La crisi finanziaria non frena gli enti locali che hanno ripreso ad utilizzare i derivati. Da fine dicembre a giugno il numero delle amministrazioni che ha utilizzato questi strumenti è salito da 474 a 519, con un balzo del 9,5% rispetto solo a sei mesi prima. Nello stesso periodo cala invece il valore complessivo dell'esposizione dal picco di 1.061 milioni di dicembre 2008 a 990 milioni di giugno, ma il valore segna comunque una crescita del 65% sul dicembre 2005. È quanto emerge da una rilevazione compiuta dalla Banca d'Italia e contenuta nel supplemento al bollettino statistico sul debito delle amministrazioni locali.

La Lombardia e la Campania le due regioni che guidano la classifica del ricorso agli strumenti derivati da parte delle amministrazioni locali, sia per quanto riguarda il numero assoluto sia per l'incremento segnato negli ultimi sei mesi. Come ammontare è rilevante anche l'esposizione complessiva del Lazio, mentre per numero di enti si segnala la Puglia.

In particolare la Lombardia contava a giugno 53 amministrazioni utilizzatrici di derivati sopra la soglia che impone la segnalazione alla Centrale dei rischi, con un incremento di 9 unità rispetto a dicembre 2008. Anche in Campania ci sono 9 comuni in più ad utilizzare i derivati nei primi sei mesi dell'anno, per un totale di 52 amministrazioni registrate a fine giugno. Seguono la Puglia (48 amministrazioni, +6 unità), il Veneto (45 amministrazioni, +1 unità) e la Toscana (42 amministrazioni, +1 unità).

Sono esclusivamente i comuni a far crescere la classifica dei derivati. Tra dicembre 2008 e giugno 2009, a fronte di una riduzione del numero delle Province (da 32 a 28), si registra una forte crescita del numero dei Comuni (da 415 a 464), mentre rimane stabile il numero delle Regioni (13) e delle altre amministrazioni locali (14).


Bankitalia: negli enti locali aumenta l'utilizzo dei derivati  - Il Sole 24 ORE