Il delirante preambolo emiliano-romagnolo
di Simone Rosti - 9 luglio 2004
Su questa rivista abbiamo più volte espresso la nostra opinione circa la grave carenza presente nel Preambolo della Costituzione Europea, recentemente approvata. Ci riferiamo al fatto che è stato preferito il laicismo (non la laicità) e il pilatismo storico alla necessità di ricordare, per dare l'anima che l'Europa merita, le radici giudaico - cristiane nella Charta.
Ebbene in materia di preamboli delle "costituzioni" (se vogliamo essere federalisti), c'è chi è riuscito a fare peggio. Il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna ha infatti approvato, a maggioranza assoluta dei propri membri, il nuovo Statuto regionale, il 1 luglio scorso.
A uno sguardo complessivo del lavoro svolto dalla Commissione Statuto, è necessario rilevare alcuni aspetti positivi, ai quali hanno contribuito le indicazioni delle forze di centrodestra. In primo luogo il riconoscimento e l'attuazione del principio di sussidiarietà (avversato dalla sinistra estrema), sia verticale (vale a dire quello per cui è fondamentale che intervenga prima l'ente pubblico più vicino al cittadino, perché meglio ne riconsce le esigenze) agli articoli 8 e 26, sia orizzontale (nel senso che il servizio pubblico non è un'esclusiva dello Stato).
Un altro aspetto positivo dello Statuto concerne la forma di governo presidenzialista, ormai dato di fatto della volontà elettorale e strumento indispensbile di trasparenza.
Ciò che lascia non perplessi ma sbigottiti e preoccupati è il preambolo che, con violenza ideologica, la sinistra ha voluto imporre alla "Legge fondamentale" dell'Emilia Romagna.
L'aspetto principale che si è voluto inserire, e infatti figura nella prima riga, è che la Regione "Si fonda sui valori della Resistenza al nazismo e al fascismo" utilizzando successivamente una frase analoga a quella indicata nella Costituzione Europea "consapevole del proprio patrimonio culturale, umanistico, ideale e religioso".
Come sul piano continentale ancora una volta i riferimenti a due millenni di storia, di tradizione, di memoria e di affermazione di verità sono stati liquidati con una frase insignificante. Ancora una volta, insomma, si sono volute negare le fondamenta di un popolo per mera volontà di "potenza ideologica".
Come brillantemente e tempestivamente segnalato dalla Conferenza episcopale dell'Emilia-Romagna "Proclamare che la Regione Emilia-Romagna si fonda sui valori del Risorgimento e della Resistenza al nazismo e al fascismo, senza identificare nelle vicende della Regione alcun altro valore fondativo, significa censurare diciotto secoli di storia".
L'altro aspetto preoccupante, dal punto di vista culturale e politico, risiede nell'annullamento del ruolo fondamentale della famiglia, ricordata solo come corpo intermedio della società, a scapito invece dei compiti fondamentali della famiglia, costituzionalmente riconosciuti. Anche su questo piano, Monsignor Caffarra, Arcivescovo Metropolita di Bologna, ha vigorosamente bacchettato il regolamento approvato dal Consiglio regionale. "La famiglia è invece la massima realizzazione naturale dell'amore fra l'uomo e la donna, il luogo proprio della generazione e dell'educazione dei figli e della solidarietà tra le generazioni, e infine il modello e la grande risorsa della convivenza sociale - è scritto nella nota della Cei regionale - Sembra invece che la famiglia cui pensa lo Statuto regionale equipari quella fondata sul matrimonio alle altre forme di convivenza derivanti dalla proclamata indifferenza di qualsiasi orientamento sessuale" - conclude la nota della Conferenza presieduta da Caffarra.
Ma altri riferimenti indicati nell'introduzione al Regolamente dimostrano che il Preambolo è il frutto di un miscuglio di compromessi eco-comunisti, no-global e nichilisti.
Insomma, ancora una volta, chi, a sinistra, è chiamato a determinare le scelte per il futuro delle nostre generazioni, sceglie la strada ideologica, preferisce un percorso che non guarda all'uomo ma al pregiudizio, che non riconosce il passato e non garantisce il futuro.
Simone Rosti
http://www.ragionpolitica.it/testo.2403.html




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