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    Predefinito Brunetta: Per il Sud nuova spedizione dei Mille

    l nuovo saggio di Brunetta. Che apre alle «differenze di salario»
    «Per il Sud nuova spedizione dei Mille»
    Il titolare della Pubblica amministrazione: lì non applicabili le regole del Nord sul mercato del lavoro


    ROMA — «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica». Il saggio che l’editore Donzelli manda in libreria da domani, 30 ottobre con il titolo Sud, un sogno possibile (207 pagine, 16 euro) si apre con questo singolare mea culpa . Perché, pur essendo un economista, e personalmente di certo non responsabile del disastro del Mezzogiorno, l’autore del libro, cioè Renato Brunetta, ha responsabilità politiche in un partito che da quando lui è stato eletto al Parlamento europeo, nel 1999, ha governato l’Italia per oltre il 60% del tempo.

    Non per questo risparmia qualcuno. Per il ministro della Funzione pubblica il fatto che a distanza di sessant’anni dalla Cassa del Mezzogiorno, il prodotto interno lordo pro capite del Sud sia ancora del 40% inferiore a quello del resto d’Italia, gli studenti meno preparati, le infrastrutture scarse e malandate, il lavoro manchi e la criminalità la faccia da padrone, è la certificazione che «a fallire è stata la classe dirigente italiana, che non è stata in grado di adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa alla particolare realtà meridionale ». Sostiene Brunetta che fin dall’unità d’Italia non si tiene mai conto del Sud «quando si prendono le grandi decisioni nazionali: dalla scelta europea all’abolizione delle gabbie salariali, dallo Statuto dei lavoratori all’ingresso nello Sme...» E non cita a caso le gabbie salariali, che sono state il cavallo di battaglia estivo della Lega di Umberto Bossi.

    Brunetta ricorda che nel 1968 venne introdotta la fiscalizzazione degli oneri sociali per le fabbriche del Sud. «C’è da dire però», aggiunge, «che tale provvedimento aveva in gran parte natura compensativa della contemporanea abolizione, fortemente voluta dal sindacato, delle differenze provinciali di salario che avevano, fino ad allora, tenuto più basso e sensibilmente differenziato il costo del lavoro al Sud». Scrive più avanti il ministro: «Di nuovo, dopo cent’anni, si pensava illuministicamente che nuove regole comuni, e magari molto avanzate, come quelle nel mercato del lavoro, nella contrattazione e nei diritti dei lavoratori, avrebbero positivamente forzato l’economia del Sud. Si finì con l’ottenere, ancora una volta, esattamente l’effetto opposto, Le regole, inapplicabili, del Nord sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali produssero un sempre più profondo allontanamento del mondo del lavoro meridionale da quello del resto del Paese, attraverso il dilagare strutturale di attività sommerse, irregolari, marginali e precarie. Più le regole del Nord non erano applicabili, più cresceva il dualismo e la domanda sia di incentivi che di trasferimenti ». Non esiste purtroppo la controprova circa il fatto che con il permanere di condizioni diverse rispetto al Nord la situazione del Sud oggi sarebbe migliore. Ma non serve la controprova per «riconoscere», come fa Brunetta, «che il Sud ha, essenzialmente e prioritariamente, bisogno di una nuova classe dirigente».

    Come attuare il rinnovamento? «La qualità di un territorio la fa la sua gente », dice. Auspicando un «programma poliennale di investimenti anche e soprattutto in capitale umano che abbia come obiettivo il superamento del gap di legalità e fiducia nelle aree più a rischio del Mezzogiorno». Tenetevi forte: «Detto in altri termini», provoca il ministro, «serve una nuova spedizione dei Mille». Una invasione che dovrà puntare, come fece Garibaldi, sugli insorti locali. Stavolta nella pubblica amministrazione. «Mentre si cercheranno al Nord funzionari e dirigenti pubblici esperti e capaci da inviare al Sud», dovrà scattare quella che Brunetta chiama l’«Operazione Rosolino Pilo», dal nome del patriota siciliano che nel 1860, a prezzo della vita, spianò la strada alla conquista di Palermo, per «la creazione al Sud di una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».

    Immaginiamo le reazioni. Perché Brunetta non si limita alle ricette per la sua pubblica amministrazione, ma interviene anche sulla Banca del Sud, sui problemi ambientali, sulle carenze delle infrastrutture. E si dà il caso che questo libro esca proprio mentre il fronte meridionale ha diviso in due il governo: da una parte Giulio Tremonti, dall’altra Claudio Scajola, Stefania Prestigiacomo, Raffaele Fitto e Gianfranco Micciché. Le ferite sono ancora aperte.

    Sergio Rizzo
    29 ottobre 2009

    «Per il Sud nuova spedizione dei Mille» - Corriere della Sera
    Ultima modifica di x_alfo_x; 29-10-09 alle 13:10

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    Predefinito Rif: Brunetta: Per il Sud nuova spedizione dei Mille

    Citazione Originariamente Scritto da x_alfo_x Visualizza Messaggio
    l nuovo saggio di Brunetta. Che apre alle «differenze di salario»
    «Per il Sud nuova spedizione dei Mille»
    Il titolare della Pubblica amministrazione: lì non applicabili le regole del Nord sul mercato del lavoro


    ROMA — «Ogni libro sull’arretratezza del nostro Sud dovrebbe essere l’ultimo. Questo, invece, è il mio secondo, e ciò segnala un evidente fallimento della politica». Il saggio che l’editore Donzelli manda in libreria da domani, 30 ottobre con il titolo Sud, un sogno possibile (207 pagine, 16 euro) si apre con questo singolare mea culpa . Perché, pur essendo un economista, e personalmente di certo non responsabile del disastro del Mezzogiorno, l’autore del libro, cioè Renato Brunetta, ha responsabilità politiche in un partito che da quando lui è stato eletto al Parlamento europeo, nel 1999, ha governato l’Italia per oltre il 60% del tempo.

    Non per questo risparmia qualcuno. Per il ministro della Funzione pubblica il fatto che a distanza di sessant’anni dalla Cassa del Mezzogiorno, il prodotto interno lordo pro capite del Sud sia ancora del 40% inferiore a quello del resto d’Italia, gli studenti meno preparati, le infrastrutture scarse e malandate, il lavoro manchi e la criminalità la faccia da padrone, è la certificazione che «a fallire è stata la classe dirigente italiana, che non è stata in grado di adattare le politiche e le misure previste per il Nord e per l’Europa alla particolare realtà meridionale ». Sostiene Brunetta che fin dall’unità d’Italia non si tiene mai conto del Sud «quando si prendono le grandi decisioni nazionali: dalla scelta europea all’abolizione delle gabbie salariali, dallo Statuto dei lavoratori all’ingresso nello Sme...» E non cita a caso le gabbie salariali, che sono state il cavallo di battaglia estivo della Lega di Umberto Bossi.

    Brunetta ricorda che nel 1968 venne introdotta la fiscalizzazione degli oneri sociali per le fabbriche del Sud. «C’è da dire però», aggiunge, «che tale provvedimento aveva in gran parte natura compensativa della contemporanea abolizione, fortemente voluta dal sindacato, delle differenze provinciali di salario che avevano, fino ad allora, tenuto più basso e sensibilmente differenziato il costo del lavoro al Sud». Scrive più avanti il ministro: «Di nuovo, dopo cent’anni, si pensava illuministicamente che nuove regole comuni, e magari molto avanzate, come quelle nel mercato del lavoro, nella contrattazione e nei diritti dei lavoratori, avrebbero positivamente forzato l’economia del Sud. Si finì con l’ottenere, ancora una volta, esattamente l’effetto opposto, Le regole, inapplicabili, del Nord sul mercato del lavoro e sulle relazioni industriali produssero un sempre più profondo allontanamento del mondo del lavoro meridionale da quello del resto del Paese, attraverso il dilagare strutturale di attività sommerse, irregolari, marginali e precarie. Più le regole del Nord non erano applicabili, più cresceva il dualismo e la domanda sia di incentivi che di trasferimenti ». Non esiste purtroppo la controprova circa il fatto che con il permanere di condizioni diverse rispetto al Nord la situazione del Sud oggi sarebbe migliore. Ma non serve la controprova per «riconoscere», come fa Brunetta, «che il Sud ha, essenzialmente e prioritariamente, bisogno di una nuova classe dirigente».

    Come attuare il rinnovamento? «La qualità di un territorio la fa la sua gente », dice. Auspicando un «programma poliennale di investimenti anche e soprattutto in capitale umano che abbia come obiettivo il superamento del gap di legalità e fiducia nelle aree più a rischio del Mezzogiorno». Tenetevi forte: «Detto in altri termini», provoca il ministro, «serve una nuova spedizione dei Mille». Una invasione che dovrà puntare, come fece Garibaldi, sugli insorti locali. Stavolta nella pubblica amministrazione. «Mentre si cercheranno al Nord funzionari e dirigenti pubblici esperti e capaci da inviare al Sud», dovrà scattare quella che Brunetta chiama l’«Operazione Rosolino Pilo», dal nome del patriota siciliano che nel 1860, a prezzo della vita, spianò la strada alla conquista di Palermo, per «la creazione al Sud di una rete che finora non è esistita, fatta di dirigenti e funzionari preparati e onesti».

    Immaginiamo le reazioni. Perché Brunetta non si limita alle ricette per la sua pubblica amministrazione, ma interviene anche sulla Banca del Sud, sui problemi ambientali, sulle carenze delle infrastrutture. E si dà il caso che questo libro esca proprio mentre il fronte meridionale ha diviso in due il governo: da una parte Giulio Tremonti, dall’altra Claudio Scajola, Stefania Prestigiacomo, Raffaele Fitto e Gianfranco Micciché. Le ferite sono ancora aperte.

    Sergio Rizzo
    29 ottobre 2009

    «Per il Sud nuova spedizione dei Mille» - Corriere della Sera
    io credo che brunetta nonostante si dia delle arie da moderno gentleman di stile anglosassone sia in realtà una persona alquanto ignorante.
    Perchè oggi chi disconosce la verità storica sulla spedizione dei mille è colposamente ignorante.
    Furono quei cosiddetti mille (dietro di loro c'erano gli inglesi e i piemontesi) che determinarono la catstrofe del sud.
    Fino a qualche anno fa se qualcuno disconosceva la verità non aveva colpa giacchè sui testi scolastici era ed è ancora riportata la storia falsa.
    Ma oggi non c'è più alcuna giustificazione per la persistenza dello stato di ignoranza: su internet ormai la verità è venuta fuori prepotentemente.
    Per cui su questo punto è colposamente ignorante

 

 

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