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scusa asti ma ti ho fregato un articolo da aprileonline mi pareva interessante

'Bisogna aprirsi alla società, agli elettori, ai movimenti''
“Da giornalista a giornalista, quello che mi chiedi sul congresso di Rifondazione te lo posso chiedere a proposito del congresso dei Ds”. Sandro Curzi, direttore di Liberazione, scherza, cerca di svicolare, poi accetta la chiacchierata purché si svolga su strade parallele. I due congressi, appunto che hanno, dice, “molto in comune”. “Anzi - attacca subito - mi pare interessante che si svolgano l’uno vicino all’altro. Sono le due più grandi forze che hanno radici nella storia del Pci e del socialismo. Mi auguro che da questi due congressi escano idee, proposte nuove. Che i due partiti facciano capire i loro programmi immediati, le loro prospettive, i progetti di società che propongono. Spero che siano un banco di prova di un grande dibattito, che non si chiudano nei recinti di partito”. Ripete: “E’ bene che siano piò o meno vicini”. E aggiunge: ”Sarebbe bene se si potessero intrecciare i discorsi che vengano fatti”. Subito un altro auspicio: il popolo della sinistra o delle sinistre, non sa trovare la strada della casa-partito. Ci sono sezioni chiuse, spesso luoghi d’incontro burocratici, i partiti chiusi nelle loro beghe, non provocano interesse, non sono proiettati nella società. Il popolo della sinistra guarda, cerca di capire, attende di essere coinvolto, vorrebbe essere coinvolto. Lo interrompo: “Ma di chi parli, di quale partito?”. Ci ride sopra: “Parlo di partiti, al plurale”. Le somiglianze a volte sfociano in fotocopie. Curzi riprende subito il discorso: “Ci saranno diverse mozioni in campo; sarebbe meglio che ci fossero tesi, documenti aperti, aperti alla società, ai movimenti, a quanto avviene all’esterno. Le mozioni chiuse portano alla militarizzazione. Si guardano i numeri, si fa la conta. Invece ci vuole un confronto reale di programmi, di progetti, bisogna rifuggire dal politichese di questi anni”. Questo, lo interrompo, lo dice anche il correntone ds, che parli di loro? “No, parlo anche di Rifondazione. Nel comitato politico sono stati presentati cinque o sei documenti. Ancora non si è deciso come si va al congresso ma ho l’impressione, se tanto mi dà tanto che sai andrà ad un congresso per mozioni, diverse mozioni”.
Ma quali sono le differenze? Su cosa vi confrontate? “Qui sta il bello. Siamo tutti convinti che i nostri compagni sappiano con chiarezza quali sono le posizioni in campo? Non è così. Spesso, anche da noi, ci si affida ad un compagno di cui si ha fiducia, ci si schiera con il segretario locale, con quello provinciale, regionale. Sento che pericolosamente manca qualcosa. Ci sono scontri molto forti. Ma c’erano anche nel passato, nonostante il centralismo, forse più forti, più apri d’oggi. Ci si scontrava su posizioni chiare, vere, trasparenti. Ricordi l’11' Congresso? Amendola e Ingrao, lo stesso Berlinguer che andava anche in minoranza”. Provo a dire una parola a favore di rifondazione: “Avete vinto le elezioni, è passata nell’elettorato la proposta del segretario, la sinistra europea, perché diverse mozioni?” “In realtà –chiarisce Curzi- la scelta è stata difficile e contrastata, il partito della sinistra europea non ha visto d’accordo una parte del partito. All’esterno ha avuto molti più consensi. In realtà nel partito non c’è stato un confronto serrato. Come giornale riceviamo molte lettere che confermano questa valutazione. Sono lettori non militanti, sono quelli del voto in prestito. Pace, non violenza nel mondo globalizzato, unità nella sinistra, ci chiedono questo, di far chiarezza e di far capire se il prestito è andato a buon fine, se si restituisce con gli interessi. Su questo ci si deve confrontare al congresso e definire una posizione chiara”. La richiesta di unità: anche su questo problema la simiglianza con il congresso dei Ds, mi fa notare Curzi.
Ci sono partiti divisi, difficile nasconderlo anche se si volesse, divisi al loro interno, divisi a sinistra ma i loro iscritti, i loro elettori “ci chiedono unità, esprimono soddisfazione per esempio per le scelte di Bertinotti- afferma il direttore di Liberazione- ma chiedono cosa impedisce l’unità interna e la ricerca di unità a sinistra, con le altre forze, i movimenti. Abbiamo proposto la costituente della sinistra ma avverto il rischio che rimanga una cosa vaga”. Allora che fare, la domanda classica, leninista oso dire, “C’è bisogno, noi stessi abbiamo bisogno di capire meglio chi siamo -conclude Curzi- simboli, nomi, valgono poco. C’è da ridefinire cosa è sinistra, una sinistra antiliberista, anticapitalista. C’è una sinistra che si muove nella tradizione più classica del riformismo, del socialismo riformista, del socialismo, c’è una sinistra più alternativa, più radicale. Non è un male. Chiarezza, trasparenza, consentono un intreccio, un rapporto, l’apertura di un confronto vero, concreto. Sapranno far questo i due congressi? Me lo auguro, anche se non mi sento proprio ottimista.