Uno stato canaglia
di Justin Raimondo



Nel 1987, una teen-ager nera, Tawana Brawley, sostenne di essere stata rapita e stuprata da sei poliziotti bianchi nello stato di New York. In aggiunta all'abuso sessuale, disse, avevano scarabocchiato epiteti razzisti sul suo corpo e l'avevano imbrattata di feci. In seguito, la ragazza identificò in Steven A. Pagones, procuratore distrettuale della contea di Duchess, uno dei perpetratori, ed il caso divenne una cause célèbre nella comunità nera, con i maggiori leaders della comunità che chiedevano la condanna di Pagones e la fine dell' "occultamento". Il reverendo Al Sharpton usò il caso per catapultarsi al centro della pubblica attenzione, ed il presunto crimine fu utilizzato da molti attivisti per i diritti civili per illustrare il persistente ed inerente "razzismo" della società americana.

Questo argomento soffriva di un solo difetto: lo "stupro" di Tawana Brawley era un falso.

Non vi era alcuna prova fisica che la Brawley fosse stata stuprata, così lei mutò versione, e parlò di "abuso sessuale senza penetrazione". Tuttavia la sua storia presentava tali anomalie che l'intero caso cominciò a declinare ma, nonostante ciò, i suoi supporters reclamavano che la vittima fosse lei, non l'innocente Pagones ingiustamente accusato. Ci vollero sette mesi alla giuria per concludere che Tawana era una bugiarda, dopo esami medici, registrazioni di polizia e l'ascolto di oltre 100 testimoni. Gli epiteti scritti con la carbonella, le feci con cui sporcarsi, i vestiti strappati: tutto era stato prodotto da lei stessa. Per gran parte dell'anno, la comunità fu preda di un crescente desiderio di rivalsa, neri contro bianchi, ed i supporters della ragazza continuarono a sostenere che lo stupro era reale e che Pagones - e virtualmente tutti i politici di New York - era un razzista. Dieci anni dopo, Pagones ha citato la Brawley ed i suoi avvocati per diffamazione: un giudice, assegnando a Pagones una lauta ricompensa, stabilì che "Tawana Brawley era il tipo di persona che crede alle sue stesse invenzioni".

Il mito della vittimizzazione non svanisce rapidamente nel confronto con i fatti, specie quando e' rafforzato dall'ideologia. I seguaci del campo della Brawley sapevano che la società americana e' razzista in maniera inerente ed irrimediabile e, quindi, lo stupro di Tawana doveva per forza essere vero. La linea tra verità e bugia viene rapidamente offuscata, quando c'e' di mezzo l'ideologia: se in questo caso Tawana non era letteralmente la vittima, il suo stupro per mano di predatori poliziotti bianchi era figurativamente e simbolicamente vero, nel senso che si trattava di una storia plausibile.

O qualcosa del genere ...

Una frode simile ha recentemente gettato l'intera Francia nello scompiglio. Questa volta, l'autrice e' stata Marie-Leonie LeBlanc, una francese 23enne, la quale ha affermato di essere stata aggredita nella metropolitana di Parigi da sei giovani dall'aspetto nord-africano. Dopo averle preso il portafogli, ed averne scoperto l'indirizzo, uno dei presunti aggressori aveva presumibilmente detto che "solo gli ebrei vivono in quella strada". I sei avevano proceduto a ribaltare la carrozzina del suo bambino, a strapparle i vestiti ed a dipingerle una svastica sullo stomaco - tutto ciò di fronte a circa 20 persone che, in quel momento, erano nello scompartimento e che avevano assistito passivamente al crudele abuso di LeBlanc da parte di questi bruni sturmtroopers.

L'incidente ha causato un'orgia nazionale do oltraggio ed auto-recriminazione: ogni pubblico ufficiale ed ogni giornale hanno dichiarato che l'intera società andava condannata e andava lavata in un lussurioso bagno di senso di colpa collettivo. Perché non si erano svegliati prima di fronte alla crescente marea di un presunto rampante anti-semitismo? La risposta, ci e' stato detto, risiede nella minoranza nord-africana, permeata d' "odio". Il solito gruppo dei sostenitori ad oltranza di Israele e' stato rapido a sottolineare che questo "odio" era fomentato dall'opposizione verso lo stato ebraico, non solo da parte della comunità musulmana, ma anche dagli oppositori francesi e secolari della politica del governo israeliano: l'anti-sionismo, hanno subito detto, e' separabile dall'anti-semitismo solo in teoria. In pratica, secondo loro, i due sono quasi sempre indistinguibili.

Il coro ragliante dei moralizzatori e' continuato anche dopo che la storia di LeBlanc ha cominciato a crollare con la velocità di quella di Tawana: le telecamere della sorveglianza non mostravano alcuna delle scene surreali descritte dalla presunta vittima, e non un singolo spettatore si era fatto avanti per testimoniare. Diversamente da Tawana, però, a LeBlanc ci sono voluti solo quattro giorni per confessare la frode, pianificata assieme al suo fidanzato: sono state fatte le scuse, ma non vi e' stata alcuna spiegazione. Ed il raglio dei moralizzatori e' aumentato di volume, come appare in questo bizzarro resoconto di Time Magazine:

"Nessuno, tuttavia, si sente giustificato, per la semplice ragione che la storia era completamente credibile - la Francia oggi e' un luogo in cui tali atti di razzismo e di anti-semitismo sono comuni. 'Se la reazione e' stata così intensa, e' perché la gente sfortunatamente sa che persino uno scenario così orrendo e' plausibile', dice Yonathan Arfi, presidente dell'Unione degli studenti ebrei francesi. L'ondata dei crimini razziali in Francia si estende ben oltre un singolo caso pubblicizzato. 'Se si tratti della decima o ventesima aggressione di questo tipo, non cambia nulla', dice l'ex ministro socialista dell'Economia e della Finanza Dominique Strauss-Kahn. 'Abbiamo un problema reale' ".

Come metafora per il mito del "crescente anti-semitismo", il finto martirio di Marie LeBlanc illustra il vero problema: la verità e' ora irrilevante. Per passare il test della verità, oggi, una bugia deve solo essere "plausibile".

L'anti-semitismo e' "comune" in Europa e negli Stati Uniti solo se esso viene ridefinito per includervi il fatto di guardare storto Ariel Sharon. Il numero di coloro che lo fanno - prova questa, ci viene detto, del crescente anti-semitismo - e' in aumento, da quando gli elicotteri israeliani non fanno altro che abbattere i ragazzini palestinesi e le condizioni di apartheid prevalenti nello stato ebraico hanno preso forma fisica attraverso il Muro di Separazione.

Qualcosa e' in aumento, ma non e' l'anti-semitismo: e' l'aggressività di Israele e del suo team internazionale d'attacco, non solo nei territori occupati ma in luoghi lontani come la Francia e la Nuova Zelanda. I francesi sono stati presi alla sprovvista quando, in reazione all'episodio LeBlanc, Sharon ha consigliato agli ebrei francesi di "trasferirsi immediatamente" in Israele. "Vediamo diffondersi il più selvaggio anti-semitismo, lì", ha detto, aggiungendo: "Credo che debbano trasferirsi il prima possibile".

Il quotidiano francese Le Figaro ha citato una fonte vicina a LeBlanc, che la definiva una "mitomane". In questo senso, lei e Sharon sono della stessa pasta, psicologicamente, se non politicamente. Anche se la Tawana Brawley dei sionisti e' stata imputata ed arrestata, ed il suo fidanzato detenuto, gli israeliani hanno pubblicizzato l'arrivo di 200 ebrei francesi come di "una fuga dalle persecuzioni per mano dei loro tormentatori francesi".

Essendo stati sforati i limiti della correttezza politica, il presidente francese Chirac e' esploso, chiedendo una spiegazione ufficiale e ha ritirato l'invito fatto a Sharon per la progettata visita a Parigi. Ma il vecchio Ariel ha ridacchiato ed ha spiegato, con una certa giustizia, che egli ha sempre detto che gli ebrei avrebbero l'obbligo verso l'aliyah, e dovrebbero "tornare" in Israele. Dopo tutto, solo pochi mesi fa Ha'aretz aveva riportato di un incontro tenuto da Sharon con i suoi dirigenti al top sulla questione di come aumentare l'immigrazione ebraica verso Israele - con l'occhio puntato particolarmente verso la Francia.
Secondo il rapporto, Sharon prevede un milione di nuovi immigrati, quest'anno, 20.000 dei quali provenienti dalla Francia. Mentre precedentemente la fonte principale del reclutamento sionista era rappresentata dall'Est, e gli "inviti" israeliani si rivolgevano verso le nazioni satellite dell'Unione Sovietica e del Patto di Varsavia, Sharon ha proposto una svolta radicale:

"Un cambiamento totale per le agenzie sarebbe quello di focalizzarsi sul prospero occidente, più che sui paesi in difficoltà - secondo ciò che l'Agenzia Ebraica definisce 'immigrazione per scelta'. Il problema e' che non vi sono precedenti nella storia sionista per un'immigrazione di massa di questo genere. 'Il fattore dominante nell'immigrazione di massa e' la miseria', ha detto il prof. Sergio Della Pergola dell'Università Ebraica. Nondimeno, ha detto, e' possibile osservare segni di difficoltà anche nel prospero occidente - e la Francia ne e' il primo esempio.
Il dottor Erik Cohen, della scuola di pedagogia dell'Università Bar-Ilan, che ha condotto un recente studio sugli ebrei francesi, e' d'accordo, ed ha detto che l'interesse verso l'immigrazione e' sempre alto. 'Non si tratta di un esodo che possa cominciare da un giorno all'altro', ha dichiarato, 'ma, prima che esso accada, si sente un'eco - ed io ho sentito quest'eco'. Cohen ha asserito che 'non sarebbe impossibile' portare qui 50.000 ebrei francesi, a maggior ragione perché, ha detto, il 90% degli ebrei francesi ha già qui amici o parenti".

Il confronto Sharon-Chirac e' uno psico-dramma con una lezione sionista ad esso allegata, e gli israeliani lo stanno giocando mettendocela tutta. Esso e' parte di un più generale schema di crescente belligeranza israeliana, diretta ad avversari inverosimili in occidente - con la Nuova Zelanda che si qualifica di certo come il più inverosimile.

Il caso delle spie del Mossad che hanno cercato di ottenere un passaporto rubando l'identità di un anziano paraplegico e' stato il soggetto di un precedente articolo, e la storia oggi si e' evoluta in un vero e proprio parapiglia diplomatico, simile al fracasso coi francesi. Mentre il governo Sharon - ed i due agenti segreti catturati dai servizi di sicurezza neo-zelandesi - ha ostinatamente negato ogni coinvolgimento di Israele, accade che erano i Kiwi (i neo-zelandesi) a spiare gli spioni. Il premier Helen Clark, sebbene reticente nello spiegare come lo sapesse, non e' stata altrettanto reticente nel dire cosa sapesse:

"Il governo della Nuova Zelanda considera l'atto commesso dagli agenti dell'intelligence israeliana non solo completamente inaccettabile, ma anche una violazione della legge internazionale e della sovranità della Nuova Zelanda".

Dopo aver annunciato sanzioni politiche e diplomatiche contro il governo israeliano, ed aver cancellato colloqui progettati per la fine dell'anno, Clark ha invitato gli israeliani a spiegare la faccenda:
"La palla e' ora nel cortile israeliano e devono decidere dove mandarla. Tre mesi fa abbiamo chiesto scuse e spiegazioni. Non sono ancora giunte".

Invece di scusarsi, gli israeliani ed i loro sostenitori internazionali hanno iniziato a demonizzare i Kiwi come neo-nazisti per aver osato difendere la loro sovranità. Essi sono particolarmente sensibili alle implicazioni di questo scandalo perché, come il ministro degli Esteri neo-zelandese Phil Goff ha detto ad Ha'aretz:
"I passaporti che gli agenti del Mossad hanno cercato di ottenere illegalmente avrebbero potuto servire per condurre un'operazione di assassinio in un paese terzo, e ciò avrebbe potuto causare danni irreparabili alla Nuova Zelanda".

Uno squadrone della morte israeliano usò, nel 1997, passaporti canadesi nella fallita missione in Giordania per assassinare leaders palestinesi, ed un passaporto neo-zelandese rubato fu trovato in mano ad un membro di una presunta cellula di al-Qaida che doveva preparare un attentato all'Aeroporto Internazionale di Los Angeles alla fine del millennio. Mentre i governi neo-zelandese ed australiano rafforzano le procedure di sicurezza, sono al contempo alla ricerca di almeno altri due sospetti agenti israeliani, incluso Ze'ev Barkan, ritenuto americano o canadese, probabilmente il leader della cellula spionistica. [...]

Considerati gli ambiziosi piani di Sharon per ispirare l'aliyah, probabilmente l'idea era quella di imbarazzare gli ebrei neo-zelandesi al punto tale che essi avrebbero deciso di volare in Israele per il semplice dispiacere. Tuttavia, un aspetto più sinistro di quest'operazione si delinea da rapporti secondo cui Barkan era stato localizzato in Corea del Nord, dove partecipava ad una conferenza in qualità di "esperto israeliano di sicurezza". Il sito web neo-zelandese Scoop cita un "funzionario dell'ONG Global-Protect All Children", che dice:

"Barkan e' lì (a Pyongyang) a negoziare i dettagli di un vasto contratto per il design e l'equipaggiamento tecnico che supporti il progetto (di un muro di sicurezza), inclusi - ma di certo non limitati a - sensori di movimento ed equipaggiamento per la visione notturna prodotti da Israele. Barkan e' giunto a Pyongyang da Pechino alla fine di aprile. Presumibilmente viaggiava con passaporto canadese rilasciato ad un certo Kevin Hunter, rubato al consolato canadese della città di Guangzhou, nella Cina del sud, a metà aprile".

Barkan e' nei paraggi perché si ritiene che "esperti nord-coreani ed israeliani stanno conducendo uno studio sulla fattibilità" di un muro di sicurezza lungo i 1500 km della frontiera tra Corea del Nord e Cina.

Non so se credere a tutto ciò, ma, di certo, la storia e' plausibile - sicuramente più plausibile della favola secondo cui un'inarrestabile ondata di anti-semitismo stia seppellendo tutta l'Europa sotto una valanga di odio hitleriano.

La politica israeliana in Cisgiordania e Gaza, come pure in riferimento agli altri paesi circostanti, e' tutta una serie di provocazioni, ed ora questa aggressione e' rivolta direttamente contro l'occidente. Le "covert-operations" della famigerata intelligence israeliana fanno sorgere molte questioni sull'origine della frode LeBlanc - qual era la sua motivazione? Qual e' stato il ruolo svolto dal suo "fidanzato" ancora senza nome?

Il caso parallelo del rabbino francese Farhi, che, apparentemente si auto-inflisse delle pugnalate in ciò che fu giudicato un chiaro caso di violenza anti-semita, e' allo stesso modo sospetto. Come nei casi Brawley e LeBlanc, la storia di Farhi aveva un'angolazione politica carica di emotività - e cominciò a collassare appena si arrivò ai dettagli.
Nel gennaio dell'anno scorso, Farhi dichiarò che un uomo con casco da motociclista apparve sulla porta centrale della sua sinagoga, urlò "Allahu Akbar" e lo colpì con una pugnalata. Ma, secondo il giornale di centro-sinistra Marianne, il rapporto medico notò che la lieve ferita riportata dal rabbino "corrispondeva ad una ferita auto-inferta". Il rapporto della polizia osservava che la lacerazione sul suo soprabito non corrispondeva alla posizione del coltello, ed un ulteriore esame medico notava che la ferita di Farhi era "difficilmente compatibile con la descrizione dell'incidente".

A rendere ancora più oscuro un caso già ambiguo, fu scoperta una lettera minacciosa - inviata a rabbino Farhi dopo il presunto incidente - ed il cui autore non era una banda di radicali islamici, ma uno dei suoi fedeli.

Prima Farhi ed ora LeBlanc: se si continua sul modello della frode, non credo ci vorrà molto prima che vengano divelte delle pietre tombali dal più antico cimitero ebraico di Wellington.

Dall' 11 settembre, Sharon sta cavalcando alto, ed ancor più dall'invasione e conquista americana dell'Iraq - per ottenere la quale le sue spie hanno fornito gran parte dell'intelligence, e per la quale hanno premuto instancabilmente i suoi scagnozzi nell'amministrazione USA.

Gli israeliani hanno sempre perseguito i loro interessi, con l'esclusione di tutti gli altri, ma raramente lo hanno fatto con tanta spietatezza come oggi. L'unico termine che può descrivere la loro politica e' "spregiudicato" - una caratteristica preoccupante per una nazione armata di ordigni nucleari.