IL MEDIOEVO FU LIBERTARIO?
E' iniziato il dibattito
La pubblicazione, da parte dell'editore Leonardo Facco di Treviglio, del libro di Guglielmo Piombini Prima dello Stato. Il Medioevo delle libertà ha dato il via ad un dibattito: davvero i libertari e i liberali devono guardare ai cosiddetti "secoli bui" come ad un periodo di libertà, non essendo ancora sorto il Leviatano di Hobbes, quello Stato moderno centralizzato e burocratizzato che, passo dopo passo, porterà l'umanità verso gli orrori del totalitarismo e delle guerre totali?
Di questa opinione sono anche Carlo Lottieri e Marco Respinti, autori di due brillanti commenti finali al testo di Piombini. Sostanzialmente d'accordo ma con qualche riserva è invece il prof. Raimondo Cubeddu, mentre in radicale disaccordo si dichiara lo studioso Pietro Adamo, per il quale la mancanza dello Stato non impediva che nel Medioevo esistessero forme diverse di dominio.
Il dibattito è proseguito sulle pagine dei giornali e su internet.
Il prof. Claudio Risè, su Il Giornale del 24 giugno 2004, ha scritto una brillante recensione, in linea con le tesi del libro:
LA LUCE DELLA CIVILTA'? FU QUELLA DEI "SECOLI BUI"
Il Medio Evo tempo di "secoli bui"? Già la scuola degli Annales, guidata da Fernand Braudel aveva dimostrato l'infondatezza di questa leggenda, ingenerosa verso un'epoca in cui affondano le radici delle nostre pratiche più creative. Fu in quel "buio" che nacquero, tra l'altro, ricorda lo storico dell'economia David Landes, "la ruota idraulica, la rivoluzione nei metodi di coltivazione, le nuove tecniche di lavorazione del ferro, il libro, la stampa, la polvere da sparo, gli occhiali, l'orologio meccanico, il sapone, l'alcool, la notazione musicale, la ragioneria, la partita doppia e le nuove pratiche commerciali, le tecniche di conservazione del cibo. le cattedrali, le università, gli ospedali".
In questo libro, però, Guglielmo Piombini riprende i punti più caldi dell'"affaire" medioevale, in aperta polemica con lo Stato moderno, visto come lo strumento di un processo autoritario, che ha gradualmente sepolto la libera creatività medioevale (organizzata in accordi spontaneamente stabiliti all'interno delle diverse comunità), sotto la burocrazia giudiziaria moderna, con le sue innumerevoli leggi e regolamenti, che entrano fino negli aspetti più intimi della vita umana.
E qui il provocatorio testo di Piombini ha dalla sua, oltre che gli Annales, anche molti lavori di Michel Foucault. Ma fino a quando certe verità scomode le dicono i Grandi Maestri, li si lascia dire, li si omaggia, e poi si vota e si venera chi fa il contrario. Quando invece le stesse cose, con acuti approfondimenti e nuove inquadrature, le dice un eterodosso "paleolibertario" come Piombini, allora bisogna organizzare un'accurata congiura del silenzio, perché meno gente possibile "venga a sapere" come realmente stanno le cose.
Ed è proprio per questo che noi, invece, ci occupiamo di questo libro coraggioso. Perché, ad esempio, il numero più ampio possibile di persone rifletta su affermazioni come questa: "Se l'organizzazione sociale medioevale ha portato l'Europa dalla barbarie al primato mondiale in poco più di un millennio, sotto l'egida del moderno Stato socialdemocratico, il tramonto della civiltà europea si compirà in tempi molto più brevi". E qui Piombini cita Ortega, e il suo commento sul ricorso dei romani ai barbari per tenere in piedi le fatiscenti strutture imperiali, come facciamo noi oggi con gli extracomunitari, chiamati a reggere i costi dei nostri Stati. Oppure paragona la centralizzazione dell'Unione Europea a quella romana del basso Impero, con suoi costi, le sue ridicole inefficienze, e il suo inevitabile schiacciamento delle libertà.
Il libro di Piombini è accompagnato da quattro commenti critici di autorevoli accademici: Pietro Adamo, Raimondo Cubeddu, Carlo Lottieri,e Marco Respinti. Quest'ultimo presenta la sua (convincente) tesi di un mondo anglosassone tuttora molto più impregnato di Medio Evo di quanto sia l'Europa continentale e meridionale, dove tutto è stato spazzato via dall'Illuminismo e dai codici di Napoleone.
fonte:www.libreriadelponte.com


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