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  1. #1
    goafan
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    Predefinito Alitalia: il commento settimanale di David Jarach

    Cimoli, dopo l'ok UE al prestito-ponte resta il nodo dei tagli al personale
    di David Jarach, docente marketing del trasporto aereo Sda Bocconi Milano

    L'autorizzazione alla concessione del prestito-ponte ad Alitalia da parte della Commissione europea si è tradotta in un pericoloso boomerang nei confronti del top management del vettore. Sono, infatti, bastate le prime dichiarazioni di Cimoli a favore della necessità di operare tagli all'organico per riacutizzare il clima di tensione con i sindacati, anestetizzato innaturalmente durante la fase pre-elettorale.
    L'erogazione del prestito-ponte ha portato il management aziendale a uscire finalmente allo scoperto e a rendere manifeste le sue intenzioni, per lungo tempo celate o, peggio, mistificate dietro poco edificanti proclami decantanti, per esempio una crescita smisurata della capacità sul lungo raggio.
    Il confronto ora ritorna a spostarsi sul nodo degli esuberi, una tematica che ha già tarpato le ali ai predecessori di Cimoli e che potenzialmente sembra riesplodere nel momento di maggior nocività per il vettore, dato che il periodo estivo coincide, per tutte le aerolinee, con le maggiori entrate di liquidità. Sulla base di quanto appena affermato, ritengo tuttavia opportuno sottolineare alcune mie osservazioni, che possono essere declinate all'interno di tre momenti di riflessione.

    La stesura del nuovo piano industriale: troppo tempo perso?
    Tra le numerose critiche che vengono sempre mosse di fronte a un cambio gestionale, vi è in primo luogo quella che fa riferimento alla necessità di prevedere un forzato periodo di ambientamento per il nuovo management, in gergo in famosi "60 giorni di apprendistato". Tale periodo, naturalmente, tende a dilatarsi quando lo stesso management non è di estrazione settoriale e, dunque, non detiene alcuna competenze specifica in merito, come è il caso di Alitalia, ed è ulteriormente esacerbato nel caso di settori, quali il business aereo, tra i più difficili da comprendere per non addetti ai lavori per la compresenza di aspetti giuridici, economici, tecnici e finanziari inseriti, per cosi dire naturalmente, in una prospettiva globale.
    Infine, è da sottolineare che un nuovo management tende sempre ad abiurare il lavoro del precedente team di governo, ponendosi l'obiettivo di formulare un nuovo piano industriale capace di contenere caratteristiche di discontinuità, o addirittura di produrre un immediato turnaround gestionale. Anche nel caso di Alitalia, l'attuale a.d. ha operato in tal modo, ponendosi l'obietivo di riscrivere le linee guida d'azione del vettore. Il dubbio, in questo senso, è che si sia perso tempo prezioso, che avrebbe forse potuto essere impiegato in maniera diversa, per esempio sviluppando quella concertazione azienda-sindacati che doveva essere, sulla base dello stesso accordo di palazzo Chigi che sanci' il cambio del vertice Alitalia, alla base del rilancio del vettore.
    Mi spiego ancor meglio: ha senso pensare di edificare un nuovo piano aziendale con ipotetici presupposti di discontinuità risopetto ai precedenti, quando, come è prevedibile, l'Unione europea impone condizioni restrittive sulla capacità del vettore, pregiudicando dunque gli stessi proclami recenti di crescita sul lungo raggio del 30%?
    Non era forse più logico comprimere al minimo il tempo d'interregno tra i due piani, il precendete di Zanichelli e il nuovo di Cimoli, al fine di dare un rapido significato di svolta alla politica di Alitalia? Ripeto: ci troviamo di fronte a una situazione aziendale da cambio di timoniere al suo vertice.
    Il problema è che Alitalia non è più un'impresa come le altre: senza mezzi termini, è un'aerolinea in situazione prefallimentare, che necessita cure urgenti per il suo miglioramento, sia dal lato dei costi sia con riferimento alle sue strategie.

    Gli aspetti strategici
    Su un punto mi auguro che il piano Cimoli ponga il suo accento, al fine di giustificare il tempo necessario alla sua messa in opera. Esso fa riferimento a un'auspicabile quanto improrogabile scelta a favore di un chiaro posizionamento di Alitalia sul mercato.
    Oggi, nei fatti , il nostro vettore di bandiera è bloccato a metà del guado nelle sue scelte di indirizzo strategico. Da un lato rincore affannosamente le opzioni tariffarie degli operatori low cost senza averne i presupposti di costo, con il risultato di autocomprimersi gli yield: il recente caso di Multiticket sul mercato domestico mi sembra un eloquente esempio negativo in tal senso.
    Dall'altro, è teso a mantenere i rapporti con la clientela turistica, attraverso dispendiose soluzioni integrate volo+albergo. Infine, cerca di conservare il contatto con la clientela business, che, invece, è nei fatti già migrata ad altri operatori, soprattutto nel caso delle pmi.
    Ancora: su quale mercato, a parte quello vocazioanle domestico, vuole crescere il vettore? Est Europa, Mediterraneo, lungo raggio? A oggi non vi è una chiara opzione a favore deluno o dell'altro ambiente, come, invece, è il caso di attori quale Austrian airlines, che su un posizionamento elettivo su un'aerea geografica (l'Est Europeo) ha costruito la sua fortuna. Infine: proseguirà la scelta di volere crescere indistintamente sul lungo raggio, rinverdendo il concetto di tratta politica con nessun valore commerciale (Washington), o verrà invece privilegiata una vocazione al servizio selettivo di tratte a minore contestabilità competitiva e, dunque, a maggiori ricavi medi? Queste sono le sfide a cui mi auguro, anche se sono molto scettico al riguardo, il prossimo piano aziendale di Alitalia vorrà dare risposta.

    Piano conteso
    Spero, infine, che il top management si ponga anche in posizione d'ascolto nei confronti delle voci sindacali, che, nei fatti, conoscono probabilmente meglio del primo la realtà aziendale e possono indicare le attuali voci di spreco che, una volta tagliate, potrebbero aiutare a salvare preziosi posti di lavoro.
    In Alitalia continuano oggi a sussistere straordinarie isole di sprechi, legate, per esempio, al nodo degli "expatriate" per le sedi estere e a una ridondanza di molte rappresentanze in mercati secondari, politicamente interessanti ma commercialmente mediocri.
    In sintesi, dunque, auguriamo, per il bene dell'azienda, che dal nuovo confronto-scontro tra Alitalia e sindacati esca un piano che possa portare fuori dalle secche l'impresa, annullando in primis quelle rendite di posizione e interessi particolaristici che oggi non sono più accettabili. Solo cosi, forse, non assisteremo in Europa a quanto è successo in passato a Swissair e Sabena.



    CIAO
    >goa

  2. #2
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  3. #3
    goafan
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    In Origine postato da marcogiov
    Dove è stato pubblicato?
    Ciao marcogiov, David Jarach scrive tutte le settimane, o quasi, sulla pagina di Italia Oggi del sabato "Voli e affari".

    CIAO
    >goa

  4. #4
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