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  1. #1
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    Per non lottare ci saranno sempre moltissimi pretesti in ogni circostanza, ma mai in ogni circostanza e in ogni epoca si potrà avere la libertà senza la lotta!
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    Predefinito Solidarietà a Carlo Stagnaro

    Da un po' di tempo a questa parte c'è gente che si diverte a a fare il tiro al bersaglio (oltre ai soliti ebrei et similia) con persone legate al padanismo che però non hanno evidentemente nè tempo nè voglia di controbattere a queste accuse strumentali rivolte nei loro confornti...è il caso di Matteo Salvini, che da più giorni è ormai oggetto di contumelie e diffusione di notizie atte a screditare la sua immagine( bollato "addirittura" come antitradizionalista e antietnonazionalista, ullallà... e dire che sembrava un buon leghista e un buon mialnese...poverino ) , è il caso anche di un amico e padanista come Carlo Stagnaro, un intellettuale "libertarian" legato forse al padanismo di qualche anno fa, che tuttora collabora a pieno titolo alla redazione dei Quaderni Padani.

    Pur condierando estremistiche talune sue uscite (free libertarian spirit) od osservazioni, pur non condividendo al 100% la sua sintesi filosofica-politica, mi sento di esprimere all'uomo Stagnaro la mia personale solidarietà visto il pretestuoso e virulento attacco di cui è vittima da parte del solito "forum" ospitato da POL

    Bisogna sempre ricordare che mentre certa gentaglia si prostrava al terronismo più deteriore, mandando in giro lettere dove si apologizzava (con toni da machismo omosessuale a tratti!!! ) l'arretratezza culturale della figura maschile terronica ("vivaddio al sud gli uomini sono ancora uomini...") il "povero" Stagnaro produceva perle come "Adottiamo un meridionale", indimenticabile pezzo che tanto scandalo ha fatto ai suoi tempi, e che, parimenti, tante amare realtà conteneva!

    Per tutti i deboli di memoria mi pregio di riproprorre la chicca

    Adottiamo un meridionale

    Come ogni anno, finita l'estate i politici hanno ripreso a parlare di "riforme". Come sempre, però, la montagna partorirà un topolino. Si dirà "federalismo" e si farà (bene che vada) "decentramento". Si dirà "basta assistenzialismo" e si distribuiranno nuove false pensioni di invalidità. Si dirà "liberismo" e aumenteranno le tasse. Al solito, insomma, si farà tutto il contrario di ciò che verrà detto. Per una volta, allora, invece di criticare i pur criticabilissimi provvedimenti di per se stessi, cercheremo di fare della realpolitik: poiché le cose in questo paese non cambieranno mai, cerchiamo almeno di chiamarle col loro nome. Passi il danno, ma risparmiateci la beffa.
    Per la enne più unesima volta, osserviamo che l'Italia altro non è che una sorta di idrovora finanziaria che opera trasferimenti da Nord a Sud. Tramite tasse, agevolazioni fiscali, armonizzazione legislativa e quant'altro, essa opera un prelievo forzoso di risorse in Padania e (dopo averne trattenuto una quota) spende e spande nel Mezzogiorno. Roma è insomma un centro di scambio, operante secondo un'applicazione (quasi) letterale della teoria marxiana: "ognuno paghi secondo le proprie possibilità e riceva secondo le proprie necessità", viziata semplicemente da un'interpretazione un po' capziosa delle parole "possibilità" (riferita sempre al Nord) e "necessità" (naturalmente del Sud). Gli unici soldi che, negli ultimi anni, non sono stati donati ai lazzaroni sono quelli utilizzati per il massacro dei civili serbi.
    Secondo un calcolo svolto da Gilberto Oneto sulla base dei dati forniti dalla Ragioneria generale dello Stato e riferiti al 1992, ogni cittadino padano versa all'Italia circa dodici milioni e mezzo di lire all'anno e ne vede ritornare meno di cinque. La differenza è quella che il direttore editoriale dei "Quaderni Padani" ha chiamato con fortunata espressione la "tassa del tricolore". La società settentrionale ha tentato varie volte di porre fine a tale furto, o quantomeno di ridurlo, attraverso manifestazioni anche plateali (il raduno sul Po del 15 settembre 1996 e le azioni di disobbedienza organizzate dalla Life, per esempio). Ma non ha ottenuto nulla. Preso atto di tutto questo, chiediamo almeno che tutto ciò venga reso limpido, e che la si smetta di prenderci in giro abusando della già stanca retorica della Patria o della classe sociale.
    La formula che proponiamo potrebbe essere riassunta nel titolo generale "riforma della Repubblica assistenziale italiana". Nel "nostro paese" va di moda da qualche tempo l'adozione a distanza. In tutte le chiese ci sono foto di bambini che erano tali nel 1956 e che da allora ci si chiede di "adottare" (dando dei soldi al Vaticano e, è proprio il caso di dirlo, sperando in Dio). Le scolaresche adottano i monumenti. I comuni adottano i monti. Ebbene, se sono veri i dati sopra citati, non c'è tema di smentita nel dire che ogni cittadino padano dona, volente o nolente, oltre otto milioni annui a un cittadino non padano, vale a dire meridionale. Dunque, sarebbe bene che qualche parlamentare padanista o, semplicemente, misericordioso nei nostri confronti, si facesse carico dell'iniziativa "adottiamo un meridionale".
    La cosa potrebbe avere molti risvolti, benefici anche dal punto di vista della riduzione della spesa pubblica. Vediamone qualcuno. In primo luogo, ognuno di noi saprebbe chi, fisicamente, prende il sole a sue spese, ottenendone magari un ringraziamento, una cartolina, i più fortunati un invito per qualche giorno di vacanza nella casa di cui, di fatto, pagano l'affitto. Questo contribuirebbe anche a "cementare" il disastrato "spirito nazionale", con grande gioia dei nazional-socialisti di destra e di sinistra. Favorirebbe migliori rapporti tra Padani e Italiani. Si potrebbe anche studiare un sistema di tagliandi, sulla falsa riga delle quote latte (li potremmo chiamare "quote letto", in riferimento al bene primario di cui taluno gode grazie ai nostri soldi). In pratica, ognuno di noi avrebbe una tesserina di identificazione del meridionale adottato e tale tesserina potrebbe essere comprata, venduta o scambiata con altri. Questo contribuirebbe anche a impedire la proliferazione di persone fasulle sulla nostra schiena, visto che, non appena due cittadini scoprissero di avere lo stesso mantenuto sul groppone, verrebbe a galla l'inganno.
    E che dire dei notevoli tagli alla spesa pubblica? Non servirebbe più un apparato fiscale così mastodontico, perché le tasse verrebbero versate direttamente sul conto corrente del beneficiario. Ai dipendenti dei Ministeri si potrebbe risparmiare la noia di timbrare il cartellino, lasciandoli direttamente a casa con lo stipendio e privatizzando gli immobili (con notevoli entrate, da un lato, e diminuzione delle spese di manutenzione, dall'altro). I falsi invalidi non avrebbero più bisogno di far finta di essere zoppi, ciechi o sordomuti e si potrebbero finalmente godere la vita. I forestali calabresi non sarebbero più costretti - come le malelingue sostengono - ad appiccare incendi per giustificare il proprio numero e il proprio stipendio. E così via.
    Si potrebbero fare ancora molti esempi, ma il senso della proposta è chiaro: chiamare le cose col loro nome, chiamare mantenuti i mantenuti e sfruttati gli sfruttati. Questo contribuirebbe a fare chiarezza in un Paese nel quale l'unica cosa certa è che "qualcuno" lavora per il benessere altrui. Che poi la chiarezza possa produrre, come effetto collaterale, un aumento esponenziale dell'incazzatura è un altro problema. Un problema che ai politici italiani fa una gran paura e che proprio per questo i padanisti dovrebbero affrontare più spesso anziché perdersi in inutili discorsi sui massimi sistemi. Perché qui ci stanno sempre più fregando coi massimi stipendi. Alle nostre spalle.

    Carlo Stagnaro


  2. #2
    R.i.P. quorthon
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    ...solo per questo articolo, Carlo merita solidarietà a vita.
    --------------
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  3. #3
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    In origine postato da naglfar
    ...solo per questo articolo, Carlo merita solidarietà a vita.
    Ho visto che gli etnobigotti hanno subito pescato questo post...(brutta ocsa vivere di luce riflessa..anche sui forum... ) Peccato che siano "dimenticati" di citare anche la parte dove confrontavo lo stagnaro di "adottiamo un meridionale" con quell'altro di "vivaddio che belli gli uomini d'o sudde"...

    che dire... ----->

  4. #4
    Araldo
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    Anche nell'ex-movimento la resistenza al nuovo è tremenda. Sembra proprio un'itaglia in casa nostra.
    Matteo non ha un presente facile, come non avrà il futuro, quanto meno a breve. Perchè è sempre complicato rompere gli equilibri che si formano con il tempo. Soprattutto in un partito.
    E la base è sempre quella che non conta.
    E la base aveva espresso l'entusiasmo per una sorta di vento nuovo...

    Su Stagnaro non so. Giovane, Ligure, troppo preparato per il livello della dirigenza arroccata. Quindi, da combattere.

  5. #5
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    Grande solidarieta' al Matteo e al Carlo

  6. #6
    R.i.P. quorthon
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    In origine postato da ildott

    Su Stagnaro non so. Giovane, Ligure, troppo preparato per il livello della dirigenza arroccata. Quindi, da combattere.

    Mai parole furono più sacrosante.
    --------------
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  7. #7
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    Carlo sono con te.

  8. #8
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    Scusate, forse mi son perso qualcosa...
    Sono sospreso che si debbano prendere le difese di Carlo Stagnaro: io l'ho sempre considerato un intellettuale gentiluomo e non posso che deplorare chi se la prende con lui solo perchè non condivide le sue idee.
    O forse è solo invidia per la sua intelligenza?
    Continua per la tua strada, caro Carlo, come sono già certo che farai e... non ti curar di lor!

  9. #9
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    La mia piú totale solidarietá a Carlo Stagnaro e a Matteo Salvini. Se in quel gran guazzabuglio che é la Lega del dopo patto con Berlusconi avessero avuti spazio voci come la loro credo che oggi non avremmo perso legioni di militanti.
    In quanto al forum che li attacca, continuo a non capire perché sedicenti padani si rifacciano alla parte piú oscurantista e cavernicola di certa destra. Sorge sempre piú il dubbio che elementi ghettizzati e/o autoghettizzati di un neonazismo da cambusa stiano usando la parola Padania per essere ascoltati almeno dai loro vicini di casa. Non ho nulla contro l' etnonazionalismo ma in un momento in cui servono forze idee che accumunino un mondo padano variegato per portare a termine l' IIndipendenza delle nostre terre, certi personaggi continuano a porre steccati e concetti che farebbero fuggire anche un cro-magnon. La forza della Lega era nell' obbiettivo e nel saper raccogliere intorno alla stessa battaglia anime diverse.

    Saluti a Carlo e a Matteo, sempre padani e sempre stimati.

    Paolo

  10. #10
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    Paolo analisi lucida e intelligente, come sempre.
    Salucc

 

 
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