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Risultati da 1 a 10 di 44
  1. #1
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    Predefinito Santa Messa in suffragio del servo di Dio Papa Paolo VI



    Questa mattina - Festa della Trasfigurazione del Signore - Giovanni Paolo II ha celebrato la Santa Messa nella Cappella privata del Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo, in memoria del Suo predecessore il Servo di Dio Paolo VI, nel XXIV anniversario della morte avvenuta a Castel Gandolfo il 6 agosto 1978.

    Riportiamo di seguito le parole pronunciate dal Santo Padre introducendo la Celebrazione Eucaristica di stamane:


    PAROLE DEL SANTO PADRE

    "Il suo volto brillò come il sole" (Mt 17, 2), così leggiamo nel Vangelo odierno. Il volto di Cristo è volto di luce che squarcia l'oscurità della morte: è annuncio e pegno della nostra gloria, poiché è il volto del Crocifisso Risorto. In esso, la Chiesa, sua Sposa, contempla il suo tesoro e la sua gioia: "Dulcis Iesu memoria, dans vera cordis gaudia".

    Ricordiamo oggi il mio venerato Predecessore, il servo di Dio Paolo VI, che, ventiquattro anni or sono al tramonto di questo giorno, festa della Trasfigurazione del Signore, proprio da questo luogo entrò nella pace di Dio, per contemplarne la gloria splendente.

    Quante volte, raccolto nella preghiera, egli anelò di vedere nella fede il volto del Signore! La sua incrollabile testimonianza a Cristo Luce del mondo, nei tempi difficili in cui esercitò il Supremo Pontificato, vive ancora oggi nella Chiesa. Egli fu un instancabile e paziente artigiano della costruzione della "civiltà dell'amore", illuminata dal volto splendente del Redentore.

    Mentre ci accingiamo a celebrare la Santa Messa, affidiamo a Dio l'anima di questo suo fedele servo. Chiediamo inoltre alla Vergine Maria, Madre della Chiesa, che ogni giorno della nostra vita sia concreta testimonianza d'amore verso il Signore, il cui volto continua a splendere sopra di noi (cfr Sal 67, 3).

  2. #2
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    Tra la verità e l'errore non c'è nessuna via di mezzo, tra questi due poli opposti non c'è che un immenso vuoto. Colui che si pone in questo vuoto è altrettanto lontano dalla verità di colui che è nell'errore (J. Donoso Cortes)
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    Predefinito Papa Paolo VI...parliamone seriamente

    Complice il documentario andato in onda su rai3 ieri sera e dedicato alla figura del papa Paolo VI (1897-1978), vorrei aprire un 3d- con annesso sondaggio- per vedere con voi cosa ne pensiamo del suo pontificato, i suoi punti di forza, i suoi punti deboli, le cose giuste, quelle sbagliate, e così via.

    Per questo ho messo anche un sondaggio per capire- grosso modo- qual è l'impressione generale; prego poi di voler specificare i perchè della propria scelta.

  3. #3
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    Premesso che non ho nè le capacità, nè le competenze per giudicare Paolo VI, mi permetto tuttavia di esprimere la mia opinione.

    Paolo VI fu Papa in un tempo difficile, molto difficile: il Concilio, la grande contestazione, la società che sempre più si laicizzava.

    Penso che l'equilibrio sia stata una sua grande virtù,
    l'equilibrio non degli spiriti freddini;
    ma quello di chi, con saggezza e prudenza, riesce a distinguere verità ed errore.

    Aperto verso il mondo contemporaneo, aperto a parlare così da essere compreso, seppe giustamente tirare le redini quando in molti sconfinarono più che nell'eresia....direi nel delirio proprio...

    Forse avrebbe potuto fare di più a questo livello, non lo so.

    Nè ultraconservatore, nè modernista,
    cattolico dei tempi moderni, difensore della fede di sempre.

    Thomas Aquinas

  4. #4
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    intanto ringrazio thomas x l'intervento, e sollecito chi ha votato a spiegare il perchè del voto.

    fra l'altro il risultato s'è ribaltato...stamani era 3 a 1 a favore del no, adesso è 7 a 3 a favore del si...

  5. #5
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    Predefinito Qualche foto...


  6. #6
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  7. #7
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    Discorso all'Assemblea Generale dell'ONU

    Lunedì, 4 ottobre 1965

    Nel momento in cui prendiamo la parola davanti a questo consesso unico al mondo, sentiamo il bisogno anzitutto di esprimere la Nostra profonda gratitudine al Signor Thant, vostro Segretario Generale, per l'invito ch'egli Ci ha rivolto di visitare le Nazioni Unite, in occasione del ventesimo anniversario della fondazione di questa Istituzione mondiale per la pace e per la collaborazione fra i popoli di tutta la terra. Noi ringraziamo altresì il Signor Presidente dell'Assemblea, On. Amintore Fanfani, il quale, dal giorno del suo insediamento, ha avuto per Noi parole tanto cortesi.

    Grazie anche a voi tutti, qui presenti, per la vostra buona accoglienza.

    A ciascuno di voi il Nostro riverente e cordiale saluto. La vostra amicizia Ci ha invitati e Ci ammette ora a questa riunione: e come amici Noi qui a voi Ci presentiamo.

    Vi esprimiamo il Nostro cordiale omaggio personale e vi offriamo quello dell'intero Concilio Ecumenico Vaticano II, riunito in Roma, e qui rappresentato dai Signori Cardinali che a questo scopo Ci accompagnano. A loro nome, come da parte Nostra, rendiamo a voi tutti onore e vi salutiamo!

    Questo incontro, voi tutti lo comprendete, segna un momento semplice e grande. Semplice, perché voi avete davanti un uomo come voi; egli è vostro fratello, e fra voi, rappresentanti di Stati sovrani, uno dei più piccoli, rivestito lui pure, se così vi piace considerarci, d'una minuscola, quasi simbolica sovranità temporale, quanta gli basta per essere libero di esercitare la sua missione spirituale, e per assicurare chiunque tratta con lui, che egli è indipendente da ogni sovranità di questo mondo. Egli non ha alcuna potenza temporale, né alcuna ambizione di competere con voi; non abbiamo infatti alcuna cosa da chiedere, nessuna questione da sollevare; se mai un desiderio da esprimere e un permesso da chiedere, quello di potervi servire in ciò che a Noi è dato di fare, con disinteresse, con umiltà e amore.

    DA VENTI SECOLI UN VOTO DEL CUORE

    Questa è la Nostra prima dichiarazione; e, come voi vedete, essa è così semplice, che sembra irrilevante per questa Assemblea, che tratta sempre cose importantissime e difficilissime. Ma Noi dicevamo, e tutti lo avvertite, che questo momento è anche grande. Grande per Noi, grande per voi.

    Per Noi, anzitutto. Oh! voi sapete chi siamo; e, qualunque sia l'opinione che voi avete sul Pontefice di Roma, voi conoscete la Nostra missione; siamo portatori d'un messaggio per tutta l'umanità; e lo siamo non solo a Nostro nome personale e dell'intera famiglia cattolica, ma lo siamo pure di quei Fratelli cristiani, che condividono i sentimenti da Noi qui espressi, e specialmente di quelli da cui abbiamo avuto esplicito incarico d'essere anche loro interpreti. Noi siamo come il messaggero che, dopo lungo cammino, arriva a recapitare la lettera che gli è stata affidata; così Noi avvertiamo la fortuna di questo, sia pur breve, momento, in cui si adempie un voto, che Noi portiamo nel cuore da quasi venti secoli. Sì, voi ricordate: è da molto tempo che siamo in cammino, e portiamo con Noi una lunga storia; Noi celebriamo qui l'epilogo d'un faticoso pellegrinaggio in cerca d'un colloquio con il mondo intero, da quando Ci è stato comandato: "Andate e portate la buona novella a tutte le genti".

    Ora siete voi, che rappresentate tutte le genti. Noi abbiamo per voi tutti un messaggio, sì, un messaggio felice, da consegnare a ciascuno di voi.

    IN NOME DEI MORTI DEI POVERI DEI SOFFERENTI

    1. Il Nostro messaggio vuol essere, in primo luogo, una ratifica morale e solenne di questa altissima Istituzione. Questo messaggio viene dalla Nostra esperienza storica; Noi, quali "esperti in umanità", rechiamo a questa Organizzazione il suffragio dei Nostri ultimi Predecessori, quello di tutto l'Episcopato cattolico, e Nostro, convinti come siamo che essa rappresenta la via obbligata della civiltà moderna e della pace mondiale.

    Dicendo questo, Noi sentiamo di fare Nostra la voce dei morti e dei vivi; dei morti, caduti nelle tremende guerre passate sognando la concordia e la pace del mondo; dei vivi, che a quelle hanno sopravvissuto portando nei cuori la condanna per coloro che tentassero rinnovarle; e di altri vivi ancora, che avanzano nuovi e fidenti, i giovani delle presenti generazioni, che sognano a buon diritto una migliore umanità. E facciamo Nostra la voce dei poveri, dei diseredati, dei sofferenti, degli anelanti alla giustizia, alla dignità della vita, alla libertà, al benessere e al progresso. I popoli considerano le Nazioni Unite come il palladio della concordia e della pace; Noi osiamo, col Nostro, portare qua il loro tributo di onore e di speranza. Ecco perché questo momento è grande anche per voi.

    GIUSTIZIA DIRITTO TRATTATIVA NELLE RELAZIONI TRA I POPOLI

    2. Noi sappiamo che ne avete piena coscienza. Ascoltate allora la continuazione del Nostro messaggio. Esso è rivolto completamente verso l'avvenire: l'edificio, che avete costruito, non deve mai più decadere, ma deve essere perfezionato e adeguato alle esigenze che la storia del mondo presenterà. Voi segnate una tappa nello sviluppo dell'umanità, dalla quale non si dovrà più retrocedere, ma avanzare.

    Al pluralismo degli Stati, che non possono più ignorarsi, voi offrite una formola di convivenza, estremamente semplice e feconda. Ecco: voi dapprima vi riconoscete e distinguete gli uni dagli altri. Voi non conferite certamente l'esistenza agli Stati; ma qualificate come idonea a sedere nel consesso ordinato dei Popoli ogni singola Nazione; date cioè un riconoscimento di altissimo valore etico e giuridico ad ogni singola comunità nazionale sovrana, e le garantite onorata cittadinanza internazionale. È già un grande servizio alla causa dell'umanità quello di ben definire e di onorare i soggetti nazionali della comunità mondiale, e di classificarli in una condizione di diritto, meritevole d'essere da tutti riconosciuta e rispettata, dalla quale può derivare un sistema ordinato e stabile di vita internazionale. Voi sancite il grande principio che i rapporti fra i popoli devono essere regolati dalla ragione, dalla giustizia, dal diritto, dalla trattativa, non dalla forza, non dalla violenza, non dalla guerra, e nemmeno dalla paura, né dall'inganno.

    Così ha da essere. Lasciate che Noi Ci congratuliamo con voi, che avete avuto la saggezza di aprire l'accesso a questa aula ai Popoli giovani, agli Stati giunti da poco alla indipendenza e alla libertà nazionale; la loro presenza è la prova dell'universalità e della magnanimità che ispirano i principii di questa Istituzione.

    Così ha da essere; questo è il Nostro elogio e il Nostro augurio, e, come vedete, Noi non li attribuiamo dal di fuori; ma li caviamo dal di dentro, dal genio stesso del vostro Statuto.

    GENEROSA FIDUCIA GIAMMAI INSIDIATA O TRADITA

    3. Il vostro Statuto va oltre; e con esso procede il Nostro augurio.

    Voi esistete ed operate per unire le Nazioni, per collegare gli Stati; diciamo questa seconda formola: per mettere insieme gli uni con gli altri. Siete una Associazione. Siete un ponte fra i Popoli. Siete una rete di rapporti fra gli Stati. Staremmo per dire che la vostra caratteristica riflette in qualche modo nel campo temporale ciò che la Nostra Chiesa cattolica vuol essere nel campo spirituale: unica ed universale. Non v'è nulla di superiore sul piano naturale nella costruzione ideologica dell'umanità. La vostra vocazione è quella di affratellare non solo alcuni, ma tutti i Popoli. Difficile impresa? Senza dubbio. Ma questa è l'impresa; questa la vostra nobilissima impresa. Chi non vede il bisogno di giungere così, progressivamente, a instaurare un'autorità mondiale, capace di agire con efficacia sul piano giuridico e politico?

    Anche a questo riguardo ripetiamo il Nostro voto: perseverate. Diremo di più: procurate di richiamare fra voi chi da voi si fosse staccato, e studiate il modo per chiamare, con onore e con lealtà, al vostro patto di fratellanza chi ancora non lo condivide. Fate che chi ancora è rimasto fuori desideri e meriti la comune fiducia; e poi siate generosi nell'accordarla. E voi, che avete la fortuna e l'onore di sedere in questo consesso della pacifica convivenza, ascoltateci: fate che non mai la reciproca fiducia, che qui vi unisce e vi consente di operare cose buone e grandi. sia insidiata o tradita.

    L'ORGOGLIO IL GRANDE ANTAGONISTA DELLE NECESSARIE ARMONIE

    4. La logica di questo voto, che si può dire costituzionale per la vostra Organizzazione, Ci porta a integrarlo con altre formole. Ecco: che nessuno, in quanto membro della vostra unione, sia superiore agli altri. Non l'uno sopra l'altro. È la formola della eguaglianza. Sappiamo di certo come essa debba essere integrata dalla valutazione di altri fattori, che non sia la semplice appartenenza a questa Istituzione; ma anch'essa è costituzionale. Voi non siete eguali, ma qui vi fate eguali. Può essere per parecchi di voi atto di grande virtù; consentite che ve lo dica Colui che vi parla, il Rappresentante d'una Religione, la quale opera la salvezza mediante l'umiltà del suo Fondatore Divino. Non si può essere fratelli, se non si è umili. Ed è l'orgoglio, per inevitabile che possa sembrare. che provoca le tensioni e le lotte del prestigio, del predominio, del colonialismo dell'egoismo; rompe cioè la fratellanza.

    CADANO LE ARMI, SI COSTRUISCA LA PACE TOTALE

    5. E allora il Nostro messaggio raggiunge il suo vertice; il vertice negativo. Voi attendete da Noi questa parola, che non può svestirsi di gravità e di solennità: non gli uni contro gli altri, non più, non mai! A questo scopo principalmente è sorta l'Organizzazione delle Nazioni Unite; contro la guerra e per la pace ! Ascoltate le chiare parole d'un grande scomparso, di John Kennedy, che quattro anni or sono proclamava: "L'umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all'umanità". Non occorrono molte parole per proclamare questo sommo fine di questa istituzione. Basta ricordare che il sangue di milioni di uomini e innumerevoli e inaudite sofferenze, inutili stragi e formidabili rovine sanciscono il patto che vi unisce, con un giuramento che deve cambiare la storia futura del mondo: non più la guerra, non più la guerra! La pace, la pace deve guidare le sorti dei Popoli e dell'intera umanità!

    Grazie a voi, gloria a voi, che da vent'anni per la pace lavorate, e che avete perfino dato illustri vittime a questa santa causa. Grazie a voi, e gloria a voi, per i conflitti che avete prevenuti e composti. I risultati dei vostri sforzi, conseguiti in questi ultimi giorni in favore della pace, benché, non siano ancora definitivi, meritano che Noi, osando farci interpreti del mondo intero, vi esprimiamo plauso e gratitudine.

    Signori, voi avete compiuto e state compiendo un'opera grande: l'educazione dell'umanità alla pace. L'ONU è la grande scuola per questa educazione. Siamo nell'aula magna di tale scuola; chi siede in questa aula diventa alunno e diventa maestro nell'arte di costruire la pace. Quando voi uscite da questa aula il mondo guarda a voi come agli architetti, ai costruttori della pace.

    E voi sapete che la pace non si costruisce soltanto con la politica e con l'equilibrio delle forze e degli interessi, ma con lo spirito, con le idee, con le opere della pace. Voi già lavorate in questo senso. Ma voi siete ancora in principio: arriverà mai il mondo a cambiare la mentalità particolaristica e bellicosa, che finora ha tessuto tanta parte della sua storia? È difficile prevedere; ma è facile affermare che alla nuova storia, quella pacifica, quella veramente e pienamente umana, quella che Dio ha promesso agli uomini di buona volontà, bisogna risolutamente incamminarsi; e le vie sono già segnate davanti a voi; e la prima è quella del disarmo.

    Se volete essere fratelli, lasciate cadere le armi dalle vostre mani. Non si può amare con armi offensive in pugno. Le armi, quelle terribili. specialmente, che la scienza moderna vi ha date, ancor prima che produrre vittime e rovine, generano cattivi sogni, alimentano sentimenti cattivi, creano incubi, diffidenze e propositi tristi, esigono enormi spese, arrestano progetti di solidarietà e di utile lavoro, falsano la psicologia dei popoli. Finché l'uomo rimane l'essere debole e volubile e anche cattivo, quale spesso si dimostra, le armi della difesa saranno necessarie, purtroppo; ma voi, coraggiosi e valenti quali siete, state studiando come garantire la sicurezza della vita internazionale senza ricorso alle armi: questo è nobilissimo scopo, questo i Popoli attendono da voi, questo si deve ottenere! Cresca la fiducia unanime in questa Istituzione, cresca la sua autorità; e lo scopo, è sperabile, sarà raggiunto. Ve ne saranno riconoscenti le popolazioni, sollevate dalle pesanti spese degli armamenti, e liberate dall'incubo della guerra sempre imminente, il quale deforma la loro psicologia. Noi godiamo di sapere che molti di voi hanno considerato con favore il Nostro invito, lanciato a tutti gli Stati per la causa della pace, a Bombay, nello scorso dicembre, di devolvere a beneficio dei Paesi in via di sviluppo una parte almeno delle economie, che si possono realizzare con la riduzione degli armamenti. Noi rinnoviamo qui tale invito, fidando nel vostro sentimento di umanità e di generosità.

    OLTRE LA COESISTENZA: LA COLLABORAZIONE FRATERNA

    6. Dicendo queste parole Ci accorgiamo di far eco ad un altro principio costitutivo di questo Organismo, cioè il suo vertice positivo: non solo qui si lavora per scongiurare i conflitti fra gli Stati, ma si lavora altresì con fratellanza per renderli capaci di lavorare gli uni per gli altri. Voi non vi contentate di facilitare la coesistenza e la convivenza fra le varie Nazioni; ma fate un passo molto più avanti, al quale Noi diamo la Nostra lode e il Nostro appoggio: voi promovete la collaborazione fraterna dei Popoli. Qui si instaura un sistema di solidarietà, per cui finalità civili altissime ottengono l'appoggio concorde e ordinato di tutta la famiglia dei Popoli per il bene comune, e per il bene dei singoli. Questo aspetto dell'Organizzazione delle Nazioni Unite è il più bello: è il suo volto umano più autentico; è l'ideale dell'umanità pellegrina nel tempo; è la speranza migliore del mondo; è il riflesso, osiamo dire, del disegno trascendente e amoroso di Dio circa il progresso del consorzio umano sulla terra; un riflesso, dove scorgiamo il messaggio evangelico da celeste farsi terrestre. Qui, infatti, Noi ascoltiamo un'eco della voce dei Nostri Predecessori, di quella specialmente di Papa Giovanni XXIII, il cui messaggio della Pacem in terris ha avuto anche nelle vostre sfere una risonanza tanto onorifica e significativa.

    Perché voi qui proclamate i diritti e i doveri fondamentali dell'uomo, la sua dignità, la sua libertà e, per prima, la libertà religiosa. Ancora, Noi sentiamo interpretata la sfera superiore della sapienza umana, e aggiungiamo: la sua sacralità. Perché si tratta anzitutto della vita dell'uomo: e la vita dell'uomo è sacra: nessuno può osare di offenderla. Il rispetto alla vita, anche per ciò che riguarda il grande problema della natalità, deve avere qui la sua più alta professione e la sua più ragionevole difesa: voi dovete procurare di far abbondare quanto basti il pane per la mensa dell'umanità; non già favorire un artificiale controllo delle nascite, che sarebbe irrazionale, per diminuire il numero dei commensali al banchetto della vita.

    Ma non si tratta soltanto di nutrire gli affamati: bisogna inoltre assicurare a ciascun uomo una vita conforme alla sua dignità. Ed è questo che voi vi sforzate di fare. E non si adempie del resto sotto i Nostri occhi e anche per opera vostra l'annuncio profetico che ben si addice a questa Istituzione: "Fonderanno le spade in vomeri; le lance in falci"? (Is. 2, 4). Non state voi impiegando le prodigiose energie della terra e le invenzioni magnifiche della scienza, non più in strumenti di morte, ma in strumenti di vita per la nuova era dell'umanità?

    Noi sappiamo con quale crescente intensità ed efficacia l'Organizzazione delle Nazioni Unite, e gli organismi mondiali che ne dipendono, lavorino per fornire aiuto ai Governi, che ne abbiano bisogno, al fine di accelerare il loro progresso economico e sociale.

    Noi sappiamo con quale ardore voi vi impegniate a vincere l'analfabetismo e a diffondere la cultura nel mondo; a dare agli uomini una adeguata e moderna assistenza sanitaria, a mettere a servizio dell'uomo le meravigliose risorse della scienza, della tecnica, dell'organizzazione: tutto questo è magnifico, e merita l'encomio e l'appoggio di tutti, anche il Nostro. Vorremmo anche Noi dare l'esempio, sebbene l'esiguità dei Nostri mezzi ci impedisca di farne apprezzare la rilevanza pratica e quantitativa: Noi vogliamo dare alle Nostre istituzioni caritative un nuovo sviluppo in favore della fame e dei bisogni del mondo: è in questo modo, e non altrimenti, che si costruisce la pace.

    PER SALVARE LA CIVILTÀ PROFONDO RINNOVAMENTO IN DIO

    7. Una parola ancora, Signori, un'ultima parola: questo edificio, che state costruendo, si regge non già solo su basi materiali e terrene: sarebbe un edificio costruito sulla sabbia; ma esso si regge, innanzitutto, sopra le nostre coscienze. È venuto il momento della "metanoia", della trasformazione personale, del rinnovamento interiore. Dobbiamo abituarci a pensare in maniera nuova l'uomo; in maniera nuova la convivenza dell'umanità, in maniera nuova le vie della storia e i destini del mondo, secondo le parole di S. Paolo: "Rivestire l'uomo nuovo, creato a immagine di Dio nella giustizia e santità della verità" (Eph. 4, 23). È l'ora in cui si impone una sosta, un momento di raccoglimento, di ripensamento, quasi di preghiera: ripensare, cioè, alla nostra comune origine, alla nostra storia, al nostro destino comune. Mai come oggi, in un'epoca di tanto progresso umano, si è reso necessario l'appello alla coscienza morale dell'uomo!

    Il pericolo non viene né dal progresso né dalla scienza: questi, se bene usati, potranno anzi risolvere molti dei gravi problemi che assillano l'umanità. Il pericolo vero sta nell'uomo, padrone di sempre più potenti strumenti, atti alla rovina ed alle più alte conquiste!

    In una parola, l'edificio della moderna civiltà deve reggersi su principii spirituali, capaci non solo di sostenerlo, ma altresì di illuminarlo e di animarlo. E perché tali siano questi indispensabili principii di superiore sapienza, essi non possono non fondarsi sulla fede in Dio. Il Dio ignoto, di cui discorreva nell'areopago S. Paolo agli Ateniesi? Ignoto a loro, che pur senza avvedersene lo cercavano e lo avevano vicino, come capita a tanti uomini del nostro secolo?... Per noi, in ogni caso, e per quanti accolgono la Rivelazione ineffabile, che Cristo di Lui ci ha fatta, è il Dio vivente, il Padre di tutti gli uomini.

  8. #8
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    PELLEGRINAGGIO IN UGANDA

    CERIMONIA DI BENVENUTO

    Aeroporto Internazionale di Entebbe
    Giovedì, 31 luglio 1969

    In questo momento benedetto, il Successore di Pietro e Vicario di Cristo, mette piede per la prima volta nella storia sul suolo d’Africa.

    Noi rendiamo grazie a Dio per questo grande favore di un nuovo incontro con i popoli dell’Africa, che abbiamo cominciato a conoscere, ammirare e amare in occasione della. visita a questo vasto Continente sin da quando eravamo Arcivescovo di Milano e, poi, delle visite fatteci a Roma da Capi di Stato africani, da Ambasciatori, Vescovi, sacerdoti e fedeli. Siano rese grazie a Dio anche per le meraviglie della Sua grazia abbondantemente elargite a questo Continente e per la generosa risposta dell’Africa al messaggio evangelico; risposta della quale vi portiamo il Nostro riconoscimento con il pellegrinaggio al Santuario dei Martiri dell’Uganda, il cui sangue ha intriso la Croce di Cristo qui piantata dai primi missionari e la cui testimonianza all’amore più alto ha procurato onore e fama a tutta l’Africa.

    La Nostra preghiera si innalza, oggi, a Dio affinché l’Africa rifiorisca con tutta la ricchezza della sua cultura e delle sue nobili tradizioni e avanzi sempre più celermente sulle strade del progresso «volta ad adottare nuovi modi di vita, introdotti dalla scienza e dalla tecnologia» (Africae Terrarum, n. 13).

    Voi potete star certi che la Chiesa non rimarrà una spettatrice passiva. Già le persone responsabili del governo della Chiesa hanno esortato il clero e i laici a collaborare attivamente in ogni nazione all’opera di progresso economico e di sviluppo sociale: giacché «progresso» è il nuovo nome della Pace. «Combattere la miseria e lottare contro l’ingiustizia, è promuovere, con il benestare, il progresso materiale e spirituale di tutti e il bene comune dell’umanità» (Populorum progressio, n. 76).

    A tutti, cristiani e non cristiani, possa la Nostra venuta a questo Continente portare l’umile testimonianza della Nostra sincera affezione per l’Africa. Possa la Nostra presenza qui, per l’intercessione dei Santi Martiri dell’Uganda, dare inizio all’immenso movimento di amore fraterno, che trasformi la pace e il progresso dei popoli da meta ideale a trionfante realtà.

    Dio conservi l’Uganda! Dio benedica l’Africa!

  9. #9
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    Abbraccio del S. Padre con il patriarca ecumenico Atenagora I in Israele

    SALUTO DI PAOLO VI

    5 gennaio 1964

    Vehementer Nos commovet, gaudio Nos penitus afficit granditas huius horae, in aevum sane memorandae, qua Catholica Ecclesia et Constantinopolitanus Patriarchatus per maximos suos sacrorum Antistites rursus coram adstant, post plura saecula in silentio et exspectatione transacta.

    Item grati animi sensibus vehementer ac penitus erga te afficimur, qui, ut Nobis obviam ire posses, parumper a patriarchali sede tua discedere voluisti.

    At Omnipotenti Deo, qui Ecclesiae Dominus est, fas est in primis humiliter debitas nostras grates persolvere.

    Apud christianos vetus opinio est, veluti «mundi centrum» locum illum habendum esse, ubi gloriosa Salvatoris nostri Crux erecta est, et ubi Ipse exaltatus a terra omnia trahit ad seipsum (cfr. Io. 12, 32).

    Consentaneum igitur erat - idque ex providentis Dei consilio reapse accidit - ut hoc ipso loco, in hac praecipua terrarum orbis parte, in perpetuum sacra ac veneranda, liceret nobis, Roma et Constantinopoli pie peregrinantibus, invicem obviam ire et communes sup plicationes consociare.

    Hodiernus occursus tuis in optatis erat inde a tempore Decessoris Nostri immortalis memoriae Ioannis XXIII, quem quidem aestimatione et amore palam prosecutus es, eique, non sine acri mentis perspicacitate, S. Ioannis Apostoli verba adhibuisti: «Fuit homo missus a Deo, cui noment erat Ioannes» (Io. 1, 6).

    Etiam Summus ille Pontifex hodiernum eventum exoptaverat, ut tu et Nosmetipsi compertum habemus; at praematura morte prohibitus est, quominus haec animi Sui vota ad effectum deduceret.

    Nihilominus Christi verba: «Ut unum sint», iterum iterumque ex ore illius Pontificis morientis prolata, procul dubio ostendunt quo spectaverit unum ex illis propositis, quae ei maxime tordi erant et ad quae perficienda ipse diuturnum mortis agonem pretiosamque Suam vitam obtulit Deo.

    Viae, quae ad unitatem perducunt, hinc illinc longae quidem esse poterunt ac multis difficultatibus impeditae. Attamen utrumque iter alterum ad alterum vergit et ad Evangelii fontes convenit. Ceterum, nonne fausto ac felici omine hodiernus occursus noster in hac terra contingit, in qua Christus Ecclesiam condidit ac pro ea sanguinem suum profudit? Utcumque, hoc eventum voluntatem manifesto testatur, quae quidem, iuvante Deo, magis magisque communis evadit inter christianos homines hoc nomine dignos; voluntatem, dicimus, sollertem dandi operam, ut dissensiones superentur et opposita repagula diruantur; hoc est voluntatem constanter prosequendi susceptum iter, quod ad concordiae reconciliationem conducit.

    Dissensiones quae ad doctrinam, ad liturgiam et ad disciplinam spectant, tempore et loco opportuno expendendae sane erunt, et eo quidem animo, qui veritatis iura fideliter servet rectoque iudicio res aestimet, salva caritate. Quod autem iam nunc effici potest atque debet, hoc est, ut incrementum ea capiat fraterna caritas, quae sollicita sit novas reperiendi vias ad operandum; talis scilicet caritas, qua quis, praeteritorum temporum experientia edoctus, veniae dandae sit promptus, permoveatur ad cernendum in aliis bonum magis quam malum, ac nihil optatius habeat, quam ut Divini Redemptoris vestigia sequatur, atque possit ab eo attrahi et ipsius imaginem in se referre.

    Huius caritatis signum et specimen esto pacis osculum, quod ex Dei beneficio nobis licet in hac sanctissima Terra invicem dare; esto pariter precatio illa, quam a Christo Iesu didicimus, ac nos una simul mox recitaturi sumus.

    Nobis verba desunt ad apte significandum, quam penitus tua agendi ratio Nos tetigerit, neque Nos solummodo; etenim Romana quoque Ecclesia et Concilium Oecumenicum non sine vehementi gaudio hoc magni sane momenti eventum accipient.

    Ad Nos quod attinet, una cum gratiarum actione preces Omnipotenti Deo admovemus, opem implorantes, ut coeptum iter pergere valeamus, ac dilargiatur tibi Nobisque, qui cum fide et spe firma illud inivimus, caelestium gratiarum copiam ad optatam metam feliciter assequendam .

    Hisce animi sensibus affecti, non tibi valedicimus, sed vota proferre cupimus te revisendi, si tibi placuerit, spe delectati eiusmodi colloquia etiam in posterum fructuose iterari posse in nomine Domini.

  10. #10
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    Fatima, 13 maggio 1967

    Dai discorsi:

    "Ma il motivo spirituale, che vuol dare a questo viaggio il suo proprio significato, è quello di pregare, ancora una volta, e più umilmente e vivamente in favore della pace.
    Ci sembra di dovere alla causa della pace questo nostro singolare atto di religiosa impetrazione. E' causa così grande e così bisognosa di sempre nuovo interesse, che noi non esitiamo a tributarle un altro segno particolare della nostra particolare sollecitudine.
    Ci sta molto a cuore la pace interiore della Chiesa, alla quale ci preme sia assicurato il generoso fermento del Concilio ecumenico nell'integrità dell'autentica fede, nella coesione della carità e della disciplina ecclesiale, nel fervore dell'espansione apostolica per la salvezza del mondo e nella sincera ricerca d'avvicinamento ecumenico con quanti sono insigniti del nome cristiano. (…)

    Il mondo è condannato a disperare di sé?
    Un fatalismo scettico dovrà guidare le sorti dell'umanità, e rinunciare al grande, impellente dovere di scongiurare a tempo l'immane sciagura d'una guerra "scientifica", cioè per tutti orrendamente micidiale?
    Ci dovremo accontentare dei tentativi, finora sterili, per mettere fine al conflitto nel Vietnam, che tutti tiene in ansia e in dolore; ovvero vi è altro da fare?
    Indubbiamente vi è altro da fare.
    A questo proposito noi vogliamo ancora sperare che le nuove proposte di trattative per una composizione onorevole del conflitto, la quale assicuri la libertà dell'una e dell'altra parte, non siano respinte, ma siano piuttosto studiate e finalmente accolte, favorite come possono essere da imparziali mediazioni e presidiate da autorevoli garanzie per il bene di tutto il popolo vietnamita, sia dell'una che dell'altra regione, per l'equilibrio ordinato e pacifico di tutto il Sud-Est asiatico.
    Ma intanto che cosa si fa?

    Uomini, procurate di essere degni del dono divino della pace.
    Uomini, siate uomini.
    Uomini, siate buoni, siate saggi, siate aperti alle considerazioni del bene totale del mondo.
    Uomini, non pensate a progetti di distruzione e di morte, di rivoluzione e di sopraffazione; pensate a progetti di comune conforto e di solidale collaborazione".

 

 
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