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    Arrow "Come diceva Miglio. dieci anni fa" La replica di Gilberto Oneto

    Da La Padania del 28.07.2004


    Devo ringraziare la direzione di questo giornale per avere concesso la possibilità di riaprire un libero confronto di idee e l’amico Andrea Rognoni per avere gettato sul tavolo una serie di stimolanti argomenti di confronto e di averlo fatto – come suo solito - in buon toscano.

    In un suo lungo e dettagliato intervento di qualche giorno fa, elenca ed esamina una serie di aspetti della cultura leghista per effettuare quello che lui stesso definisce un “esame di coscienza”. Rognoni sostiene – chiedo scusa per la semplificazione – che il fervore politico leghista non possa prescindere da un forte impegno per l’etica e la giustizia, che la battaglia per le libertà padane non possa non assumere forti connotazioni morali, che lui identifica - con un ardito automatismo - con quelle cristiane. Sostiene infatti che queste non possano essere circoscritte all’ambito padano ma che abbiano valore universale.

    Passa a esaminare le varie anime culturali esistenti non senza produrre una certa contraddizione: se comincia ad accettare diverse forme di cultura deve anche accettare l’idea stessa di diversità e che perciò si possa perseguire lo stesso obiettivo anche partendo da presupposti culturali ed etici differenziati; che sia non l’ideale etico ma l’obiettivo politico (l’indipendenza della Padania) a tenere assieme le varie anime. Non vedrei infatti come altrimenti potrebbero convivere nella stessa trincea – per fare un esempio – strane accoppiate come quelle di cattotradizionalisti e libertari, o di comunitaristi e cattolici padani. Se lui stesso ammette l’esistenza di differenze, perché limitarne la quantità? L’elenco avrebbe per completezza dovuto essere più esteso: perché non aggiungere altri tipi di culture che possono avere e hanno spazio nella lotta padanista? Esiste da sempre – ad esempio - un autonomismo di sinistra del tutto simile a quello che ha dominato per decenni in tutti i movimenti autonomisti del mondo: le tre repubbliche gramsciane, il progetto Fanti, l’opera di molti collaboratori della vecchia Etnie, i lavori di Sergio Salvi, e l’elenco potrebbe continuare. Esiste un robusto padanismo protestante, sia nella storia (da Dolcino in giù) che nell’attuale impegno di molti padanisti valdesi, luterani eccetera. C’è una tradizione ortodossa che si è addirittura istituzionalizzata in una Chiesa autocefala. Ma c’è anche una forte presenza di buddisti e di israeliti. Mancano solo gli islamici ma per evidente incompatibilità con l’idea stessa di libertà individuali e collettive, cosa che purtroppo li avvicina a certo cattolicesimo intransigente.

    L’elemento religioso sembra volere assumere valenza prioritaria nell’analisi di Rognoni e con quello della devoluzione costituisce il punto fondante e più interessante del suo ragionamento.

    La Chiesa è stata parte essenziale di molte delle lotte popolari per le libertà e l’indipendenza: lo è stata in anni recenti in Irlanda, in Croazia, nei paesi Baschi, eccetera. In passato lo è stata anche in Padania (le Leghe Lombarde, le Insorgenze), ma oggi il clero padano (con rare entusiasmanti eccezioni) è estraneo o addirittura contrario alle nostre battaglie. Perché allora insistere nel cercare una contiguità che non è corrisposta? Ci si dirà che non si deve confondere la gerarchia con gli ideali che dovrebbero essere alla base della nostra battaglia. Nessuno dubita del ruolo insostituibile, crociano, del Cristianesimo anche nella formazione della cultura e dell’identità padana ma esso è ormai (e per precisa e sciagurata decisione delle gerarchie cattoliche) confinato a valore storico e a scelta individuale.

    Io sono cattolico, nel senso che ho ricevuto una educazione cattolica, che ci credo, che sono blandamente praticante e che, come Berlusconi, ho avuto una zia suora. Per coerenza culturale mi sono assai più simpatici i tradizionalisti che i modernisti o i paolotti di parrocchia. Mi sono sposato in chiesa per convinzione, l’ho fatto una sola volta, credo nell’indissolubilità del vincolo matrimoniale, ma sono fatti miei, di mia moglie e del Buon Dio. Per questo non mi sono mai trovato a disagio in un Movimento in cui larga parte dei dirigenti sono divorziati, e dove per un certo periodo hanno furoreggiato i matrimoni celtici che ho sempre trovato – io celtista incallito – forse un po’ gogliardici ma innocui.

    Mi infastidisce invece che per sposarmi io abbia dovuto dare comunicazione (e chiedere l’autorizzazione) allo Stato, soprattutto a “questo” Stato. Trovo infame che lo Stato si occupi degli affari miei e degli altri cittadini-sudditi, dei rapporti di cuore e di sesso, che si intrometta nell’allevamento dei figli, che ne finanzi la messa al mondo. Lo Stato gestisce matrimoni e divorzi perchè è un problema di controllo poliziesco e di gestione di quattrini e di pensioni. In un paese libero la reversibilità è un fatto privato fra cittadini e società di assicurazione. Trovo perciò strano che si ipotizzi che un Movimento che combatte l’oppressione statalista e italiana (è la stessa cosa visto che l’Italia è solo Stato) debba occuparsi di cosa fanno sotto le lenzuola le persone, regolarne i rapporti e giudicare come ciascuno impieghi la propria produzione testosteronica.

    Io insisto nel dire che un movimento indipendentista debba rappresentare tutto il popolo, non le sue singole componenti o divisioni. Non voglio neppure sapere se chi è al mio fianco è protestante o cattolico, abortista o antiabortista, se legge riviste pornografiche, se è juventino o milanista, se è cacciatore o animalista, se è etero-omo-bi-trisessuale, se è astemio o astigmatico. Mi preoccupano solo i traditori, i lestofanti e gli opportunisti. Sono sempre convinto che avesse ragione Gianfranco Miglio quando diceva che il Movimento non dovrebbe mai prendere posizione su argomenti che possono dividere la base. Rognoni sostiene invece che questo significa remare contro il flusso della storia e tornare indietro di dieci anni. Pensavo che uno dei condivisi punti di orgoglio fosse proprio la nostra caparbietà a remare controcorrente: in quanto a essere più giovani di dieci anni non guasterebbe né per l’anagrafe né per il consenso: eravamo più del 10% dell’elettorato e in crescita.

    L’altro punto fondante del ragionamento di Andrea Rognoni riguarda il processo devolutivo, visto come nettamente migliorativo rispetto a quello indipendentistico, peraltro citato nel primo articolo dello Statuto della Lega e pertanto – ritengo – fondante. L’indipendentismo – ci viene insinuato con infelice analogia interpretativa - sarebbe la malattia infantile dell’autonomismo. Rognoni si spinge ad accusare l’indipendentismo di “chiusura ed etnocentrismo” (parole, mi perdoni, degne di Biagi), e di essere in contrasto con l’idea di quello che lui chiama “federalismo puro”, “che tende più a concepire la Padania come una delle pur diversissime subregioni dell’Italia e non come qualcosa di completamente estraneo all’Italia stessa”. Aggiunge nascondendosi dietro la pudicizia delle parentesi che “occorrerebbe parlare anche di strategia, perché probabilmente per arrivare comunque alla Padania libera è necessario transitare da una struttura di tipo federale e non esigere a priori la creazione di un nuovo stato, pena una reazione frontale da parte dei centralisti e nazionalisti che rischia di mandare tutto all’aria”. È una manifestazione di prudenza che non mi sarei mai aspettato da un personaggio irruente come Rognoni, che ci sembra dire che le riforme non si devono fare perché sarebbe scortese chiederle. Rognoni ha paura di Agazio Loiero? Flaiano diceva che l’Italia è il solo paese dove le rivoluzioni si vogliono fare solo con l’autorizzazione della questura. Speravo che la Padania fosse almeno un po’ diversa. L’Italia campa sullo sfruttamento della Padania: come si fa a pensare che possa volontariamente abbandonare il controllo della cassa? Perché glielo abbiamo chiesto con buona grazia? Per fare un fioretto?

    Anche qui salta fuori una bella contraddizione, perché Rognoni dice che un devoluzionista può sempre in seguito chiedere di più. Un indipendentista può anche transitare dalla fase intermedia dalla devoluzione ma un devoluzionista non può che (come a volte ahinoi succede) dislenguarsi davanti ai turgori di un Follini o di un Fisichella. Neanche la ossequiosissima cautela di Rognoni può sostenere senza arrossamenti che da Assago a Lorenzago si sia fatto un gran passo avanti. Neppure cercando conforto nei suffissi celtici. Con queste prudenze, con questi ottimismi istituzionali non si va da nessuna parte. Rognoni sembra volersi candidare a emulo padano di Pangloss, il personaggio voltairiano che teorizzava il “migliore dei mondi possibili” e giustificava anche le azioni più sciagurate come fatte a fin di bene.

    Andrea Rognoni è una delle persone migliori e più colte che arricchiscono il Movimento, esprime più di una delle tante facce del padanismo ma non può, per pur lodevole intento da prevosto di spargere serenità e fiducia, negare il valore della pluralità e la forza delle molteplici forme di espressione del padanismo, inteso come lotta di popolo espressa con tutte le valenze che una comunità moderna, liberale e diversificata esprime. Posso capire che alcune di queste componenti non siano di suo gradimento: ma questo è il nostro popolo. Dobbiamo liberarlo, non cambiarlo. La nostra è una lotta di libertà non una missione da Esercito della Salvezza. Non si dettano le regole di un condominio prima di averlo edificato: si rischia di perdere il consenso di parte dei condomini e di non costruirlo mai più. Litigheremo dopo, diceva Miglio. Torneremo a dividerci in destra e sinistra dopo l’indipendenza, scriveva Bossi.

    Il fondamentalismo non ci porta da nessuna parte e non garantisce neppure le poche granitiche certezze a cui si aggrappa. Faccio un esempio molto vicino: anni fa una fervente vandeana (poi passata dalla seconda carica dello Stato al secondo marito) aveva affisso alla porta del suo ufficio in Via Bellerio un cartello con cui si inibiva l’ingresso al locale alle fanciulle non vestite in maniera conforme alla cristiana decenza. Non serve qui ricordare come sia finita, in quali compagnie e con quale abbigliamento. Si è perso il fresco consenso di molte ragazze in minigonna e di qualche loro estimatore per nulla. L’esempio è volutamente banale ma – credo – renda l’idea.

    La Padania è terra di differenze e costruisce la propria identità paradossalmente proprio sulle sue mille diversità; la cultura padana ha mille sfumature, ciascheduna ha dignità, ciascuna è necessaria per il cammino da fare assieme. L’unico imprescindibile elemento di comune denominazione è l’inalienabile diritto di autodeterminazione che può garantire la libertà di questa terra.

    Come diceva Miglio. dieci anni fa.

    Gilberto Oneto


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  2. #2
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    Inutile aggiungere altro.
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  3. #3
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    In origine postato da naglfar
    Inutile aggiungere altro.
    perfettamente concorde.
    Su di un punto però rimango un pò scettica:
    "Andrea Rognoni è una delle persone migliori e più colte che arricchiscono il Movimento" (?????)
    Non mi pare proprio, perchè nel Movimento esistono tante altre persone, migliori e colte.......
    Rognoni ha anche scritto, da qualche parte, (forse proprio sulla Padania), che la nostra (quale?) cultura deriva da quella greca e ne esalta le virtù.
    Si contraddice, poi, quando al contrario parla dei Celti e della nostra (un'altra volta generalizzando) cultura celtica.
    Che si metta d'accordo con la propria coscienza.

  4. #4
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    Splendido articolo, che qualcuno ha ignorato. Questo articolo, del resto, dimostra che Oneto è un vero patriota padano-alpino. E se lo dice lui...
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

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    Predefinito Re: "Come diceva Miglio. dieci anni fa" La replica di Gilberto Oneto

    Mi permetto di evidenziare alcuni passaggi fondamentali


    In origine scritto da Gilberto Oneto





    Se lui stesso ammette l’esistenza di differenze, perché limitarne la quantità? L’elenco avrebbe per completezza dovuto essere più esteso: perché non aggiungere altri tipi di culture che possono avere e hanno spazio nella lotta padanista? Esiste da sempre – ad esempio - un autonomismo di sinistra del tutto simile a quello che ha dominato per decenni in tutti i movimenti autonomisti del mondo: le tre repubbliche gramsciane, il progetto Fanti, l’opera di molti collaboratori della vecchia Etnie, i lavori di Sergio Salvi, e l’elenco potrebbe continuare. Esiste un robusto padanismo protestante, sia nella storia (da Dolcino in giù) che nell’attuale impegno di molti padanisti valdesi, luterani eccetera. C’è una tradizione ortodossa che si è addirittura istituzionalizzata in una Chiesa autocefala. Ma c’è anche una forte presenza di buddisti e di israeliti.

    [...]

    oggi il clero padano (con rare entusiasmanti eccezioni) è estraneo o addirittura contrario alle nostre battaglie. Perché allora insistere nel cercare una contiguità che non è corrisposta?

    [...]



    Io insisto nel dire che un movimento indipendentista debba rappresentare tutto il popolo, non le sue singole componenti o divisioni. Non voglio neppure sapere se chi è al mio fianco è protestante o cattolico, abortista o antiabortista, se legge riviste pornografiche, se è juventino o milanista, se è cacciatore o animalista, se è etero-omo-bi-trisessuale, se è astemio o astigmatico. Mi preoccupano solo i traditori, i lestofanti e gli opportunisti. Sono sempre convinto che avesse ragione Gianfranco Miglio quando diceva che il Movimento non dovrebbe mai prendere posizione su argomenti che possono dividere la base. Rognoni sostiene invece che questo significa remare contro il flusso della storia e tornare indietro di dieci anni. Pensavo che uno dei condivisi punti di orgoglio fosse proprio la nostra caparbietà a remare controcorrente: in quanto a essere più giovani di dieci anni non guasterebbe né per l’anagrafe né per il consenso: eravamo più del 10% dell’elettorato e in crescita.



    [...]

    La nostra è una lotta di libertà non una missione da Esercito della Salvezza. Non si dettano le regole di un condominio prima di averlo edificato: si rischia di perdere il consenso di parte dei condomini e di non costruirlo mai più.Litigheremo dopo, diceva Miglio. Torneremo a dividerci in destra e sinistra dopo l’indipendenza, scriveva Bossi.

    [...]

    La Padania è terra di differenze e costruisce la propria identità paradossalmente proprio sulle sue mille diversità; la cultura padana ha mille sfumature, ciascheduna ha dignità, ciascuna è necessaria per il cammino da fare assieme. L’unico imprescindibile elemento di comune denominazione è l’inalienabile diritto di autodeterminazione che può garantire la libertà di questa terra.

    Come diceva Miglio. dieci anni fa.





  6. #6
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    Grazie Oneto per questi pensieri che tengono accesa la speranza.

  7. #7
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    Su di un punto però rimango un pò scettica:
    "Andrea Rognoni è una delle persone migliori e più colte che arricchiscono il Movimento" (?????)
    Non mi pare proprio, perchè nel Movimento esistono tante altre persone, migliori e colte.......
    La forza di Gilberto è proprio quella di essere riuscito a scoprire la piccolezza di Rognoni e - soprattutto delle sue inconcludenti e incoerenti affermazioni - con massima calma, rispetto, determinazione.

    Grande Oneto!


  8. #8
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    Concordo con l'analisi di Conte Jean

  9. #9
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    "questo è il nostro popolo. Dobbiamo liberarlo, non cambiarlo. La nostra è una lotta di libertà non una missione da Esercito della Salvezza."

    Credo che questo passaggio sintetizzi bene il concetto.

  10. #10
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    Il passaggio evidenziato da Pinocchio traccia la linea che divide i padanisti realisti dai padanisti utopisti, che inseguono il miraggio d'un passato mai esistito (fortunatamente) sulla falsa riga di teorie economiche fallimentari e fallite. Non si sono accorti né del 1945, né del 1989
    "Non spargerai false dicerie; non presterai mano al colpevole per essere testimone in favore di un'ingiustizia. Non seguirai la maggioranza per agire male e non deporrai in processo per deviate la maggioranza, per falsare la giustizia. Non favorirai nemmeno il debole nel suo processo" (Esodo 23: 1-3)

 

 
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