Acuta analisi del Consigliere Rai di stretta osservanza pollista Marcello Veneziani.
Il fatto è questo: Berlusconi a Rimini, durante i colloqui con Schroder, va a prendersi un gelato. Egli non sa di essere ormai odiato dagli italiani, e infatti viene circondato da una piccola folla che lo fischia e gli urla di andarsene a casa. Dopo aver risposto per le rime ad una signora ("Sei una faccia di merda", ha detto il Presidente del Consiglio a una signora, che gli ha risposto "e tu sei una faccia di culo", ma questo Veneziani non ce lo riferisce mica, dobbiamo leggerlo sull'Unità), il prode Leccaculo si avventura nella solita solfa sull'odio per Berlusconi della sinistra (ma coma faceva a sapere che erano di sinistra) da parte degli italiani con gli occhialetti che leggono Repubblica.
Un intellettuale si sarebbe chiesto per quale motivo Berlusconi si fa tanto odiare, se per caso non ha commesso qualche errore anche lui, no, lui no: lui insulta gli insultatori del Capo (notare la maiuscola nel testo), li irride, li odia.
Amici, pensate che questo qua sarebbe uno degli intellettuali di punta del pollismo: e invece è la prova provata che i pollisti sono una razza inferiore dedita al leccaggio e al culto della personalità.
Libero, 27.7.2004
La razza superiore dei laureati anti-Berlusconi
di MARCELLO VENEZIANI
Ma secondo voi siamo un Paese civile? Vi racconto una storiella vera, passata inosservata sui giornali. Dunque, siamo a Rimini e non in Afghanistan: il presidente del Consiglio, reduce dai colloqui di Gabicce, si prende - come è umano - una breve pausa di relax e si compra un gelato. Ma viene circondato da un gruppo di civilissimi incivili che comincia prima a gridargli vergogna, vattene a casa, e poi alle sue umanissime repliche di umiliato e offeso, il piccolo coro degenera puntando sulla criminalità e sulla coprofilia.
Nessuno interviene e nemmeno il premier chiede l'intervento delle forze dell'ordine come altri, soprattutto di sinistra, hanno fatto nel passato al primo accenno di contestazione fuori dalle righe. Ma Berlusconi un po' è abituato a queste manifestazioni d'odio e insulti con il plauso della stampa e della cultura progressista. Un po' è rassegnato, anzi rotto. Anche se lecca un gelato è accusato di conflitto d'interessi e voglia di papparsi il mondo, nocciola e panna incluse. Vergogna vergogna.
Questo episodio non è arrivato sui giornali perché imbarazza in tanti: dimostra il tasse di intolleranza e di odio alimentato nel paese. Ma anche i berlusconiani doc non vogliono far sapere che c'è questa corrente ostile verso il Capo. È il segno di un livore assai peggiore di quello de passato, che almeno si abbinava a qualche passione ideale e civile. O i c'è solo distillato venoso di disprezzo, odio razziale, quasi biologico, verso chi parteggia per il centrodestra.
Leggo dappertutto, sui libri e sui muri, e ascolto nei discorsi per strada di certi professorini isterici, una raffica di odio verso il Cav da far paura; ogni volta che dissento da lui e ho voglia di criticarlo, ascolto quegli insulti che arrivano ad augurargli ogni sciagura e mi trattengo. Meglio lui e i suoi alleati, benché sgangherati, piuttosto che quelli lì, con la bava alla bocca. Però non è dell'odio a Berlusconi che voglio parlarvi, ma di una interessante scoperta paraantropologica. Nella contestazione a Rimini si distingueva a vista d'occhio un tipo umano che ritrovo sparso in tutta Italia. Ve ne faccio un identi-kit al femminile, come in una documentario di Piero Angela, partendo dai lati tipici.
Dunque l'odiatrice acuta di Berlusconi e dei fascisti, è una donna che ha superato la cinquantina ma non le turbe da menopausa. Veste casual e magari insegna a scuola; come insegna e cosa insegna lo vediamo dal livello medio dei ragazzi e dal loro indottrinamento. Tutto il consueto gergo sinistrese, tardo-femminista, antiberlusconiano, antiamericano, antifascista, filo gay, filoislamico e terzomondista. Ieri Auschwitz oggi Berlusconi. Di solito la suddetta razza padrona ha un look trasandato e svaccatamente trasgressivo, porta gli occhialini, occhio fra la triglia e Walter Veltroni, incattivito dall'indignazione permanente e reso pazzo dall attesa di un mondo migliore. Piccola borghesia, radical country, vacanze in agriturismo e viaggi semideficienti in luoghi dove si sofrre con intelligenza. Letture preferite: La Repubblica, più varianti etniche (Manifesto, L'Unità).
Alle sue spalle il Sessantotto, un menage andato a male, qualche spinello, nostalgia delle occupazioni a scuola, tanti cortei e girotondi, tre sit in con fiaccolata davanti alle ambasciate Usa, due gay pride ed im cane morto di fame per cibo alternativo. (A proposito di cani e progressisti: tornando dalle mie parti, in Puglia, ho appreso di un assessore comunale all'ambiente, verde, pacifista e animalista, che ha sparato e ucciso un cane di tal Bubù, che abbaiava di notte o chiamava semplicemente il suo padrone Bubù e non faceva dormire la notte l'assessore. Assessore verde, notte in bianco e rosso di rabbia: esempio patriottico di separazione tra pensiero e azione).
Di cinquantenni furiose ho visto alcum esemplari tipici l'altra sera ad Andria ad un concerto di Joan Baez, mito dei contestatori che del Sessantotto ha ormai quasi l'età ma non ha perso la soave petulanza. È stata una standing ovation quando la mitica signora in sciarpa rossa si è scusata con gli andriesi per «il male che fa al mondo il governo del mio Paese».
Mezza platea si è alzata in piedi. Eroica. Vorrei solo ricordare alla matura signora degli eterni immaturi che anche il governo americano precedente, guidato dal progressista e sessantottino Clinton lanciava bombe umanitarie in Kosovo e così fecero il progressista Kennedy e Johnson con il Vietnam; ci volle il reazionario Nixon per chiudere la sporca guerra. Ma per loro il male è per natura figlio esclusivo dei conservatori; il male è Bush, non può essere un de - mocratico. E mi sono ricordato dei leader smunti dell'Ulivo, in gita d'istruzione a Boston per far la claque a Kerry e far vedere a noantri che loro sono de - mocratici all'americana, non all'amatriciana. Con quella gita riempiranno i loro festival dell'Unità e si costituiranno un formidabile alibi per inveire contro i padroni americani.
Ma torniamo alla tipica berluscofobia dell'Italia d'oggi e al ritratto di una nuova classe sociale e politica tardo sinistrese. Oggi i nuovi incivili sono là, hanno titolo di studi superiore e ritengono di essere razzialmente superiori alla sporca maggioranza, moderata per indole e pigrizia. Una volta a far contestazioni sguaiate erano ragazzi esuberanti o poveri braccianti, operai e ignoranti. Oggi no, sono i neoborghesi radicali, girotondini e professorini che hanno superato la cinquantina. Un tempo erano rossi come il vino, ora sono andati all'aceto.
![]()
"Di solito la suddetta razza padrona ha un look trasandato e svaccatamente trasgressivo, porta gli occhialini, occhio fra la triglia e Walter Veltroni, incattivito dall'indignazione permanente e reso pazzo dall' attesa di un mondo migliore"




Rispondi Citando
