Si vota la fiducia alla manovra. Riforme, tutta la maggioranza attacca l'Udc



LA CASA DELLE LIBERTASSE

La fiducia sulla manovra Camera semideserta per le dichiarazioni di voto sulla fiducia chiesta dal governo per approvare il maxiemendamento al decreto legge sulla manovra correttiva dei conti pubblici. La maggioranza si ricompatta faticosamente. I mal di pancia non vengono tenuti nascosti: «Per questa volta daremo ancora il nostro voto di fiducia ma, come titola oggi La Padania, a un governo che aumenta le tasse la fiducia della Lega non è illimitata», ammonisce il leghista Pagliarini. Anche il centrista Liotta, pur annunciando «voto favorevole, convinto» alla manovra e «l’appoggio leale» dell’Udc nei confronti del governo, aggiunge: nel merito del provvedimento, ci sono alcuni punti su cui «siamo molto perplessi». Per questo, prosegue, «invitiamo il governo perché il patto di stabilità possa
vedersi realizzato con i contenuti prima del Dpef e poi della finanziaria».

L’opposizione si è presentata in aula con una importante novità. La lista unitaria ha infatti presentato uno speaker unico, il capogruppo della Margherita Pierluigi Castagnetti («È stata una decisione che abbiamo preso questa mattina – ha detto il diesse Luciano Violante - Si tratta di un passo avanti nella cooperazione rafforzata tra i partiti della lista unitaria».. Dure le critiche al governo: «È imbarazzante infierire su un governo che non c'è – dice Castagnetti - signori del governo, non avete consapevolezza del vostro ingombro. Siete voi e il governo il problema dell'Italia: cerchiamo, anche insieme il modo, ma andate via». La verità, prosegue, è che «rinviate tutto perché non siete d'accordo su niente, fate passare tutto con dei maxiemendamenti ai decreti cui apponete la fiducia perché temete il “fuoco amico” della stessa maggioranza. State perdendo pezzi». Ora, conclude, «pensiamo con terrore al Dpef e alla prossima Finanziaria: come avete fatto a far tanti danni in tre anni? I soldi dove li prenderete per la prossima manovra? Per non parlare del vostro accanimento nei confronti del Mezzogiorno. Per favore, togliete l'ingombro!».

Poco dopo, mentre parla il forzista Giudice, i deputati del centrosinistra inscenano una vivace protesta. Tutti insieme hanno innalzato dei cartelli che riproducevano il simbolo della Cdl con la scritta : «La casa delle tasse», con la parola “tasse” scritta accanto a quella “Libertà”, cancellata. Il presidente di turno, Fabio Mussi, ha chiesto ai deputati dell'opposizione di togliere i cartelli; non essendo ascoltato, ha ordinato ai commessi di ritirarli. Nonostante la protesta, la seduta non è stata sospesa.

Il voto è iniziato alle 18.30

Scontro sulle riforme Proprio mentre la maggioranza si appresta faticosamente a votare la nuova fiducia al governo, si riaccende lo scontro sulle riforme. «L'accordo è già stato raggiunto», annuncia Donato Bruno, presidente della commissione Affari costituzionali della Camera. Ma, aggiunge, «se poi un parlamentare dell'Udc ritiene di far inceppare il sistema dovrà riflettere. L'emendamento dell'Udc stravolge il premierato così come era stato convenuto in sede politica, l'Udc dovrà rivedere la sua posizione». Immediata la reazione di Luca Volonté, capogruppo centrista alla Camera: «Leggo un'agenzia di Donato Bruno e mi felicito dell'accordo trovato, immagino, in queste ore. Mi dolgo tuttavia per non essere stati, noi dell'Udc, compartecipi dell'accordo stesso», ironizza, criticando senza mezzi termini l'intervento dell'esponente di Forza Italia: «Non sentivamo comunque il bisogno di una dichiarazione dell'on. Bruno, questa sì, carica di stravolgimenti e frutto di una riflessione personale. Meglio la disponibilità espressa, ieri, dal ministro delle Riforme». Non ancora una dichiarazione di guerra, ma certo l'espressione di un forte disagio di fronte agl sgarbi degli alleati. Che sembrano davvero aver trovato un accordo: quello di marginalizzare l'Udc e disattendere le sue richieste. «L'accordo è il voto del Senato», ribatte subito il coordinatore di An Ignazio La Russa in sostegno a Forza Italia. La Lega sorride. I centristi fino a quando sopporteranno?

Il “doppio gioco di Casini Oggi come oggi parlare di fiducia all'interno della maggioranza è davvero difficile. A complicare le cose ci si mettono anche le ultime accuse rivolte dal capogruppo della Lega Alessandro Cè al Presidente della Camera Casini. «Casini fa il doppio gioco», ha dichiarato il leghista, mentre deve «ricordarsi del suo ruolo istituzionale che è prevalente». Perché a guidare l'Udc «c'è Marco Follini». Ciò che non va bene al capogruppo del Carroccio è questo «attivismo particolare» del Presidente della Camera, a proposito della tutela del risparmio: «l'attivismo di Casini su questo argomento- accusa Cè - è poco veritiero e verosimile». Da qui l'impressione che «alcune volte, senza malevolenza, il presidente Casini reciti due ruoli diversi...». Sul maxiemamdamento, già mercoledì, tutti avevano avuto qualcosa da ridire. Forti malumori sono serpeggiati tra le varie «anime» del centro-destra: Lega, Udc e An. L’unica soddisfatta sembra FI, nonostante il fatto che vi siano più tasse per tutti.