Comunisti, il lifting che non riesce
di Simone Rosti - 15 maggio 2004
Siamo alle solite. Ci sono i comunisti doc (PDCI), i vetero - comunisti (Rifondazione), gli eco - comunisti (Verdi), i post - comunisti (DS), i catto - comunisti (Margherita). Peraltro le ultime due entità si sono unite per una grandiosa opera di comunisti senza comunismo. Che noia, voi direte. «Questi berlusconiani non hanno in mente altro che sparare sui comunisti che mangiano i bambini», «Il comunismo è finito», «Il muro di Berlino è caduto 15 anni fa», «I comunisti sono come i panda», «E' propaganda elettorale»!
Sono queste alcune fra le osservazioni più frequenti che vengono fatte a coloro i quali obiettano che i comunisti, travestiti o meno, ci siano ancora e che, sebbene nessuno abbia il timore di un'imminente rivoluzione volta ad instaurare una dittatura proletaria, sull'Italia gravi un fardello culturale con il quale fare i conti.
Io sono fra quelli che si augurano che un giorno l'Italia diventi un "paese normale", cioè un stato in cui, nella logica bipolare, due parti politiche si confrontino costruttivamente per il bene comune. Ma ciò non sarà possibile fino a che le forze partitiche provenienti da radici totalitarie (i comunisti, appunto) non avranno fatto realmente i conti con la propria storia e fino a che la realtà culturale italiana non sarà prerogativa esclusiva di elitè radical - chic.
A partire dalla scuola si deve cambiare rotta. Ma è possibile che alcuni insegnanti obblighino gli studenti a leggere "La Repubblica"? Si può accettare una professoressa che iscrive "d'ufficio" gli alunni di una scuola media all'Associazione dei Partigiani? E' naturale che in alcune scuole superiori, la storia dell'Italia dal dopoguerra ad oggi si debba studiare su un libro di Paul Ginsborg, intellettuale anglossassone (come se non vi fossero valenti storici nostrani) fra i leaders dei girotondini? Sono questi alcuni esempi di "democrazia" della provincia milanese. Ma ve ne sono mille altri sparsi per la penisola, fra i quali invito a leggere il contributo di Gianteo Bordero sui comunisti liguri.
Ebbene, le esperienze che viviamo quotidianamente sono anche il riflesso di ciò che sulla scena politica nazionale si vede. Fausto Bertinotti è stato incoronato, la scorsa settimana, leader della nuova federazione europea che riunisce i movimenti leninisti, no-global, marxisti, trotzkisti e via dicendo. Oltre che tesa a cercare spazio sui media, l'operazione di facciata mira a riunire le forze di alcuni paesi dell'Unione che si richiamano al comunismo, per accogliere fra le proprie fila i no-global (non a caso Rifondazione ha candidato per le Europee Vittorio Agnoletto, leader degli anti-global italiani).
Hanno cercato, nel documento finale, di prendere le distanze dallo stalinismo (peraltro con l'irritazione di alcuni convitati) senza dire una parola sul leninismo, sul socialismo reale come sistema di annientamento della libertà e della dignità umana. Nessun accenno a Cuba, al Vietnam, alla Corea del Nord e alla Cina, paesi in cui, all'alba del 2004, non ci sono diritti civili; stati dove gli individui non hanno la libertà di professare la propria opinione, religione; dove non si può votare; dove, insomma, l'io, è annientato.
Voi dite che i comunisti non esistono più? La lotta del proletariato non la vuole più nessuno? Da "Liberazione" (organo di Rifondazione) del 22 febbraio 2004 «Nell'Unione europea ci sono molti interessi in conflitto. Per noi, ciò crea un nuovo spazio politico per la lotta di classe...». Voi dite che i comunisti non esistono più? Che è solo una montatura antiberlusconiana? E allora non provate sdegno nel vedere due partiti italiani che nel proprio simbolo hanno la falce e il martello e sotto il cui nome sono stati uccise decine di milioni di persone?
Voi dite che i comunisti non esistono più? Perché non lo andate a raccontare ai familiari delle vittime dei regimi marxisti-leninisti, come del Partito comunista cubano, con cui l'ex Ministro della Giustizia italiano, Oliviero Diliberto, ha stipulato un protocollo d'intesa, e in una nota del suo movimento si legge che «a Cuba non c'è una feroce dittatura, c'è un regime politico che si può criticare ma che ha assicurato al suo popolo dignità e diritti impensabili in quella parte del mondo».
Insomma, i comunisti esistono ancora perché c'è una cultura che legittima il disegno criminale più grande della storia: il lifting non riesce perché la sostanza non cambia.




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