Strappare la storia alla violenza della politica

di Ida Magli

ItalianiLiberi associazione | 21Giugno 2004




Sembra che tutte le voci siano concordi nel giudicare “debole” la Costituzione europea. Debole dal punto di vista del potere, naturalmente. Ma non poteva non essere così dato che era consapevolmente falsa l’affermazione dalla quale i politici erano partiti per giustificare l’opera di assemblaggio dei vari “pezzi”: popoli e Stati. Era falsa l’affermazione che l’Europa già esistesse. Si trattava di cancellare le nazioni; di convincere i cittadini che la loro vera patria era l’Europa, passando sopra e annullando le differenze di cultura, di lingua, di religione, di personalità, di storia come se fossero soltanto abbellimenti, guarnizioni aggiuntive, particolari di forma, non di sostanza. Una impresa talmente enorme che i politici l’avevano giudicata possibile, attratti dalla costruzione di un Impero e dall’aumento di potere che ne sarebbe loro derivato, soltanto perché a spingere verso la sua realizzazione c’era la Germania. Della forza dei Tedeschi, della loro capacità di raggiungere le mete che si sono prefissati, nessuno ha mai dubitato (a testimonianza ulteriore che la personalità di base dei popoli esiste e che, di conseguenza, le differenze sono ineliminabili). Questa meta, poi, - la cancellazione delle nazioni - era conseguenza del nazismo; il desiderio frenetico, ossessivo dei Tedeschi, di far dimenticare al mondo la Germania di Hitler, addossandone la responsabilità a tutti i popoli d’Europa, al loro aver voluto essere “nazioni”. Se ci diciamo “europei”, non ci diremo più “tedeschi”. Ma, insieme a noi, nessuno dovrà e potrà più dirsi francese, o inglese, o italiano, o spagnolo e così via.
Negare la Storia, però, cancellandone la direzione di senso, è praticamente impossibile. Si possono distruggere fisicamente i popoli che ne sono portatori, mettendo fine così alla loro storia. Non esiste nessun’altra strada. E’ questa la terribile contraddizione in cui si muovono i politici nel voler realizzare l’unione europea. Da una parte le istituzioni da costruire, dall’altra i popoli da uccidere. Lo sa bene Chirac che al momento della sua elezione si è inaspettatamente trovato davanti a tanti Francesi pronti a votare per Le Pen pur di salvaguardare la propria identità e la propria patria. Lo sa bene Blair che, malgrado l’Inghilterra sia già fuori dall’euro, continua a non far svolgere l’obbligatorio referendum perché ne uscirebbe un risultato negativo. Lo sa bene Helmut Kohl che ha perso tutto il suo potere e il suo prestigio per aver troppo spinto verso l’unione europea. Ma lo sa meglio di tutti il Presidente Ciampi che per farsi amare dagli Italiani malgrado l’euro, ha imboccato la strada infallibile della Patria, si è vestito degli abiti luccicanti del più entusiastico patriottismo, un patriottismo quale nessun Presidente prima di lui aveva osato esibire.
Durante i lunghi anni in cui si è cercato di omologare i popoli eliminando a poco a poco le differenze (il Trattato di Maastricht è stato firmato dieci anni fa), l’atmosfera della “fine” si è addensata sull’occidente europeo, e somiglia tragicamente all’atmosfera che vivevano e descrivevano gli scrittori, i poeti, gli storici tedeschi nel periodo di preparazione e di sviluppo del totalitarismo hitleriano. In apparenza è meno duro, ma si tratta soltanto della straordinaria capacità tedesca di adeguare gli strumenti alle mete da raggiungere.
“ E’ compito dello Stato combattere le forze dannose all’interno della cultura ” gridava il professor Hans Naumann quando, nella notte del 10 maggio 1933, furono dati alle fiamme nelle piazze delle città universitarie più famose della Germania i libri di Brecht, di Freud, di Marx, di Remarque, di Zweig e di tanti altri, ebrei e non ebrei. Il mandato di arresto europeo per i reati di razzismo, di discriminazione etno-culturale, che ha condannato pochi giorni fa un libro di Brigitte Bardot, ne è la conseguenza: opposta e tuttavia identica. Così identica che giustifica le proprie norme con le stesse parole del Prof. Naumann.
Un grande scrittore tedesco, Reinhold Schneider, rifletteva in quegli anni sul “bisogno del potere di giustificare se stesso, con un principio diverso”. Il suo saggio intitolato appunto La giustificazione del potere, è stato pubblicato nel 1937, in pieno regime hitleriano, ma noi dovremmo fare oggi, prima che sia troppo tardi, quello che Schneider scriveva allora: “Dobbiamo strappare la storia alla violenza della politica”. Come farlo però se il potere ha assunto il nazismo, ossia la storia, a giustificazione, “con un principio diverso”, di un potere che si ripete, analogo, e ancor più forte e distruttivo?
Wojtyla si lamenta che non siano state ricordate, nel preambolo della Costituzione, le radici cristiane dell’Europa; lamento assurdo in quanto l’unione europea è stata progettata appositamente per cancellare la storia, la memoria della storia, e far nascere così un’Europa vergine, priva di qualsiasi colpa, nuovo Eden, regno dell’amore e della pace.
Per raggiungere questo scopo (eliminare il passato) si tolgono ai popoli la patria, la lingua, la cultura, la storia, con una violenza spietata e stupida, contro la quale noi non possediamo neanche la capacità di cui erano ricchi, vivendo nella Germania e nell’Austria hitleriana, gli scrittori tedeschi: quella di riflettere su se stessi. Istruiti proprio da quella storia, i costruttori del totalitarismo europeo hanno preventivamente annientato il pensiero, fonte di possibili discriminazioni, gettandolo nell’orrido vuoto del banale.
Nel 1945 si spegneva l’ultima voce di consapevolezza tedesca, con la nota del poeta Joseph Weinheber scritta pochi giorni prima del suicidio quando i Russi erano già giunti a Vienna: ” E’ necessario rappresentare ancora una volta la sostanza di tutta la poesia occidentale prima che essa venga travolta nel generale naufragio dello spirito”. “Rappresentare”: ossia oggettivare, ossia riflettere, ossia pensare. Un nuovo dogma, da allora, è stato lanciato in Europa (primi firmatari i Francesi di Cartesio): Non penso, dunque sono. L’aveva ironicamente ricordato nel 1939 Bertold Brecht ai condottieri comunisti dell’Est:

“Generale, l’uomo fa di tutto,
può volare e può uccidere.
Ma ha un difetto:
può pensare”.

(Satire tedesche)

Se ne sono ricordati, caro Brecht, se ne sono ricordati! ...

La Costituzione europea è debole? Sarà bene che i politici non si facciano illusioni. Tutto è debole e sarà sempre più debole nell’Europa che essi pretendono di costruire distruggendola.
Perfino quel grande mercato sul quale avevano tanto sperato