GLI ESPERTI: COME SI ESCE DALLO STALLO DEI SEQUESTRI
Quello del blitz era solo uno degli sbocchi possibili nel drammatico sequestro di ostaggi di Beslan, secondo l'opinione di alcuni analisti russi interpellati dal giornale Izvestia. Questi in sintesi, con pro e contro.
1) IL BLITZ: significa in sostanza l'assalto delle teste di cuoio del reparto Alfa dei servizi segreti russi (Fsb, ex Kgb), che sono già presenti sul posto.
Già sperimentato nell'ottobre 2002 al teatro Dubrovka di Mosca, su ordine del presidente Vladimir Putin, consentì di liberare 650 persone e di eliminare tutti i terroristi, ma causò la morte anche di 130 ostaggi circa.
Putin non ha poi pagato dazio in patria in termini di popolarità, ma stavolta ci sono di mezzo i bambini. E, inoltre, i sequestratori se lo aspettano.
2) LA CAPITOLAZIONE: significa concessioni sostanziali al commando, malgrado i ripetuti proclami di Putin secondo i quali con i terroristi non si tratta.
È la soluzione che fu adottata invece nell'era Ieltsin, dopo un mezzo tentativo di blitz, a Budionnovsk (Sud della Russia) dove un gruppo di guerriglieri ceceni guidati da Shamil Basaiev aveva preso in ostaggio 2000 persone in un ospedale.
Essa non evitò tuttavia perdite e polemiche e fu considerata da gran parte dell'opinione pubblica alla stregua di una vergogna nazionale.
3) LA TRAPPOLA: significa fingere di cedere, aprire una via di fuga e poi provare a colpire il commando al varco.
Ma è impensabile che i terroristi se ne vadano senza ostaggi. Attuata nel 1996 nella repubblica autonoma russa del Daghestan, dove un altra banda cecena, guidata da Salman Raduiev, aveva occupato ancora una volta un ospedale, si rivelò un fallimento costato 230 morti.
4) LO SCENARIO PERUVIANO: significa giocare la carta di un lungo braccio di ferro con i sequestratori, come fu fatto - con successo - nel caso dell'ambasciata giapponese di Lima, occupata per quattro mesi nel 1996 da terroristi di estrema sinistra.
Difficile però che i ceceni siano disposti a tirarla per le lunghe, tanto più con un centinaio di bambini in ostaggio .
5) LO SCENARIO ISRAELIANO (O TURCO): significa rivalersi sui parenti dei terroristi, come fanno gli israeliani distruggendo le case delle famiglie dei kamikaze o come fanno - talvolta più sbrigativamente - le forze speciali turche nei villaggi curdi.
Una pratica attuata peraltro anche da reparti russi in Cecenia in passato, secondo diverse denunce, ma che rischia di radicalizzare ulteriormente la guerriglia e che offende l'opinione pubblica e il diritto internazionali.
Senza contare - notano gli anlisti russi - che i terroristi suicidi sono di regola già oltre la barriera della pietà, anche per quel che riguarda la sorte dei loro parenti più stretti.
(ANSA)




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