In Marmolada uccisi dalla malattia 9 esemplari su 10. Il comandante della Forestale: lotta contro il tempo per fermare l’ecatombe
Muoiono gli stambecchi, un elicottero per salvarli
Dolomiti, un acaro dimezza il numero degli animali. La squadra in volo: sono pelle e ossa, difficile curarli
MALGA CIAPELA (Belluno) - L’elicottero con a bordo la squadra speciale per salvare gli stambecchi vira di colpo e perde quota: l’ispettore Paolo De Martin, convocato nella «squadra» perché ha fama di essere il miglior tiratore della zona, ha avvistato un grosso maschio dalle corna lunghe e adesso ce l’ha nel mirino del suo fucile, caricato non a pallettoni, ma con una siringa di inomec. «Questo c’ha la rogna, sono pronto a scommetterci, corre così sbilenco che fa venire il magone», dice prima di premere il grilletto. La siringa colpisce il bersaglio, ma rimbalza via. «Porca miseria - scatta lui -. Sono ridotti talmente pelle e ossa, questi stambecchi, che non si riesce nemmeno più a fargli un’iniezione». L’animale scappa e fa davvero pena guardarlo: non corre, non salta, si trascina come se muovere le zampe fosse una fatica titanica. La «squadra» lo perde di vista, ma poi lo riacciuffa. L’elicottero atterra, l’ispettore con il fucile scende e si avvicina all’animale. Ce l’ha di nuovo nel mirino, ma lo stambecco s’accascia e muore, davanti agli occhi di coloro che volevano salvarlo. Ci provano da tre giorni a setacciare in lungo e in largo la montagna nel tentativo disperato di salvare gli stambecchi da un disastro chiamato rogna sarcoptica. Una malattia portata da un acaro che gli stambecchi si passano da uno all’altro e che li debilita al punto da renderli il fantasma di se stessi. Una moria del genere, da queste parti, non si era mai vista. Il cinquanta per cento degli stambecchi delle Dolomiti, dicono alla forestale, è morto. Il bilancio lo tira un esperto come il comandante regionale del corpo forestale, Alberto Colleselli: «La vuole la verita? - attacca -. Ci troviamo di fronte ad una vera ecatombe. Stiamo lottando contro il tempo per trovare i pochi animali ancora in vita e curarli, salvando il salvabile. Nella zona di massima concentrazione dell’epidemia, il 90 per cento degli stambecchi è già morto, il resto è malato. Dobbiamo fare presto per evitare che il contagio arrivi a colpire gli animali del Parco nazionale delle Dolomiti bellunesi, 32 mila ettari dove vivono migliaia di ungulati». Le cifre sono confermate anche del presidente della provincia di Belluno, Sergio Reolon, pure lui mobilitato in questa battaglia per fermare l’infezione.
Ma è dura. Ieri l’elicottero della «squadra» ha volato per dieci ore filate, senza riuscire ad avvistare neppure uno fra gli animali sopravvissuti. L’altro ieri era andata meglio: cinque avvistati e curati con l’iniezione di inomec e con un trattamento a base di cydectin, un liquido da spalmare sulla pelle dell’animale, dietro il collo. «Ci stiamo giocando tutti gli stambecchi della Marmolada, dateci dentro ragazzi», rincuora i suoi il comandante Colleselli. L’allarme, adesso, è arrivato fino a Trento: anche lì comune e provincia si stanno mobilitando.
Un acaro killer, insomma, sta decimando migliaia di stambecchi e camosci lungo tutto il tratto alpino della Marmolada. L’anno scorso c’era stata qualche avvisaglia, ma roba da poco. L’allarme è scoppiato a primavera inoltrata, quando si è sciolta la neve e in quota sono cominciate ad apparire le carcasse. Adesso siamo all’allarme rosso, che si sta allargando a macchia d’olio nell’arco delle Dolomiti: dalle tre cime di Lavaredo sino alla Val di Fassa e Val Cadore e nella provincia di Bolzano dalla Val Badia all’Alta Val Pusteria. Nel gruppo della Marmolada vivevano, secondo un censimento effettuato lo scorso anno, oltre 600 stambecchi. Negli ultimi due mesi ne sono stati avvistati solo una settantina. Qualche carcassa è stata recuperata, e verrà sotterrata con la calce viva, per fermare il contagio. Altre sono finite in fondo a dirupi o in zone inaccessibili e ci vorrebbe un arrampicatore funambolo per andare a recuperarle.
A Malga Ciapela, base operativa della «squadra», gli abitanti guardano le montagne scuotendo la testa. In paese non si parla d’altro. «Lo scorso anno - dice un pastore - qua intorno si vedevano decine e decine di stambecchi che prendevano il sole. Oggi non se ne vedono più. Tutti morti, uccisi dalla malattia. Gran brutta storia».
S’incontrano pure carcasse di stambecco senza testa. Ancora Colleselli: «C’è il commercio delle corna. Un bel trofeo, non c’è che dire, se a uno piace il genere macabro. Sa quanto valgono le corna di stambecco? Mille euro. C’è chi è disposto a sborsare mille euro per appendere sopra il caminetto una barbarie simile».
poveri.....![]()




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