Paga la Rai e taci, anche se non hai la tv

UN CASO DI "PERSECUZIONE" DA CANONE. CON TANTO DI LETTERA MINATORIA

Si sostiene che la Rai è una nobile istituzione culturale, che va salvaguardata per garantire il pluralismo televisivo. E per svolgere la sua azione pluralista le si è dato un privilegio che, a quanto pare, verrà mantenuto anche con la privatizzazione: il diritto perpetuo al canone televisivo. Il canone è un tributo, sia perché lo deve pagare chiunque possegga un televisore, anche se non guarda i canali Rai (e quindi è una tassa senza corrispondente beneficio dell'utente, un'aberrazione fiscale), sia perché è riscosso a cura dell'Agenzia delle entrate, cioè dal Fisco statale, con procedure fiscali. Ed è un bell'introito. Nel 2003 si è trattato di 1,5 miliardi di euro. Quando tutti i dazi doganali assieme fruttano allo Stato 1,8 miliardi all'anno, l'imposta sui veicoli a motore nel 2003 ha reso 0,5 miliardi e quella sull'energia elettrica 1 miliardo. I metodi che viale Mazzini usa per riscuotere questo canone sono disturbanti