BOSTON, 30 LUGLIO 2004 - "John Kerry a rapporto". Il senatore del Massachusetts si è presentato con il saluto di un soldato alla convention democratica di Boston per accettare la nomination dei delegati per sfidare il presidente George W. Bush alle presidenziali del prossimo novembre. Con un discorso ispirato, misurato e d'effeto, Kerry ha promesso agli elettori "un'America più forte".
Kerry, il guerriero, l'eroe della guerra in Vietnam sfida il presidente repubblicano sul suo stesso terreno. Si sbaglia Bush, ha detto Kerry, se crede di avere reso il Paese più forte scatenando una guerra al terrorismo in solitudine, senza l'aiuto e la collaborazione degli alleati. "Ho difeso questo Paese quando ero giovane - ha detto - e lo difenderò allo stesso modo quando sarò presidente". Boato.
Gli attacchi all'amministrazione repubblicana ci sono eccome, ma scivolano sul velluto: "Nei giorni difficili che viviamo c'è un modo giusto e un modo sbagliato per essere forti. Per essere forti non basta usare parole grosse. Dopo decenni di esperienza sulla sicurezza nazionale, so quale sia il limite della nostra potenza e quale sia la potenza dei nostri ideali".
Il candidato democratico parla ai moderati più che alla clac di Boston, si rivolge agli elettori indecisi, ai repubblicani insoddisfatti a chi alle urne si farà guidare dalla paura di un attacco terroristico. "Non esiterò a usare la forza ogni volta che ce ne sarà la necessità - promette - A ogni attacco all'America risponderò immediatamente e con fermezza. Non lascerò mai a nessuna nazione o istituzione internazionale di mettere il proprio veto sugli interventi volti a difendere la nostra sicurezza nazionale".
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Mi sembra che Kerry si sia presentato molto bene, quello che conta per noi è la sua politica estera e questa non cambia, lotta e guerra al terrorismo rimangono centrali anzi il candidato democratico mostra ancora più determinazione di Bush quindi ora non ci resta che attendere con fiducia il risultato delle elezioni americane che qualunque sia l'esito non metterà in discussione la nostra amicizia con l'alleato americano.




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