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Discussione: La zampata di Umberto

  1. #1
    Veneta sempre itagliana mai
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    '' E' in gran parte merito di Luca Cordero di Montezemolo se la Juventus non si rivolse ai tribunali ordinari '' (Joseph S. Blatter - Presidente F.I.F.A. - Dicembre 2007)
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    Predefinito La zampata di Umberto

    Martedì, 20 Luglio 2004




    COSA NASCONDE IL FORFEIT DEL LEADER
    LA ZAMPATA DI UMBERTO
    di LUIGI BACIALLI

    Dal suo letto d'ospedale Umberto Bossi, soprannominato, non dal Conte Nuvoletti ma da un volgare ex dc, "il Cafone in canottiera", ha dato una lezione di stile e dignità ai suoi riottosi alleati. Con un senso di responsabilità oggi più forte e tangibile alla Bocciofila pensionati di Portogruaro che all'interno della Cdl o dell'Ulivo, il Senatùr si è dimesso da ministro delle Riforme e da parlamentare, optando per il seggio di Strasburgo.
    Personalmente non credo si sia trattato, come dicono i dietrologi, di una scelta politica fredda e precisa, ma della certo sofferta scelta di un uomo «schiacciato dal dolore», consapevole dei propri attuali e futuri limiti e disgustato, soprattutto, da ciò che, una volta uscito dal coma, gli è toccato di vedere e di ascoltare in queste ultime settimane di tregenda. Leghisti "fidati" che, approfittando dell'assenza del capo, hanno sgomitato come matti per accreditarsi come suoi probabili successori; altri intenti a farsi vicendevolmente le scarpe con più modeste aspirazioni; per non parlare degli amici carissimi che dopo aver frequentato il salotto di casa del potente di turno, caduto il potente si dileguano (come potè amaramente constatare, tanto per fare un esempio,l'ex Presidente della Repubblica Antonio Segni dopo l'ictus che lo costrinse a lasciare il Quirinale nell'ormai lontano '63).

    Cose note, figuriamoci, in un ambientino in cui, appena schivato un coltello devi aspettarti, così ammoniva serio serio l'Umberto, un uccello padùlo. Però allo sbraco, egli deve aver pensato, c'è un limite. Mastella che si esibisce a pernacchi o Pecoraro Scanio che dà lezioni di politica estera sono traumi sopportabili. Passi pure l'ostico Follini che, in un raptus di megalomania, detta al Premier condizioni capestro e chiede che all'Udc venga assegnata qualche poltrona in più. Ma assistere all'assalto portato dai centristi Baccini, Lombardo e da altri carneadi al Federalismo mentre te ne stai lì pieno di flebo in terapia intensiva è davvero troppo, persino per chi, con anni e anni di politica on the road e avendone già viste di cotte e di crude, ha la pelle non dura ma durissima. Tuttavia quella di Bossi non è una resa ma una zampata.

    Pochi giorni dopo il suo ricovero scrissi un commento intitolato "Il lungo sonno del Senàtur". In effetti il leader del Carroccio ha dormito parecchio, ma meno a lungo e meno profondamente di quanto molti avessero, per mero opportunismo, sperato. An e Udc hanno fatto in tempo a far saltare Tremonti, ma poi, dicono i bene informati, il Malato Padano, tra un ospedale e l'altro, ha ripreso in mano il pallino e si è messo a ridare le carte.

    Alla fine del gioco, come si è visto, Fini e Follini, che hanno brigato e tramato per settimane e settimane pur di conquistarsi uno spazio al sole, se ne sono dovuti tornare a casa con le pive nel sacco. Ed è probabile che sia stato Bossi a suggerire a Berlusconi una cura per i traditori del centrodestra: fare ingoiare qualche rospo a chi mostrava, dopo aver chiesto e ottenuto la testa del ministro dell'Economia, troppa fame di potere e uno scarso senso della misura. Così, tanto tuonò che non piovve: al posto di Tremonti è stato messo il direttore del Tesoro Siniscalco, ovvero la fotocopia del giubilato. E Follini, che aveva grandi ambizioni, ha rimediato con un "gran rifiuto" a una fregatura, perché nella migliore delle ipotesi sarebbe finito in qualche ministero di poco conto, come un cocchiere seduto su un cocchio privo di cavalli.

    Bossi avrebbe potuto restare ministro per le Riforme sino all'ultimo giorno di vita del governo Berlusconi. Ma l'uomo, che è limpido come l'acqua e anche molto vendicativo, ha preso due piccioni con una fava. Con la mossa delle dimissioni da un lato si è sfilato da un governo che comunque, per coerenza e spirito di corpo, non intende far cadere; in fondo cinque anni "tranquilli" in Europa, per chiunque si trovi nelle sue condizioni, sono una migliore prospettiva di un disagevole rientro nei meandri della "Roma ladrona".


    Dall'altro ha sostituito un ministro delle Riforme, strano ma vero, lento, riflessivo e accomodante con quello che sarà sicuramente un ministro difficile, intransigente e fastidioso. E qui, se è vero che l'asse Berlusconi-Bossi è uscito intatto dalla buriana della verifica, chi si occuperà un domani degli scampoli della Devolution non potrà che essere gradito a Bossi: il "falco" Calderoli, vicepresidente del Senato e uno dei saggi di Lorenzago, lo stesso Tremonti, o qualche altra spina nel fianco.

    Ovviamente Bossi dà forfait in cambio di un "suo" ministro, ché se avesse fiutato un centrista (lui li chiama baciapile)in pectore o un uomo di An (lui li chiama fascisti) sarebbe rimasto dov'era, rigido come un paracarro.Per Berlusconi è, tra tutte, la soluzione migliore; una passeggiata rispetto al calvario che lo attende nei prossimi giorni. Il suo governo, grazie anche ai troppi che remano contro, è alle corde. E tra tanto sfacelo il centrosinistra ha buon gioco nel gridare al Re Travicello per chiedere le dimissioni e le elezioni anticipate. Il guaio è che, comunque vada, crisi o non crisi, l'Italia è destinata a passare da una padella a un'altra padella, se non addirittura, e basta guardare i volti torvi e inespressivi dei Diliberto e dei Rizzo per sospettarlo, da una padella alla brace.
    Dal gazzettino del nord-est


    scommetto Fecia che l'hai letto anche te più che soddisfatto

  2. #2
    elizabeth
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    una ragazza innamorata

  3. #3
    Super Troll
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    In origine postato da elizabeth
    una ragazza innamorata
    =====
    è STATO IL SUO PRIMO AMORE DI ADOLESCENTE........
    IN QUALSIASI DIFETTO O MANCANZA VEDRà SEMPRE PREGI......
    MI DISPIACE PER L'UOMO CHE LA SPOSERà......
    SPERIAMO CHE ALMENO PORTI LA CANOTTIERA......
    (IO LA PORTO SEMPRE)
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    A me sembra piu' l'ultimo colpo di coda.

  5. #5
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    Ciao Umbertone.

    Vedrai che Calderoli non ti farà rimpiangere, siamo in buone mani, si ride ancora a crepapelle.

  6. #6
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    Predefinito Ora le mani libere ce le ha....

    ...Umberto Bossi

    Che fosse intenzionato a lasciare il ministero delle Riforme per posizionarsi a Strasburgo, in ambienti leghisti lo si diceva prima ancora che il leader venisse eletto eurodeputato.
    La spiegazione più ovvia è che i tempi di recupero di cui necessita l’ammalato Bossi meglio si conciliano con il Parlamento europeo che con il Palazzo romano.
    Ma la scelta ufficializzata ieri al consiglio federale ha un’inevitabile e tempestiva valenza politica. Si dice che Bossi abbia fatto di necessità virtù. Si dice che abbandonando l’esecutivo sia riuscito a lanciare un altolà agli alleati e a schivare al contempo l’imbarazzo di non poter giurare nell’eventuale squadra di un Berlusconi bis.
    Tutto vero.
    Come è verosimile che Sandro Bondi non abbia torto quando sostiene che l’atteggiamento della Lega nei confronti della maggioranza non sembra destinato a cambiare.
    Nonostante i toni poco concilianti del comunicato diffuso ieri (in cui non manca la parola “tradimento”, affibiata agli alleati), dalla riunione di via Bellerio proviene né più né meno che la richiesta
    di onorare gli accordi fatti sulla riforma federale. Richiesta peraltro
    accompagnata dall’esplicita volontà di non far cadere il governo. C’è però un elemento che i partner di centrodestra non trascurano in queste ore.
    La riconquistata centralità negoziale di Bossi non solo rende più credibile la sua minaccia di rovesciare ogni tavolo a settembre, ma è maturata di concerto con Giulio Tremonti.
    A lui Bossi aveva chiesto di rientrare nell’esecutivo al suo posto. Da lui si è sentito rispondere: “Sei tu che devi uscirne e lasciare dentro i tuoi”.
    Dal che la solerzia con cui il Cav. è dovuto accorrere sabato a Lugano, in cerca di garanzie. Dopo l’iniziale disorientamento per la sconfessione di Domenico Siniscalco da parte di Bossi, oggi i dirigenti della Lega si preparano a gestire il passaggio parlamentare su pensioni e riforme con qualche certezza in più. Con un’unità interna apparentemente ritrovata, sancita dal prevedibile ingresso di Roberto Calderoli al ministero liberato da Bossi (secondo fonti padane caldeggiato dall’avversario Roberto Maroni).
    Mentre An e Udc sono ancora scosse dal contenimento dei loro appetiti di governo.

    Per Bossi che lascia c’è Marco Follini che formalizza la decisione di “restare in trincea”, come dicono i suoi collaboratori.
    Niente euroseggio per il segretario Udc.
    Esponenti centristi rivendicano il senso di responsabilità del leader, impegnato a “evitare che in questa verifica non risolta prevalga la logica da muoia Sansone con tutti i filistei”.
    Per ora nell’Udc ostentano tranquillità:
    “Ognuno fa la sua semina, quelli di An hanno creduto di raccogliere subito. Noi abbiamo tempi diversi”.
    Intanto ieri in commissione Affari costituzionali Udc e centrosinistra hanno cominciato a votare assieme (l’hanno fatto su un emendamento dei centristi che è stato bocciato).
    Quanto al malcontento dei ministri rimasti in pectore, i vertici del partito considerano scontato l’allineamento dei cosiddetti
    “berluschini” (i vari Giovanardi, Rotondi, Ronconi) alla volontà della segreteria.
    Tuttavia autorevoli dirigenti sostengono che Follini difficilmente potrà contare a lungo sul serbatoio di voti siciliano.
    Raffaele Lombardo è acquartierato a Strasburgo con il suo malumore (ma alcuni colleghi assicurano che “lui e Follini non stavano assieme per amicizia prima di venerdì, e non si divideranno dopo” ).
    L’altro amministratore di consensi siciliani, Totò Cuffaro, si preparerebbe invece ad accorciare la distanza che lo separa da FI. Del resto sono stati ambienti forzisti a gettare un ponte con l’Udc affinché Lombardo ottenesse la promozione agognata. Con l’obiettivo di beneficiare d’un conseguente rimpasto nella giunta regionale.

    La controffensiva di Destra protagonista, dentro An, si misurerà sabato prossimo dalle parole di Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. Promotori di un incontro romano finalizzato ad “andare oltre i meccanismi correntizi”, i due potrebbero accusare il leader della Destra sociale, Gianni Alemanno, d’aver gestito con scarsa lungimiranza i momenti cruciali della verifica.
    “Al tavolo delle trattative, accanto a Fini, c’era lui e i risultati si sono visti”, lamentano i contendenti di Alemanno.
    Ma il nulla di fatto in termini di rimpasto tende a congelare anche le dinamiche interne, e innervosisce tutti: dopo un anno di fibrillazioni ci si chiede a cosa sia servito agitarsi tanto, se poi Fini non ha avuto il coraggio di accettare il Tesoro e adesso fa lo scudiero del Cav.
    Ancora lontana la prospettiva di un’assemblea programmatica in cui contare i numeri delle correnti, per ora i gasparriani vantano il buon risultato al congresso provinciale che si è svolto domenica a Benevento.
    Qui Roberto Capezzone (Destra protagonista) ha scavalcato il sociale Salvatore Colatruglio:
    “A dimostrazione che, quando si verificano i consensi, gli equilibri restano quelli di sempre”.
    Un modo per annunciare battaglia se a qualcuno verrà in mente di candidarsi al ruolo di coordinatore.

    sottolineo l'acutezza dei responsabili Udc laddove intuiscono il pericolo di fare la fine dei "filistei" con il loro Sansone Follini

    saluti

  7. #7
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    Predefinito Forse stavano meglio...

    ...prima

    Nell’assedio dei partiti al governo, sembra che quest’ultimo, almeno per ora, regga.
    Anche le dimissioni da ministro di Umberto Bossi, che hanno un forte impatto simbolico, si spiegano, oltre che con la difficoltà a condurre il dibattito parlamentare sulle riforme costituzionali nelle sue condizioni ancora non del tutto ristabilite, con l’esigenza di dedicare la massima attenzione al partito.
    Dall’altra parte, invece, Marco Follini ha dovuto restare a Montecitorio per la stessa ragione, perché anche nel suo partito l’esito della verifica, che ha lasciato tutti a bocca asciutta, apre la strada per ora a sommesse, ma sostanziali, contestazioni interne.
    E’ soprattutto dal “granaio” siciliano che vengono i malumori, e non solo quello umanamente comprensibile di Raffaele Lombardo, che è stato ministro “virtuale” per qualche ora, e adesso se ne parte per Strasburgo con l’abito del giuramento che non gli servirà e qualche pensiero non proprio caritatevole in testa. Anche Gianfranco Fini, che fra collegialità, richieste di dipartimenti economici, ministeri che non si è capito se abbia rifiutato o non gli siano mai stati davvero offerti, non se la passa granché bene.
    In Alleanza nazionale cresce l’astro “sociale” di Gianni Alemanno, che sembra pensare, come i comunisti (e i democristiani) di una volta, che quel che conta davvero è il controllo del partito.

    Questi sono i partiti del centrodestra usciti bene dal voto europeo.
    Quello sconfitto, cioè Forza Italia, è ancora più nei guai. Il declino dell’attrazione elettorale del leader si è fatto sentire anche fra gli elettori rimasti fedeli, come si riscontra dal calo delle preferenze per tutti i candidati e soprattutto per il capolista onnipresente, segno di un distacco tra partito ed elettorato che sembra difficile da recuperare.
    Le confuse fasi seguite alle elezioni, la verifica in cui non si è mai capito che cosa volessero davvero i litiganti, non hanno certo migliorato la situazione.
    La diminuita popolarità del governo non si è tradotta in un maggiore attaccamento alle bandiere dei singoli partiti, che come effetto collaterale subiscono tensioni interne e disaffezione delle basi sociali di riferimento.
    Per la verità le cose non vanno molto meglio per le opposizioni e per le leadership che esprimono, a cominciare da quella di Romano Prodi.
    Anche qui la battaglia fra chi privilegia il listone e chi i singoli partiti crea sconcerto.
    Ma per il centrodestra non è una gran soddisfazione.

    saluti

  8. #8
    Ospite

    Predefinito

    Altro che ritrovata centralità di Bossi, la realtà è che è uscito di scena definitivamente perchè non ha più nulla da trattare, la decisione poi di mettere il peggio del peggio in circolazione in sua sostituzione alle riforme la dice lunga sul fallimento della lega al governo e anche fuori dal palazzo quando finalmente se torneranno nel loro parlamento padagno.

  9. #9
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    E'un piacere che nella fazione avversaria ci siano scimuniti di questo livello. .

  10. #10
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    In origine postato da LosVonRom
    E'un piacere che nella fazione avversaria ci siano scimuniti di questo livello. .
    manuel-lopez è davvero una gran testa DI SERIE tra i suoi simili

 

 
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