancora sparse in Europa ed impegnate in duri combattimenti, mentre le truppe sovietiche di Rokossovski avevano invece raggiunto il centro di Berlino. Alle 18 dello stesso giorno, Hitler tenne un' ennesima riunione durante la quale venne tracciata l' amara realtà: Busse non riusciva a superare gli ultimi 30 chilometri che lo separavano da Wenck, che a sua volta era rimasto con pochi uomini e pochi mezzi; Holste era stato circondato dalle truppe di Zukov, mentre Steiner si era fermato sul canale Ruppin. A completare il dramma arrivò nel bunker la notizia del " tradimento " di Himmler: all' insaputa di tuuti il comandante delle SS si era incontrato a Lubecca con il conte Folke Bernadotte della croce rossa svedese per concludere un armistizio con gli alleati, ma la sua proposta non venne accettata.

    Il 29 aprile i sovietici agli ordini di Zukov, sferrarono l' assalto finale. Ma prima di attaccare con la fanteria e i carri, ricorsero ancora all' artiglieria: 25.000 cannoni rovesciarono su Berlino 25.000 tonnellate di proiettili. La stessa quantità di bombe che l' aviazione americana aveva sganciato su Berlino dall' inizio della guerra. Malgrado tutto, i difensori di Berlino combatterono ancora una settiamna, con un' impresa epica, mai eguagliata nella storia militare di tutti i tempi.

    All' alba del 30 aprile i francesi si battevano a qualche centinaio di metri dal bunker dove Hitler viveva il suo ultimo giorno; poche ore dopo il Fuhrer si sarebbe suicidato, dopo avere nominato suo successore l' Ammiraglio Doenitz. I francesi e gli altri volontari stranieri continuarono a combattere, ignorando anche la notizia della morte del loro capo. Gli ultimi quattro soldati delle Waffen SS decorati furono francesi; avevano distrutto decine di carri sovietici usando i Panzerfaust. Solo il 2 maggio, dopo aspri combattimenti, i due eserciti sovietici di Zukov e Konev si incontrarono sulla Charlottenburg Chausèe: la battaglia di Berlino era terminata. I pochi superstiti francesi sfuggirono ai russi attraverso i sotterranei della metropolitana. Gli altri furono catturati e fucilati.

    www.ileonimorti.it

  2. #2
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    ONORE ai camerati francesi. Ce ne fossero oggi di eroi del genere !

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  3. #3
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    IL caso Karlstein - 8 Maggio 1945

    Nei primi giorni del mese di maggio 1945 una dozzina di SS francesi, quasi tutti provenienti da ricovero ospedaliero, si arrendono alle truppe americane. Gli Americani internano i Francesi insieme con i prigionieri tedeschi nella caserma degli Alpenjäger di Bad Reichenhall (località termale di modeste dimensioni sull’autostrada Monaco – Salisburgo, sottoposta al consueto bombardamento anglo-americano alla fine dell’aprile del 1945).

    Il 6 maggio 1945 giungono nella cittadina truppe francesi della Seconda Divisione corazzata comandata dal Generale Leclerc. I prigionieri francesi, avutane notizia, cercano di allontanarsi dalla caserma e raggiungono un boschetto vicino, ma vengono scoperti e accerchiati. Il Generale Leclerc, giunto al loro cospetto, li apostrofa rimproverandoli per il fatto che essi indossano la divisa germanica. Le SS francesi gli rispondono facendogli notare che egli indossa la divisa americana. Risentito per tale “atteggiamento insolente”, Leclerc decide di fucilare i dodici francesi. Condanna a morte senza giudizio di un tribunale, nemmeno improvvisato. L’esecuzione non deve lasciar traccia…
    Il Generale Leclerc si limita a concedere loro assistenza religiosa. Viene deciso che l’esecuzione avvenga a gruppi di quattro alla volta. Essa ha luogo l’otto maggio, il giorno della resa della Germania, considerato il giorno della fine della guerra in Europa. Durante il pomeriggio i prigionieri vengono condotti su camion a Karlstein, in una radura denominata Kugelbach. Informati che saranno fucilati alla schiena, protestano violentemente rivendicando il diritto di essere fucilati al petto. Il Padre Maxime Gaume riceve l’ordine di assisterli: sarà l’unico testimone e colui che cercherà di informare le famiglie. Il giovane tenente designato a comandare il plotone d’esecuzione, costernato di dover eseguire un tale ordine, è tentato di disobbedire ma decide poi di obbedire, cercando però di parlare con rispetto ai morituri. La fucilazione avviene, come stabilito, a gruppi di quattro in modo che le SS vedano cadere i propri Camerati prima di loro, ad eccezione dei primi quattro. Tutti rifiutano la benda e cadono coraggiosamente gridando “Vive la France!”. I cadaveri furono lasciati sul terreno e sepolti sul posto da soldati americani solo tre giorni dopo. Furono piantate croci di legno poi sparite, Il 2 giugno 1949 i corpi furono esumati e traslati nel cimitero comunale di Bad Reichenhall, gruppo II, fila 3, numeri 81 – 82, dove si trovano tuttora. Nella fotografia, tra le dodici SS davanti a Leclerc si riconoscono: l’ultimo della prima fila è il tenente Paul Briffaut della Legion des Volontaires Francais (gruppo di volontari francesi arruolatisi a fianco della Wehrmacht per la campagna contro il bolscevismo) ferito sul fronte russo nel settembre del 1944. Tra gli altri, appartenenti alla divisione Waffen-Grenadier delle SS “Charlemagne”, si riconoscono il penultimo che è l’Unterstürmführer Robert Doffat; l’ultimo della seconda fila, del quale si vedono la nuca e la spallina d’ufficiale, è l’Oberstürmführer Serge Krotoff. L’unico altro conosciuto è Jean Robert: degli altri otto non si conoscono i nomi. Due rami di betulla incrociati ornano la tomba dei dodici caduti della Divisione Waffen-Grenadier delle SS “Charlemagne”. Sul muro del cimitero vi sono tre lapidi: la prima reca l'emblema della Divisione, i nomi di quattro caduti e l’indicazione che otto sono sconosciuti; la data di morte (8 maggio 1945) e il nome di un altro volontario francese, Raymond Payras, morto in combattimento nella stessa zona e negli stessi giorni, qui sepolto; la seconda reca il Tricolore francese e il motto, in lingua francese: “Il tempo passa, il ricordo resta”; il terzo reca il Giglio di Francia, dodici fiori a ricordo dei 12 fucilati e la dedica:

    “Ai dodici valorosi figli della Francia che l’8 maggio 1945 a Karlstein da prigionieri furono uccisi dal vincitore senza processo.”



    Il brano è tratto da “La Legione” n. 1 del 1998 ed inserito in appendice al romanzo di Saint-Paulien “I Leoni morti” uscito in Francia nel 1958 e tradotto in prima edizione dalla casa editrice Il Corallo nel 1985 e ristampato nel 1999 e nel 2002 dalla casa editrice Ritter (Ritter, C. P. 1791 – 20170 Milano Tel. 02 201310). Saint-Paulien è lo pseudonimo di M.I. Sicard, che giovanissimo, fù il braccio destro di Jacques Doroit. il presidente del " Parti Populaire Francais ", considerato dal 1936 al 1945 il partito " fascista " francese per eccellenza. Sicard, nel 1946, fu condannato ai lavori forzati a vita: si consegnò volontariamente alla polizia francese nel 1957 e fu quindi amnistiato. Romanziere, storico, saggista, critico e grande corrispondente, è stato premiato due volte dall’Accademia Francese per la sua attività di storico. " I leoni morti " appartengono anch' essi alla storia, pur se l’Autore definisce " romanzo " questa sua opera, che venne così giudicata dal colonnello delle SS. Otto Skorzeny nella rivista tedesca " Das RitterKreuz ", organo dei Cavalieri della Croce Tedesca: Posso affermare che gli ultimi combattimenti svoltisi attorno alla Cancelleria del Reich sono descritti da Saint-Paulien con rigorosa esattezza ".

    Sul libro e la sua storia vedi anche l’interessante sito http://www.ileonimorti.it E-mail: ileonimorti@ileonimorti.it

    Un bellissimo video sul caso Karlstein è stato prodotto in Germania: anche per coloro che non comprendono la lingua tedesca (può essere richiesto anche in francese) ne raccomandiamo l’acquisto per le commoventi immagini, le interviste e le riprese della commemorazione che ogni anno si tiene in ricordo dei caduti. Il video della durata di circa 80 minuti costa 34 euro e può essere richiesto presso:

    Manfred Thorn, Peter-Henlein Str. 5, D 90443 Nürnberg Tel 0049 911 421719 o presso l’Antiquariat Buchhandlung Schmidt, Postfach 8, D 72402 Bisingen

    Tel. 0049 7476 1609 Fax 0049 7476 3458

    da http://www.noreporter.org/index.asp?page=4&cat=3

 

 

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