Martedì, 20 Luglio 2004
COSA NASCONDE IL FORFEIT DEL LEADER
LA ZAMPATA DI UMBERTO
di LUIGI BACIALLI
Dal suo letto d'ospedale Umberto Bossi, soprannominato, non dal Conte Nuvoletti ma da un volgare ex dc, "il Cafone in canottiera", ha dato una lezione di stile e dignità ai suoi riottosi alleati. Con un senso di responsabilità oggi più forte e tangibile alla Bocciofila pensionati di Portogruaro che all'interno della Cdl o dell'Ulivo, il Senatùr si è dimesso da ministro delle Riforme e da parlamentare, optando per il seggio di Strasburgo.
Personalmente non credo si sia trattato, come dicono i dietrologi, di una scelta politica fredda e precisa, ma della certo sofferta scelta di un uomo «schiacciato dal dolore», consapevole dei propri attuali e futuri limiti e disgustato, soprattutto, da ciò che, una volta uscito dal coma, gli è toccato di vedere e di ascoltare in queste ultime settimane di tregenda. Leghisti "fidati" che, approfittando dell'assenza del capo, hanno sgomitato come matti per accreditarsi come suoi probabili successori; altri intenti a farsi vicendevolmente le scarpe con più modeste aspirazioni; per non parlare degli amici carissimi che dopo aver frequentato il salotto di casa del potente di turno, caduto il potente si dileguano (come potè amaramente constatare, tanto per fare un esempio,l'ex Presidente della Repubblica Antonio Segni dopo l'ictus che lo costrinse a lasciare il Quirinale nell'ormai lontano '63).
Cose note, figuriamoci, in un ambientino in cui, appena schivato un coltello devi aspettarti, così ammoniva serio serio l'Umberto, un uccello padùlo. Però allo sbraco, egli deve aver pensato, c'è un limite. Mastella che si esibisce a pernacchi o Pecoraro Scanio che dà lezioni di politica estera sono traumi sopportabili. Passi pure l'ostico Follini che, in un raptus di megalomania, detta al Premier condizioni capestro e chiede che all'Udc venga assegnata qualche poltrona in più. Ma assistere all'assalto portato dai centristi Baccini, Lombardo e da altri carneadi al Federalismo mentre te ne stai lì pieno di flebo in terapia intensiva è davvero troppo, persino per chi, con anni e anni di politica on the road e avendone già viste di cotte e di crude, ha la pelle non dura ma durissima. Tuttavia quella di Bossi non è una resa ma una zampata.
Pochi giorni dopo il suo ricovero scrissi un commento intitolato "Il lungo sonno del Senàtur". In effetti il leader del Carroccio ha dormito parecchio, ma meno a lungo e meno profondamente di quanto molti avessero, per mero opportunismo, sperato. An e Udc hanno fatto in tempo a far saltare Tremonti, ma poi, dicono i bene informati, il Malato Padano, tra un ospedale e l'altro, ha ripreso in mano il pallino e si è messo a ridare le carte.
Alla fine del gioco, come si è visto, Fini e Follini, che hanno brigato e tramato per settimane e settimane pur di conquistarsi uno spazio al sole, se ne sono dovuti tornare a casa con le pive nel sacco. Ed è probabile che sia stato Bossi a suggerire a Berlusconi una cura per i traditori del centrodestra: fare ingoiare qualche rospo a chi mostrava, dopo aver chiesto e ottenuto la testa del ministro dell'Economia, troppa fame di potere e uno scarso senso della misura. Così, tanto tuonò che non piovve: al posto di Tremonti è stato messo il direttore del Tesoro Siniscalco, ovvero la fotocopia del giubilato. E Follini, che aveva grandi ambizioni, ha rimediato con un "gran rifiuto" a una fregatura, perché nella migliore delle ipotesi sarebbe finito in qualche ministero di poco conto, come un cocchiere seduto su un cocchio privo di cavalli.
Bossi avrebbe potuto restare ministro per le Riforme sino all'ultimo giorno di vita del governo Berlusconi. Ma l'uomo, che è limpido come l'acqua e anche molto vendicativo, ha preso due piccioni con una fava. Con la mossa delle dimissioni da un lato si è sfilato da un governo che comunque, per coerenza e spirito di corpo, non intende far cadere; in fondo cinque anni "tranquilli" in Europa, per chiunque si trovi nelle sue condizioni, sono una migliore prospettiva di un disagevole rientro nei meandri della "Roma ladrona".
Dall'altro ha sostituito un ministro delle Riforme, strano ma vero, lento, riflessivo e accomodante con quello che sarà sicuramente un ministro difficile, intransigente e fastidioso. E qui, se è vero che l'asse Berlusconi-Bossi è uscito intatto dalla buriana della verifica, chi si occuperà un domani degli scampoli della Devolution non potrà che essere gradito a Bossi: il "falco" Calderoli, vicepresidente del Senato e uno dei saggi di Lorenzago, lo stesso Tremonti, o qualche altra spina nel fianco.
Ovviamente Bossi dà forfait in cambio di un "suo" ministro, ché se avesse fiutato un centrista (lui li chiama baciapile)in pectore o un uomo di An (lui li chiama fascisti) sarebbe rimasto dov'era, rigido come un paracarro.Per Berlusconi è, tra tutte, la soluzione migliore; una passeggiata rispetto al calvario che lo attende nei prossimi giorni. Il suo governo, grazie anche ai troppi che remano contro, è alle corde. E tra tanto sfacelo il centrosinistra ha buon gioco nel gridare al Re Travicello per chiedere le dimissioni e le elezioni anticipate. Il guaio è che, comunque vada, crisi o non crisi, l'Italia è destinata a passare da una padella a un'altra padella, se non addirittura, e basta guardare i volti torvi e inespressivi dei Diliberto e dei Rizzo per sospettarlo, da una padella alla brace.
Dal gazzettino del nord-est
scommetto Fecia che l'hai letto anche te più che soddisfatto![]()
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