A volte la sinistra fa davvero cascare le braccia....
I casi di Genova e Firenze ne sono una recente dimostrazione: le amministrazioni hanno varato due leggi libertarie e avanguardiste (voto amministrativo per gli immigrati e riconoscimento delle unioni omosessuali) in totale autonomia, facendo leva sul decentramento dei poteri di tipo federalista.
Non sono qui a mettere in discussione la qualità delle leggi in gioco, che ritengo, almeno dal punto di vista puramente ideale, positiva.
Denuncio piuttosto sia l'inopportunità di simili decisioni, sia l'atteggiamento assunto da pezzi rilevanti della nostra sinistra: come si fa a non vedere che due tematiche simili, di portata così pregnante e impegnativa, non possono essere delegati a decisioni locali....
Il voto agli immigrati è una questione delicatissima. Che non può che richiedere una scelta univoca a livello nazionale, e una discussione estesa e più globale. E lo stesso dicasi per le coppie gay: non possiamo organizzare lo Stato su modelli familiari che variano da regione a regione, da comune a comune. Che pasticcio sarebbe? E poi non vorremo mica trasformare le città in ghetti, in porti franchi, in protettorati, sulla falsariga di Amsterdam per la liberalizzazione delle droghe leggere....
Insomma, qui non si discute dei prezzi dei biglietti dell'autobus, degli orari delle discoteche o della viabilità regionale. Qui si parla di problemi capitali, insidiosi e rilevantissimi, che non possono prescindere dal Parlamento italiano.
Poi, fatto ancor più grave, se decidiamo che due comuni possono deliberare su materie così importanti, perché allora contrastare la devoluzione di stampo leghista? Perchè non consentire che ognuno decida per sé sulle scuole, sulla sanità, sulla politica economica e militare, sulla pubblica sicurezza, etc etc?
Ecco, quello che mi sconvolge e mi irrita profondamente è questa mancanza di coerenza e di lucidità, in molti esponenti della nostra parte: farsi coinvolgere dalla sirena progressista e dimenticare il principio di fondo.
Viene prima lo Stato unitario o una riformetta parziale e incompleta? Vogliamo difendere il Paese dalla frammentazione? Vogliamo un federalismo efficiente e ben misurato, o un papocchio disordinato e destabilizzante, dove ognuno fa un po' come gli pare?
E allora lasciamo perdere le impennate, le alzate di testa locali. Di qualunque segno siano. Altrimenti getteremo il Paese nell'anarchia e nella confusione.
Perché, come spesso accade, ora ci siamo cacciati in un bel pasticcio: eravamo partiti col dare battaglia allo Stato federale in salsa leghista. A che titolo e con quale credibilità domani potremo criticare la riforma dopo questo precedente, e soprattutto dopo l'atteggiamento compiacente assunto da molti esponenti diessini?
Spero che i repubblicani europei facciano sentire al più presto la loro voce marcando il proprio dissenso. Ce n'è urgente bisogno. C'è bisogno di qualcuno che ragioni con un po' di sale nella zucca. E con un po' di sana coerenza. Basterebbe quella soltanto. Ma evidente si tratta di merce rara.
P.S. Torno in vacanza, di nuovo saluti.




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