Ciao a tutti!
Qualcuno saprebbe darmi notizie sulla vita del cardinale Giulo Santori.famoso inquisitore?
Grazie![]()


Ciao a tutti!
Qualcuno saprebbe darmi notizie sulla vita del cardinale Giulo Santori.famoso inquisitore?
Grazie![]()
Pro aris rege!






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Intanto qualche immagine...non mi azzardo oltre.


Saverio Ricci "Il sommo inquisitore"
edizioni Salerno 2002
recensione di Don Francesco Ricossa (pubblicata su Sodalitium 57)
“La Chiesa pazientò otto anni affinché
Bruno si emendasse dai suoi errori
dottrinali. Dopodiché il rogo cui fu condannato
resta un’infamia, per la quale il Papa
ha chiesto scusa” (dall’intervista di Gianpaolo
Barra a Stefano Lorenzetto, in Il Giornale,
22 febbraio 2003, p. 19). Gianpaolo Barra
è il fondatore e direttore della fortunata rivista
di Apologetica Il Timone, che annovera
collaboratori come Franco Cardini, Vittorio
Messori e sua moglie Rosanna Brichetti,
Rino Cammilleri, Eugenio Corti, il fu Alfredo
Cattabiani, Massimo Introvigne e… Joseph
Ratzinger! Barra non è un mangiapreti;
al contrario, egli ha consacrato la sua vita
a difendere, con zelo e capacità, la Chiesa
Cattolica. Eppure, come si evince dalla citazione
succitata, difendere la Chiesa cattolica
oggi sembra implicare la condanna di quanto
fece la Chiesa cattolica del passato, come
nel caso del rogo di Giordano Bruno.
Per meglio approfondire questo tema
propongo al lettore – tra le molte altre – due
letture che ho trovato appassionanti: la biografia
di uno degli “infami” che condannò il
Bruno ed uno studio sugli antenati di quella
tolleranza e libertà religiosa che il Barra difende
(che deve difendere, magari obtorto
collo, per difendere Giovanni Paolo II).
Saverio Ricci è di Giordano Bruno e del
suo processo un attento studioso; è proprio
nel corso dei suoi studi sul cabalista Nolano
che si è imbattuto nella figura di uno dei suoi
giudici (tra i quali, “infame” tra gli “infami”,
San Roberto Bellarmino), il cardinale Giulio
Antonio Santori, che del Bruno era un po’ un
conterraneo (Santori nacque a Caserta nel 1532
e la sua famiglia conosceva quella di Bruno).
Da questo incontro è risultato un ottimo
libro – Il Sommo Inquisitore. Giulio Antonio
Santori tra autobiografia e storia (1532-
1602) – che si iscrive nella scuola di un Prosperi
o di un Tedeschi, studiosi che hanno finalmente
dato dell’Inquisizione Romana un
ritratto attento ed obbiettivo.
Per il Santori ho sempre provato ammirazione,
sapendo come egli fu a sua volta
ammiratore di Papa Paolo IV e discepolo di
Papa San Pio V; non credevo però poterne
leggere la biografia, anche se il nostro cardinale,
storico appassionato, aveva lasciato
molto di sè (come la sua autobiografia, edita
poi nel 1889).
Come i ben più importanti Carafa (la famiglia
napoletana di Paolo IV) i Santori erano
insofferenti della dominazione spagnola
e partigiani di Francia; più tardi il nostro
Cardinale fu più volte lo sfortunato candidato
di Filippo II alla tiara pontificia: molte
cose erano cambiate nel frattempo!
Giovane chierico, Santori scrisse due
trattati sull’eresia (il Pro confutatione… nel
1552 e il De persecutionis hæreticae pravitatis
historia). Laureato in diritto, ordinato sacerdote
nel 1557, inizia la sua carriera inquisitoriale
nel 1559, l’anno in cui morì suo modello
Papa Paolo IV, che volle ed ottenne da
Paolo III l’Inquisizione Romana.
La vita dell’inquisitore, al contrario di
quello che si potrebbe pensare, non era facile,
né scevra di pericoli, e non solo perché dovette
fronteggiare la rivolta anti-inquisitoriale
di Napoli del 1564 … Gli eretici erano spesso
grandi e potenti signori, protetti in alto loco,
che non esitavano a servirsi di sicari o della
calunnia per eliminare fisicamente il Santori.
Sfuggito a molti attentati, avrebbe potuto
non sfuggire a Papa Pio IV, il nemico di Paolo
IV e di Casa Carafa. Degli eretici imprigionati
dal Santori non esitarono ad accusarlo di
avere attentato alla vita del Papa, ed il rischio
di mal finire per Santori non era teorico, visto
la tragica fine dei nipoti di Paolo IV per ordine
di Pio IV! La calunnia comunque fu scoperta,
e Santori potè tornare a Napoli dal Vescovo
Cardinal Carafa, della casa di Paolo
IV, sempre minacciato dal nuovo Pontefice.
La svolta nella vita di Santori avvenne nel
1566, quando fu eletto fra Michele Ghisleri, il
futuro San Pio V, da tutti considerato un Paolo
IV redivivo. Il nuovo Pontefice, Grande Inquisitore
sotto Paolo IV, nominò immediatamente
Santori Arcivescovo di Santa Severina
e consultore della Congregazione dell’Inquisizione.
In questa veste collaborò col Papa alla
ripresa dei grandi processi iniziati sotto Paolo
IV contro i discepoli del marrano spagnolo
Valdes, che da Napoli aveva infettato l’Italia e
molti Cardinali, tra i quali il Morone; questa
volta non sfuggì alla giusta condanna il Carnesecchi
(1567), lo stesso giorno nel quale S. Pio
V riabilitò i nipoti di Paolo IV, fatti mettere a
morte da Pio IV. Il processo e la condanna di
Carnesecchi, ai quali partecipò Santori, coinvolgevano
moralmente e politicamente i Cardinali
con lui compromessi, come il defunto
Pole e, appunto, Morone. Al contrario, Santori
– come San Pio V - fu favorevole all’assoluzione
dell’arcivescovo di Toledo, Carranza,
processato dall’Inquisizione spagnola e poi da
quella Romana, che ne avocò la causa; la sentenza
fu pronunciata sotto Gregorio XIII. San
Pio V lo creò Cardinale nel 1570, ed il Santori
iniziò da quella data a tenere i preziosi diari
concistoriali poi pubblicati nel 1903 da Padre
Tacchi Venturi; il Ricci (p. 259) ad esempio
segnala la presa di posizione di San Pio V e
Santori in Concistoro contro ogni alleanza,
anche politica e diplomatica, con gli eretici,
contro il parere del Cardinale “imperiale”
Madruzzo (1571). La morte di San Pio V (1
maggio 1572) “segnò profondamente Santori”
(pp. 261-263). Sotto il successore di San Pio V,
Gregorio XIII, Santori venne deputato anche
alla Congregazione per i Greci d’Italia, e per
questo ruolo negli affari delle Chiese orientali
viene da molti – esclusivamente – ricordato (cf
ad esempio, l’Enciclopedia Cattolica). La
morte di San Pio V aveva lasciato aperti due
problemi insoluti: la continuazione della lotta
ai turchi successiva alla battaglia di Lepanto, e
le guerre di religione in Francia. Pochi sanno
che colui che vanificò la vittoria di Lepanto,
ottenendo la pace separata tra i Turchi e Venezia,
fu l’ebreo udinese Salomone Ashkenazi
(p. 281), con grande dolore del nuovo Papa.
Sotto il suo pontificato, la questione francese
si aprì subito con la strage di San Bartolomeo
(Gregorio XIII definì la notizia “la migliore
che potesse ricevere nella sua vita”, e Ricci ci
dà un’interessante analisi dei fatti alle pp. 284-
285), vanificata poi dai tradimenti dei Valois.
Ma “la questione francese” (Ricci vi dedica un
intero capitolo, da p. 284 a p. 337) fu uno dei
punti di dissidio tra il card. Santori e il successore
di Gregorio, Sisto V, che pure era pontefice
di scuola inquisitoriale e discepolo
anch’egli del Ghisleri (S. Pio V). Papa Sisto
infatti, pur avendo scomunicato Enrico di Navarra
(futuro Enrico IV) lavorava per la sua
riconciliazione con la Chiesa e la sua ascesa al
trono, a danno della Lega cattolica; Santori invece
sosteneva la Lega e la posizione intransigente
nelle cose di Francia. Paradossalmente,
l’intransigente Lega cattolica si opponeva alla
Monarchia assoluta, che era invece teorizzata
dai Valois e dal legista marrano Jean Bodin
(p. 290). L’altro punto di dissenso fu la politica
di Sisto non ostile agli Ebrei (Ricci, pp. 338-
365), dovuta al suo impegno per risanare le finanze
pontificie. Ne approfittarono finanzieri
ebrei (come il marrano G. Lopez, “provvisoriamente
cristiano”, al quale fu affidata la politica
fiscale), spalleggiati da cardinali infettati
dalla letteratura ebraica (come Girolamo della
Rovere e Marcantonio Colonna); a tutti costoro
si oppose, con sdegno, il nostro Santori.
Tra il 1590 e il 1592 ci furono ben 4 conclavi
durante i quali Santori fu “papabile” e “a un
passo dal Soglio” (p. 371), ma non venne eletto,
perché elegger lui sarebbe stato come eleggere
“un nuovo Pio V” (p. 366); “il suo accanimento
contro il Talmud gli sarebbe costato caro”
(p. 367, 378). Dopo la fallita elezione del
1592, Santori visse ancora 10 anni. Ricci ne
elenca “gli ultimi scontri” (pp. 380-420): la ferma
volontà del Santori nella censura del Talmud
e di Bodin, l’ottenere da Clemente VIII
nuove Bolle contro gli ebrei e l’usura, il processo
e la condanna di Francesco Pucci, un
pioniere dell’ecumenismo e della libertà religiosa,
ed infine il celeberrimo processo a
Giordano Bruno, e quello di Campanella. Sulla
“questione di Francia” invece, la linea del
cardinal Santori e di San Pio V fu sconfitta da
quella conciliante del card. Francisco de Toledo,
primo gesuita che divenne cardinale, notoriamente
di famiglia ebraica (p. 325), il quale
fortissimamente volle e ottenne da Clemente
VIII l’assoluzione di Enrico di Navarra (1595)
ed il suo riconoscimento a Re di Francia; l’ex-
Ugonotto ripagò da par suo la Chiesa con
l’editto di Nantes (1598)!
Le guerre di religione furono l’occasione
della nascita dei primi teorici della libertà
religiosa.