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  1. #1
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    Predefinito Il fascismo mascherato (non bene)

    Sostiene il presidente del Senato (sic) sen. prof. Marcello Pera, così come riportato dal Corriere della Sera di oggi:

    "Il sistema di garanzie va salvaguardato, ma di fronte al fenomeno dell'immigrazione occorre evitare di mettere poi a rischio la sicurezza che di quel sistema fa parte. Se si insiste molto sulle garanzie, una misura di sicurezza come un'espulsione amministrativa, un accompagnamento o una restituzione divnta praticamente impossibile da eseguire".

    A parte il linguaggio da Bar Sport, secondo me dovremmo rabbrividire.
    Limitare le garanzie costituzionali del cittadino per l'obbiettivo della sicurezza, in via generale, vorrebbe dire abdicare allo stato di diritto così come lo conosciamo ora, a favore di una società "sicura" ma in uno stato arbitrario (come quando c'era Lui, per intenderci).

    saluti

  2. #2
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    Come non detto...leggo che gli amici del PRI propongono non tanto di rivedere la legge alla luce dei dettami costituzionali, quanto di rileggere la costituzione alla luce delle leggi limitative dell'immigrazione.
    Si legge, infatti, sul sito del PRI -la nota politica del 16 luglio-:
    "Se ha fatto bene l'esecutivo a rispettare il parere della Corte, agli effetti pratici di queste modifiche bisognerà valutare se non servirà, piuttosto, operare all'inverso, modificando la Costituzione per rendere agibile una legge di garanzia dei cittadini italiani".

    Mi chiedo e, soprattutto, vi chiedo: la mia prospettiva è sbagliata? L'immigrazione è da considerarsi un problema da combattere con provvedimenti limitativi delle garanzie del cittadino?
    La mia risposta la sapete, la vostra mi interesserebbe molto.
    Saluti

  3. #3
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    Mi permetto di reiterare la richiesta: voi da che parte state?

  4. #4
    laico progressista
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    Mah, Alberich. Io sto dalla parte del PRI.
    Sull'immigrazione dobbiamo essere estremamente fermi da un lato ed estremamente generosi dall'altro.
    Se si concretizzano situazioni da espulsione, dobbiamo rendere questo procedimento operativo. Chiaramente non è possibile contraddire la nostra Costituzione, ottima ma tavolta, come in questo caso, un po' desueta.
    Allora ben venga un'opera di revisione (molto prudente e delicata) della Carta Costituzionale per rendere operativa la legge. Nel rispetto dello Stato di diritto, a noi caro e imprescindibile.

  5. #5
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    Io non accetterò mai che si stabiliscano delle discriminazioni razziali. Non lo accetterò mai. E ridurre le garanzie giurisdizionali per una determinata categoria di cittadini, gli immigrati clandestini, è una discriminazione.
    Peraltro è una discriminazione inutile, visto che questo modus operandi non è riuscito -nè potrebbe- a contenere l'immigrazione.
    La democrazia si basa su alcune regole fondamentali, e da queste dovremmo partire, non da pretese astratte di sicurezza.

  6. #6
    laico progressista
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    Perché parli di discriminazioni razziali?
    Fino a qualche tempo fa per accedere agli altri Paesi della CEE avevi bisogno del passaporto, per risiedere negli Stati Uniti oggi devi avere determinati requisiti. Sono queste, regole e limitazioni giustificate dalla regolamentazione dei flussi, da necessità economico-sociali che, se disattese, creerebbero problemi per chi riceve e per chi arriva.
    E' giusto pretendere di regolare il flusso degli immigrati extracomunitari. E' una garanzia per noi e per loro. Ed è pertanto necessario, per rendere davvero operativo questo meccanismo, che se non sussistono i requisiti per entrare o per restare, gli interessati ritornino in patria.
    Il problema non è questo.
    Il problema è quello di stabilire condizioni di accesso ragionevoli ed equilibrate (cosa che la Bossi-Fini non fa, basti vedere che il numero massimo di permessi di soggiorno per le colf nell'anno 2004 erano solo 200, cioè nulla). E poi di relazionarci al meglio con loro, rispettandoli, tutelandoli, e mettendoli in condizione di soddisfare le loro esigenze.
    All'Italia manca un po' di tutto questo. Manca soprattutto ancora la mentalità per legiferare per una società plurale. Noi facciamo le leggi come se esistessero solo gli italiani, e questo non va tanto bene.
    Tanto per restare al tema da te sollevato, discutiamo da anni di riforme scolastiche e poi ci perdiamo in un bicchiere d'acqua quando scopriamo che molti musulmani non si sentono a loro agio nelle nostre strutture. Non era meglio prevedere da subito un modo per consentire loro di praticare la loro cultura in scuole parificate (cioè con programmi di base comuni alle scuole italiane), ma caratterizzate anche da altre discipline specifiche?

  7. #7
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    Allora, il problema non è controllare i flussi migratori ma è la tutela delle garanzie giurisdizionali dei cittadini, italiani e stranieri.
    Il problema non nasce dalla Bossi-Fini ma dalla sentenza della Corte Costituzionale che dichiara incostituzionali alcune disposizioni di quella legge. E il problema nasce perchè prima Marcello Pera, poi il PRI (e la Lega) propongono, al posto di adattare la legge alla tutela delle garanzie del cittadino, di adattare la costituzione alla repressione senza garanzie della legge. Questo è il problema, questa è la discriminazione, di stampo prettamente autoritario, che si viene a verificare.
    La fobia dell'immigrato crea dei mostri giuridici che intaccano profondamente lo stato di diritto, così come ha dichiarato la Corte, e io sono convinto che spetti a noi combatterli.
    Questo a prescindere dal merito dei flussi migratori e a prescindere dalle scuole islamiche, che io continuo a considerare uno sbaglio e il miglior modo per rendere impossibile l'integrazione.

  8. #8
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    Citazione da Intervento Principale di by Paolo Arsena
    Perché parli di discriminazioni razziali?
    Perchè io italiano non potrei mai essere sottoposto a provvedimenti che limitano la mia libertà personale senza passare da un giudice.

  9. #9
    laico progressista
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    Intanto che vado a documentarmi meglio nel merito della questione (scusa l'ignoranza), proseguo il dibattito sulla scuola.
    Per me integrarsi non significa adeguarsi tout-court alla nostra civiltà. Integrarsi significa saper convivere, anche nella diversità. Significa dare libertà di scelta all'immigrato sui tempi e sui modi in cui assimilare la nostra cultura. Nel rispetto della legge anzitutto. Legge che, dal canto nostro, dovremmo adattare sempre più a questa filosofia. E' proprio qui che vedo una funzione specifica, innovativa e caratterizzante dei partiti laici. Come il nostro.

    Le divergenze sulla scuola nascono dall'accettazione o meno di questo principio.

    Saluti.

  10. #10
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    Integrarsi significa non ghettizzarsi, la creazione di scuole di nicchia porta all'atomizzazione della società in mille piccole società minori incapaci di discorrere e interagire.
    La forza della scuola pubblica è proprio quella di dare la possibilità di scegliere, evitando di essere inseriti in un contesto settoriale e ghettizzante, ma aprendo al confronto.

 

 
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