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    Thumbs up Il fronte largo del referendum sulla fecondazione!!

    .07.2004
    Fecondazione, il grande fronte del referendum
    di Wanda Marra

    ROMA Quattro referendum per abrogare alcuni dei punti peggiori della legge 40 sulla procreazione assistita: sono quelli depositati ieri in Cassazione da un comitato trasversale composto da parlamentari e associazioni, una rete di mobilitazione che si era costituita immediatamente dopo l’approvazione della legge. «Abbiamo due obiettivi: cancellare una legge iniqua abolendola col voto degli italiani, lavorare in Parlamento e fuori per costruire una nuova legge che dia garanzie e si fondi sui principio di libertà di scelta e uguaglianza»: così le deputate Ds Sesa Amici, Beatrice Magnolfi, Lalla Trupia e Katia Zanotti hanno rilanciato la battaglia contro una legge «iniqua», che è un attacco all’autodeterminazione e alla salute delle donne, alla laicità dello Stato, alla libertà della ricerca scientifica, all’uguaglianza tra i cittadini. Oltre ad essere sostanzialmente inapplicabile, tanto da obbligare molto spesso a ricorrere al giudice, come alcune sentenze a Catania e a Cagliari hanno dimostrato. Tre dei quesiti presentati sono stati firmati anche dai Radicali: quelli riguardanti la salute delle donne, la libertà della ricerca e la possibilità di praticare la fecondazione eterologa. Mentre invece quello abrogativo dell’articolo 1 sui diritti dell’embrione non è stato firmato anche dai Radicali, perché già contenuto nel loro referendum di abrogazione totale della legge. A sottolineare l’importanza di questo quarto quesito ci ha tenuto Maura Cossutta (Comunisti Italiani): «Si tratta di un punto politico e simbolico ineludibile. Dalla tutela dei diritti dell'embrione infatti discendono tutti i divieti della legge e il suo impianto ideologico, oscurantista, autoritario».
    Comitato trasversale I quesiti referendari, dunque, sono stati depositati ieri in Cassazione da una delegazione folta e trasversale, espressione di un più ampio comitato referendario: tra gli altri, c’erano Vittoria Franco, Barbara Pollastrini, Katia Zanotti, Enrico Morando, Gavino Angius, Lanfranco Turci, Sesa Amici, Lalla Trupia, Cesare Salvi e Massimo Villone dei Ds, Maura Cossutta dei Comunisti Italiani, Cinzia Dato e Natale D’Amico della Margherita, Loredana De Petris dei Verdi, Chiara Moroni del nuovo Psi, Rita Bernardini e Daniele Capezzone dei Radicali; ma anche Antonio del Pennino di Forza Italia che si era battuto molto contro l’approvazione della legge; e c’era una rappresentanza della Cgil, composta da Morena Piccinini, Betty Leone, Paola Agnello Modica, Maria Gigliola Toniollo ed Elisa Castellano; c’erano poi molti rappresentanti delle associazioni, da Monica Soldano, presidente di Madre Provetta, a Claudia Livi, segretaria nazionale dei Cecos, a Stefano Inglese, Presidente di Cittadinanza Attiva-Tribunale del Malato.
    Obiettivo 500mila firme L’obiettivo è raccogliere oltre 500mila firme entro il 20 settembre. «Appena la Cassazione darà il via libera - ha spiegato la coordinatrice delle donne Ds, Barbara Pollastrini - partirà una grande mobilitazione per la raccolta delle firme necessarie allo svolgimento del referendum. In attesa dell'inizio della raccolta partirà una grandissima campagna informativa. Nel frattempo i parlamentari diessini, insieme ad altri, rimetteranno in moto le procedure per costruire una nuova legge, ispirata a un diritto mite che dia vere garanzie e che si fondi sul principio di libertà delle persone». La raccolta, intanto, sarà organizzata in maniera capillare su tutto il territorio: «I tempi sono strettissimi. Per questo solleciteremo la creazione di comitati di sostegno in ogni regione e provincia», ha detto Vittoria Franco. Mentre il segretario dei Radicali italiani, Daniele Capezzone, ha voluto ricordare la raccolta in corso del suo partito: «C'è poco tempo per la raccolta comune delle firme e passeranno poi almeno 20 giorni prima di iniziare questa raccolta. In attesa di ciò, esiste un solo quesito, quello totale, su cui i radicali e l'associazione Luca Coscioni stanno già raccogliendo le firme. Chi vuole lavorare bene tra venti giorni farebbe bene da subito a dare man forte a una campagna che serve a dare forza alle successive». A sottolineare, infine, il dato politico importante del pluralismo del comitato referendario sono state un po’ tutte le sue componenti: «Riteniamo particolarmente importante – hanno spiegato tra gli altri i rappresentanti della Cgil che fanno parte del comitato referendario - che su questa materia si sia costituito un fronte referendario ampio, realizzando una trasversalità che fa sintesi delle diverse sensibilità sul tema e che si pone un obiettivo comune: cancellare questa legge crudele».

    Si può firmare in tutte le segreterie comunali,
    Firmate, Firmate, Firmate

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    Predefinito chi ha aderito

    Antonio Del Pennino (Pri), Enrico Morando (Ds), Lanfranco Turci (Ds), Franco Debenedetti (Ds), Franca Chiaromonte (Ds), Alfredo Biondi (Fi), Lino Iannuzzi (Fi), Dario Rivolta (Fi), Margherita Boniver (Fi), Maria Rosaria Manieri (Sdi), Gerardo Laberrarte (Sdi), Barbara Pollastrini (Ds), Gavino Angius (Ds), Cesare Salvi (Ds), Francesco Tempestini (Ds), Berardo Impegno (Ds), Chiara Moroni (Nuovo Psi), Gianni De Michelis (Nuovo Psi), Francesco Antonio Crino' (Nuovo Psi), Cinzia Dato (Margherita), Maura Cossutta (Pdci), Gianfranco Pagliarulo (Pdci), Luigi Marino (Pdci), Loredana De Petris (Verdi), Anna Donati (Verdi), Luana Zanella (Verdi), Angelo Muzio (Verdi), Francesco Nucara (Pri), Katia Zanotti (Ds), Natale D'Amico (Margherita), Pierluigi Mantini (Margherita), Lalla Trupia (Ds), Massimo Villone (Ds), Leopoldo Di Girolamo (Ds), Antonio Rotondo (Ds), Vittoria Franco (Ds), Maria Teresa Amici (Ds), Beatrice Magnolfi (Ds); i radicali Daniele Capezzone, Rita Bernardini e Michele De Lucia. I giornalisti: Antonio Polito, Arturo Diaconale, Oscar Giannino, Alessandro Cecchi Paone, Giovanni Negri e Romano Bracalini. I docenti: Cinzia Caporale, Raimondo Cubeddu, Luciano Cafagna, Luciano Caglioti, Tommaso Frosini e Costanza Pera. Marco Cappato e Rocco Berardo dell'Associazione Luca Coscioni; Aitanga Giraldi, Morena Piccinini, Maria Gigliola Toniollo, Paolina Agnello Modica, Elisabetta Leone ed Elisabetta Castellano della CGIL; l'ex sindaco di Milano Carlo Tognoli; il segretario generale aggiunto della UIL Adriano Musi; i rappresentanti delle Associazioni "Madre Provetta", "Lega Italiana Fibrosi Cistica", "Centri Cecos", "Tribunale per i diritti del malato", "L'Altra Cicogna", "Amica Cicogna", "Hera (genitori talassemici)": Gerardo Tricarico, Monica Soldano,

  3. #3
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    Predefinito

    Uno spazio per coordinare le iniziative, scambiarsi opinioni e appuntamenti




    Spazio al referendum. È quello che l’Unità, da oggi, dedicherà alla raccolta di firme per chiedere l’abrogazione (totale o parziale) della legge sulla procreazione assistita. Spazio dunque all’operazione lanciata tre mesi fa dai Radicali (che chiedono l’abrogazione totale della legge medievale) e spazio all’iniziativa «per punti» presentata in Cassazione martedì scorso da uno schieramento che va dai Ds al Pdci, dai Verdi ai Radicali, ma anche alla Cgil e a una serie di associazioni civili.

    Giorno per giorno terremo un «diario del referendum» nel quale indicare gli appuntamenti, i risultati, i progressi ottenuti ma anche le difficoltà incontrate nella raccolta delle firme con l’obbiettivo, importante, di rompere quel muro di silenzio che curiosamente (si fa per dire) viene eretto ogni volta che lo strumento referendario riappare sulla scena politica.
    La vicenda della legge sulla procreazione assistita è, da questo punto di vista, esemplare.

    Approvata lo scorso 12 febbraio, questa legge è stata definita da gran parte del Paese come ingiusta e sbagliata. Una legge che dice no al desiderio di chi vuole un figlio ma potrebbe averlo solo attraverso le tecniche mediche di fecondazione assistita; una legge che pone obblighi d’altri tempi (medievali, appunto) come l’assurda norma dell’impianto obbligatorio (che costringe la donna a non poter cambiare idea, nemmeno dopo aver accertato la presenza di un difetto genetico nell’embrione). E ancora: una legge che blocca la ricerca sugli embrioni (e sulle cellule staminali di origine embrionale) considerato uno dei settori più promettenti della medicina e della biologia; una legge che impedisce di produrre più di tre embrioni per ciclo di fecondazione, obbligando la donna a sottoporsi inutilmente a più tentativi. Infine una legge che vieta l’analisi genetica preimpianto, preferendo ricorrere all'aborto terapeutico in caso di gravi malattie del nascituro.

    Sono tanti, troppi gli aspetti negativi di questa legge. Proprio per questo il 13 aprile era partita, per iniziativa dei Radicali, la raccolta di firme per un referendum che ne chiedesse l’abrogazione totale. Una richiesta comprensibile, ma che aveva trovato incerto lo schieramento dell’opposizione. Molti, a sinistra, dicevano che quella legge non andava cancellata, ma migliorata. E che una simile legge, per quanto sbagliata, fosse comunque meglio del cosiddetto «Far West procreativo».
    Opinioni rispettabili che questo giornale ha registrato anche se non sempre condiviso: non è chiaro, infatti se la situazione precedente fosse davvero peggiore di quella attuale; se davvero, prima d’ora, ci fosse una «terra di tutti e di nessuno» dove l’unica legge in vigore fosse quella del più furbo e del più forte. La verità è che dal Far West di ieri (se mai c’è stato, ripetiamo) siamo passati al Medioevo di oggi governato, più che dal diritto di tutti, dal potere di pochi. Quelli, ad esempio, che possono permettersi di aggirare i divieti italiani andando in una clinica in Belgio o a Basilea.
    Lo confessiamo: l’incertezza della sinistra nei confronti di quel tema e di quel referendum ci ha lasciato perplessi. Nessuno è obbligato a sottoscrivere l’iniziativa dei Radicali, ma come persone laiche e di sinistra ciascuno ha probabilmente il dovere (sì, il dovere) di discutere di quei temi, di fare in modo che quegli argomenti (e quelle ingiustizie) non cadano nel vuoto e nel silenzio.

    Da due giorni, per fortuna, c’è una novità importante. Un comitato formato da Ds, Comunisti italiani, Margherita, Verdi e Radicali (ma anche Antonio del Pennino di Forza Italia), uno schieramento trasversale insomma, rinvigorito da associazioni e sindacati come la Cgil, ha depositato martedì in Cassazione quattro quesiti che, pur non chiedendo l’abrogazione totale della legge, esigono la cancellazione di quattro punti particolari: quelli che riguardano la salute delle donne, la libertà di ricerca, la possibilità di praticare la fecondazione eterologa e l’articolo 1 sui diritti del concepito.
    L’obbiettivo, dicono i promotori, è aspettare il via libera della Cassazione (che presumibilmente arriverà tra una ventina di giorni) per cominciare a raccogliere 500mila firme entro il 20 settembre. Una corsa contro il tempo che richiederà lo sforzo di tutti, compreso il giornale che state leggendo. Si tratta di parlare, spiegare e convincere, ma anche organizzare i tavoli, dire dove si trovano, invitare i cittadini a fermarsi.

    È con questo spirito che l’Unità lancia il proprio «diario del referendum» e lo stesso verrà fatto sul sito internet del giornale dove, oltre a un forum dedicato allo scambio di informazioni e opinioni, è stata aperta una casella elettronica: chi vuole potrà comunicare le proprie iniziative scrivendo a

    referendum@unita.it

    Il risultato, speriamo, sarà una «terra di tutti» aperta a chiunque vorrà impegnarsi, coi fatti e le parole, contro una legge inutilmente crudele.

 

 

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