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    EDITORIALE


    La Chiesa Cattolica e l'Europa

    di Ida Magli

    ItalianiLiberi associazione | 7 Giugno 2004


    Le note che seguono, per quanto cerchino di rispondere ai tanti Italiani che si interrogano sul comportamento della Chiesa nei confronti del predominio islamico, non devono essere considerate separate dai vari testi che abbiamo pubblicato sull’unione europea. Questo è, anzi, il punto fondamentale: il progetto dell’unificazione europea è stato elaborato, contemporaneamente e in stretta connessione con quello Vaticano, per raggiungere lo scopo comune: cancellare la storia dell’Occidente europeo, a partire da quella di Roma e della civiltà romana, fino alla tappa del Concilio Vaticano II e dell’accordo fra comunisti e democratici cristiani che getta le basi della comunità europea.
    So che è difficile crederlo, ma le cose stanno proprio così; e io prego coloro che leggono queste pagine di aver molta pazienza, e di sopportare se sarò costretta a parlare di alcuni episodi che mi riguardano (cosa che non ho mai fatto per riserbo nei confronti di me stessa così come di altre persone). Purtroppo però non ho un altro modo per far capire un disegno “politico-culturale-religioso” talmente smisurato e privo di principio di realtà, da apparire (ed essere) il frutto distruttivo dei massimi detentori del potere che vogliono - e sono convinti di poter creare il mondo ex novo.
    La meta finale è trasferire la cultura, la religione e il potere dal mondo legato all’Antico Testamento all’Europa d’Occidente, e, naturalmente, prima di tutto in Italia dove c’è Roma, simbolo dell’Occidente, e il Vaticano. Il mondo dell’Antico Testamento è quello degli Ebrei e dei Musulmani (Maometto è il più fedele osservante della legge mosaica: per questo si tagliano oggi come duemila anni fa le mani ai ladri, si lapidano le adultere, ecc. Chiunque abbia letto i Vangeli sa che era quello il costume contro il quale combatteva Gesù). Dal Concilio Vaticano II in poi, ma soprattutto con Wojtyla, si è cancellata la rottura del Cristianesimo con l’Antico Testamento, riducendolo a poco a poco ad una “variante” dell’ebraismo in cui si esaltano soprattutto le opere di bene per i poveri e si è lasciato parlare teologicamente soltanto Karol Wojtyla, sfruttando un macroscopico culto della personalità.
    Nessuna voce teologica di dissenso (sebbene ne esistano molte) è riuscita a trapelare, in base alla stessa tecnica della segretezza messa in atto per l’unione europea.
    Il fatto importante comunque, è questo: Wojtyla è soprattutto un Sacerdote dell’Antico Testamento, un Sacrificatore. Ho studiato e analizzato questo tipo di comportamento da molti anni e gli avvenimenti hanno via via confermato l’analisi. Articoli che risalgono al 1978, pubblicati dal quotidiano la Repubblica sul pericolo rappresentato dalla teologia sacrificale di questo Papa si sono succeduti fino a quando la collaborazione con la Repubblica, che durava fin dalla sua fondazione, si è interrotta (nessuno può pensare che sia un caso) con l’ultimo articolo intitolato: “Ma il Corano mi fa orrore”. Nel 1993 è uscito, pubblicato da Guanda, il mio libro Sulla dignità della donna, in cui vengono analizzati molti scritti di Wojtyla e il principio fondamentale sul quale si reggono tutte le sue teorie: l’inevitabilità - e la bellezza - del “Sacrificatore-Vittima”.
    A questo punto devo far presente ai Lettori che tutto quanto affermo è frutto esclusivamente dello studio e del metodo di analisi di un “antropologo sul campo”. Io ho dedicato sempre alla nostra storia, a “noi selvaggi” la mia professione. Non ho dunque nessuna informazione riservata, non possiedo conoscenze nel mondo della politica, non frequento salotti di nessun genere. Non so nulla perciò più di quanto gli altri cittadini sappiano e possano sapere mettendo in connessione logica i fatti. Questi fatti dicono quello che dicono: la Chiesa ha favorito teologicamente e concretamente l’islamismo e l’immigrazione islamica in Italia, sia sospingendo i politici e i cattolici a farlo, sia utilizzando tutte le strutture che possiede e il denaro che le viene messo a disposizione per proteggere gli immigrati, clandestini o meno. Ma non è solo questo. Ha incoraggiato l’unificazione europea ben sapendo che “islamizzazione-unificazione” sono strettamente interdipendenti. Soltanto se si cancella, annientandola, la forza intellettuale, culturale, politica, economica dei paesi - guida dell’Occidente: Francia, Germania, Spagna, Italia, si può far vincere l’Oriente Islamico. Non esiste un altro modo (la parola “integrazione” è priva di senso) perché il mondo arabo-islamico è del tutto alieno a quello latino-romano dal quale si è sviluppata l’Europa.
    Di tutto questo ho le prove, come le avete voi che mi leggete, perché basta guardare i fatti. Da quando l’islamismo è diventato l’argomento principale dei nostri telegiornali? Non dall’attacco alle Torri Gemelle: quello segna per noi, per l’Europa, la fase finale della battaglia, non l’inizio. Nella strategia musulmana si è giustamente atteso di essere sicuri che l’Europa fosse nelle loro mani, ossia che l’unificazione fosse diventata irreversibile con l’uso concreto della moneta, prima di aggredire l’America. Il segnale dell’inizio è stato dato con la firma del Trattato di Maastricht, dopo il crollo dell’URSS, e a conclusione di un lungo processo con i governi di sinistra, con il “Io vi porto in Europa” di Prodi, con l’arrivo massiccio dei clandestini che, oltre a quelli “programmati” sapientemente per i lavori che “gli Italiani non vogliono fare”, formano la rete di occupazione interna, in attesa che l’omologazione europea disgreghi il tessuto culturale e storico dei popoli nazionali.
    Faccio, ancora, riferimento alla mia esperienza di antropologo osservatore e partecipante sul campo negli anni che vanno dal 1994 al 1999. Da molto tempo collaboratrice del settimanale L’Espresso, mando un breve articolo sui problemi dell’Europa al Direttore (Claudio Rinaldi) e all’amico Redattore Capo Bruno Manfellotto, pregandoli di pubblicarli. Non sono stati pubblicati; non ho più collaborato all’Espresso.
    Chiedo un colloquio sui problemi dell’Europa connessi ai pericoli per la Chiesa della islamizzazione, meta finale dell’Europa, al Cardinale di Bologna Giacomo Biffi, al Vescovo di Como Alessandro Maggiolini, al Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali Cardinale Achille Silvestrini, al Vescovo Ausiliare di Roma e incaricato del dialogo interreligioso Clemente Riva, a Mons. Michael Fitzgerald del Consiglio Pontificio per il dialogo interreligioso. Tutti mi hanno ricevuto con grande gentilezza e disponibilità (cosa di cui sono grata), ma non ho ricavato altro che una conferma: siamo consapevoli dei pericoli, ma questa è la volontà del Papa e bisogna confidare in Dio. Quando è arrivato il momento della fabbricazione della moneta euro, ho pregato il Cardinal Ratzinger di dare almeno un segnale da parte del Vaticano della sua “neutralità” nei confronti dell’Unione Europea, non adottando la moneta. Si sa bene che la moneta vaticana serve come “ricordo” ai turisti e per il collezionismo, non per il mercato reale. Il Vaticano ha scambi e interessi in tutto il mondo; quindi è il dollaro la sua moneta principale. Mi sembrava che sarebbe stato perfino in linea col protagonismo di Wojtyla farsi la sua moneta. Invece no. Neanche questo. Il Cardinal Ratzinger, anch’egli squisitamente gentile, mi ha assicurato che avrebbe tenuto presenti le mie preoccupazioni per l’Europa e mi ha mandato un suo bel saggio in proposito. Ma, come al solito, non ho concluso nulla.
    O meglio, ho concluso quello che è evidente: esistono due “livelli” strategici, concordati fra i capi politici e i capi religiosi. Il livello delle apparenze: tutti siamo buoni, siamo tutti uguali, siamo tutti figli del padre Abramo, siamo solidali, ci vogliamo tanto bene e viviamo insieme felici e contenti senza conflitti nel nuovo Eden europeo per tutta l’eternità. Se qualche “ingenuo” si preoccupa e non crede alle apparenze, gli daremo un colpetto rassicurante sulle spalle: chiunque si muova nella legalità non rappresenta nessun pericolo in un sistema totalmente chiuso, dove non è stato lasciato nessuno spiraglio perché appunto l’edificio è stato costruito dalle Istituzioni, dai Poteri legittimi. L’altro “livello”, quello vero, sul quale è stato mantenuto un assoluto segreto, è il piano strategico per la fine dell’Europa e della cultura d’Occidente. Ivi compreso il cristianesimo vivo e vitale, quello della predicazione popolare, quello delle eresie, quello dei grandi geni italiani che per esso hanno creato musica, poesia, scultura, pittura, non smettendo mai di interrogarsi su quale fosse il Gesù in cui credere, attraverso la Chiesa, oppure malgrado la Chiesa, oppure ancora al di là della Chiesa.
    Questo “piano” è stato costruito di comune accordo fra le Istituzioni legittime; ma perché vogliano distruggere, oltre ai propri popoli anche se stesse, è quasi impossibile capire. Possiamo soltanto supporre che perseguano quello che tutti i detentori del Potere hanno sempre perseguito: diventare più potenti.

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    Purtroppo devo condividere quanto detto da Ida Magli, il 'cattolicesimo' post-CV 2 non è altro che una variante dell'ebraismo, al pari di Islam e sette protestanti. Basta sentire i sermoni che ci propinano in chiesa, spessisimo incentrati sui personaggi del vecchio testamento, e molto raramente sulla figura di Cristo...

    Più che sacerdoti, direi che abbiamo a che fare con "dottori della legge"... quella mosaica.

 

 

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